mercoledì, aprile 30, 2008

everywhere I look around

Fuori grigio e io cazzeggiocazzeggiocazzeggio.

Principalmente gioco con lastfm, decidendo se una canzone mi piace o no dopo trenta secondi scarsi. Principalmente lascio che la testa si abbandoni a tutta la pesantezza di tre ripetute sveglie mattutine alle ore 6.30, ora che si era già detto qui non appartiene al mondo dei vivi, appartiene a una specie di intramondo con colori, suoni e conversazioni ad alto tasso surreale. In fin dei conti ho delle perline di malinconia che mi rotolano per le pareti dello stomaco. 
Ma si tratta di quei solletici passeggeri dovuti un po' al tempo, un po' perchè a dormire in treno mi è venuto il torcicollo, un po' perchè da due giorni ricordo la trama di un libro senza ricordarmene il titolo. 
Domani altra grigliata scaccia tristezza. 
Maggio avanza signori e signore ma i maglioni pesanti sono ancora tutti lì e i libri accumulati di nuovo in giro per la stanza e i fogli ovunque. 
Sulla via del ritorno ho raggiunto l'apice del ridicolo guardando fuori dal finestrino le risaie umide che più umide non si può e autocitandomi con tre versi mentali di una poesia che avevo scritto, forse al liceo o no, forse,semplicemente in sogno.
La primavera è così: scombussola, tira fuori le robe che stavano sotto terra, soffia nuvole ove più le pare, mi induce all'acquisto di magliette con le mezzemaniche.
L'ho detto che la testa era pesante.
Quello che non ho detto é che avrei scritto in modo totalmente nonsense.
So sorry.

venerdì, aprile 25, 2008

*another sunny day


Ah, una giornata di sol.
Bella roba davvero, non pensare a niente che non sia più complicato della giusta sistemazione di due file di spiedini una sull'altra. 
Nella vita si semina e anche se per anni non si raccoglie niente poi ti ritrovi un pomeriggio di aprile con persone belle, vere nel "vero" senso della parola, con cui puoi ridere di tutto pur sapendo che sarebbero perfette per un discorso serio, con cui un abbraccio, un sorriso vuol dire più di quello che tante parole a volte non riescono.
E' vero ho un esame lunedì, per la prima volta credo in vita mia ho preso la cosa veramente sottogamba. Però non era mai successo che a tre giorni da una cosa stressante come un esame avessi le lentiggini, una scottatura marcata e un buon sapore di braciola spalmato sulle mani.
Si avvicina l'estate.
Sono tranquilla, ho i piedi incollati alla mia zattera, guardo l'orizzonte.

Another sunny day, I met you up in the garden
You were digging plants, I dug you, beg your pardon
I took a photograph of you in the herbaceous border
It broke the heart of men and flowers and girls and trees
Belle&Sebastian -Another sunny day-

giovedì, aprile 24, 2008

*mi manca il sole di bari

Proporrò la cancellazione del 24 aprile dal calendario.

Il rapido succedersi di microsfighe in ancor più rapida sequenza nella giornata di oggi mi ha indotto a credere che il 24 aprile ce l'abbia con me. E di brutto pure.
Stamane la sveglia suona alle sei e mezza e mi risveglia da uno stato di dolce e piacevole coma onirico. Ero in un sogno bellissimo, un vasto magazzino vintage in cui provavo improbabili camicioni optical sotto lo sguardo benevolo di una commessa che assomigliava un po' a irene pivetti. La sveglia suona, il mio cuore va in shock come tutte le mattina ma sono in piedi, non c'è dubbio che l'essere umano con la faccia da rana che è riflesso nello specchio sono io.
Faccio colazione, ripasso gli arabi, al farabi, al kindi, al jazeera. 
Non ho voglia di prendere il treno, ho malditesta ma, penso, passerà.
Invece non passa a magenta cerco di esorcizzare le voci stridule delle due adolescenti brufolose sedute davanti a me che da una quarantina di minuti narrano le loro prodezze erotiche con dovizia di particolari. Ho malditesta, questa è una cosa su cui di solito riderei, ma invece mi girano tantissimo le palle e faccio quell'espressione da vecchietta acida e incazzosa alzando il volume della musica. Ma niente, le vocette perforanti arrivano anche lì.
Scendo a Centrale che è un delirio di trolley. Per un attimo pare proprio l'epico sfondo di una battaglia tra due eserciti i paladini del trolley e gli studenti pendolari che anzichè partire per mete esotiche stanno andando a lezione. Quanto vorrei essere dall'altra parte della barricata.
Scendo in metropolitana e mi accorgo subito che qualcosa non va; i vagoni sono vuoti la gente si agita minacciosa. "S'è rotto" il treno. Bisogna prendere il servizio sostitutivo. Come nome non è un granchè e nemmeno nella realtà trattasi di bus in cui sono già stipate circa 224 persone come blocchi del tetris. A me tocca fare il pezzo orizzontale appaiata a un gigante di due metri e più che mi ruba l'ossigeno.
Arrivo a Cadorna dopo 55minuti di bus. Del tipo che se andavo in monopattino, bendata e con un cagnetto che mi azzannava le caviglie facevo prima. Ho perso la prima ora di lezione, ho malditesta, il tizio del bar vuole mettermi il limone nel caffè.
Trascorro altre tre ore in università e poi filo sul treno.
Mi aspetta la spesa per la grigliatona di domani.
eh sì sono stanca morta.
Ma tanto non sarò da sola.
Tanto non dovrò fare 20 minuti di coda al bancomat per prelevare.
Tanto non mi accorgerò di essere senza benzina nel corso di una deviazione per le campagne casalesi che mi ha portato in paesini maori.
Tanto non dovrò fare un'altra coda di trenta minuti schiacciata contro la parete di una macelleria a fissare lingue di vitello, cuori e polmoni.
Tanto avrò tutto il tempo di fare la doccia e rilassarmi.
Tanto non dovrò ricevere centocinquanta telefonate e farne altrettante scoprendo che l'auricolare in macchina mi distrae più del cellulare.
E invece sì, tutto fino all'ultimo briciolo di sfiga è per me.
Arrivata a casa scopro che domani i miei amici mailanesi (milanesi) arriveranno alle dieci e non alle undici perchè non ci sono treni.
Ma non ci sarà mai più un altro 24 aprile. Farò una petizione, lo sciopero della fame, un calendario nudo. No al 24 aprile.
E chissà che coi tempi che corrono non finiscano per togliere anche il giorno successivo.

