sabato, maggio 31, 2008

Wannabe

Mentre affronto con scarsa concentrazione il parallelismo tra l'eterno ritorno del Nietzsche e l'infinità positiva della cultura ontologico-ermeneutica mi sembra di sentire un leggerissimo russare alle mie spalle.

Mi volto e becco Giulio sdraiato sul pavimento in questa posizione.
Avete presente quando si dice "ah come vorrei essere un gatto per un giorno.."?
Ecco, appunto.

giovedì, maggio 22, 2008

*Killing moon

"Fate
Up against your will
Through the thick and thin
He will wait until
You give yourself to him"

Ho fatto una playlist su lastfm. 
Ed è veramente triste.
Inutile sottolinearlo i miei gusti musicali vanno dai campanellini più infantili alla depressione più baudelariana che ci sia. Che forse, a pensarci bene, i campanellini mi piacciono perché fanno malinconia, hanno quella grazia leggera del momento perfetto che è stato e non tornerà più. 
Nietzsche direbbe che subisco il dominio del passato e per questo non posso essere un'oltredonna. 
E comunque chissenefrega, non è mai stato nelle mie personali aspettative. 
Oggi si è parlato di obiettivi. 
Quella parola che fin dalle scuole superiori ti pare brutta, ha a che fare con votazioni da raggiungere, insufficienze da recuperare, esami, interrogazioni. 
Non sembra una bella parola "obiettivi".
Ci sarebbe "sogni" che è meravigliosamente migliore ma così difficile da pronunciare, fa quasi paura parlarne ecco.
Per quanto io rivanghi il mio passato continuamente, non riesco a ricordare di avere mai detto ad altri o a me stessa "da grande vorrò essere...questo, quello, quell'altro". 
Sinceramente non credo di potercela fare, mai, e non riesco a capire se possa costituire o meno un problema (ok, sì è un problema ma finché uno non ci riflette perde realtà). 
Ad un certo punto mi sono resa conto di aver fatto un milione di cose. 
Ho scritto, diretto, cantato, ballato, sbagliato, lavorato, litigato, ricucito, studiato, cucinato, disegnato, fotografato, cancellato, ricostruito. Un milione di volte.
Eppure capita di sentire ancora quella sensazione che avevo scritto una volta qui, di essere la Judy che sogna i cavalli e anche un po' la Grande Gatsby e la Giovane Holden e molto poco l'oltredonna.
...
E' che ho scoperto che mi hanno messo un esame sovrannumerario e che hanno cambiato le date degli appelli (in peggio).
Questi fatti hanno sconvolto il mio equilibrio psicoemotivo. 
Però domani è venerdì, fanno i saldi al centro commerciale e io e amanda andremo a comprarci improbabili scarpe nuove a 19 e 90.
Buon weekend a tutti.
Se avete tempo, date un'innaffiata per bene ai vostri sogni.

domenica, maggio 18, 2008

Il clafoutis come volontà e rappresentazione

Domenica pomeriggio uggiosa.

Finisco il secondo libro dell'infinita opera di Schoppy. 
Ci ritrovo gli icneumoni, li avevo già studiati in Darwin, sapete, sono insetti schifosissimi che depongono le loro larve dentro altre larve così le loro si mangiano le altrui dall'interno. 
Schoppy poverino è fissato con l'idea che l'essenza del mondo è la sfiga (si va bene lui parla del dolore, della noluntas, ma io qui non voglio mica fare pillole di sapienza) e che la natura ce lo dimostra. 
Prendi le formiche giganti dice, quelle che se le tagli a metà una parte lotta con l'altra e poi se la magna. Il tragico ci dice come stanno le cose e le cose non vanno troppo bene per noi. Però questo è l'unico modo di vivere. Quello di costruirsi illusioni, quello di fare finta che ci siano relazioni, corrispondenze, felicità.
Schoppy era uno di quelli con la scimmia 365 giorni l'anno. I suoi corsi universitari se li filavano in pochi. Frequentava i bordelli, insultava i colleghi. 
Non era affatto contento delle sue scoperte filosofiche. Forse avrebbe preferito scoprire che l'essenza del mondo era un pandistelle o una girella. Mica il dolore, porcalamiseria.
Qui subentro io che sono una persona che legge troppo, e quando legge ha strane reazioni di immedesimazione, di fastidio, di improvvisa volontà di.
Sono due settimane che leggo un po' di Schoppy tutti i giorni e improvvisamente ho sentito il bisogno fisico di un anti-shoppy, un antidoto, qualcosa che mi tenesse la mente lontana dal principio di ragion sufficiente, dagli animali che si mangiano tra di loro, dalla vita che è illusione e non prendiamoci per il culo.
Così sono andata in cucina e ho deciso di fare il clafoutis; ma poiché l'ho fatto con le fragole si dovrebbe chiamare flognarde.
Termine che alla sottoscritta rimanda un'immagine di fogne maleodoranti e allora è stato ribattezzato "Il clafoutis come volontà (di farlo e magnarmelo) e rappresentazione (gradevole e con lo zucchero a velo)".
Ho preso le fragole, le ho tagliate appoggiandomi all'unico angolo della cucina che non fosse disseminato di compiti in classe degli alunni di mia madre e le ho mondate pensando a Schoppy, anzi dialogando nella mia mente con lui aggrappato a un paio dei miei neuroni.

