Domani primo maggio festa dei lavoratori, e nonostante la mia laurea in filosofia potrò festeggiarla anch'io insieme al grande popolo dei precari di tutto il mondo.
Il menù della giornata proporrà quello è il leit-motiv di quasi tutti i miei dì di festa:
grigliata (in alternativa abbondante pranzo), un po' di chiacchiera libera (facilitata da qualche pessima bottiglia da un euro e 25 cents), cane che vuole giocare con il fresbee, affetti e affettati, sensazione di pancia ingombra di cibo, sensazione di non volere più fare niente che non sia sonnecchiare, caffè, altro caffè, ennesimo caffè e ritorno a casa.
Perchè giovedì, festa dei lavoratori non è più e si ritorna nella brulicante scuola media di Smallville, con i gremlins eccitati dalle vacanze e dai pollini e uno sguardo al calendario che diventa più sottile di giorno in giorno. Quasi estate. Quasi disoccupata un'altra volta.
lunedì, aprile 30, 2007
1°maggiofestadeilavoratori (evvai ci sono pure io!)
domenica, aprile 29, 2007
Magic moments
Ad un certo punto dell'anno scolastico arriva il momento della foto di classe.
Di solito è quel giorno in cui sei arrivata a scuola vestita così bene che hai letto negli occhi della gente intorno la tacita domanda "Ma le sarà andata via la luce in casa a questa?".
E dire che i miei look lavorativi solitamente spopolano tra il personale ausiliario della scuola di smallville.
C'è la mattina in cui mi presento alla porta con uno stile gitano da cugina povera di Joaquin Cortez e quella in cui interpreto un casual da diciottenne così che le bidelle prima di aprirmi mi sottopongono a riconoscimento vocale.
Come dimenticare poi quel giorno in cui la segretaria mi ha fermato in mezzo al corridoio ordinandomi con tono perentorio di seguirla in segreteria.
Già pensavo a un richiamo disciplinare o a una terribile dimenticanza burocratica ; invece la signora, tutta civettuola, mi fa i complimenti per il mio abbigliamento e mi chiede quali sono i negozi che frequento "Che poi lei è così carina che sta bene con tutto!".
Cacchio, per un attimo mi sono sentita mejo de Nicole Kidman.
Credo di essere arrossita e avere bofonchiato qualcosa tipo un po' di lì e un po' di là, dimostrando la mia totale inattitudine a diventare un'icona di stile.
La mattina della foto di classe ogni dubbio era fugato di fronte ai miei improponibili abbinamenti.
Essendomi svegliata alle sei del mattino per il terzo giorno di seguito, dopo una serie di nottate insonni per completare la stesura di un articolo su Jacques Derrida e la decostruzione del terrorismo, non mi è riuscito di cercare niente di più che un paio di jeans e 'na maglietta mattone, cercando di ingentilirli con una collana dal gusto fieradisenigallia.
Menomale che la segretaria aveva preso le ferie, altrimenti perdevo la stima di quell'unica persona in Smallville.
C'è da dire in mia difesa che nessuno sapeva dell'evento fotografico; nemmeno le ragazzine che, dopo una soffiata della bidella del piano, hanno iniziato a chiedermi:
1) a che ora c'era la foto di classe (e giù a rispondere che non ne sapevo niente altrimenti mi sarei messa un vestito che rendesse giustizia alla mia età e non mi facesse apparire una diciassettenne incazzata col sistema)
2) se sapevo a che ora c'era la foto di classe (di solito i gremlins sono soliti chiedere tutto due volte; quando gli si risponde facendo loro notare che lo si era già fatto in precedenza si limitano a sbarrare gli occhi terrorizzati da questa inquietante prospettiva)
3) se potevo lasciarle andare in bagno a pettinarsi (faccio notare loro che la foto potrebbe essere anche all'ultima ora e quindi, con l'intervallo di mezzo, ogni tentativo di acconciatura si rivelerebbe vano)
4) se potevo andare a chiedere alla preside di spostare la sessione di foto l'indomani (eh, magari)
5) se la foto la facevo anch'io (e qui, più che affetto per la prof, ci ho letto la consolazione femminile di posare accanto a una vestita veramente male, in modo da far passare in secondo piano la propria imperfezione).
Concluso momentaneamente il capitolo "dubbi, quesiti e perplessità sulla foto di classe" stavo cercando di spiegare le teorie illuministe di Cesare Beccaria quando bussa alla porta il vicepreside e mi chiede cortesemente di uscire un attimo.
E qui scatta il secondo momento fatidico della vita scolastica.
Le prove dell'evacuazione.
"Ecco, tra poco suonerà una tromba (ma che è? Dungeons & Dragons?) e sarà il segnale del finto-incendio. Voi non dovete dire ai ragazzi che ci sarà l'evacuazione ma raccomandatevi che stiano in fila per due, non lascino oggetti di valore in classe ed escano dalla porta di sinistra".
Mentre il brav'uomo ci spiegava per filo e per segno il mefistofelico piano della finta evacuazione, nel mio cervello sfilavano le immagini apocalittiche di cosa sarebbe potuto succedere dopo il suono di una tromba, in classi in cui anche un astuccio che cade costituisce un valido movente per dare inizio a una rievocazione della presa della Bastiglia.
Pertanto non appena rientrata in aula spiego alla classe che ci sarà una prova di evacuazione, che per loro sarà però una prova di educazione: nessuno dovrà urlare, picchiarsi, lanciare alcunchè, pena una simultanea verifica di analisi logica.
Nel successivo quarto d'ora mi viene chiesto almeno una decina di volte quando si svolgerà la prova di evacuazione. Finalmente la tromba suona, si apre la caccia alla volpe, incolonno i miei e scendiamo in cortile dove tira un freddissimo vento temporalesco.
Le classi si mischiano tutte insieme e la prova di evacuazione diventa un incontrollabile intervallo in cui invano i docenti perdono parte delle loro corde vocali per richiamare il gregge.
Io il mio ce l'ho in pugno con lo spauracchio dell'analisi logica e, difatti, nemmeno gli ovini più movimentati si allontanano troppo dal punto di raccolta.
Basta un urlo di richiamo e torniamo in classe, davvero educatamente.
L'ora di lezione è terminata e inizio a sperare di poter scampare alla temibile foto.
Trascorro i successivi cinquanta minuti di compresenza con i miei reietti del cuore: Mowgli (bambino ufficiosamente disconosciuto dalla mamma, uno che avrebbe bisogno di un sostegno affettivo pazzesco) e Tarzan (ragazzino marocchino, ultimo di sette e dico sette sorelle, all'inizio dell'anno solito prodursi in rumori gutturali e urla sataniche, dopo un tema su Blade e l'esercito dei vampiri siamo diventati grandi amici).
Io a questi bambini qui voglio proprio bene, tant'è che mi sbatto a propinare loro schede su schede di recupero e quando Tarzan mi chiede se "antiquato" vuol dire "vecchio" mi si stringe il cuore. Certo tra un mese sarà tutto finito, io sarò di nuovo in stand-by lavorativo e loro in
stand-by cerebrale ma almeno potremmo dire di aver vissuto un'intensa storia didattica.
Suona la campanella e proprio mentre mi accingo a raccogliere il mio solito fiume di fogli, appunti, quaderni, registri e squagliarmela in grande stile vengo carpita dalla ferrea mano della prof di scienze che annuncia "Andiamo a fare la foto".
L'idilliaco sfondo per i ritratti dei gremlins è il parchetto di fronte alla scuola, già luogo di ritrovo di molti alunni di prima media che vengono a fumarci le sigarette rubate ai genitori "Ma facciamo solo qualche tiro prof".
Il dado è tratto, lo scatto compiuto, e la mia faccia da quarta ora immortalata per sempre negli annali della scuola di Smallville.