*scritta presente su un pilastro in stazione centrale

lunedì, aprile 21, 2008

mantra antipioggia

Da quanto piove, piove da una settimana, da quando ho incominciato a guardare fuori dalla finestra piove, piove da quando ho messo i piedi fuori casa stamattina, piove mentre guardo la tivù e mentre sfoglio le pagine rimaste, piove perché mi sono appena fatta lo shampoo, sugli animali e sugli alberi (piove), piove e nonostante tutto sto organizzando una giornata di sole, piove sulle pozzanghere, sui finestrini delle macchine, piove tantissimo e basta, i fiumi si gonfiano, gli occhi pure, la primavera dove sta?

Scomparsa.

mercoledì, aprile 16, 2008

Finchè ci saranno risate

Oggi per un attimo è stato come essere sulla scena di un film. Un bel film di quelli che scaldano il cuore, con dialoghi intelligenti, la giusta dose di ironia, la giusta dose di malinconia e il tempo che scorre in sottofondo come un frusciare di seta. 

C'era questa terrazza tutta bianca e persone conosciute e non, che parlavano tra loro, tranquillamente della loro vita, delle loro storie con semplicità assoluta; ogni tanto scoppiava una risata, seguiva un brindisi e il resto, quel resto che alcuni giorni preme sulle palpebre e sulla bocca con forza, sembrava sfumarsi, entrare in un secondo lontanissimo piano. 
Io ero sveglia dalle sei e mezza e avevo trascorso l'intera giornata su un paio di scarpe col mezzo tacco che dovrebbero servire a curarmi una fascite ma che non fanno parte della mia persona. Così le ho tolte e giravo scalza con il bicchiere in mano e nonostante tutta la giornata sulle spalle un'energia bella, nuova, che non sospettavo di poter avere.
Mi succede sempre in momenti così. 
Mi guardo intorno e fermo brevissimamente un'istantanea da poter conservare nel cuore. 
Per ricordare che ci sono persone belle ancora, e discorsi coraggiosi ancora e tanta poesia nascosta ovunque. 

lunedì, aprile 14, 2008

V.