-Ecco Schoppy, sono qui nel mio mondo di rappresentazione soggetta al principio di ragione che mondo le fragole di cui ho rappresentazione intuitiva. Tié -
-E non ti interesserebbe sapere il significato di tale rappresentazione?-
-No, però passami il sale e pesa 65 grammi di zucchero a velo-
-Tieni. Spero tu sia consapevole che i tuoi denti, il tuo esofago e il tuo intestino non sono che la tua fame oggettivata-
- Quasi quasi non te ne faccio assaggiare neanche un cucchiaino. Devi sempre parlare di robe schifose, sembri quel mio compagno delle elementari che a mensa mi faceva leggere i fumetti di Dylan Dog coi tizi che si mangiavano i topi. Bleah-

Alla fine sono riuscita a zittirlo. 
Il clafoutis è uscito tutto profumato, sembrava fosse esplosa una fruttella gigante alla fragola in cucina. Io sinceramente ci avrei messo molto ma molto zucchero in più ma forse è solo perché la mia mezza mela è lontana e sono in carenza di affetto.
Fuori è spuntato il sole, una luce da primo giorno della Creazione con le montagne scure e il cielo azzurrissimo. Mi è suonato il cellulare e gli amici mi reclamavano per la visione di un filmaccio al cinema stasera. La domenica è passata, domani è lunedì, la mezza mela torna dalla Svezia e non devo andare all'università perché sono finite le lezioni.
Quindi sì l'essenza della vita sarà anche tragica ma capita che, a volte, fortuitamente, non sia niente male.





giovedì, maggio 15, 2008

*

Il cielo grigio, le risaie specchi bianchi e quel indefinibile senso di lentezza credo, che attraversa tutte le cose che scorrono ai lati del treno. 

Ho messo la gonna, quella che mettevo in Francia per andare al boulot e che attirava la pioggia. Ha piovuto in effetti anche oggi mentre cercavo di concentrarmi sul mondo come volontà e rappresentazione senza cadere nella tentazione di lasciarmi trasportare dalle conversazioni dei vicini di sedile.
Il controllore psicolabile, le ragazze amiche di pierre casiraghi, il bambino di Scampia, la signora straniera che si stringe nelle spalle per l'aria condizionata gelida e mi lancia un'occhiata significativa cui annuisco di rimando, la stazione in bianco e nero, il vento che scuote i pioppi carichi di piume bianhce, le cose preziose che brillano nel cuore, pulsano. 
Ci sono foto che non trovo più, altre che non ho tempo di appendere, altre che ho volontariamente nascosto per essere sicura di non ritrovarmele tra le mani.
Non sono sicura che riuscirò a tenere a mente davvero tutto. 
Non sono sicura sia davvero maggio. 
Di essere qui.
Di non essere altrove.



lunedì, maggio 12, 2008

*L'innocenza

L'innocenza.

Ritrovare l'innocenza.
L'imperativo categorico dell'immaginazione: "devi immaginare"
L'innocenza è quella cosa lì che crediamo di sapere tutti e anche una canzone per me bellissima.
L'innocenza è il gusto dell'irrealtà. 
Siamo innocenti quando siamo piccoli, quando ancora abbiamo un'idea del mondo tutta nostra e viviamo ogni novità con sorpresa anziché farci venire una ruga in più sulla fronte. 
Esercitare l'innocenza fissando la luce attraverso le foglie degli alberi e i papaveri che crescono vicino ai binari come in una pubblicità del mulino bianco.
L'innocenza è quella cosa che mi fa sentire fiera, quella minuscola particella tutta bianca e stupore che mi circola nel sangue e ogni tanto penso davvero e profondamente sia la parte più importante di me, quella che mi tiene in vita in un certo modo, che mi fa vedere ancora le cose a colori.
L'innocenza è un riff di chitarra che sa moltissimo di afa estiva e di lunghi sguardi attraverso.
Forse non sarò mai niente nella vita ma di una cosa sono sicura.
L'unico modo di essere fiera di me stessa è cercare quell'innocenza continuamente.


mercoledì, maggio 07, 2008

*Movie ending romance

Al ritorno in treno il cielo sembra un quadro di Magritte.