"Poi ci fa le dediche prof?"
"Io su di voi potrei scrivere un romanzo..."
lunedì, aprile 16, 2007
L' Emorroissa
Quella di prof generalmente stimata dagli alunni cui mi sono affezionata, e come supplente generalmente schifata dal resto del personale docente, bidelle comprese.
Sono cose cui appunto si fa l'abitudine, come prendere il caffè nell'ora buca il lunedì pomeriggio, prima di tuffarmi nella correzione delle solite quattromila verifiche cui sottopongo con costanza i gremlins.
Quand'ecco che scendendo le scale sento urla lancinanti provenire dalla bidelleria, proprio accanto alla macchinetta del caffè. Si direbbe stiano squartando qualcuno con un coltello da macellaio. Avvicinandomi scopro che si tratta dell'alunna S., a cui faccio alternativa alla religione il venerdì. Il professore che le compete mi rivolge il solito sguardo inebetito e dice che "Devono essere dolori mestruali". Poi lo chiede anche all'alunna S. che rotolandosi sul pavimento urla con voce indemoniata "Sì, ho male alle ovaieeeeeeeeeeeeeeeee". Nell'impossibilità di darle medicine le propongo un the caldo e mentre glielo porgo dalla macchinetta il professore è scomparso, la solita bidella simpatica come un granchio attaccato al mignolo chiude la porta "perchè le urla danno fastidio" e mi ritrovo in bidelleria sola con l'emorroissa e un'amica corsa a prestarle aiuto.
Trascorro una buona mezz'ora a calmare l'alunna S., assicurandole che non morirà e che deve cercare di stare seduta su un divano anzichè lucidare il pavimento al posto della bidella antipatica. Trema tutta come una foglia e quando le fitte sono più forti mi pianta qualche unghia nel braccio. E a me scatta la coccola in automatico, davanti a bambini e bambine che piangono difficilmente riesco a non sciogliermi come un barattolo di nutella al sole.
La cortese signora del personale ausiliario rientra solo un secondo per recuperare un mazzo di chiavi e le chiedo se per caso ha una cannuccia o un cucchiaino: la risposta è un grazioso no con sottinteso "ma che cacchio di idee ti vengono?" e una porta sbattuta. Parente della Rott?
Io l'emorroissa e l'aiutante ci alziamo e migriamo in sala insegnanti, così mentre S. si stende sul divanetto le sistemo una giacca sulla pancia, le slaccio i jeans iperaderenti e la cintura strizzante.
La mamma dovrebbe venirla a prendere ma S è preoccupata perchè la macchina serve al papà per il lavoro e non vorrebbe aver creato problemi.
Scopro che ha già sofferto di dolori forti ma "la mamma non va in farmacia perchè non sa parlare italiano e chiedere che medicina deve prendere. Quando sto male mi fa bere le tisane ma non mi passa". Le scrivo un paio di nomi di antidolorifici su un foglietto, assicurandomi che non sia allergica a niente. Nel mentre entra una prof che osservando S. esclama "Eh, tutte 'ste scene per i dolori mestruali, li abbiamo avuti tutte eh!". Il successivo sguardo è per me e comprendo al volo che significa "Non dovresti andare dietro a tutte le paranoie di queste ragazzine, non si fa".
Quando mancano dieci minuti alla fine dell'ora la mamma di S. viene a prelevarla e mi sorride per ringraziarmi. Io torno in aula insegnanti e la guardo andare via dopo aver imballato un paio di volte con l'auto.
Sì, forse non è giusto. Forse o si aiutano tutti o non si aiuta nessuno.
E coccolare una bambina di seconda media è viziarla ed è un'alunna e non si dovrebbe fare.
Ma io quando succedono queste cose mi sento più una mamma che una suppl.
E penso sia meglio dare un vizio invece di insegnare menefreghismo e indifferenza in una società che lascia tutti soli, con i loro problemi, le loro miserie e le loro difficoltà.
La solidarietà è sempre una buona soluzione.
Con tutte le volte che la S. mi ha aiutato tante volte a compilare il registro ci mancava solo che non le tenessi un po' le gambe sulle ginocchia!
simpathy for the devil
E se proprio devo finire all'inferno che almeno non mi si metta nello stesso girone del cugino di Bud: già immagino con orrore un'insopportabile eternità di astucci e bottiglie del gatorade che roteano vorticose sulla mia testa.
sabato, aprile 14, 2007
Make a plan to love me

Presto prometto che tornerò a parlare di scuola.
Perchè è divertente (parlarne).
Per il momento sono ancora in piena fase emo-primaverile.
Nello specifico ascolto da tre giorni suppergiù Cassadaga, l'ultimo album di Occhi Luminosi.
L' Occhi Luminosi è un ragazzino altezzoso e frangiuto balzato agli onori della cronaca musicale con le sue melodie da adolescente in garage e le sue storie di amori impossibili e molteplici sfighe.
In molti odiano l'Occhi Luminosi per la sua strafottenza e quella certa attitudine a fare sempre lo splendido (come si dice tra i giovani adolescenti in garage).
Lui è quello che scriveva una canzone al giorno su qualunque cosa gli capitasse, una sbronza, una sensazione, un clamoroso due di picche, un'amicizia finita così così.In molti trovano tutte queste cose stucchevoli e artefatte, quindi fondamentalmente poco sincere.E in un certo senso lo odio anch'io.
Odio non riuscire a sottrarmi al solito rituale di ascolto dei suoi album: lo ascolto-non mi convince, lo ascolto-mi ricorda qualcosa, lo ascolto-lo trovo splendido e basta, senza se e senza ma.Forse il punto è proprio questo.
Ci deve essere un piano ben architettato dall'Occhi Luminosi per fare innamorare le persone dei suoi dischi e delle sue canzoni. Ci deve essere un ingrediente segreto, una parola o un accordo che mi cattura la testa, il cuore e mi trasporta in quel momento là, a guardare un episodio della mia vita come fosse un telefilm e provare tenerezza.
Cassadaga è un disco bellissimo.
Pretenzioso, dylaniano, folk, emo, tutto quello che volete.
L'Occhi Luminosi ha detto in un'intervista che dimenticarsi qualcosa dietro le spalle è molto più importante e fondamentale di tutte le cose con cui cerchiamo di occuparci la vita, cioè ha scoperto l'acqua calda. Ma il punto è proprio questo. L'Occhi Luminosi l'ha fatto con stile.
Quindi chapeau, procuratevi Cassadaga, ascoltatelo e lasciatevi convincere.
lunedì, aprile 09, 2007
Erano anni che non ridevo così tanto. A Pasquetta. Ma anche in generale.
Ho ripreso in mano la mia macchina fotografica oggi.
Dovrei farlo più spesso. Essere giovane in questo modo. Essere giovane prima di tutto.
Stay, lady, stay, stay with your man awhile
giovedì, aprile 05, 2007
Love is in the air

Gli ultimi giorni di scuola sono trascorsi nel tentativo di spiegare qualcosa ai gremlins impegnati nei loro complicati rituali d'amore.
Mi sono sentita un po' vecchia e un po' stagionata, a vedere le ragazzine ricopiare con l'uniposka dorato il nome dell'amato centinaia di volte sul diario e i ragazzini chiedermi di andare in bagno armati di bianchetto per aggiornare i loro amori a parete (grazie moccia, un giorno la scuola italiana ti darà un rullo da pittore e organizzerà per te un tour punitivo per rimediare a ciò che hai fatto).
Spero solo che nessuno cancelli un Prof M. sei figa! dipinto un paio di settimane fa e di cui vado molto orgogliosa. Come lo so? Una soffiata nell'intervallo da parte di un paio di giuda che mi hanno fatto i complimenti dicendo che "Sa prof, di solito ci vogliono quattro o cinque mesi, lei è qui da gennaio e già ha la sua scritta". Mi aumenteranno anche lo stipendio? Speriamo.