"So che non posso in nessun modo convincerti che questo non è uno dei loro trucchi, ma non mi interessa. Io sono io.
Mi chiamo Valerie.
Non credo che vivrò ancora a lungo e volevo raccontare a qualcuno la mia vita. 
Questa è l'unica autobiografia che scriverò e … Dio… mi tocca scriverla sulla carta igienica.
Sono nata a Nottingham nel 1985. 
Non ricordo molto dei miei primi anni, ma ricordo la pioggia.
Mia nonna aveva una fattoria a Totalbrook e mi diceva sempre che "Dio è nella pioggia".
Superai l'esame di terza media ed entrai al liceo femminile. Fu a scuola che incontrai la mia prima ragazza: si chiamava Sara. Furono i suoi polsi… erano bellissimi. Pensavo che ci saremmo amate per sempre. 
Ricordo che il nostro insegnante ci disse che era una fase adolescenziale, che sarebbe passata crescendo. Per Sara fu così, per me no.
Nel 2002 mi innamorai di Christina. Quell'anno confessai la verità ai miei genitori. Non avrei potuto farlo senza Chris che mi teneva la mano. Mio padre ascoltava ma non mi guardava. Mi disse di andarmene e di non tornare mai più. Mia madre non disse niente, ma io avevo detto solo la verità, ero stata così egoista? Noi svendiamo la nostra onestà molto facilmente, ma in realtà è l'unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio… All'interno di quel centimetro siamo liberi.Avevo sempre saputo cosa fare nella vita, e nel 2015 recitai nel mio primo film: "Le pianure di sale". Fu il ruolo più importante della mia vita, non per la mia carriera ma perché fu lì che incontrai Ruth. La prima volta che ci baciammo, capii che non avrei mai più voluto baciare altre labbra al di fuori delle sue.
Andammo a vivere insieme in un appartamentino a Londra. Lei coltivava le Scarlett Carson per me nel vaso sulla finestra e la nostra casa profumava sempre di rose. Furono gli anni più belli della mia vita.
Ma la guerra in America divorò quasi tutto e alla fine arrivò a Londra.
A quel punto, non ci furono più rose per nessuno.
Ricordo come cominciò a cambiare il significato delle parole. 
Parole poco comuni come fiancheggiatore e risanamento divennero spaventose, mentre cose come Fuoco Norreno e gli articoli della fedeltà divennero potenti. 
Ricordo come diverso diventò pericoloso. Ancora non capisco perché ci odiano così tanto.
Presero Ruth mentre faceva la spesa. Non ho mai pianto tanto in vita mia. Non passò molto tempo prima che venissero a prendere anche me.
Sembra strano che la mia vita debba finire in un posto così orribile, ma per tre anni ho avuto le rose e non ho chiesto scusa a nessuno.
Morirò qui… tutto di me finirà… tutto… tranne quell'ultimo centimetro… un centimetro… è piccolo, ed è fragile, ma è l'unica cosa al mondo che valga la pena di avere.
Non dobbiamo mai perderlo, o svenderlo, non dobbiamo permettere che ce lo rubino… 
Spero che chiunque tu sia, almeno tu, possa fuggire da questo posto; spero che il mondo cambi e le cose vadano meglio ma quello che spero più di ogni altra cosa è che tu capisca cosa intendo quando dico che anche se non ti conosco, anche se non ti conoscerò mai, anche se non riderò, e non piangerò con te, e non ti bacerò, mai… io ti amo, dal più profondo del cuore… Io ti amo.
Valerie"


domenica, aprile 13, 2008

Me-me-me-me-me

Poiché è una promessa è una promessa e io son piena di difetti ma se prometto poi mantengo come ambra, ecco qui brevissimamente la risposta ai meme in cui mi coinvolsero la dolce rompì e mia cugina (che non è un nick ma è mia cugina veramente). Io direi che chi vuole considerarli propri, capita di qui li legge e decide di esprimere anche sul suo punto di vista può farlo. 
I meme riguardavano 5 cose che ami fare e 5 canzoni importanti per te. Inutile dire che sia cose che canzoni sarebbero state molte di più ma sono stata brevissima, scrivendo quello che mi saltava alla mente lì su due piedi.
P.s. Ho cercato di capire perché si chiamano "meme" ma non sono riuscita a darmi una spiegazione.


Amo (in ordine sparso)
- Leggere
- Scovare nuove canzonette che possano farmi da colonna sonora nei miei viaggi vercelli-milano-vercelli
- Ascoltare il mio gatto che mi fa le fusa nelle orecchie la mattina presto
- Cambiare prospettiva quando le cose si tingono di grigio
- Una certa parte della filosofia
-Il cibo slow e le chiacchiere con Simone

Cinque canzoni importanti per me
Tonight tonight Smashing Pumpkins (la mia prima gioventù)
Creep Radiohead (la mia seconda gioventù)
The body breaks Devendra Banhart (il mio primo, e credo ultimo, spettacolo teatrale)
Eighties fan Camera Obscura (la Francia. Ok, non è in francese ma fa uguale)
Hey rabbit Fionn Regan (la nuova università. Consigliato da Mimidef, mai più abbandonato da allora)


Tutto fatto, giusto?

sabato, aprile 12, 2008


Vi confesso una cosa.

Ogni tanto, per qualche strana ragione che non saprei indicare, mi ritrovo a cercare su internet nomi di persone che conosco. Alcune che mi sono vicine, che vedo tutti i giorni, altre che probabilmente non riconoscerei incontrandole per strada.E’ una specie di malinconico esercizio di riflessione sul presente e sul passato, è un po’ come andare a pesca, solo che posso evitarmi la parte dei vermi appesi alla lenza.Succede di scoprire cose incredibili. 
Ad esempio cercando me stessa uno dei primi tre risultati è un sito che riporta il mio nome e cognome accompagnato dalla parola suicida. Alla vecchia università avevo fatto questo spettacolo in inglese dove interpretavo la parte di una suicida un po’ vamp. 
Così mi viene da ridere se penso che possa esistere qualcun altro che, invece di andare a pescare, butti le lenze in internet per cercarmi e legga che sono stata suicida. E magari lì per lì, gli potrebbe venire anche un colpo.
Un’altra cosa che mi sembra davvero strana è pensare a tutto il tempo che è passato da che ho iniziato a scrivere sul web. Ma poi si scrive sul o nel web? O si affidano le parole a qualcosa che è ancora più virtuale della memoria di un ipotetico ascoltatore? Boh. 
Io dal canto mio posso dire che in genere ricordo pressoché tutto. L’altra mattina che ancora non pioveva si sentivano le rondini fuori dalla finestra e mi sono ricordata di quando da piccola arrivava quel periodo lì e io capivo che sarebbe stata presto estate. 
Il motore di ricerca del mio cervello è indubbiamente più romantico di Virgilio o Yahoo o Google. 
Delle persone mi racconta che cosa sono state, che cosa mi hanno raccontato, quanto tempo abbiamo passato insieme e perché. E’ il solito discorso per cui si rimane tutti da qualche parte e un giorno quando inventeranno qualche strano aggeggio per viaggiare nel tempo potremo prendere il caffè con noi stessi vent’anni prima e sentirci raccontare come eravamo.

