Quando alzo la testa dagli appunti, sono le quattro e mezza, il mondo fuori dalla finestra è rosa e i miei occhi inevitabilmente stanchi e stroppicciati.
C'è una parte di me che uscirebbe volentieri a fare una bella passeggiata, come i vecchi, non una passeggiata con uno scopo preciso, non un tour di vetrine o un percorso dritto verso un obiettivo, ma una semplice e inutile passeggiata per respirare dell'aria, guardare il mondo, cose così.
In realtà ho bisogno di osservare il mondo per continuare a credere che non faccia tutto proprio schifo schifo. Non so come ma in questi giorni di inumanità tutte italiane, mi sento proprio a disagio marcio in questo mondo qui.
-Il segreto non è cambiare il mondo ma fare in modo che il mondo non ci cambi-
-Sì, è vero. Però vuoi mettere poter prendere un aereo e trasferirsi, che so, in norvegia o in quei posti lì, dove sono alti, biondi, belli, ecologici, ascoltano musica indie allegra e divertente, si vestono vintage , fanno i designers ed è sempre Natale tutto l'anno?-
-Se vuoi ci trasferiamo. Secondo me arrivati all'aereoporto ci tingono i capelli biondo platino; poi ndiamo a vivere in una casa che non solo non inquina ma anzi produce ordine e felicità-
-Sì sì. E ci mettono anche i rinforzini alle scarpe così sembriamo più alti. Te le immagini le renne che mugulano all'aurora boreale? Sarebbe bellissimo-
-Allora dai, prendiamo 'sta laurea in fretta e poi facciamo i cervelli in fuga-
sabato, gennaio 19, 2008
Sognando il grande nord
martedì, gennaio 15, 2008
Catene
venerdì, gennaio 11, 2008
Ancora? Sì.
Sono monotematica.
Difatti sto nuovamente per parlarvi della mia macchina del pane.
In realtà potrei dilettarvi con un po' Neoscolastica milanese e i suoi affascinanti tafferugli tra l'immutabilità dell'essere e la grande contraddizione del divenire, o raccontarvi di come il mio gatto sia talmente viziato da miagolarmi contro perchè vuole sdraiarsi sul letto al posto mio.
E invece benvenuti a "La macchina del pane ha aperto giù in città parte II^".
In seguito all'acquisto ho resistito ben 24 ore all'irrefrenabile desiderio di mettermi a pacioccare il suddetto apparecchio, anzi: talmente grande il mio indice di maturità acquisita che mi sono letta tutte le istruzioni da cima a fondo sottolineando con l'evidenziatore giallo i concetti importanti e cercando su wikipedia le parole più complesse (o forse mi confondo con quello che stavo studiando).
Comunque. Pronta a tutto mi accingo alla prima ricetta che richiede complicatissime equivalenze tra tazzine da the inglesi, cucchiaini d'argento degli Angiò e millilitri.
Sebbene non molto sicura dei risultati ottenuti, che mi hanno dato misure con numeri periodici, radici quadrate e orbitali butto quelle che mi appaiono le quantità giuste degli ingredienti indicanti nel feroce contenitore e aziono il marchingegno che fa bip e inizia a muoversi.
"Sta funzionando" penso.
Ma lo penso davvero per poco, qualche minuto più in là mi accorgo che l'impasto non può essere definito come tale in quanto non si impasta. Il che contraddice il principio di Parmenide che ci dice che l'impasto è impasto e non può non essere impasto.
"Vedrai che è come quando ho fatto la pannacotta la prima volta: sembrava non venisse e poi zan! all'ultimo è saltata fuori perfetta" cerca di consolarmi mia madre.
Sono dubbiosa ma decido di attendere ancora un'oretta.
Torno a studiare e allo scoccare dell'ora la farina è ancora lì, bruciacchiata, appiccicaticcia, ciò che estraggo dalla vaschetta sta al pane come valeria marini sta a rita levi montalcini.
getto tutto e nell'apposito spazio per le annotazioni riguardanti la ricetta scrivo "NO".