Tornando all'ormone impazzito dei miei studenti, volevo farmi partecipi delle vicissitudini di Bubble Soap, colei che all'interno del suo cranio ha una miriade di minuscole bollicine rosa che frizzano e scoppiano producendo scie multicolori.
Ho idea che ogni qualvolta le pongo una domanda di qualsiasi tipo, le sue connessioni neuronali inizino a cantare all'unisono "Vola mio minipony, vooolaaa".
Di solito si limita a sorridermi e dire che non sa rispondere perchè "La D. mi stava passando un bigliettino prof, adesso prometto che sto attenta".
Nonostante il suo alto tasso di frivolezza, non riesco proprio a farmela stare antipatica e le sue stucchevoli confessioni mi suscitano un'inspiegabile indulgenza; credo di non avere mai incontrato in vita mia nessuno che incarnasse meglio tutti i difetti dell'adolescenza femminile in un colpo solo.
Le prime avvisaglie della sua personalità frou-frou si manifestano in un lontano giorno di febbraio.
Trascino con me in un'ora di supplenza-compresenza in IIId Bubble Soap e altre amiche appartenenti al MENSA (quella scolastica però) per recuperare precedenti disastrosi compiti in classe. Le tre friggono come uova in padella e si lanciano in ridolini convulsi dicendo che in IIId non possono fare il compito, che c'è un tipo "che poi le spieghiamo prof, è una storia da pazzi!".
Fingo indifferenza, le metto alla cattedra e consegno i compiti. Per il resto dell'ora Bubble & friends si contorcono sulle sedie come serpi, si sussurrano emozionate scemenze all'orecchio, scrivono bigliettini e si guadagnano la loro ennesima insufficienza grave da parte della sottoscritta. Bubble mi avvicina per rendermi partecipe della loro storia da pazzi
"L'ha visto M. no? Non pensa che sia un figo pazzesco? Adesso deve scegliere tra me e D. e io non ce la faccio prof, non riesco a fare niente, lui è bellissimo. E sa prima sono stata un anno con l'alunno T (il fatto che lo chiami per cognome non mi fa presagire una grande storia d'amore) ma poi l'ho lasciato e ho cancellato il suo nome dal mio astuccio, solo che lui ha scritto sul banco che mi ama ancora ma io adesso sono presa per M, poi se non mi sceglie vediamo cosa fare".
:-O
Inutile dire che la primavera ha sortito effetti devastanti sulla povera Bollicina di Sapone che arrossisce e sussulta ogni volta che un compagno di sesso maschile le chiede qualcosa, fosse pure l'evidenziatore perchè gli si è scaricato. Nell'estremo tentativo di sottrarsi agli ostacoli del cuore proprio ieri vieni alla cattedra a chiedermi se può accomodarsi accanto a me
"Perchè prof, sento T che mi guarda la schiena e non ce la faccio".
Così ho aggiunto una sedia, soprannominato l'alunno T. occhi di fuoco e consigliato a Bubble di farsela passare perchè proprio non mi sembrava uomo da perderci la testa.
Lei mi ha guardato fiduciosa e ho finito di spiegare la rivolozione industriale.
Ma già sulla cattedra atterrava un bigliettino lanciato dall'alunna V. (dotata di pessima mira) all'alunno D seduto in prima fila.
Love is in the air.
lunedì, aprile 02, 2007
Scenari inquietanti (ipse dixit)
Alunno A.:
experimenta
lunedì, marzo 26, 2007
maybe tomorrow
- L'alunno A. costruisce una fionda rudimentale grazie alla sua cartellina da disegno e si sollazza a bersagliare i compagni con una pioggia di pastelli colorati all'urlo di "beccateveli".
- Durante l'orario di mensa l'alunno O. improvvisa gavettoni di acqua minerale sugli astanti con indubbi effetti da video dei takethat. (cfr http://www.youtube.com/watch?v=C7-6qft_Z3c)
- Gentile mamma dell'alunno P., le scrivo per informarla di essere giunta al punto di non ritorno per quanto riguarda la sopportazione degli slip verde fosforescente di suo figlio. Gli compri un paio di mutande bianche o in alternativa una bella cintura stretta in vita. Sono stufa di quel culone brillante che mi sventola davanti agli occhi mentre cerco di spiegare le città medievali.
- L'alunno R si domanda con candore cosa ci sia di sbagliato nel lanciare zaini addosso ai compagni al suono della campanella. La sua arringa difensiva consiste nel sostenere che "Tanto l'ora è finita".
- L'alunno NF inneggia alla propria squadra del cuore aprendo e chiudendo il suo ombrello bianconero durante l'ora di geografia
- L'alunna D. seduta al primo banco chiede per quindici volte "a che pagina siamo" nonostante l'insegnante abbia trascritto sulla lavagna la cifra 188 a caratteri cubitali.
- Gentile mamma di Z, è sicura di non poter tenere suo figlio a casa al pomeriggio? Sono disposta a farle una generosa offerta in denaro.
- L'alunna E. manifesta un'insana passione nei confronti di Gigi d'Alessio (insana in quanto si tratta di Gigi d'Alessio) tappezzando il diario di figurine e fotografie in modo tale che l'insegnante si vede costretta a siglare il voto di storia sotto un'immagine che ritrae il nostro nell'atto di spupazzarsi Anna Tatangelo.
- L'alunno M. contesta la sua valutazione espressiva da me giudicata insufficiente pur avendo scritto che "I cristiani stesero a Gerusalemme per quasi due anni".
Queste sono solo alcune delle note che vorrei tanto firmare.
Quelle che si fermano sulla punta della lingua e non vanno oltre, ci ripensi mentre torni a casa e attraversi le risaie umide di pioggia.
Ci sono giorni buoni e giorni in cui piove.
Ma l'alunno A. ha consegnato spontaneamente un tema scritto di due pagine intere "perchè prof sto cercando di migliorarmi".
E allora anche un giorno meno buono in fondo diventa tale, strappa un sorriso e ti fa andare avanti.
martedì, marzo 20, 2007
La signorina Rottenmaier

Profondo sgomento quando, iersera, fattesi le 22.15 scopro che la cartuccia magenta è terminata e quindi non c'è verso di stampare nemmeno una copia della mia magnifica verifica di storia.
Maledico la Epson in svariate lingue e medito il da farsi. Rinunciare a tutto e dettare dieci scialbe domande sembra l'unica soluzione possibile. Si potrebbero usare i computer della scuola, quelli a cui solo le docenti titolate possono accedere, approfittando magari di un momento di distrazione collettiva...ma quando scopro (grazie all'altra giovane parente arruolata nello stesso istituto) che la referente capo dei Personal Computer o Ordinatori è la signorina Rottenmaier, un brivido freddo mi corre lungo la schiena.
Della signorina Rottenmaier si era già parlato qui, come colei con cui ebbi una paurosa sfuriata a due settimane dal mio ingaggio scolastico, nel giorno dell'UMIGLIAZIONE.
Da allora ho cercato di instaurare con scarso successo un regime di reciproca indifferenza.
La signorina Rottenmaier è un osso duro e sono sempre più convinta che nel tempo libero prenda a calci nel culo morbidi coniglietti bianchi, dia fuoco a letterine di natale e sputi dal balcone sulla testa di quelli di sotto. La sua scortesia sta iniziando a rendermela quasi simpatica. Aspetto con ansia l'ora della sua compresenza per indovinare con quale amabile antipatia mi porgerà il solito rimprovero mascherato da considerazione didattica.
