mercoledì, marzo 14, 2007

Prince Valiant


Alla mattinata sopravvivi, nonostante quel sonno che ti si attacca alle doppie punte e non molla neanche quando spari a palla un cd di canzoni veramente cretine e crei un clima sub-polare all'interno dell'abitacolo per tenerti sveglia.
Non c’è certo bisogno che stia qui a spiegarvi che quelle mattine in cui appena sveglia hai piena consapevolezza di avere addosso una stanchezza bastarda e durevole da combattere, c'è ben poco da fare.
Così prendo un caffè, poi arrivo a scuola e ne prendo un altro, poi entro in classe per la compresenza di inglese e poi trascorro l’intervallo a compilare il registro (mentre al di là della porta potrei scommettere due miliardi di euro che l'80% degli alunni se le sta dando peggio che in un film con bud spencer), e decido di sedare la scolaresca con alcuni appunti sull’Unione Europea sbirciando con languore il parco di fianco alla scuola con gli alberi di ciliegio in fiore.
Se in quell'istante comparisse il genio della lampada della Mini gli chiederei di potermi concedere un brevissimo pisolo su una panchina al sole. Please.
L’ultima ora è un vano tentativo di insegnare a questi benedetti figlioli che l’italiano non è un’opinione e “camuso” non è né un insulto né un modo giocoso di apostrofare il giocatore del Milan.
La campanella suona e io e il prof di artistica ci accampiamo in sala insegnanti per il nostro autoironico dejeuner sur l'herbe.
Mangio una poco soddisfacente salade di avanzi raccattati in frigo stamattina e delle fragole dal gusto assolutamente aspro. Nell’immediato dopo pranzo decido di avere ancora fame e, grazie alla mia nuova fiammante chiavetta, mi reco alle macchinette per una viziosa dose di kinder bueno accompagnato da un cappuccino che ha un vago retrogusto di nelsen piatti. Qui tra le prof è in uso confessare di essere a dieta strettissima e non concedersi mai nulla più di uno yogurt: poichè ancora il mio culo non fa provincia, decido di trasgredire il diktat.
Tempus fugit.
Già le 13.50. La mia borsa da sherpa mi aspetta (quanto ammiro le insegnanti che scivolano eleganti per i corridoi con una mini borsa e il registro sotto l’ascella: sono così easy-chic!).
Al suono della campanella un leggero brivido mi scuote la colonna vertebrale.
Oggi sono stanca ma in fondo si tratta pur sempre di 50 minuti. Ce la farò.
Scudo interspaziale. Azione!
Il bambino M entra in classe aprendo la porta con un calcio e sbatte la cartellina con violenza sul banco. La sua è una dichiarazione di intenti e di guerra al tempo stesso.

"Prof io non ho portato niente e adesso che arriva il bambino Iperattivo gli tirerò questa biro in mezzo alla fronte"

Perdo immediatamente la speranza di trascorrere 50 minuti di idilliaco aiuto per i compiti dei bambini. Arriva anche il bambino S. che inizia ad assillarmi chiedendomi se ho qualcosa da scrivere sul registro. Perchè sì, questo giochetto di ordinare compiti e trascrivere voti su un finto registrino a quaderno ultimamente aveva funzionato. Ma oggi niente registri e ho il cervello davvero troppo felpato per escogitare qualcosa di migliore di un timido “Beh, non avete proprio nulla da fare? Nessun compito? Magari vi sedete vicino a me e leggiamo qualcosa insieme..”.
Le bambine perfette hanno unito i banchi e copiando diligentemente lo schema di storia che ho preparato per loro. Il bambino Scassapalle si è intrufolato nel gruppo, da bravo maschio furbacchione ha capito che forse potrebbe cogliere l’occasione per prepararsi per la verifica senza poi studiare un tubo a casa. Loro sono bravi. Loro mi commuovono.
Il bambino M e il bambino S iniziano da subito con i primi dispetti reciproci, degni di una sceneggiatura per il prossimo di Tarantino.

“Lui mi ha fatto una croce con il gessetto sulla cartellina”
"Sei un fennel!"
"Dovresti prendertela con quelli della tua forza, ti conviene"
"Sei una paletta*!"
“Prof, lui mi ha scritto con la matita sulla custodia del clarinetto”
“Ma prof lui mi ha rotto il gancio blu della cartellina e ha lanciato un pezzo là sopra e io non ci arrivo”.
"Non viene via prof. Adesso vedi cosa ti faccio".

Cerco di rabbonirli con tono materno, mando S. in bagno a inumidire un fazzoletto per pulire la sua custodia e la cartellina di M.
Al suo ritorno assisto all’inevitabile susseguirsi dei fatti.
Dopo che M. ha cercato invano di pulire la contaminata cartellina sporca di matita , si avvicina alla custodia del clarinetto di S e la fa oscillare minacciando di lasciarla cadere per terra.
Il bambino S. si incazza di brutto e gli corre incontro con pessime intenzioni.
Dopo la prima sequenza introduttiva che definirei dialogica, segue la seconda sequenza assolutamente narrativa.
Il bambino M. sfodera una scintillante riga di tecnica (ma come cazzo farà a materializzarle dal nulla?) e la spezza con violenza sulla schiena di S. che, forte della sua possanza fisica, lo solleva per il collo cercando di strozzarlo.
Tutto ciò accade in circa 7 secondi.
E siamo alla terza sequenza che potremmo indicare come isterica.
Seguono urlacci violentissimi da parte mia, convocazione dei genitori sul diario, bambini spediti in presidenza con fare hitleriano, sensazione di essere prossima all’infarto, bambini rimasti in aula che terrorizzati dalla mia versione hulk mi chiedono con voce tremebonda se loro invece sono bravi.
Nella sequenza conclusiva la campanella suona, i cinquanta minuti sono trascorsi, il bambino S. cerca di fare pace con me, il bambino M./Prince Valiant mi chiede cosa faranno i suoi genitori e da adulta quale mi fingo faccio un enorme sforzo per non rispondergli che spero tanto lo prendano a calci nel bip.

*paletta = dispreg. paletta per raccogliere la cacca dei cani, persona poco rispettabile. Sin. Fennel.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

"Il bambino M. sfodera una scintillante riga di tecnica (ma come cazzo farà a materializzarle dal nulla?)"

della serie piccoli Jedi crescono

l'anonimo

Anonimo ha detto...

sì lo so è tutto vero, ma il tuo blog è la mia soap opera preferita!

Anonimo ha detto...

continuo ad ammirarti per la forza sovraumana che hai.

Io, che mi sento incapace di fare qualsiasi cosa, non ci resisterei neanche un minuto lì.

Ciaoo Rob

quel che sapeva frà ha detto...

Anonimo: piccoli jedi ma anche, e soprattutto, piccoli prince valiant!

Tamai: l'importante è sempre riderci un po' sopra :-P

Rob: tu non sei incapace di fare qualsiasi cosa. Tu scrivi di cinema. eccheccacchio! Cmq grazie per sostegno e complimenti, quando dico che faccio la suppl raccolgo più commiserazione di quando dicevo di studiare filosofia!

Enzo ha detto...

"lo solleva per il collo cercando di strozzarlo"?
Ma chi c'hai in classe, The Undertaker? Io alla loro età ero un bimbo piccolo, grassottello e soprattutto innocuo...
Forse dovresti usare più spesso la tua versione hulk! ciao