(giuro che nel prossimo post rispondo ai meme, ci sto lavorando)

mercoledì, aprile 09, 2008

lluvia (si scriverà così?)

Oggi in treno pensavo a una scemenza.

Ovvero alle goccioline di pioggia che cadono sopra i treni e si fanno trasportare da una parte all'altra, attraversano diverse città e arrivano a cadere in un punto completamente diverso da quella che avrebbe dovuto essere la loro traiettoria.
E' una bella cosa, sfuggire poeticamente al proprio destino.
Ho fissato per un po' quelle che stavano appiccicate al mio finestrino e ne ho individuata una che è rimasta lì per un'oretta buona e poi è stata spazzata via da un treno che arrivava in un altra direzione. Mi sono venuti in mente le gocce di Federigo Garcia Lorca.
Vi copio il pezzo qui, che è bello:
 "Gocce. Occhi di infinito che guardano il bianco infinito che le generò [...] son poeti dell'acqua che han visto e meditano ciò che la folla dei fiumi ignora".


lunedì, aprile 07, 2008

Un post come un sms

In questi giorni il computer era giù di corda. 

Non voleva ricaricarsi più e ho dovuto fare una misteriosa combinazione di tasti pronunciando formule sanscrite per farlo riprendere.
Ora funziona di nuovo.
Ma io devo studiare medievale.
Ciao.


lunedì, marzo 31, 2008

Oggi, ieri.

Oggi, lunedì.

Anzi.
Ieri, domenica, ho cercato di adottare una nuova strategia di vita. 
Basta pensare alla domenica come un "è quasi lunedì", sì a pensare invece che sia "ancora domenica".
Mi ci sono impegnata a fondo, sapevo di dover affrontare quest'ultima tranche di frequenza con il sorriso sulle labbra pena rischio di depressione fulminante da "cielo ho 25 anni e sono ancora qui con gli evidenziatori e i righellini". 
Comunque dicevo, mi ci sono messa sotto. 
Ho trascorso la domenica studiando poco, cazzeggiando per lo più, canticchiando. 
Ho utilizzato una crema balsamo per i capelli.
Mi sono messa lo smalto sulle unghie (che non succedeva dal '93).
Così oggi-lunedì quando è suonata la sveglia il mio primo pensiero è stato "Ma perché ho messo la sveglia? Dove devo andare?". 
Poi ho subitaneamente realizzato che era lunedì e dovevo prendere lo zozzo regionale per andare all'università, però sono stata contenta, la nuova filosofia aveva funzionato. 
Per il momento. 
Durerà pochissimo, già  so che risulterà impossibile ricacciare a diritti e rovesci gli scatoloni di sfiga universitaria che mi rotoleranno addosso. 
Ma devo avere fiducia in me stessa, l'ho scritto anche sulla moleskine "Tieni duro". 
Che sono alle cozze lo capite da soli, sono già arrivata allo stadio del training motivazionale da rampante manager newyorchese. 
Solo che io non sono una manager e non vivo a New York ma a Vercelli, un posto che tra poco diventerà un puntino verde in mezzo a un mare di zanzare.
Stanno iniziando ad allagare le risaie. 
Le ho osservate bene oggi al ritorno, perché ho perso le cuffie del lettore e quindi non mi restava che osservare intensamente il paesaggio e orecchiare i discorsi impossibili dei compagni di viaggio. 
Giuro che in questi mesi ne ho sentite di tutti i colori, dall'amante che fa la gatta col marito di un'altra, al ragazzo che spiega per filo e per segno al cellulare come fare a procurarsi un motorino rubato con tanto di targa falsa, alle studentesse di medicina che si raccontano autopsie sgranocchiando croccanti toasts al prosciutto. Cosa dicono del mondo? Bello perché vario. Almeno lo dicevano una volta.
Oggi in metropolitana c'era un bambinello zingaro (età presunta buona per la terza elementare) che ha strimpellato malissimo al violino un pezzo classico e si è fermato dicendo "Scusate, non sono tanto bravo, suono da due giorni".
Io quello che avevo in tasca gliel'ho dato. 
E ho anche pensato alla santanché. Che crede in Dior, Celine, Louis Vuitton (come dice la sempre grande Cortellesi) e che la cosa più importante di cui l'Italia ha bisogno oggi sia prendere a pedate nel sedere i clandestini.
A me però quel bambino lì mica mi ispirava calci, casomai simpatia e un po' di istinto materno perché sarebbe stato a scuola che solo in una metropolitana dove chiunque può portarselo via senza tanti complimenti.
Posso dirlo qui che mi sa che non andrò a votare? 
Non ce la faccio proprio, cozzerebbe con il mio tentativo di essere positiva e pensare solo a ritagliare le sottilette con le formine per fare il formaggio animalesco da mettere sul mio pranzo in scatola.
Ho dimenticato della punteggiatura credo. 
E forse anche altre cose da dire.
Ma per il momento va così, e finché dura, godiamocelo.