Sprofondata nel gelido sedile del regionale ascolto i miei pensieri succedersi lenti uno dopo l'altro, come in dissolvenza. Mi bombardo di musica che, altrimenti, il rischio è quello di svegliarsi a Torino. 
C'è nel cielo prima dell'estate qualcosa che ha a che fare con tutte le estati della nostra vita. Quante volte tornando a casa la sera, sentendo le rondini fischiare e il rumore di stoviglie dalle finestre aperte abbiamo capito che era quasi estate.
C'è stata l'estate dei sorrisi riflessi nei finestrini delle macchine e l'estate lontana. L'estate dei bambini vocianti e l'estate del dolore sottopelle.
Dell'impressione di avere vissuto tante vite ho già scritto più qui che altrove.
Ancora ascolto canzoni di qualcuna di quelle estati e sento risvegliarsi in me sensazioni che il tempo ha profumato in modo diverso.
Il cielo prima dell'estate parla sempre di promesse e di sogni, a dispetto di tutto il resto.
Domani è il mondo che verrà e per sapere se sarà migliore o meno non è altro da fare che non abbandonarsi alla corrente.
A Magenta la testa si abbatte sul sedile e non sento più nulla. Mi sveglio appena in tempo per scendere a Vercelli. Le foglie brillano, le ragazzine che non sono più io passeggiano con un gelato in mano.

*And look at me now. 
These lines on my face betray me, 
They're deeper lately. 
Take a look at these bags under my eyes.

Maths and Physics Club

sabato, maggio 03, 2008

Zzz Zzz (rumore di lasers)

Ho sparato coi lasers!! (finti)

I fucili lasers, a 25 anni ho sparato con fucili lasers e mi sono divertita come la più bambina delle bambine. 
Bello questo ponte, ho sparato coi fucili lasers e ho mangiato tanto poisson grigliato e sorseggiato vinello bianco con le mie amiche discutendo di quanto le grigliate siano piacevoli dal momento che le donne possono fare nulla. 
Sole, amici e bischerate, Milano con il percorso automatizzato treno-metro-uni-metro-treno, che sembra un livello di supermario però meno divertente, Milano è lontanissima, chissà se ancora c'è. (lo scopriremo lunedì, lasciamo perdere).
La riflessologia plantare dice che i miei dolori podali corrispondono alla zona del fegato, la zona dove soffre chi è incazzato col mondo.
La riflessologia plantare non dice esattamente così ma i fatti sono questi, una parte di me si ribellerà sempre come una serpe al sistema e la combatterà con le scintillanti armi della musica, con il ritmo della tastiera del computer, con fiumi battutine sarcastiche.
E' arrivato il summer wasting (o "la"?). E sebbene io debbaleggere il Federico Nietzsche entro lunedì prossimo e anche il caro Kierkegaard sono sicura che entrambi mi darebbero il permesso di godermi un po' di maggio frizzantino.
Va bene l'apollineo ma ogni tanto darci giù di dionisiaco fa mica male.

mercoledì, aprile 30, 2008

everywhere I look around

Fuori grigio e io cazzeggiocazzeggiocazzeggio.

Principalmente gioco con lastfm, decidendo se una canzone mi piace o no dopo trenta secondi scarsi. Principalmente lascio che la testa si abbandoni a tutta la pesantezza di tre ripetute sveglie mattutine alle ore 6.30, ora che si era già detto qui non appartiene al mondo dei vivi, appartiene a una specie di intramondo con colori, suoni e conversazioni ad alto tasso surreale. In fin dei conti ho delle perline di malinconia che mi rotolano per le pareti dello stomaco. 
Ma si tratta di quei solletici passeggeri dovuti un po' al tempo, un po' perchè a dormire in treno mi è venuto il torcicollo, un po' perchè da due giorni ricordo la trama di un libro senza ricordarmene il titolo. 
Domani altra grigliata scaccia tristezza. 
Maggio avanza signori e signore ma i maglioni pesanti sono ancora tutti lì e i libri accumulati di nuovo in giro per la stanza e i fogli ovunque. 
Sulla via del ritorno ho raggiunto l'apice del ridicolo guardando fuori dal finestrino le risaie umide che più umide non si può e autocitandomi con tre versi mentali di una poesia che avevo scritto, forse al liceo o no, forse,semplicemente in sogno.
La primavera è così: scombussola, tira fuori le robe che stavano sotto terra, soffia nuvole ove più le pare, mi induce all'acquisto di magliette con le mezzemaniche.
L'ho detto che la testa era pesante.
Quello che non ho detto é che avrei scritto in modo totalmente nonsense.
So sorry.

venerdì, aprile 25, 2008

*another sunny day


Ah, una giornata di sol.
Bella roba davvero, non pensare a niente che non sia più complicato della giusta sistemazione di due file di spiedini una sull'altra. 
Nella vita si semina e anche se per anni non si raccoglie niente poi ti ritrovi un pomeriggio di aprile con persone belle, vere nel "vero" senso della parola, con cui puoi ridere di tutto pur sapendo che sarebbero perfette per un discorso serio, con cui un abbraccio, un sorriso vuol dire più di quello che tante parole a volte non riescono.
E' vero ho un esame lunedì, per la prima volta credo in vita mia ho preso la cosa veramente sottogamba. Però non era mai successo che a tre giorni da una cosa stressante come un esame avessi le lentiggini, una scottatura marcata e un buon sapore di braciola spalmato sulle mani.
Si avvicina l'estate.
Sono tranquilla, ho i piedi incollati alla mia zattera, guardo l'orizzonte.