Il secondo tentativo mi vede intrepida fin dalle prime luci del mattino.
Armata di farina lidl mi avvicino all'instrumentum minacciosa e decido di seguire la ricetta che i produttori tetteschi lidl consigliano -mettere acquen così poi mettere farinen così poi aspettaren che prodotto riscalti poi manciare-.
Dopo un'ora e mezza l'impasto è talmente lievitato che temo si trasformi in una pianta del fagiolo magico e sfondi il soffitto della cucina.
L'entusiasmo mi assale ma muore dopo pochi minuti, quando a un secondo controllo l'infida miscela si mostra sgonfiata a mò di lago vulcanico di bracciano.
Merda! (ops)
Il risultato finale è una mattonella di oneste dimensioni e di sapore piuttosto buono.
L'unico problema è che le pale impastatrici rimangono ermeticamente racchiuse dal
matton-pane. Per estrarle bisognerà attendere che qualcuno le mastichi e si faccia saltare un po' di incisivi.
Però non demordo. Se a tutti quei foodbloggers lì, vengono fuori delle robe strepitose, con delle foto che le vedi e stai già sbavando come un terranova, devo farcela anch'io.
Io studio Filosofia.
Io posso farcela.
mercoledì, gennaio 09, 2008
La M.d.P.
Stava lì davanti a me, luccicante, plasticosa, mentre vagavo ebete tra i corridoi del supermercato e cercavo di concentrarmi sulle confezioni di biscotti e dimenticare la metafisica.
Forse è perchè da piccola non ho avuto il Dolce Forno.
(La Maglieria Magica di Barbie sì, ricordo che fino a qualche anno fa girava per casa la sciarpa che avevo prodotto, involontariamente, con gli stessi colori di quella dell'ultrà della pubblicità della Benagol).
Alla cassa ero quasi commossa e quando la commessa mi ha sorriso le ho detto che
-Sa, questo è uno di quegli acquisti inutili che non mi serviranno a nulla
ma che nel momento mi fa stare bene-
Avrei voluto aggiungere che avevo trascorso il pomeriggio a dibattere tra me e me di
onto-teo-logia, essere-per-la-morte, ereignis, anwesen e molte altre puttanate tedesche di cui non sono sicura che il significato corrisponda a realtà.
Mi piace sempre studiare,eh.
Ma amerei farlo con la dovuta calma, tra una sorsata di caffè e una carezza al gatto.
Perchè uno non può studiare la differenza ontologica in Martin e Tommaso d'A. e poi uscire a fare la spesa.
E' come non essere riusciti a smaltire un jet-lag di dodici ore. Ci si sente lost in translation e anche un po' pirla, sinceramente.
Però non importa.
Lei è là ed emana anche un sottile sinuoso profumo di plastica.
Il manuale di istruzioni è scritto in italiano approssimativo ed enumera ingredienti di cui non conoscevi l'esistenza terrena.
Che cos'è lo zucchero conservante?
Dove posso comprare il latte disadratato in polvere?
Sapere che quel marchingegno, seppur spento, abita la mia cucina mi dà una grande sensazione di tranquillità.
Il mondo è fatto di piccole cose e grandi rivolgimenti.
L'America delle bandierine, l'Italia delle piramidi di monnezza.
Sarkozy, presidente cedrone, e la Bruni, ambasciatrice delle belle gnocche, che fanno ciao ciao dalle piramidi.
Ciao ciao.
giovedì, gennaio 03, 2008
Niu iar's dei
Ci ho provato a scrivere un post di fine anno, qualcosa di incredibilmente scenografico e allusorio; purtroppo la mia testa del momento è piena di pagine e pagine di studio, concetti che se ne stanno aggrappati a penzoloni come tarzan sciancati e si fanno forza per non essere inghiottiti dalle tigri del dimenticatoio, considerazioni semiserie su argomenti incredibilmente seri, esiguo spazio libero occupato da pensieri sciocchi e di quart’ordine.
Non c’è altro.
