venerdì, settembre 03, 2004

settembre tempo di migrar (altrove)

E' iniziato settembre, qualcuno poteva avvertire.
Son cose che sconvolgono vedere il sole che va giù presto, le foglie degli alberi che perdono almeno quattro tonalità di vividezza, il cielo pallido e sfumato che fa sembrare qualunque paesaggio un quadro ad acquerello.
Campane in sottofondo dopo un'ampia parentesi di Radiohead (soffermandosi in modo particolare su Fake plastic trees e quel gioiellino di cover dei Beatles che è "Something in the way she moves". Da brivido).
Io sto tornando sfatta e sfattona come solo a sedici anni, all'epoca della ribellione contro il sistema, contro il mondo tritura sogni, contro le istituzioni (e ammettiamolo nessuno di noi all'epoca se interrogato sul significato esatto della parola "istituzione" avrebbe potuto fornire una risposta adeguata).
Adesso di anni ne ho vent-uno e quindi è un atteggiamento un po' fuori tempo massimo, una specie di golden goal comportamentale, uno che si mette a cantare tanti auguri a teee quando la festa è finita da un pezzo e sono rimasti solo i bicchieri di plastica e le macchie di alcol sul divano.
Forse è solo un modo per esorcizzare la paura di quello che verrà domani o magari la confusione di tutti i casini attuali. Credo che ciascuno abbia questi momenti in cui seduto alla sua scrivania contempla il puzzle a cui ha lavorato per mesi e cacchio, si accorge che manca un pezzo e la figura non è completa per niente anzi è diversa da quella sulla scatola e bisogna ricominciare da capo ma meglio di no, meglio alzarsi e andare a guardare un po' di televisione.
Così oggi siamo io, la mia solita minigonna della combipel, la mia automobilina sudicia e un'enorme bombola a gas orfana del suo legittimo proprietario nel mio bagagliaio.
Fico.
Comprerò tabacco, mi sgaserò some wine e aspetterò il domani con rinnovata fiducia e un malditesta da brezza ghiacciata forza sette sul ponte di un rompighiaccio artico.
Devo finire di scrivere il racconto su Magritte e smetterla con l'assuefazione da Winmx.
Devo iscrivere Louise agli esami di informatica.
Devo comprare un esposimetro per una macchina fotografica di cui non conosco il modello.
E a dire la verità non so nemmeno con certezza che cacchio sia un esposimetro e come si usi.
Per il resto si tratterà di recuperare a tempo record la trama della mia vita con tutti i personaggi che ne fanno parte.
Panico nemmeno tanto, troppe sigarette quelle sì. Mi ritornerà il delirium tremens.
Però ho fatto benzina. Piccole gioie del quotidiano. Il quadernino Ikea che mi ha comprato Amanda. Il centenario di Neruda che ha fatto sì che aprendo un suo libro riscoprissi i versi "perchè tu possa ascoltarmi le mie parole si fanno sottili/a volte/ come impronte di gabbiano sulla spiaggia" oppure "Muore lentamente chi diventa schiavo dell'abitudine...ecc ecc ecc".
Ok si parte, prima, seconda, terza. Dato che gli eventi sono lì che aspettano tanto vale premere un po' sull'acceleratore.
Non serve a molto restare con le carte in mano e rischiare il cappotto.
Quindi...
...sia.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

è ovviamente troppo sperare di poter leggere un giorno il racconto su Magritte. in ogni caso spesso il pezzo del puzzle che non trovi, suzie, è sotto l'armadio, infilato in fondo.l'importante è avere la forza di spostare l'armadio e andarlo a prendere. PEPE

quel che sapeva frà ha detto...

quando avrò finito di scriverlo sarai la prima persona che lo leggerà, te lo prometto. Belle parole peps,davvero belle. Mi hanno fatto bene.Grazie