Another sunny day, I met you up in the garden
You were digging plants, I dug you, beg your pardon
I took a photograph of you in the herbaceous border
It broke the heart of men and flowers and girls and trees
Belle&Sebastian -Another sunny day-

giovedì, aprile 24, 2008

*mi manca il sole di bari

Proporrò la cancellazione del 24 aprile dal calendario.

Il rapido succedersi di microsfighe in ancor più rapida sequenza nella giornata di oggi mi ha indotto a credere che il 24 aprile ce l'abbia con me. E di brutto pure.
Stamane la sveglia suona alle sei e mezza e mi risveglia da uno stato di dolce e piacevole coma onirico. Ero in un sogno bellissimo, un vasto magazzino vintage in cui provavo improbabili camicioni optical sotto lo sguardo benevolo di una commessa che assomigliava un po' a irene pivetti. La sveglia suona, il mio cuore va in shock come tutte le mattina ma sono in piedi, non c'è dubbio che l'essere umano con la faccia da rana che è riflesso nello specchio sono io.
Faccio colazione, ripasso gli arabi, al farabi, al kindi, al jazeera. 
Non ho voglia di prendere il treno, ho malditesta ma, penso, passerà.
Invece non passa a magenta cerco di esorcizzare le voci stridule delle due adolescenti brufolose sedute davanti a me che da una quarantina di minuti narrano le loro prodezze erotiche con dovizia di particolari. Ho malditesta, questa è una cosa su cui di solito riderei, ma invece mi girano tantissimo le palle e faccio quell'espressione da vecchietta acida e incazzosa alzando il volume della musica. Ma niente, le vocette perforanti arrivano anche lì.
Scendo a Centrale che è un delirio di trolley. Per un attimo pare proprio l'epico sfondo di una battaglia tra due eserciti i paladini del trolley e gli studenti pendolari che anzichè partire per mete esotiche stanno andando a lezione. Quanto vorrei essere dall'altra parte della barricata.
Scendo in metropolitana e mi accorgo subito che qualcosa non va; i vagoni sono vuoti la gente si agita minacciosa. "S'è rotto" il treno. Bisogna prendere il servizio sostitutivo. Come nome non è un granchè e nemmeno nella realtà trattasi di bus in cui sono già stipate circa 224 persone come blocchi del tetris. A me tocca fare il pezzo orizzontale appaiata a un gigante di due metri e più che mi ruba l'ossigeno.
Arrivo a Cadorna dopo 55minuti di bus. Del tipo che se andavo in monopattino, bendata e con un cagnetto che mi azzannava le caviglie facevo prima. Ho perso la prima ora di lezione, ho malditesta, il tizio del bar vuole mettermi il limone nel caffè.
Trascorro altre tre ore in università e poi filo sul treno.
Mi aspetta la spesa per la grigliatona di domani.
eh sì sono stanca morta.
Ma tanto non sarò da sola.
Tanto non dovrò fare 20 minuti di coda al bancomat per prelevare.
Tanto non mi accorgerò di essere senza benzina nel corso di una deviazione per le campagne casalesi che mi ha portato in paesini maori.
Tanto non dovrò fare un'altra coda di trenta minuti schiacciata contro la parete di una macelleria a fissare lingue di vitello, cuori e polmoni.
Tanto avrò tutto il tempo di fare la doccia e rilassarmi.
Tanto non dovrò ricevere centocinquanta telefonate e farne altrettante scoprendo che l'auricolare in macchina mi distrae più del cellulare.
E invece sì, tutto fino all'ultimo briciolo di sfiga è per me.
Arrivata a casa scopro che domani i miei amici mailanesi (milanesi) arriveranno alle dieci e non alle undici perchè non ci sono treni.
Ma non ci sarà mai più un altro 24 aprile. Farò una petizione, lo sciopero della fame, un calendario nudo. No al 24 aprile.
E chissà che coi tempi che corrono non finiscano per togliere anche il giorno successivo.