Non c’è nemmeno stata una classifica di canzoni, o di libri o di momenti, la fine dell’anno è andata via à la pick indolor e ammetto di non averci pensato molto questa volta, non ho aspettato segni premonitori, non ho chiuso parentesi, non ho avuto pensieri di sintesi sull’anno trascorso, allo scoccare della mezzanotte me ne sono rimasta buona buona con la mia bacchetta di stelline scintillanti a battere i denti per il freddo.
In queste vacanze ho principalmente mangiato tantissimo, dormito abbastanza, fatto riposare le articolazioni abituate agli incastri da tetris sul regionale, frequentato gli amici, letto qualcosa di non accademico (davvero poco), scartato regali, bevuto moltissimo the.
Mi sento Salinger.
Per quanto riguarda il nuovo anno spero sia tranquillo, non pretendo grandi soddisfazioni o vincite alla lotteria, mi basterebbe avere il minimo di rotture di palle possibile.
Tutto questo è dovuto probabilmente al fatto che sto diventando vecchia e intollerante e come dice nonno Simpsons:
“Il buon Dio ci fa invecchiare per una ragione: acquisire saggezza per trovare difetti in tutto ciò che ha creato!”
domenica, dicembre 23, 2007
Il Grande Freddo - The Big Chill
Il "Grande Freddo" è un bellissimo film, che ho scoperto quand'ero già grandicella e la cui visione mi aveva lasciato una profonda e insanabile malinconia nell'anima.
Già, perchè io amici così non ne avrei mai avuti.
I miei legami amicali dalla terza media in poi sono sempre stati faccenda complessa, dolorosa e spesse volte distruttiva: ho collezionato gelosie, invidie e abbandoni, e alla fine mi sono convinta che io e l'amicizia eravamo due mondi distanti costretti a guardarci di lontano e farci, di tanto in tanto, un timido cenno di saluto.
Ieri sera invece, con il brasato che mi usciva dagli occhi e dalle orecchie e quella dolce stanchezza di ricette preparate all'ultimo momento ho pensato che sono abbastanza.
Le persone a cui voglio bene.
Anche se lontane, anche se non ci si vede in continuazione o non si vive di simbiosi telefonica, loro sono là, a loro modo, nel mondo.
Sono persone a cui penso durante la giornata, sperando che ce la stiano mettendo tutta, sperando che le cose si mettano al meglio per loro, convinta che lo meritino, e che meritino molto altro.
Augurandomi che il nuovo anno ci conceda qualche minuto ancora da trascorrere tra una risata e un aneddoto, un bicchiere di prosecco e un caffè.
E di contro alle parole di Gordie Lachance sull'impossibilità di avere ancora amici come quelli che si hanno a dodici anni (Gesù, e chi li ha?) combattere insieme, per altri 365 giorni, il grande freddo là fuori.
sabato, dicembre 15, 2007
Carosello
Ecco io qui pubblicità non ne ho mai fatta, ma quando persone a te vicine si cimentano in siffatte imprese di alta levatura morale occorre fare un'eccezione (scrivo così perchè sto studiando, altrimenti il mio vocabolario si riduce a 200 parole scarse). Lasciatevi trasportare da queste suggestive immagini che profumano di messico e anche un po' di ovetto kinder.
Buona visione.
E già che ci siamo buon weekend.
http://it.youtube.com/profile?user=MrBabbuzzo
martedì, dicembre 11, 2007
I magnifici cinque
Devo dire che il meme della rompi, cade a fagiolo poichè mai prima di quest'anno mi era parso di desiderare tante cose tutte e insieme, il che significa che sono particolarmente bisognosa di quell'insano calore che solo il consumo smodato può dare.
Non starò qui a parlarvi dell'insano rapporto tra donne e borse, che è un principio del divenire, una causa sui teoreticamente inattaccabile.
Nè di quale meccanismo endorfinico scateni nella donna l'acquisto di un oggetto inutile di tanto in tanto, per tacitare i sussulti della propria coscienza.