Del tipo "Vedi io che faccio questo mestiere da ancora prima che nascessi tu, quando a scuola venivano a dorso di mammuth e la pianura padana era un'immensa foresta popolata di coguari preistorici, posso dirti senza dubbio alcuno che ogni tua proposta educativa verrà da me giudicata come assolutamente inadeguata".
La povera signorina continua da settimane a cercare di punzecchiarmi sperando in una qualche reazione che non sia il solito sorriso del tipo "ventitrè anni saranno anche pochi per fare la prof ma sono abbastanza per insegnarmi che mandarti affanculo non sarebbe un gesto di molta educazione". Ma dal canto mio non voglio cedere. Un po' per educazione davvero. E un po' perchè è troppo divertente.
io -Avrei preparato queste schede di recupero su lessico e ortografia per i ragazzi-
Rott - Gli interventi di recupero non sono mirati ad attività specifiche, in queste ore io devo fare studiare i ragazzi -
o meglio
-Gli interventi di regubero non sono mirati ad addividà specifighe, in queste ore io devo fare stubiare i ragazzi-
(N.d.r. Una delle più spassose caratteristiche di Miss R. è difatti un curioso accento che la porta a pronunciare la "g" al posto della "c" e a sostituire "b" e "d" a sua discrezione).
io - Beh, in alternativa potresti controllare che abbiano in ordine gli schemi di preparazione alla verifica che abbiamo fatto insieme e magari aiutarli a ripassare-
Rott (si altera) -Ah ma tu questa berifica già ce l'hai? Perghè mi devi dire se gli sghemi servono oppure no, perghè altrimenti non vanno bene-
io (serafica o serafiga) -Sì servono per memorizzare i concetti chiave. E poi guarda, ho qui la verifica dell'ultima volta, così ti rendi conto di quali sono le richieste che faccio ai ragazzi-
La signorina Rottenmaier dà alla copia della verifica lo stesso sguardo che riserverebbe a un budino di vomito.
Rott (ghigno malefico) -Me l'abebano detto ghe le tue verifighe erano facilissime-
Quest'oggi mentre io e la timida insegnante di sostegno conversavamo un po' in sala professori in a proposito di scuola e affini, la signorina Rottenmaier è entrata con passo militaresco gettandoci dall'uscio uno sguardo di profondo disprezzo. Per un breve attimo ho pensato di esclamare qualcosa tipo "arriva baboomba" ma poi ho lasciato perdere, ricordandomi che solo nei telefilm gesti di questo genere non vanno incontro a pesanti conseguenze.
La timida insegnante di sostegno ad un certo punto del dialogo ha avuto l'ardire di rivolgerle una battuta, non nel senso di "Cacchio ma lo sai che hai lo stesso taglio di capelli di Alvaro Vitali?", ma nel senso di un timido "E stiamo parlando del bambino Z, una situazione un po' delicata, tu che ne pensi?". La Rott con una smorfia facciale che esprimeva palesemente l'assioma fondamentale
-voi per me siete come guano- le ha risposto che la situazione era così da anni "E ghe certo non ce ne siamo aggorte miga ora". Eccheccazzo.
Detto questo siamo salite in classe e per le scale le ho chiesto cordialmente se in occasione della verifica odierna poteva seguire i ragazzi del recupero, controllando che almeno riuscissero a cercare gli argomenti sul libro e trascriverli.
-Eggo, io non so tu che obiettivi edugativi c'hai, ma è una gosa che io non ho mai fatto, altrimenti gli altri poi si dicono che non è ggiusto e ci fanno polemighe-
Sfoderando il solito sorriso non ho replicato nulla, ho scritto le domande alla lavagna, ho spiegato ai ragazzi come si doveva rispondere e ho dato solennemente il via alla verifica di storia.
La signorina Rottenmaier una volta posati registro e cartellina mi ha congedato dicendo che doveva andare a parlare con il vicepreside e che ne approfittava visto che non c'era niente da fare.
E pluff, è scomparsa, come nelle migliori puntate di Heidi che corre felice con Petar oltre l'orizzonte delle montagne.
Ne deduco quindi che sì, questi sono gli obiettivi edugativi.
venerdì, marzo 16, 2007
Frà vs Sbabbari 1-0
Quest'oggi è venerdì.
Lo realizzo dopo circa quattro secondi che ho aperto gli occhi, il cellulare vibra con forza la sveglia delle 6.30, vorrei piangere ma invece mi alzo e vado a fare colazione.
Se solo riuscissi a fare smettere quella vocina che canticchia sadica nella mia testa "Sveglia, caffè, barba e bidet, presto che perdo il tram".
Oggi è venerdì il prof di religione non c'è e quindi io lo sostituisco in tutte le ore.
Significa che invece di fare "alternativa" alla religione a pochi bimbi bravi e domi (quelli di seconda con cui giochiamo a storpiare nomi francesi), quelli di terza (con cui si parla di cucina marocchina) e quelli di prima (che raccontano ininterrottamente cose su cose senza alcun filo logico), dovrò fare supplenza nelle loro classi. Che sono rispettivamente una classe "brava", una classe di maniaci criminali e una classe di braccia rubate all'agricoltura.
Quindi oggi è venerdì, ho sei ore di lezione, devo fare assistenza nell'intervallo.
E ho tanta paura che mi scappi la pipì. E dovrei tenerla. E io odio tenere la pipì.
Così come odio alzarmi presto la mattina. Però quando arriverà quel porco stipendio so che per un breve, fugace, attimo mi sentirò come Vivian ("ho tutti questi soldi e non so come spenderli").
Quindi inforco la mia c3 zozza da far schifo, con una costellazione di moscerini di varie dimensioni incollata sulla carrozzeria come la pubblicità di un'auto di cortesia e mi avvio verso la consueta strada rettilinea sperando di non incappare nel solito uomo delle 6.30 col cappello e con una velocità di crociera di 30km orari. Così, per ironia della sorte, mi becco invece un autobus vuoto, il cui autista è chiaramente ubriaco e/o sotto effetto di psicofarmaci.
E' venerdì, ho davanti un autobus che sbanda, mette frecce a caso e va ai 35 all'ora e presto dovrò fare sei ore di lezione. Shit.
Giungo a scuola appena in tempo per estrarre il mio registro dall'ultimo cassetto in basso in fondo (sarà mica gerarchica la disposizione degli armadietti?) e correre incontro alla prima ora, non prima di aver fatto un pit-stop caffè alle macchinette.
1a ora: classe II verifica di geografia. A 'sto giro sono stata proprio cattivella. Ho messo definizioni, cartine mute, domande aperte. Difatti nessuno parla e per un attimo ho quasi il sospetto che i miei studenti siano concentrati.
2a ora: classe II supplenza. Entro e trascorro il primo quarto d'ora in piedi accanto alla porta come un maggiordomo. I due docenti di ruolo occupano la cattedra con le loro chiacchiere e le loro borse e non mi cagano neanche di striscio. Appena tolgono il disturbo ne approfitto per compilare un po' il registro e decretare quale sia il migliore ritratto di dragon ball prodotto da alcuni esemplari maschi della classe.
3a ora: classe I. Che, per intenderci, è quella di Prince Valiant. Entro e mi accorgo solo dopo venti minuti della presenza della professoressa di sostegno di cui non conosco il nome ma di cui mi colpisce sempre la curiosa pettinatura à la harry potter e l'araba fenice. Prince fa un timido tentativo di lancio della penna ma viene neutralizzato da un mio spaventoso cazziatone.
Mette il broncio e gli spunta qualche lacrima. Dopo una pausa di alcuni minuti per riabilitare la sua dignità lo mando alla lavagna a segnare i cattivi. Dal fondo qualcuno mi chiede se davvero Petrarca ha scritto il Cazzoniere.