*scritta presente su un pilastro in stazione centrale

lunedì, aprile 21, 2008

mantra antipioggia

Da quanto piove, piove da una settimana, da quando ho incominciato a guardare fuori dalla finestra piove, piove da quando ho messo i piedi fuori casa stamattina, piove mentre guardo la tivù e mentre sfoglio le pagine rimaste, piove perché mi sono appena fatta lo shampoo, sugli animali e sugli alberi (piove), piove e nonostante tutto sto organizzando una giornata di sole, piove sulle pozzanghere, sui finestrini delle macchine, piove tantissimo e basta, i fiumi si gonfiano, gli occhi pure, la primavera dove sta?

Scomparsa.

mercoledì, aprile 16, 2008

Finchè ci saranno risate

Oggi per un attimo è stato come essere sulla scena di un film. Un bel film di quelli che scaldano il cuore, con dialoghi intelligenti, la giusta dose di ironia, la giusta dose di malinconia e il tempo che scorre in sottofondo come un frusciare di seta. 

C'era questa terrazza tutta bianca e persone conosciute e non, che parlavano tra loro, tranquillamente della loro vita, delle loro storie con semplicità assoluta; ogni tanto scoppiava una risata, seguiva un brindisi e il resto, quel resto che alcuni giorni preme sulle palpebre e sulla bocca con forza, sembrava sfumarsi, entrare in un secondo lontanissimo piano. 
Io ero sveglia dalle sei e mezza e avevo trascorso l'intera giornata su un paio di scarpe col mezzo tacco che dovrebbero servire a curarmi una fascite ma che non fanno parte della mia persona. Così le ho tolte e giravo scalza con il bicchiere in mano e nonostante tutta la giornata sulle spalle un'energia bella, nuova, che non sospettavo di poter avere.
Mi succede sempre in momenti così. 
Mi guardo intorno e fermo brevissimamente un'istantanea da poter conservare nel cuore. 
Per ricordare che ci sono persone belle ancora, e discorsi coraggiosi ancora e tanta poesia nascosta ovunque. 

lunedì, aprile 14, 2008

V.

"So che non posso in nessun modo convincerti che questo non è uno dei loro trucchi, ma non mi interessa. Io sono io.
Mi chiamo Valerie.
Non credo che vivrò ancora a lungo e volevo raccontare a qualcuno la mia vita. 
Questa è l'unica autobiografia che scriverò e … Dio… mi tocca scriverla sulla carta igienica.
Sono nata a Nottingham nel 1985. 
Non ricordo molto dei miei primi anni, ma ricordo la pioggia.
Mia nonna aveva una fattoria a Totalbrook e mi diceva sempre che "Dio è nella pioggia".
Superai l'esame di terza media ed entrai al liceo femminile. Fu a scuola che incontrai la mia prima ragazza: si chiamava Sara. Furono i suoi polsi… erano bellissimi. Pensavo che ci saremmo amate per sempre. 
Ricordo che il nostro insegnante ci disse che era una fase adolescenziale, che sarebbe passata crescendo. Per Sara fu così, per me no.
Nel 2002 mi innamorai di Christina. Quell'anno confessai la verità ai miei genitori. Non avrei potuto farlo senza Chris che mi teneva la mano. Mio padre ascoltava ma non mi guardava. Mi disse di andarmene e di non tornare mai più. Mia madre non disse niente, ma io avevo detto solo la verità, ero stata così egoista? Noi svendiamo la nostra onestà molto facilmente, ma in realtà è l'unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio… All'interno di quel centimetro siamo liberi.Avevo sempre saputo cosa fare nella vita, e nel 2015 recitai nel mio primo film: "Le pianure di sale". Fu il ruolo più importante della mia vita, non per la mia carriera ma perché fu lì che incontrai Ruth. La prima volta che ci baciammo, capii che non avrei mai più voluto baciare altre labbra al di fuori delle sue.
Andammo a vivere insieme in un appartamentino a Londra. Lei coltivava le Scarlett Carson per me nel vaso sulla finestra e la nostra casa profumava sempre di rose. Furono gli anni più belli della mia vita.
Ma la guerra in America divorò quasi tutto e alla fine arrivò a Londra.
A quel punto, non ci furono più rose per nessuno.
Ricordo come cominciò a cambiare il significato delle parole. 
Parole poco comuni come fiancheggiatore e risanamento divennero spaventose, mentre cose come Fuoco Norreno e gli articoli della fedeltà divennero potenti. 
Ricordo come diverso diventò pericoloso. Ancora non capisco perché ci odiano così tanto.
Presero Ruth mentre faceva la spesa. Non ho mai pianto tanto in vita mia. Non passò molto tempo prima che venissero a prendere anche me.
Sembra strano che la mia vita debba finire in un posto così orribile, ma per tre anni ho avuto le rose e non ho chiesto scusa a nessuno.
Morirò qui… tutto di me finirà… tutto… tranne quell'ultimo centimetro… un centimetro… è piccolo, ed è fragile, ma è l'unica cosa al mondo che valga la pena di avere.
Non dobbiamo mai perderlo, o svenderlo, non dobbiamo permettere che ce lo rubino… 
Spero che chiunque tu sia, almeno tu, possa fuggire da questo posto; spero che il mondo cambi e le cose vadano meglio ma quello che spero più di ogni altra cosa è che tu capisca cosa intendo quando dico che anche se non ti conosco, anche se non ti conoscerò mai, anche se non riderò, e non piangerò con te, e non ti bacerò, mai… io ti amo, dal più profondo del cuore… Io ti amo.
Valerie"