Vi parlerò invece di cosa vorrei trovare sotto un ipotetico albero di natale (che a casa mia non si fa per il secondo anno di fila, quest'anno la scusa ufficiale è che il gatto ci si arrampicherebbe seminando aghi di pino sintetico per tutta la casa...ma la cruda verità e che nessuno se la sente di andare in cantina a riesumare suddetto abete sotto stratificazioni millenarie di ragnatele e scatoloni impudriti dall'umidità).
Il primo posto sicuramente lo assegnerei all'intera collana di "Vampiretto" , che leggevo con avidità alle elementari e poi alle medie e di cui ho una nostalgia tremenda. Credetemi, detto così non fa scena, ma giuro che è bellissimo.
Per il secondo posto sarei indecisa tra l'emoticon stamp (non ditemi che non è una figata pazzesca) e questo cappello dal gusto melevisivo che non sfigurerebbe nella mia collezione di improbabili copricapi e con cui potrei seminare il terrore tra i griffatissimi cortili della Cattolica.
Al terzo posto ci metterei Italo Calvino e la scienza , una di quelle robe che probabilmente fanno tanto snob, però inutile negarlo l'argomento mi intrippa una cifra. Calvino è un Auctoritas.
Al quarto posto, (sostituendo il regalo del secondo con una villa hollywoodiana in collina) impazzirei per uno di questi qui o in alternativa uno di questi.
E infine al quinto posto vorrei...una sorpresa, brutta o bella che fosse, perchè le sorprese sono sempre quelle che si ricordano negli anni, come quella volta che mia sorella mi regalò una tisana che profumava di piscio di gatto e la colsi in flagrante mentre cercava di barattare il suo dono con la cassetta di Monsters & Co. che mi aveva comprato mio padre.
Impagabile.
mercoledì, dicembre 05, 2007
7 a.m.
Alle 7 di mattina il mondo è perfetto.
Sì è vero, sto correndo per prendere l'n-esimo regionale, e sono pur sempre le sette, e se avessi facoltà di volere sceglierei di rimanere nel mio caldo giaciglio il più a lungo possibile a sognare di posto molto lontani e molto felici, e so benissimo che il mercoledì è pur sempre il mercoledì, quella giornata stronza che si piazza a metà settimana e mi succhia via l'anima peggio dei dissennatori di Harry Potter, e che forse avrei dovuto studiare medicina e nascere in Svezia, alta, bionda e affettivamente legata ai Krisprolls.
Però giuro che il mondo è innegabilmente perfetto in quel momento lì, mentre scatto una fotografia prima della corsa finale al binario, non c'è virgola che potrei cambiare, voce che vorrei aggiungere, non c'è niente che potrebbe spegnermi gli occhi in quel secondo assoluto. Ginsberg diceva (in una delle poche poesie che mi sia mai riuscito di imparare a memoria) che il mondo, a dispetto della sua totale dolorosa imperfezione, che il mondo ha una bellissima anima.
Ora, io non sono sicura di avere ancora un'idea precisa su quello che sto studiando da tre anni a questa parte (consolante, vero?) e ho come la sensazione che non l'avrò mai. Però mi succede a volte di provare uno stupore inspiegabile per le cose, che siano cieli strabilianti la mattina presto o pipposissime teorie filosofiche su come (forse) dovrebbero (probabilmente) andare le cose(ammesso che esistano).
Ed è bello, innegabilmente, come la perfezione del mondo alle sette di mattina.
Non faccio che piangere adesso.
Ho pianto tutta la strada quando sono uscito dal Wobby Hall di Seattle.
Ho pianto ascoltando Bach.
Ho pianto guardando i fiori felici nel mio cortile,
ho pianto alla tristezza degli alberi di mezza età.
La felicità esiste lo sento.
Ho pianto per la mia anima,
ho pianto per l'anima del mondo.
Il mondo ha una bellissima anima.
Dio appare per essere visto e per essere pianto.
Cuore traboccante di Paterson.
Allen Ginsberg
giovedì, novembre 29, 2007
Coniglietti e anatre
Giulio fa capolino da dietro lo schermo del computer per qualche coccola extra e qualche tentativo di sgraffignarmi le dita mentre pigio sulla tastiera.