Intervallo: bambini che si picchiano, bambine che urlano, bambini che urlano, bambine che si picchiano, bambini che mi offrono patatine unte.
4ora: classe II. Invano vengo implorata di restituire la verifica di geografia affinchè la si possa completare. Nego la grazia e assegno alcune frasi di analisi logica. Se solo avessi saputo che il bambino N. ha definito la mortalità infantile come "mortalità maleducata" le avrei restituite immediatamente.
5ora: classe III supplenza. Una gentilissima insegnante mi avverte nel corridoio di usare metodi forti e sicuri e non farmi mettere i piedi in testa perchè altrimenti la classe potrebbe avere il sopravvento. Il professore di educazione artistica mi lancia lo stesso guardo che le madri spartane indirizzavano ai figli che partivano verso la guerra. Io impugno il registro e penso
"O con questo o sopra di questo". Entro in classe. I ragazzi e le ragazze vengono colti alla sprovvista dalla notizie che il prof di religione non c'è e che sarò io a sostituirlo. Gioco la carta della prof giovane. Le possibilità sono due: 1)rompermi le scatole e quindi trascorrere un'ora di noiosissimi esercizi alla lavagna che io non ho voglia di fare e loro credo neppure 2)comportarsi civilmente senza urlare, sedersi uno in braccio all'altro come panda giganti, usare i cellulari, scollare le proprie chiappe della sedia senza autorizzazione della sottoscritta.
Ecco i miracoli a volte succedono.
Le ragazze si riuniscono per il consueto gioco della nonna cui partecipo anch'io per un paio di manches, i ragazzi giocano a mora cinese e una volta stufi vengono da me sfidati a produrre il maggior numero di barchette di carta entro la fine dell'ora.
Morale della favola: 58 barchette di carta, 27 compiti di geografia di 2a corretti con l'ausilio di alcuni volenterosi, 0 feriti, e soprattutto il primo complimento verace ricevuto in questa scuola "Prof, lei è stilosissima!".
6ora: classe I supplenza I bambini sono pochi e sovraeccitati. Nei loro occhi intuisco il lampo assassino di chi, dopo che avrò finito di firmare il registro, iniziare a darsele di santa ragione.
Per cui li faccio dividere in due squadre (fondamentalmente secchioni & cojoni) e iniziamo una serie di sfide di scioglilingua, acrostici, mimi, indovinelli. Un bambino troppo emozionato dalla gara in corso rutta rumorosamente, ma lascio correre. La sfida è accesa. Dopo la prima prova (scioglilingua) i cojoni conducono sui secchioni che si sono impappinati troppe volte. La prova saltinmente vede la squadra dei secchioni stravincere grazie all'approfondita conoscenza di personaggi storici con la M. (Muzio Scevola, Marco Antonio, Marco Aurelio) mentre i loro avversari hanno nominato soltanto Mago Merlino.
Nel finale i secchioni dominano nella categoria Titoli di film e danno la spallata definitiva ai cojoni che giurano rivincita. La campanella suona, metto i bambini in fila e li porto di sotto. Il bimbo Sifulo si avvicina ai suoi compari all'uscita ed esclama soddisfatto "Speriamo che il don non venga più".
Oggi è venerdì, ho finito sei ore di lezione, che Dio mi perdoni.
mercoledì, marzo 14, 2007
Prince Valiant

Alla mattinata sopravvivi, nonostante quel sonno che ti si attacca alle doppie punte e non molla neanche quando spari a palla un cd di canzoni veramente cretine e crei un clima sub-polare all'interno dell'abitacolo per tenerti sveglia.
Non c’è certo bisogno che stia qui a spiegarvi che quelle mattine in cui appena sveglia hai piena consapevolezza di avere addosso una stanchezza bastarda e durevole da combattere, c'è ben poco da fare.
Così prendo un caffè, poi arrivo a scuola e ne prendo un altro, poi entro in classe per la compresenza di inglese e poi trascorro l’intervallo a compilare il registro (mentre al di là della porta potrei scommettere due miliardi di euro che l'80% degli alunni se le sta dando peggio che in un film con bud spencer), e decido di sedare la scolaresca con alcuni appunti sull’Unione Europea sbirciando con languore il parco di fianco alla scuola con gli alberi di ciliegio in fiore.
Se in quell'istante comparisse il genio della lampada della Mini gli chiederei di potermi concedere un brevissimo pisolo su una panchina al sole. Please.
L’ultima ora è un vano tentativo di insegnare a questi benedetti figlioli che l’italiano non è un’opinione e “camuso” non è né un insulto né un modo giocoso di apostrofare il giocatore del Milan.
La campanella suona e io e il prof di artistica ci accampiamo in sala insegnanti per il nostro autoironico dejeuner sur l'herbe.
Mangio una poco soddisfacente salade di avanzi raccattati in frigo stamattina e delle fragole dal gusto assolutamente aspro. Nell’immediato dopo pranzo decido di avere ancora fame e, grazie alla mia nuova fiammante chiavetta, mi reco alle macchinette per una viziosa dose di kinder bueno accompagnato da un cappuccino che ha un vago retrogusto di nelsen piatti. Qui tra le prof è in uso confessare di essere a dieta strettissima e non concedersi mai nulla più di uno yogurt: poichè ancora il mio culo non fa provincia, decido di trasgredire il diktat.
Tempus fugit.
Già le 13.50. La mia borsa da sherpa mi aspetta (quanto ammiro le insegnanti che scivolano eleganti per i corridoi con una mini borsa e il registro sotto l’ascella: sono così easy-chic!).
Al suono della campanella un leggero brivido mi scuote la colonna vertebrale.
Oggi sono stanca ma in fondo si tratta pur sempre di 50 minuti. Ce la farò.
Scudo interspaziale. Azione!
Il bambino M entra in classe aprendo la porta con un calcio e sbatte la cartellina con violenza sul banco. La sua è una dichiarazione di intenti e di guerra al tempo stesso.
"Prof io non ho portato niente e adesso che arriva il bambino Iperattivo gli tirerò questa biro in mezzo alla fronte"
Perdo immediatamente la speranza di trascorrere 50 minuti di idilliaco aiuto per i compiti dei bambini. Arriva anche il bambino S. che inizia ad assillarmi chiedendomi se ho qualcosa da scrivere sul registro. Perchè sì, questo giochetto di ordinare compiti e trascrivere voti su un finto registrino a quaderno ultimamente aveva funzionato. Ma oggi niente registri e ho il cervello davvero troppo felpato per escogitare qualcosa di migliore di un timido “Beh, non avete proprio nulla da fare? Nessun compito? Magari vi sedete vicino a me e leggiamo qualcosa insieme..”.
Le bambine perfette hanno unito i banchi e copiando diligentemente lo schema di storia che ho preparato per loro. Il bambino Scassapalle si è intrufolato nel gruppo, da bravo maschio furbacchione ha capito che forse potrebbe cogliere l’occasione per prepararsi per la verifica senza poi studiare un tubo a casa. Loro sono bravi. Loro mi commuovono.
Il bambino M e il bambino S iniziano da subito con i primi dispetti reciproci, degni di una sceneggiatura per il prossimo di Tarantino.
“Lui mi ha fatto una croce con il gessetto sulla cartellina”
"Sei un fennel!"
"Dovresti prendertela con quelli della tua forza, ti conviene"
"Sei una paletta*!"
“Prof, lui mi ha scritto con la matita sulla custodia del clarinetto”
“Ma prof lui mi ha rotto il gancio blu della cartellina e ha lanciato un pezzo là sopra e io non ci arrivo”.
"Non viene via prof. Adesso vedi cosa ti faccio".
Cerco di rabbonirli con tono materno, mando S. in bagno a inumidire un fazzoletto per pulire la sua custodia e la cartellina di M.