domenica, aprile 13, 2008

Me-me-me-me-me

Poiché è una promessa è una promessa e io son piena di difetti ma se prometto poi mantengo come ambra, ecco qui brevissimamente la risposta ai meme in cui mi coinvolsero la dolce rompì e mia cugina (che non è un nick ma è mia cugina veramente). Io direi che chi vuole considerarli propri, capita di qui li legge e decide di esprimere anche sul suo punto di vista può farlo. 
I meme riguardavano 5 cose che ami fare e 5 canzoni importanti per te. Inutile dire che sia cose che canzoni sarebbero state molte di più ma sono stata brevissima, scrivendo quello che mi saltava alla mente lì su due piedi.
P.s. Ho cercato di capire perché si chiamano "meme" ma non sono riuscita a darmi una spiegazione.


Amo (in ordine sparso)
- Leggere
- Scovare nuove canzonette che possano farmi da colonna sonora nei miei viaggi vercelli-milano-vercelli
- Ascoltare il mio gatto che mi fa le fusa nelle orecchie la mattina presto
- Cambiare prospettiva quando le cose si tingono di grigio
- Una certa parte della filosofia
-Il cibo slow e le chiacchiere con Simone

Cinque canzoni importanti per me
Tonight tonight Smashing Pumpkins (la mia prima gioventù)
Creep Radiohead (la mia seconda gioventù)
The body breaks Devendra Banhart (il mio primo, e credo ultimo, spettacolo teatrale)
Eighties fan Camera Obscura (la Francia. Ok, non è in francese ma fa uguale)
Hey rabbit Fionn Regan (la nuova università. Consigliato da Mimidef, mai più abbandonato da allora)


Tutto fatto, giusto?

sabato, aprile 12, 2008


Vi confesso una cosa.

Ogni tanto, per qualche strana ragione che non saprei indicare, mi ritrovo a cercare su internet nomi di persone che conosco. Alcune che mi sono vicine, che vedo tutti i giorni, altre che probabilmente non riconoscerei incontrandole per strada.E’ una specie di malinconico esercizio di riflessione sul presente e sul passato, è un po’ come andare a pesca, solo che posso evitarmi la parte dei vermi appesi alla lenza.Succede di scoprire cose incredibili. 
Ad esempio cercando me stessa uno dei primi tre risultati è un sito che riporta il mio nome e cognome accompagnato dalla parola suicida. Alla vecchia università avevo fatto questo spettacolo in inglese dove interpretavo la parte di una suicida un po’ vamp. 
Così mi viene da ridere se penso che possa esistere qualcun altro che, invece di andare a pescare, butti le lenze in internet per cercarmi e legga che sono stata suicida. E magari lì per lì, gli potrebbe venire anche un colpo.
Un’altra cosa che mi sembra davvero strana è pensare a tutto il tempo che è passato da che ho iniziato a scrivere sul web. Ma poi si scrive sul o nel web? O si affidano le parole a qualcosa che è ancora più virtuale della memoria di un ipotetico ascoltatore? Boh. 
Io dal canto mio posso dire che in genere ricordo pressoché tutto. L’altra mattina che ancora non pioveva si sentivano le rondini fuori dalla finestra e mi sono ricordata di quando da piccola arrivava quel periodo lì e io capivo che sarebbe stata presto estate. 
Il motore di ricerca del mio cervello è indubbiamente più romantico di Virgilio o Yahoo o Google. 
Delle persone mi racconta che cosa sono state, che cosa mi hanno raccontato, quanto tempo abbiamo passato insieme e perché. E’ il solito discorso per cui si rimane tutti da qualche parte e un giorno quando inventeranno qualche strano aggeggio per viaggiare nel tempo potremo prendere il caffè con noi stessi vent’anni prima e sentirci raccontare come eravamo.

(giuro che nel prossimo post rispondo ai meme, ci sto lavorando)

mercoledì, aprile 09, 2008

lluvia (si scriverà così?)

Oggi in treno pensavo a una scemenza.