mercoledì, marzo 26, 2008

h.b.

Modifica
Alla fine, riflettendoci, un post con un'immagine e basta, per di più in bianco e nero, per di più vagamente drammatica era troppo criptico anche per me.
Vero che nell'ultimo periodo ho avuto solo un grandissimo desiderio di ripiegarmi su me stessa come una foglia. 
E' stato strano questo marzo. 
Troppo freddo, troppo grigio, troppi giorni passati a chiudere gli occhi la sera pensando a tutto quello che avrei voluto ma non ho effettivamente potuto fare. 
Chissà perché ci sono quei periodi in cui le cose cadono a valanga, una dopo l'altra, come quando apri per sbaglio l'anta di un armadio e ti precipitano addosso oggetti che non ricordavi nemmeno di avere nascosto lì.
Sono piena di cassetti nascosti io, ogni tanto me ne dimentico, poi arrivano periodi strani e inizio a sentirli cigolare, socchiudersi, cadere fragorosamente.
Domani è il mio venti-cinque-esimo compleanno.
Un altro cassetto, mi sa.


mercoledì, marzo 19, 2008

Umpf.

Parliamo un po' di me.

Perchè i blog sono creature autoreferenziali. 
E quando i blog languono pensosi mostrando per parecchi giorni di fila la solita vecchia paginetta intimista significa che i loro proprietari hanno difficoltà a fare riferimento alla loro egointeriorità.
Tutto questo per dire che nonostante il periodo sia pieno di inizi  (iniziata la primavera, iniziate le vacanze, iniziata al mondo dei mac, iniziata a un paio di jeans il cui prezzo mi fa sentire in colpa con il mondo intero) mi sento floscia come un calzino spaiato rimasto incollato per sbaglio al cestello della lavatrice.
Non sono nemmeno emozionata per l'avvicendarsi del mio compleanno. 
Di solito è una cosa che mi fa strippare dal primo di marzo. Invece niente, sono addirittura contrariata all'idea di organizzarmi una festa. Al momento vorrei un compleanno non festeggiato, a casa, in pigiama a guardare Pretty in pink o altre amenità anni '80.
Oggi ho dovuto cucinare. Per forza. 
Le alternative erano: 
a) rincoglionirsi con la peggio monnezza televisiva della programmazione pomeridiana;

b) ricominciare a ripassare plotino accorgendomi con sconforto che molta parte dei miei studi triennali sono stati completamente azzerati. In compenso al trivial azzecco sempre la risposta al quesito "come si chiamava il cane della famosa pubblicità infostrada?";

c) studiare filosofia medievale;

d) cucinare e scacciare lo spleen con qualcosa che una volta prodotta dia davvero soddisfazione.

Così ho scelto la busta d e ho iniziato a imprecare contro il robot da cucina, prestato da mia nonna, che per chiudersi necessita una serie di mosse e mossette di coperchio che neanche il cubo di rubik. 
Giulio felino mi guardava mollemente disteso sulla credenza mentre cantavo Fever impugnando una carota a mò di microfono e tenendo il tempo con un gambo di sedano. 
Sto vivendo una crisi di mezza età, la settimana scorsa uscendo da blockbuster un ragazzino mi ha detto "SCUSI le è caduto lo scontrino". 
Scusi a me, che faccio solo 25 anni tra pochi giorni. 
Per poco non si rimediava un calcio nei maroni. 
Ho il dubbio di stare diventando adulta. 
Che significa sotto molti aspetti esplicitare la vecchietudine che si è sempre celata in me. 
A sette anni ero una formidabile giocatrice di carte, gran partitoni con mio nonno che mi insegnava i trucchi del mestiere (ma non tutti altrimenti poi rischiavo di vincere). 
Annusavo il tabacco profumato nelle ampolle della tabaccheria dell'altro nonno, ascoltavo i discorsi sul tempo e sui vicini di casa, mi piaceva passeggiare per il viale camminando piano. Oggi a (quasi) 25 anni mi piace la buona tavola e il buon vino, leggere libri con una coperta sulle ginocchia, coccolare il mio gatto lamentandomi del maldischiena, passeggiare per il viale veloce (perchè di tempo ormai non ce n'è più), ripensare a quando all'asilo giocavamo ai power rangers buttandoci giù dallo scalone dell'ingresso. 
Quelle primavere infinite che si trasformavano presto nell'estate ed era tutto un colare di ghiaccioli, un tuffo in piscina, un giretto in bici fischiettando con le amiche, i primi batticuori per tizi che non ti filavano assolutamente, anzi traslocavano ad agosto e quando tornavi dalle vacanze ti ritrovavi di fronte a un citofono con un cognome diverso dal solito e non capivi perché. 
Vecchia anche in questo. 
Nel tentativo di ricordare sempre tutto in ogni minimo particolare. 
Come se quello che sono oggi fosse molto meno sicuro di quello che ero ieri.
Alla fine Giulio si sposta dalla credenza e viene a miagolarmi in mezzo ai piedi perché vorrebbe un pezzo di Giovanni Damasceno, la mia torta di carote: alta, profumata e di un arancione lisergico che finisce per migliorare il mio umore.
Del resto con un gatto bianco e rosso con la pancia pelosa, una torta carotibile e un portatile nuovo di pacca non è poi così male essere se stessi.