Al suo ritorno assisto all’inevitabile susseguirsi dei fatti.
Dopo che M. ha cercato invano di pulire la contaminata cartellina sporca di matita , si avvicina alla custodia del clarinetto di S e la fa oscillare minacciando di lasciarla cadere per terra.
Il bambino S. si incazza di brutto e gli corre incontro con pessime intenzioni.
Dopo la prima sequenza introduttiva che definirei dialogica, segue la seconda sequenza assolutamente narrativa.
Il bambino M. sfodera una scintillante riga di tecnica (ma come cazzo farà a materializzarle dal nulla?) e la spezza con violenza sulla schiena di S. che, forte della sua possanza fisica, lo solleva per il collo cercando di strozzarlo.
Tutto ciò accade in circa 7 secondi.
E siamo alla terza sequenza che potremmo indicare come isterica.
Seguono urlacci violentissimi da parte mia, convocazione dei genitori sul diario, bambini spediti in presidenza con fare hitleriano, sensazione di essere prossima all’infarto, bambini rimasti in aula che terrorizzati dalla mia versione hulk mi chiedono con voce tremebonda se loro invece sono bravi.
Nella sequenza conclusiva la campanella suona, i cinquanta minuti sono trascorsi, il bambino S. cerca di fare pace con me, il bambino M./Prince Valiant mi chiede cosa faranno i suoi genitori e da adulta quale mi fingo faccio un enorme sforzo per non rispondergli che spero tanto lo prendano a calci nel bip.
*paletta = dispreg. paletta per raccogliere la cacca dei cani, persona poco rispettabile. Sin. Fennel.
domenica, marzo 11, 2007
sPring
Domenica mattina.
Preparo il the, ancora troppo stordita per dare ordine a una serie di pensieri che abbiano significato. La domenica mattina è sensazioni, che poi di questo periodo le sensazioni diventano tutto, sarà che quest'anno ho l'impressione che compirò 120anni. Magari a guardare sempre ogni minimo dettaglio, si invecchia prima, la valigia di passi diventa pesante e se poi uno non vuole lasciare indietro niente, beh spostarsi diventa un'impresa, sempre, comunque. Domenica mattina. Quando succede che mi svegli presto come oggi. Sorseggiare il the davanti al computer, due righe/un sorso, spiare la mia faccia addormentata e spettinata nel monitor. Vorrei che tornasse la primavera di quando ero bambina e arrivava la stagione degli intervalli in cortile. C'era quel cielo super blu che diventava rosa poco dopo il tramonto e l'aria dolcissima che accarezzava tutti. Cose che ci sono ancora oggi, certamente. Ma è difficile, bisogna fare uno sforzo per accorgersene, e allora è perchè si sta diventando grandi e gli anni saranno presto 121.
mercoledì, marzo 07, 2007
quello di cui il mondo ha bisogno
What the world needs now is love, sweet love.
Lo canticchio spesse volte quando la tentazione di sbriciolare un banco in testa a un bambino di prima si fa forte. Fino ad ora ce l'ho fatta a non finire sul tg5.
Perchè sì, non credo che sopporterei un servizio con la colonna sonora de Lo squalo subito seguito dalla storia strappalacrime di un cucciolo di foca nato con le piume (e lì yann tiersen a manetta).
Siamo ancora qui, dopo una pizza al caucciù consumata in sala insegnanti in attesa della prima ora del pomeriggio battezzata "studio guidato" ma altresì detta bambini eccitati dal processo digestivo che sollazzano il loro ego brandendo squadrette e righelli come neanche Russel Crowe nel Gladiatore. Oggi però M. appare tranquillo.
M. è un bambino con gli occhi azzurri e la faccia spruzzata dalle lentiggini, praticamente la versione mediterranea di Dennis La Minaccia. Di solito dedito a molteplici atti vandalici tra cui la pioggia di graffette sparate con la pinzatrice, la costruzione di complessi veivoli di carta con cui colpire le teste dei compagni in modo efficace e aereodinamico, le fionde di tappi e cartucce (di cui possiede una scorta esorbitante), è in grado da solo di provocare l'inquinamento acustico di un'asfaltatrice a tre millimetri dal tuo orecchio.
Ricordiamolo inoltre come l'indimenticabile artefice della specie di allevamento dei "pollini" (piccoli polli o forse scarpe in cattività) e dell'insulto (il cui significato mi rimane oscuro):
"Sei un Fennel".
Questo pomeriggio M. appare stranamente sedato.
Forse qualcuno a mensa ha finalmente accolto la mia proposta di sbriciolare massicce quantità di valeriana nei pasti degli alunni.
M. viene ad accomodarsi accanto a me alla cattedra e mi propone di aiutarlo a fare i compiti di francese, o meglio mi propone di dettarglieli. Colgo al volo l'occasione per cercare di instaurare un rapporto insegnante-alunno di fiducia e amicizia, della serie -guarda come sarebbe bello se ci fosse tra noi un clima di bucolica amicizia-.
Finisce perfino che M. mi racconta la sua giornata trascorsa davanti principalmente davanti alla PsP2 e al canale satellitare per guardare il wrestling. Comprendo solo ora dove abbia imparato certe mosse karateke e mi sconvolgo come al solito al pensiero dell'infinita solitudine di questi bambini, che pur essendo veramente ma veramente rompipalle avrebbero in ogni caso tutto il diritto di un genitore cui rivolgere la parola.
Proprio in quel momento S. ed MS (alunni probabilmente sfuggiti alla sperimentazione della valeriana) si stanno rincorrendo tra i banchi usando le proprie giacche come lazzo.
E' un attimo. Vedo M. alzarsi e annunciarmi "Ci penso io prof, ora lancio fortissimo una gomma in faccia a MS".
Sapete quei momenti da film in cui i singoli istanti si susseguono in una lenta moviola?
Vedo il braccio di M. lentamente ritrarsi per aumentare la potenza del tiro e riesco a fermarlo un attimo prima che la gomma venga eiettata ai 110 km/h nell'occhio di uno dei malcapitati.
Ormai però è una questione d'onore ed M. non può darsi per vinto.
Corre in direzione di un banco, estrae una riga da uno zaino come fosse la spada nella roccia e dopo uno dei miei urli da copione (ho scoperto in questi giorni l'esistenza di un polmone aggiunto dentro di me) si dirige verso la finestrae minaccia di lasciare cadere la riga in strada.
Sono attimi di panico. La riga è di MS che inizia a frignare, S. sta cercando di palpeggiare una compagna intenta a terminare i compiti di francese (ma perchè le donne sono sempre così avanti?) e M. sogghigna malefico brandendo la sfortunata squadretta.
La mia mediazione ha successo grazie alla solita serie di svariate minacce che ripeto ormai come un rosario almeno dodici volte al giorno.
M. ritorna al suo posto accanto a me e finisce di copiare l'esercizio raccontandomi dettagliamente alcune puntate di un documentario della national geographic.
La piccola peste sfodera un lessico da conferenziere specializzato e mi lascia a bocca aperta.
A quanto pare gli piacciono le cose scientifiche, e forse il canale di comunicazione che stavo disperatamente cercando è proprio quello, rendere un po' più tecniche le mie ore di lezione.
Sicuramente ci proverò ancora sam.
La campanella suona e M. prepara lo zaino.
Per la prima volta dopo un mese di lezione insieme uscendo dalla classe mi rivolge un cordialissimo " 'ngiorno prof Monzani".
Che in questa scuola nuova, il mio cognome non lo sanno neanche le colleghe.
it's the only thing that there's just too little of
What the world needs now is love, sweet love,no not just for some but for everyone.
giovedì, marzo 01, 2007
le parole psicopedagogiche per dirlo
Arrivo alle dieci di sera e sono totalmente ubriaca pur non avendo la minima goccia d'alcool in corpo. Anzi, ho trascorso il pomeriggio a tracannare acqua naturale dalla bottiglietta per evitare che le palpebre mi cadessero sotto il peso di un generoso piatto di pappardelle salsiccia e funghi. Sono stanchissima-a-a-a-a.