Ovvero alle goccioline di pioggia che cadono sopra i treni e si fanno trasportare da una parte all'altra, attraversano diverse città e arrivano a cadere in un punto completamente diverso da quella che avrebbe dovuto essere la loro traiettoria.
E' una bella cosa, sfuggire poeticamente al proprio destino.
Ho fissato per un po' quelle che stavano appiccicate al mio finestrino e ne ho individuata una che è rimasta lì per un'oretta buona e poi è stata spazzata via da un treno che arrivava in un altra direzione. Mi sono venuti in mente le gocce di Federigo Garcia Lorca.
Vi copio il pezzo qui, che è bello:
 "Gocce. Occhi di infinito che guardano il bianco infinito che le generò [...] son poeti dell'acqua che han visto e meditano ciò che la folla dei fiumi ignora".


lunedì, aprile 07, 2008

Un post come un sms

In questi giorni il computer era giù di corda. 

Non voleva ricaricarsi più e ho dovuto fare una misteriosa combinazione di tasti pronunciando formule sanscrite per farlo riprendere.
Ora funziona di nuovo.
Ma io devo studiare medievale.
Ciao.


lunedì, marzo 31, 2008

Oggi, ieri.

Oggi, lunedì.

Anzi.
Ieri, domenica, ho cercato di adottare una nuova strategia di vita. 
Basta pensare alla domenica come un "è quasi lunedì", sì a pensare invece che sia "ancora domenica".
Mi ci sono impegnata a fondo, sapevo di dover affrontare quest'ultima tranche di frequenza con il sorriso sulle labbra pena rischio di depressione fulminante da "cielo ho 25 anni e sono ancora qui con gli evidenziatori e i righellini". 
Comunque dicevo, mi ci sono messa sotto. 
Ho trascorso la domenica studiando poco, cazzeggiando per lo più, canticchiando. 
Ho utilizzato una crema balsamo per i capelli.
Mi sono messa lo smalto sulle unghie (che non succedeva dal '93).
Così oggi-lunedì quando è suonata la sveglia il mio primo pensiero è stato "Ma perché ho messo la sveglia? Dove devo andare?". 
Poi ho subitaneamente realizzato che era lunedì e dovevo prendere lo zozzo regionale per andare all'università, però sono stata contenta, la nuova filosofia aveva funzionato. 
Per il momento. 
Durerà pochissimo, già  so che risulterà impossibile ricacciare a diritti e rovesci gli scatoloni di sfiga universitaria che mi rotoleranno addosso. 
Ma devo avere fiducia in me stessa, l'ho scritto anche sulla moleskine "Tieni duro". 
Che sono alle cozze lo capite da soli, sono già arrivata allo stadio del training motivazionale da rampante manager newyorchese. 
Solo che io non sono una manager e non vivo a New York ma a Vercelli, un posto che tra poco diventerà un puntino verde in mezzo a un mare di zanzare.
Stanno iniziando ad allagare le risaie. 
Le ho osservate bene oggi al ritorno, perché ho perso le cuffie del lettore e quindi non mi restava che osservare intensamente il paesaggio e orecchiare i discorsi impossibili dei compagni di viaggio. 
Giuro che in questi mesi ne ho sentite di tutti i colori, dall'amante che fa la gatta col marito di un'altra, al ragazzo che spiega per filo e per segno al cellulare come fare a procurarsi un motorino rubato con tanto di targa falsa, alle studentesse di medicina che si raccontano autopsie sgranocchiando croccanti toasts al prosciutto. Cosa dicono del mondo? Bello perché vario. Almeno lo dicevano una volta.
Oggi in metropolitana c'era un bambinello zingaro (età presunta buona per la terza elementare) che ha strimpellato malissimo al violino un pezzo classico e si è fermato dicendo "Scusate, non sono tanto bravo, suono da due giorni".
Io quello che avevo in tasca gliel'ho dato. 
E ho anche pensato alla santanché. Che crede in Dior, Celine, Louis Vuitton (come dice la sempre grande Cortellesi) e che la cosa più importante di cui l'Italia ha bisogno oggi sia prendere a pedate nel sedere i clandestini.
A me però quel bambino lì mica mi ispirava calci, casomai simpatia e un po' di istinto materno perché sarebbe stato a scuola che solo in una metropolitana dove chiunque può portarselo via senza tanti complimenti.
Posso dirlo qui che mi sa che non andrò a votare? 
Non ce la faccio proprio, cozzerebbe con il mio tentativo di essere positiva e pensare solo a ritagliare le sottilette con le formine per fare il formaggio animalesco da mettere sul mio pranzo in scatola.
Ho dimenticato della punteggiatura credo. 
E forse anche altre cose da dire.
Ma per il momento va così, e finché dura, godiamocelo.



mercoledì, marzo 26, 2008

h.b.