domenica, marzo 09, 2008

due righe proprio due

Due righe giusto per dire che sono ancora viva più o meno, e sprofondata nel solito studio più o meno.
Cose più di questi giorni: concerto Roy Paci (non conoscevo una canzone una ma ho ballato in modo matto e disperatissimo e temo anche imbarazzante), ho mangiato da Burger King (e adesso per un anno avrò ben stampato nella mente perchè non mangio mai da Burger King, non vi dico gli incubi notturni, una roba davvero paiura), il pelo morbidissimo del mio felino che crescendo sta diventano un po' meno pantera in cattività e un po' più adorabile gatto da distendersi sui piedi a mò di coperta.

Cose meno: tempo libero fragile e inesistente, la primavera che fa le finte e poi torna l'inverno, domani che è lunedì, Burger King, mi sono dimenticata di fare l'abbonamento e domani mi tocca sorbirmi la solita coda slow-motion, la mia maglietta marrone preferita schizzata di candeggina bastarda.

Sì mi rendo conto, non fregava niente a nessuno, però già che 'azzeggiavo sul web ho pensato di scrivere due righe.
Che dite concludo in modo banale? Massì.

Buona settimana a tutti, a voi studio.

martedì, marzo 04, 2008

Fatti non foste per viver come bruti

Le persone che frequentano la specialistica di filosofia in genere sono persone poco serene.
Cioè, anche se non lo danno a vedere, anche se fanno di tutto per dimostrarsi entusiaste di "testi" (frasi tipo "E' un testo bellissimo" "Ho studiato su questo testo" "E' un testo che merita"), di "approfondimenti" di "papers" (parola incredibilmente simile al termine italiano papere), nutrono nel loro cuore una profonda frustrazione per aver fatto una scelta universitaria un po' del cazzo.
E passatemi questo cazzo che è detto con tutto il rispetto per coloro che, eccezionalmente, esimono da questo contesto.
Io sto parlando di persone generali che frequentano corsi in generale.
Gli specialisti di filosofia.
Che già essere specialistici di qualcosa in filosofia è secondo me una contraddizione in termini.
E' come dire "ho tutte le risposte del trivial anche quelle che devono ancora essere scritte".
Non si può.
Gli eroici cavalieri della sophia dei nostri giorni non se la passano molto bene.
I massimi rappresentanti della categoria sono un ex fiamma della parietti, la presunta fiamma di una certa veronica lario, la brambilla e naruto.
E poi c'è quell'insidiosa consapevolezza.
Gli specialisti di oggi sanno che dopo anni trascorsi a spaccarsi la testa su minuziosi rompicapo logici, a camminare sospesi sul filo di alte questione metafisiche, a studiare heidegger (perchè heidegger lo studiano tutti, è epidemico) le loro prospettive di trovare un lavoro, che li possa ripagare economicamente e prestigiosamente delle loro fatiche, sono le stesse che berlusconi perda le elezioni.
Diciamocelo, nel migliore dei casi tra un paio d'anni, saranno tutti iscritti alla sssissss (mai capite quante esse) e poi catapultati nel mondo delle supplenze precarie a cercare di spiegare la regola del -cia e -gia a bambini iperattivi.
Nessuno di loro domanderà una spiegazione sull'argomento ontologico di sant'anselmo.
In molti cercheranno di bersagliarli con articoli di cancelleria.
Gli specialisti lo sanno ma fanno finta di niente, e ogni volta che quella puntina di frustrazione si fa fastidiosa la cacciano giù con una piedata, la nascondono sotto un volume di hegel, le spruzzano il vetril.
Solo che, come Freud ci insegna, l'inconscio è qualcosa di poco controllabile e sicuramente non domabile da un detergente spray: pertanto quella rabbia nascosta finisce per emergere sotto forma di un inspiegabile antagonismo con gli altri.
La competizione è spietata e agisce attraverso meccanismi spietati: si sorride poco e lo si fa principalmente nei confronti di quelle persone che si giudicano intellettualmente inferiori o inevitabilmente necessarie per ottenere appunti; si parla solo ed esclusivamente di filosofia prima della lezione, dopo, a pranzo, al cesso, in coda per il caffè.
La vita universitaria diventa una summa di sotterfugi, complotti e nervosismi, alla ricerca di una soddisfazione che cancelli il proprio disappunto interiore e che non verrà certamente dalla sopraffazione di altri.
Inutile dire che così si perde il bello della filosofia.
E che gli ultimi due anni di riflessioni varie su questo mondo sempre più spiegazzato e fuori controllo potrebbero trasformarsi persino in qualcosa di molto simile al rimpianto.