Ma forse, cacchio, sono riuscita a diventare un po' più prof e un po' meno suppl.
Non so se la mia giacca acquistata da mango abbia sortito una sorta di timore reverenziale. Ma accadono eventi miracolosi:
1.i colleghi/colleghe mi parlano e non solo per dirmi che non ho fatto una certa cosa. Anzi addirittura qualcuna manifesta il desiderio di spettegolare con me.
2. i genitori mi stringono la mano e mi danno del lei anche se potrei benissimo essere la loro figlia disoccupata. Forse è solo perchè oggi ho indossato la giacca da 3.99 ma di grande e porco effetto.
3. pranzo con altri esseri umani in una trattoria per camionisti e non più sola con la mia triste insalata di farro in sala insegnanti.
4. Le professoresse di sostegno mi confessano che i bambini sono migliorati.
In realtà usano parole molto psicopedagogiche per dirlo, ma quello che capisco io è che ce l'ho fatta. A far del bene qualcuno.
Sulla via del ritorno mentre medito se posso raccogliere dentro di me le energie necessarie per andare a fare benzina o se invece sono in procinto di svenire con la testa sul volante chiamo Suzie, la mia amica from Scotland che con la sua vocina graziosa mi comunica di essere arrivata a Torino. Domani pomeriggio, dopo sei ore di paura e delirio in santhià la raggiungerò per assicurarmi che i soliti cordiali italiani non cerchino di fregarla nell'affitto di un appartamento. Le avevo promesso una torta ma mi vedo costretta a comprarle un regalino. Perchè se mi mettessi ora ai fornelli correrei il serio rischio di sfornare una di quelle torte che solo a guardarle capisci che certe cose nascono male da subito.
Nella categoria "opere struggenti di formidabili geni" si classificano oggi:
l'alunno M. che cerca di convincermi con forza e caparbia che "haveva" si scrive con l' "h". Appurato che non ha origini toscane lo rispedisco a posto con un coppino ben assestato.
l'alunno R. sceglie come tema il riassunto del film che più lo ha colpito ultimamente. Parlando di tre Uomini e una Gamba finisce col dimenticarsi totalmente della gamba e me lo scrive alla fine
"Mi sono dimenticato della gamba che è molto importante, passa molte avventure ma alla fine arriva a destinazione integra". Standing ovation.
L'alunno E. che crede che i punti per l'originalità nella stesura del tema dipendano dalla grafia del titolo e me ne presenta uno con tanto di torce fiammeggianti.
La luce in fondo al tunnel probabilmente c'è, ma adesso è tardi e fatico a vederla.
quindi
buonanotte
martedì, febbraio 27, 2007
Gomme giganti e bambine piangenti.
Stamattina alle ore 11 me ne stavo seduta in corridoio con una bambina cucciolo di prima che piangeva disperata per una di quelle sciocche beghe pettegole da bambine di prima media.
Mi sentivo un po' mamma e un po' Mary Poppins, con la scatoletta delle caramelle colorate per tirarsi su (niente pastiglie di lsd, tranquilli)e un fazzoletto in cui smoccolare tutto il proprio sgomento. Alla bambina-cucciolo ho spiegato che non sempre al mondo tutti sono simpatici come vorremmo e bisogna cercare di circondarsi di persone che ci vogliono bene.
E gli altri beh, io faccio finta che non ci siano, mi immagino proprio di cancellarli con un'enorme gomma invisibile e cerco di non curarmi della loro presenza e di cosa possano dire o pensare di me.
-Ma se ti mettono contro i tuoi amici?- mi ha chiesto lei.
Cazzo, quante volte mi è capitato. E pensare che mi ci sono voluti 23 anni (24 tra un mesetto) per capire cosa fare.
-Se si lasciano influenzare così facilmente da un pensiero altrui vuol dire che non sono amici abbastanza-
-E se non mi crede nessuno?-
-Se tu sei nel giusto e sai di esserti comportata bene devi essere contenta per questo. Se gli altri non lo capiscono o non ti fanno nessun complimento, tu devi essere ugualmente contenta di essere la persona che sei.-
-Allora con la bambina che mi dice le parolacce come facciamo?-
-Il prossimo intervallo ti metti a giocare vicino a me e se la sento mentre ti offende, stai tranquilla che ci penso io. -
-Va bene. Allora facciamo già venerdì?-
-Certamente-
Alla fine non resisto e me la prendo in braccio due secondi, la bambina cucciolo che mi stringe forte e poi torna in classe rinfrancata.
Raccolgo le mie cose e mentre esco da scuola incontro la prof. che dal nostro recente diverbio ha deciso di togliermi il saluto.
Ma è solo questione di un attimo.
Basta un colpo della mia enorme gomma invisibile per cancellarla e tornare a casa in una splendida giornata di sole.
domenica, febbraio 25, 2007
the purchet's weekend
Il fine settimana passa in un soffio veloce, nemmeno il tempo di esprimere il desiderio che duri qualche ora in più.
Piove sparso, io ho lasciato a casa l'ombrello, cammino nella domenica mattina con Amanda al fianco, una volta raggiunta la nostra dimora abbiamo dei capelli che manco donna summer.
Comunque. Ieri sera ho mangiato come un purchet* (porchetto n.d.r.). Sono giunta alla conclusione che molti piaceri della vita si nascondono in un buon bicchiere di vino e un piatto di generosa zuppa toscana. Peccato per quell'assordante musica lounge che mi ha mandato in sbattimento. C'era di tutto su quella maledetta tracklist: perù, spagna, francia, rielaborazione chill out di chopin, veramente cose da far venire i brividi.
Lo stato umorale del momento è tranquillo. Il weekend mi ha visto protagonista di spese a piccoli prezzi, all'outlet di mango svendevano le giacche a 3.99 (manco al lidl), me ne sono comprata una per i consigli di classe di giovedì, quando me ne starò splendida e altera nel mio invisibile angolino a meditar tutt'altre cose.
Ad esempio che l'8 marzo è vicino, e io devo ancora preparare degnamente questa sorta di intervento filosofico che mi è stato richiesto, ma non riesco neanche a leggere più di tre pagine di infinite jest la sera, e mi addormento come un bisonte a cui è appena stata sparata una forte dose di sedativi. Ad esempio che giovedì prossima arriva in italia la mia amica scozzese con cui ci si era viste poco in francia e allora è davvero carino avere una seconda possibilità di frequentarsi in modo più decoroso. Ad esempio che dovrei occuparmi della programmazione per la semaine prochaine, eppure l'unica cosa che mi riesce bene oggi è restare imbambolata davanti alla finestra e guardare la città perdere di luminosità come se qualcuno la stessa fotoscioppando.
Mah.
mercoledì, febbraio 21, 2007
dura lex sed lex
Qui casa.
Qui finalmente casa.
Oggi giornata di merda altresì soprannominata "se qualcuno mi ruttava in faccia appena aprivo gli occhi stamattina mi sarei sentita comunque meglio".
La scuola è un ambiente pieno di donne.
Le donne sul lavoro sono fondamentalmente stronze.
Non ti aiuteranno mai, non si complimenteranno con te, aspetteranno che tu sbagli per potersi trovare lì a puntarti il dito contro.
Sparleranno di te alle macchinette del caffè.
In bagno.
In cortile.
Dal parrucchiere.
Le donne sono (anche) così.
Sarà che la parte che di me sento maschile è proprio in questa totale assenza di interesse smodato nei confronti altrui.