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Alla fine, riflettendoci, un post con un'immagine e basta, per di più in bianco e nero, per di più vagamente drammatica era troppo criptico anche per me.
Vero che nell'ultimo periodo ho avuto solo un grandissimo desiderio di ripiegarmi su me stessa come una foglia. 
E' stato strano questo marzo. 
Troppo freddo, troppo grigio, troppi giorni passati a chiudere gli occhi la sera pensando a tutto quello che avrei voluto ma non ho effettivamente potuto fare. 
Chissà perché ci sono quei periodi in cui le cose cadono a valanga, una dopo l'altra, come quando apri per sbaglio l'anta di un armadio e ti precipitano addosso oggetti che non ricordavi nemmeno di avere nascosto lì.
Sono piena di cassetti nascosti io, ogni tanto me ne dimentico, poi arrivano periodi strani e inizio a sentirli cigolare, socchiudersi, cadere fragorosamente.
Domani è il mio venti-cinque-esimo compleanno.
Un altro cassetto, mi sa.


mercoledì, marzo 19, 2008

Umpf.

Parliamo un po' di me.

Perchè i blog sono creature autoreferenziali. 
E quando i blog languono pensosi mostrando per parecchi giorni di fila la solita vecchia paginetta intimista significa che i loro proprietari hanno difficoltà a fare riferimento alla loro egointeriorità.
Tutto questo per dire che nonostante il periodo sia pieno di inizi  (iniziata la primavera, iniziate le vacanze, iniziata al mondo dei mac, iniziata a un paio di jeans il cui prezzo mi fa sentire in colpa con il mondo intero) mi sento floscia come un calzino spaiato rimasto incollato per sbaglio al cestello della lavatrice.
Non sono nemmeno emozionata per l'avvicendarsi del mio compleanno. 
Di solito è una cosa che mi fa strippare dal primo di marzo. Invece niente, sono addirittura contrariata all'idea di organizzarmi una festa. Al momento vorrei un compleanno non festeggiato, a casa, in pigiama a guardare Pretty in pink o altre amenità anni '80.
Oggi ho dovuto cucinare. Per forza. 
Le alternative erano: 
a) rincoglionirsi con la peggio monnezza televisiva della programmazione pomeridiana;

b) ricominciare a ripassare plotino accorgendomi con sconforto che molta parte dei miei studi triennali sono stati completamente azzerati. In compenso al trivial azzecco sempre la risposta al quesito "come si chiamava il cane della famosa pubblicità infostrada?";

c) studiare filosofia medievale;

d) cucinare e scacciare lo spleen con qualcosa che una volta prodotta dia davvero soddisfazione.

Così ho scelto la busta d e ho iniziato a imprecare contro il robot da cucina, prestato da mia nonna, che per chiudersi necessita una serie di mosse e mossette di coperchio che neanche il cubo di rubik. 
Giulio felino mi guardava mollemente disteso sulla credenza mentre cantavo Fever impugnando una carota a mò di microfono e tenendo il tempo con un gambo di sedano. 
Sto vivendo una crisi di mezza età, la settimana scorsa uscendo da blockbuster un ragazzino mi ha detto "SCUSI le è caduto lo scontrino". 
Scusi a me, che faccio solo 25 anni tra pochi giorni. 
Per poco non si rimediava un calcio nei maroni. 
Ho il dubbio di stare diventando adulta. 
Che significa sotto molti aspetti esplicitare la vecchietudine che si è sempre celata in me. 
A sette anni ero una formidabile giocatrice di carte, gran partitoni con mio nonno che mi insegnava i trucchi del mestiere (ma non tutti altrimenti poi rischiavo di vincere). 
Annusavo il tabacco profumato nelle ampolle della tabaccheria dell'altro nonno, ascoltavo i discorsi sul tempo e sui vicini di casa, mi piaceva passeggiare per il viale camminando piano. Oggi a (quasi) 25 anni mi piace la buona tavola e il buon vino, leggere libri con una coperta sulle ginocchia, coccolare il mio gatto lamentandomi del maldischiena, passeggiare per il viale veloce (perchè di tempo ormai non ce n'è più), ripensare a quando all'asilo giocavamo ai power rangers buttandoci giù dallo scalone dell'ingresso. 
Quelle primavere infinite che si trasformavano presto nell'estate ed era tutto un colare di ghiaccioli, un tuffo in piscina, un giretto in bici fischiettando con le amiche, i primi batticuori per tizi che non ti filavano assolutamente, anzi traslocavano ad agosto e quando tornavi dalle vacanze ti ritrovavi di fronte a un citofono con un cognome diverso dal solito e non capivi perché. 
Vecchia anche in questo. 
Nel tentativo di ricordare sempre tutto in ogni minimo particolare. 
Come se quello che sono oggi fosse molto meno sicuro di quello che ero ieri.
Alla fine Giulio si sposta dalla credenza e viene a miagolarmi in mezzo ai piedi perché vorrebbe un pezzo di Giovanni Damasceno, la mia torta di carote: alta, profumata e di un arancione lisergico che finisce per migliorare il mio umore.
Del resto con un gatto bianco e rosso con la pancia pelosa, una torta carotibile e un portatile nuovo di pacca non è poi così male essere se stessi.