Però non prendete questo come uno sfogo.
Io sono una pura osservatrice e non subisco gli attacchi feroci di nessuno.
Però osservo e un po' mi dispiaccio e anche se l'ideale di una setta dei poeti estinti appare irraggiungibile mi basterebbe vedere qualcuno che mangia il suo panino al salame e parla del salame, di quanto è buono e basta.

venerdì, febbraio 29, 2008

Folle fantasia della mente

La metropolitana si trasforma in un pontile di legno un po' alla dawson's creek, con tanto di ninfee, paperette e sole primaverile.
No, non ho fumato niente, solo chiuso gli occhi qualche secondo con la testa piena di musica per cancellare la stanchezza che già di prima mattina mi martella la testa mentre vado a lezione attraversando un traffico di persone incredibilmente serie e incredibilmente rinchiuse nel proprio micromondo, chi sprofondato nella lettura dei vari metrocityleggo, chi impegnato a esibirsi in una performance musicale alla ricerca di qualche spicciolo, chi con lo sguardo perso nel vuoto, chi a leggere ken follett e chi come me con le sue brave cuffiette in esposizione a significare che probabilmente in quel momento è sintonizzato a una frequenza in cui il mondo è una folle fantasia della mente.
Il mondo folle fantasia della mente non è niente male.
Oltre al pontile uno può immaginarsi un pic-nic sull'erba, di essere iscritto a medicina, di stare andando a ricevere un oscar e di non essersi svegliato alle cinque e mezzo del mattino.
In effetti alle cinque e mezza del mattino il mondo reale sembra una folle fantasia della mente senza bisogno di una colonna sonora musicale o di tenere gli occhi chiusi: gli oggetti galleggiano e non si ha chiara percezione nè del proprio corpo nè di ciò che si sta facendo.
L'automatismo è un meccanismo affascinante, i gesti sono precisi ma del tutto incoscienti.
E poi il cielo è lilla, le persone grigie o bianche, i treni ventosi e gli alberi trattenuti.
Il pontile invece è tranquillo.
Ci resto per qualche secondo, lancio un sasso nell'acqua e aspetto che i suoi cerchi concentrici si dissolvano lentamente lasciando la superficie intatta.
Poi apro gli occhi e mi alzo.
Appena in tempo per non perdere la fermata.

sabato, febbraio 23, 2008



Premetto di non essere una grossa esperta in materia di film.
E me ne pento.
Però questo film mi chiamava e ho strarotto le palle alla mia dolce metà per farmici accompagnare.
In sala eravamo sei persone.
Sei.
Quando sono andata a vedere Cloverfield (sì va bene, sono andata a vedere anche quello con il mostro che fa tanta paiura, mica sono una filosofa solo truffaut e vestiti neri :-P) la sala era piena.
Queste sono cose del mondo che non capisco.
Perchè "Le scaphandre et le papillon" è un film meraviglioso, con una delicatezza incredibile, attori bravissimi, nessuna sbavatura, una colonna sonora pazzesca e che ti lascia dentro come un sospiro, un soffio su un mare di candeline accese.
Quindi se siete fondamentalmente pigri fate lo sforzo di alzare le chiappe e andare a vederlo.





Gli ultimi giorni di deliziosa febbre mi hanno invece regalato il tempo necessario per finire di leggere "Bambini nel tempo" di Ian McEvan.
E' un libro che volevo leggere da mesi, non ricordo nemmeno perchè, poi qualche giorno dopo l'esame di storia me lo sono ritrovato davanti in libreria ed è scattato l'acquisto.
Premetto che è un libro difficile, complicato e logorante. Però ci sono passaggi come questo qui:

«Stephen, ascolta, Stephen, prova, a metà dell'estate, a parlare di Natale a un ragazzino di dieci anni. Tanto varrebbe parlare a un adolescente dei suoi progetti pensionistici. Per i bambini, l'infanzia è senza tempo. È un presente continuo. Tutto quanto si coniuga al presente. Certo, hanno ricordi anche loro. Certo, anche per loro il tempo si muove un poco intorno a un Natale che viene sempre alla fine. Ma non ne hanno la "percezione". Percepiscono quello che è l'oggi soltanto, e quando dicono "da grande"... lo fanno sempre con una certa dose di incredulità. Come potrebbero mai essere altro da quello che sono? ...»
e descrizioni incredibili.
Quindi va letto. Magari con calma. Magari mettendoci molto tempo. Però promettere di aggiungerlo alla lista di libri che leggerete in un futuro anche remoto o che porterete con voi su un'isola deserta in caso di un naufragio alla lost.