Avete presente quel saggio motto popolare che qui cito testualmente"chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni?". Per me è diventato una ragione di vita.
Più cresco, più trovo futile investire il mio tempo nel vivisezionare vite altrui.
Ho già abbastanza nodi con la mia. Gli altri facciano ciò che credono.
E poi voglio campare cent'anni.
ore 13.00 dopo due ore di delirio collettivo, una verifica di storia tra l'altro andata inaspettatamente bene (il che mi fa supporre che forse anche quelle che si guardano con sguardo vacuo le suole delle scarpe mentre spiego qualcosa lo ascoltano) una mezz'ora di follia con la ragazzina dislessica che decide che non può fare niente perchè non c'è la sua prof di sostegno, il bambino con disturbo comportamentale dichiarato che vaga per la classe menando coppini a destra e a manca, il bambino con il disturbo comportamentale non dichiarato che lancia gessetti addosso ai compagni, i bambini con disturbi comportamentali manifesti che giocano a spezzare matite dandosi pugni sulle mani, un'insegnante di sostegno in un angolo che gioca a consumare ossigeno e fissa l'infinito avanti a sè pensando che naufragar l'è dolce in questo mare, la salvifica campanella suona mentre il mio cuore recita alcune laude francescane.
Sento i nervi cerebrali distendersi, raccatto le mie poche e povere cose e mi appresto a scendere le scale con scolaresca al seguito preparandomi psicologicamente all'idea delle tre ore pomeridiane nello stesso istituto.
Giunta in fondo alle scale commetto l'errore.
Di abbassare la guardia.
Rilassarmi, assumere l'espressione di una giovane supplente stanca e un po' provata dalla mattinata appena trascorsa. Sono lì con i miei registri in mano, pacchi di compiti da correggere, il mio cappottino preso ai saldi della stefanel tre anni fa.
E lei, una di quelle donne stronze di cui ho accennato prima, capta la vibrazione, intuisce il segnale.
Fondamentalmente sente l'odore del sangue così come uno squalo bianco in compagnia di un cucciolo di labrador ferito lievemente a una zampa.
Mi raggiunge alle spalle mentre l'accolgo con il solito sorriso di circostanza della serie -ehi so che mi odi però che ne diresti di fingere il contrario?-
Inizia la lavata di capo o come scriverebbe meglio qualcuno dei miei alunni il momento dell'umiGLiazione.
Davanti a tutta la scuola, le bidelle, le colleghe, alcuni passanti che transitano di lì per caso, le fotocopiatrici, due piante di plastica impolverate, una vetrata sporca vengo accusata di non occuparmi dei miei ragazzi, di non stare vigilando su di loro, di aver appena compiuto un gesto gravissimo (ma quale?) il tutto pronunciato con lo stesso tono di voce di mariah carey ai tempi d'oro di all I want for christmas is youuuuuuuuu.
Io ci resto, perchè come ho accennato prima mi ero lasciata andare disattivando lo scudo interspaziale per qualche secondo. La iena prosegue coinvolgendo una terza collega e cercando la sua approvazione per denigrarmi (altra cosa in cui le donne sono campionesse mondiali, se ti devo sputtanare lo faccio in compagnia così ti dimostro che non sono la sola a pensare che tu sia una merda secca).
Fermamente rispondo che alcuni dei miei ragazzi erano di fianco a me e nel momento della cazziata suprema stavo sventando una frattura ai denti di un bimbo di prima (e lui chi doveva guardarlo? cacchio ma perchè anzichè avere di questi pensieri ho cercato di non fargli fracassare la mandibola? scema!) e cerco di concludere l'episodio con il solito atteggiamento -sì sono la supplente e sì oddio anche stavolta lei mi sta insegnando come si sta al mondo meglio che mia madre o buona donna- la iena si incattivisce ancora di più e raggiunge le ottave di whitney houston in I will always love youuuu.
Scatta il momento mario merola.
Travolta da un fiume di bambini inghiotto rumorosamente l'incipit di un turpiloquio tarantiniano e concludo la conversazione chiedendo gentilmente come debbo comportarmi per la supplenza pomeridiana in merito di aule. Risolto il problema mi avvio verso l'aula insegnanti con la mia bella pala conficcata là sui monti con annette e sento che la vipera dietro le mie spalle (ma non abbastanza dietro perchè io non possa udire, coincidenze...) confessa alla collega di non poter tollerare tali mancanze di rispetto e aggressioni verbali.
Ora.
O quella donna si fuma roba cattivissima oppure ha visto troppe puntate di Uomini e Donne.
Ribadisco di non aver aggredito nessuno ma aver cercato semplicemente di chiarire la situazione, ricevendo le ultime frecce avvelenate di fronte a quei bambini che prima non avevano sentito bene. In un angolo in fondo al corridoio un bidello sta vendendo le magliette con la mia faccia e la scritta Io c'ero.
Trascorro la pausa pranzo vagando per la città con lo stomaco al posto del cervello e il cuore in un orecchio. Cerco di calmarmi, cerco di non sentirmi come al solito il don chisciotte della bassa che vuole cambiare un sistema che non cambierà mai.
Nel corso del pomeriggio l'essere femmineo fingerà una riappacificazione (ma non è la parola esatta) e affermerà con magnanimità di accettare la mie scuse. (scuse? e chi gliele ha mai fatte?).
Ore 17.00 esco da scuola.
Oggi ho imparato che disattivare i propri scudi interspaziali è pessima cosa in un ambiente femminile. Soprattutto quando stai cercando umilmente di migliorare la vita a qualcuno. Perchè a scuola l'unica cosa che conta davvero è tenere i denti in mostra. E ringhiare.
Anche senza convinzione.
Perchè tu credevi di essere lì per fare del bene ai ragazzi mica per dimostrare qualcosa a qualcuno.
Meglio non dirlo in giro.
martedì, febbraio 20, 2007
Boh/\/\
Ci sono. Eh sì. Ci sono.
Poco a dir la verità. Presente a me stessa la maggior parte del tempo. Ma, a volte, inevitabilmente assente. C'è una canzone in questo periodo. La ascolto poco ma mi suona sempre dentro la piccola circolazione. L'ho fatta ripassare la settimana scorsa. La piccola circolazione. La grande circolazione. Il cuore che pompa come una macchina. Di certo è meglio immaginarselo con le due curve tenere e graziose che come un ammasso di capillari e tessuto muscolari e tubi di arterie e vene che entrano ed escono. Le illustrazioni del libro di scienze mi fanno impressione. Io insegno storia e geografia e italiano. Lì le cose impressionanti sono solo quelle che escono dalle penne dei bambini.
Shit. Domani è mercoledì. Le vacanze sono finite e io non sono riuscita a dormire oltre le nove. In compenso non mi sono dedicata ad alcuna attività utile. Volevo fare shopping e non ci sono riuscita. Volevo recuperare un incarnito che non fosse simile a quello di dddracula. E non ci sono riuscita. Volevo andare a vedere l'arte del sogno ma è chiaro che in questo postaccio melmoso non lo faranno mai. Maledetta lobby delle multisale.
Fancù a Manuale d'Ammore 2,3,4. Con Scamarcio che lo fa con Monica che lo fa con Vincent che lo fa con Angelina che lo fa con Brad che lo fa con Valeria Golino.
Fancù ai saldi con la moda tirolese del 1982. Ci manca più solo di trovare i portachiavi coi ciucci, i body di non è la rai e i pantaloni con le staffe che mettevo in 5a elementare.
Fancù a due ore di supplenza in più domani.
Sono già supplente io. perchè ribadire il concetto facendomi diventare supplente alla seconda?
Shit= domani si ricomincia = non ho voglia penniente = la canzone era dirty dancing di parker lewis



