venerdì, gennaio 28, 2005

Le coincidenze non esistono.
E' semplicemente il nostro stupore di fronte a segni rivelatori, come se da dietro un palcoscenico qualcuno ci suggerisse le parole che danno l'unico senso possibile alle nostre battute.
Cielo acquerelloso oggi, si ascoltano Explosions in the sky (Time stops) e Sparklehorse (Comfort me) in attesa del tardo pomeriggio per andare a svaligiare il mercatino dell'usato con amanda alla ricerca di vecchi nastroni jazz (l'ultimo di Nina Simone è la chicca da viaggio più straordinaria che mi sia capitata tra le mani negli ultimi anni, il tutto per la modica cifra di 1 euro e 50 cents, yu-hu!) e di supplire al freddo e alle proprie magagne personali con dosi massicce di cioccolata calda all'arancia in compagnia del fido ermes.
Ma si stava parlando di coincidenze e perchè?
Perchè elena mi manda una poesia di Kavafis che si intitola

"Quanto più puoi"
Farla non vuoi la vita come vorresti?
Almeno questo tenta quanto più puoi: non la svilire troppo nell'assiduo contatto della gente, nell'assiduo gestire e nelle ciance.
Non la svilire a furia di recarla così sovente in giro, e con l'esporla alla dissennatezza quotidiana di commercio e rapporti, sin che divenga una straniera uggiosa.
E questa mi sembra una "coincidenza" bella e buona, se teniamo conto della mia presente intenzione di restare per i fatti miei a parlare con questa straniera uggiosa nel tentativo di capire com'è che ci siamo perse di vista ultimamente.
bah.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Uno poi sembra fissato, uno sembra deficiente. Ma che ci posso fare se anch'io stamattina ho ascoltato "How strange innocence is"? Eh, che ci posso fare?

Mamma mia, vediamo se riesco ad essre conciso.
E' così grande la solitudine che mi sento addosso che io con questa straniera uggiosa stiamo pian piano facendo conoscenza. Chiacchieriamo, soffriamo insieme. A volte capitano momenti (neanche troppo brevi) di lucidità estrema, in cui riesco a capire qualcosa, riesco persino a fissare certe idee in pensieri (e parole). Sono bei momenti, malinconici e rassegnati, reali però, forti.
In tuo onore adesso ho messo su "Six days at the bottom of the ocean", da "The Earth is not a cold dead place" l'ultimo. E penso che sarebbe bello starci davvero sei giorni sul fondo del Mare, a guardare i pesci passeggiare che da questo punto di vista sembrerebbero stelle cadenti (questa è di Vinicio Capossela); sarebbe bello perché ci sarebbe il silenzio necessario per parlare...

Anonimo ha detto...

Se il (tuo) blog descrive realmente almeno il dieci percento di te, ti posso assicurare che abbiamo in comune molto più che qualche canzone... (mi odio quando scrivo cose del genere, cose "forti" e tutto. Ma è a verità, e io ho non riesco a non dirle le cose quando sento che sono "vere")

paueroso (che poi mi sono accorto che al solito non mi ero firmato, prima)

quel che sapeva frà ha detto...

questo blog descrive molto più del 10%..ed è strano,a conoscermi "bene" sembro una che spiattella se stessa a destra e a manca parlando-parlando-parlando.
La cosa buffa è che alla fine l'unico momento in cui dico le verità più grandi su come sono e cosa penso è quando scrivo.
Perchè quando scrivo sono da sola, io la tastiera o la penna, non ci sono occhi che mi guardano e mani che si tendono, non c'è la paura di deludere le aspettative di chi è intorno.
Ascolto -The only moment we were alone- leggo il tuo commento e ringrazio.
Che poi lo so che sei tu anche se non firmi.
Ih ih.
notte

Anonimo ha detto...

"Le coincidenze non esistono.
E' semplicemente il nostro stupore di fronte a segni rivelatori"


rivelatori di cosa, suzie?


(domandona) ; P


pepe

quel che sapeva frà ha detto...

rivelatori di un senso che va molto spesso al di là della nostra capacità di comprendere, qualcosa che è al di fuori dei nostri limiti e che proprio per questo non riusciamo facilmente ad accettare ...rispostina alla domandona. :-P