Ma tutto questo perchè?
Perchè lunedì ricomincio l'uni e non avrò più tempo per cazzeggiare con tutti questi oggetti letterari o di vedere film appassionanti e ho bisogno che qualcuno lo faccia al posto mio.
E magari poi li racconti.





mercoledì, febbraio 20, 2008

ammorbata

Prima o poi aggiornerò.
Al momento sono troppo impegnata a spendere i miei ultimi giorni di vacanza contraendo tutte le forme possibili di influenza in circolazione.
A presto.

lunedì, febbraio 11, 2008

*anyone else




Oggi sono rimasta a casa per un lungo ripasso per l'esame di storia infinita, quello dal 1848 a oggi, come si trattasse di mandare a memoria quattro serie di beautiful.
A dir la verità sono uscita, giusto dieci minuti, sul balcone a mettere l'acqua al vaso di erba gatta.
Freddo è freddo.
Dire che si sente la primavera nell'aria sarebbe una grossissima bugia.
Eppure qualcosa c'è, l'ho sentito attraverso la stoffa del pigiama.
Il cielo sereno magari.
Il pensiero che gli anni passano e non è poi così male accumulare momenti.
Sembra ieri che scrivevo quaderni su quaderni nella cieca convinzione che sarei diventata un allen ginsberg al femminile e mi perdevo nell'ascolto continuativo di canzoni che mi aiutassero a catturare quel momento particolare.

Certe volte ha funzionato.
Certe volte ascolto qualcosa e non solo mi ricordo come stavo, com'ero vestita, se faceva caldo o freddo.
Ricordo anche con precisione chi ero allora.
Ricordo che cercavo sempre un pennarello che scrivesse fino alla fine tutto quello che sentivo di dover dire senza scaricarsi.
Oggi sento ancora di dover dire qualcosa?
Credo di sì, qualcosa c'è ancora.
Anche se non urla più, anche se a volte è solo un sussurro leggero come un battito d'ali che mi attraversa la mente. Però sento di doverlo condividere con la me stessa che verrà.
C'è una canzone quindi infine.
Che mi ricorderà chi sono stata in questo periodo, cosa mi tamburellava le pareti del cervello e cosa sognavo per me e per il resto del mondo.
La condivido con chiunque di voi abbia un paio di minuti da buttare via.
Io la trovo bellissima.



martedì, febbraio 05, 2008

cose che capitano

Dovevo scrivere qui da almeno due settimane.
Da quando una giapponese mi ha chiesto se poteva fotografarmi la borsa alla stazione.
Perchè momenti fashion di questo genere non capitano tutti i giorni.
E soprattutto come disse lui -queste cose capitano solo a te-.
Riflettiamo sul fatto che potrebbe essere il titolo del prossimo libro di moccia.
Riflettiamo sul fatto che Moccia in Italia sia uno scrittore.
Magari scuotiamo leggermente il capo e guardiamo con malinconia ad un qualunque classico nella nostra libreria.
Chiediamogli scusa.
Quindi ragioniamo sull'interessante coincidenza di eventi che mi porta, ad esempio, ad avere un'influenza bastarda, di quelle che ti fanno venire gli occhi a palla e la testa come un pallone e ti costringono ad un ripasso disperato per l'esame di storia indossando un paio di occhiali da sole come ray charles.
Riflettiamo sul fatto che non basta che io studi filosofia.
Bisogna anche aggiungere una spolverata di sfiga leggera leggera per dare quel tocco in più.
Soffermiamoci sul fatto che berlusconi è di nuovo tra noi.
Sulla sensazione che non se ne sia mai andato, che accompagnandolo gentilmente alla porta ce lo siamo ritrovato di nuovo seduto in salotto a misurarsi le orecchie col righello.
Riflettiamo sul servizio di studio aperto sulla ballerina brasiliana che al carnevale di rio ballava tutta ignuda. Soffermiamoci sul suo popò luccicante e sullo sguardo finto ammiccante dell'annunciatrice a cui tocca annunciare nel telegiornale della sera di quel culo lì.
Riflettiamo sull'indignazione di Ferrara.
Riflettiamo sulla mia indignazione nei confronti dei suoi denti.
Anche se mio padre è dentista non è che io abbia una fissa per i denti.
Però quei denti lì fanno schifo. Sono gialli, sono marci, non puoi farti fare dei primi piani con quei denti- Soldi ne avrà no? E perchè non si fa fare una bella pulizia degli incisivi? Meditiamo.
E infine aiutatemi in questo pensiero complesso che mi toglie il sonno e mi impedisce di sognare la mia vita svedese con bionde trecce morbide e quattro chili in meno spalmati su lunghe gambe da renna.
Alleprossime elezioni sono indecisa se votare per carlo conti, jerry scotti o amadeus.
Chiedo l'aiuto del pubblico.

E mi scuso.
Ho preso gli antibiotici.