Abbiamo appena finito di guardare insieme lo spot dei coniglietti colorati che mi piace tantissimo
http://www.youtube.com/watch?v=yj0-bCWZOfo e consultato qualche sito di ricette di biscotti per natale.
Oh certo, avrei da studiare.
Miliardi di pagine di argomenti più svariati, da Freud a Tommaso d'Aquino, da Duhem a Leopardi e invece stasera cazzeggio impunemente, senza il minimo senso di colpa, lontano da tutte quelle cose che mi farebbero venire probabilmente maldipancia.
Anzi sto organizzando la mia minifuga dalla realtà che consiste nell'interrompere la programmazione di ogni singolo istante della mia vita nel dettaglio, altrimenti finisce che divido il mio esistere in unità di tempo come hugh grant in about a boy.
E hugh grant non era felice. Aveva bisogno di vedere un bambino che tirava una pagnotta in testa a un'anatra per sentirsi meglio.
Io ho visto i coniglietti. Ho visto la pancia bianca e rossa del mio gatto che dormiva sdraiato sul divano. Ho visto il cielo a milano per la prima volta dopo settimane. Ho ricominciato a leggere e a leggere i pensieri della gente quando sono in treno. Ho ascoltato due ragazzi rom vestiti di stracci suonare il violino da far venire i brividi. Ho lasciato la mia lattina di minute maid ace a una signora che mi chiedeva una moneta che non avevo. Mi sono ricordata l'id di flickr.
A volte capita di dimenticare password, nomi di accesso e buona parte di se stessi.
E io oggi festeggio perchè mi sembra di averli ritrovati tutti e tre.
giovedì, novembre 22, 2007
Ossi di seppia
Al ritorno in treno, stipata come un tacchino nei miei 30cm cubi di spazio, ascolto un bambino uruguayano che spiega alla mamma nel suo italiano dolcissimo che cos'è una seppia.
-E' un parente dei pesci, vive sotto la sabbia- e poi le racconta l'alfabeto fino alla "r" che lui pronuncia "ru" e -tutti i miei compagni mamma dicono rrrrrrrrrrrrrrrrr come le tigri!-
Dopo un paio di minuti improvvisa un mantello da supereroe con una copia di City e gioca tranquillo finchè è ora di scendere.
Tutt'intorno a lui le persone guardano distratte le impronte delle mani sui finestrini o si infilano gli auricolati perdendosi in conversazioni senza fine sul tempo e sui treni che sono sporchi e su quel collega di lavoro insopportabile e cercano, in generale, di sentirsi meno sole.
Dal canto mio sto leggendo sul giornale che le mie prospettive di lavoro sono rimandate a un nebuloso 2012, forse a quel momento là ci saranno anche le astronavi e le colonie su orione e la gente piangerà meno lacrime nella pioggia.
La condomina che in ascensore mi vede trafficare con i libri nella borsa domanda con aria stupita
-Ma vai ancora a scuola?-
e a me viene da risponderle che sì, faccio ancora la 2a elementare, non riesco a imparare la per e la diviso.
Tempi splendidi quelli della seconda elementare.
A quest'ora si preparavano i lavoretti di Natale, altro che esami, precariato e belle balle.
lunedì, novembre 19, 2007
Maybe I'm The Grinch
Come al solito, quando i lacci si stringono troppo e le dita incespicano sull’ennesimo bottone, qualcosa con i denti si ribella dentro me, mi ritorna il mal di schiena e quell’irresistibile desiderio di stare in silenzio la maggior parte del tempo, così finisco per immaginare qualcuno che racconta la mia storia mentre torno a casa in macchina, con la fronte appoggiata al finestrino e guardo le stelle che domandano sempre e non rispondono mai, e fuori è sottozero e mi viene in mente quel film tristissimo che forse ho visto un paio di anni fa -la mia vita senza me- che non mi era neanche piaciuto, ma l’avevo visto ugualmente per il titolo, mi sembrava volesse dire tante cose e invece era il solito pippone strappalacrime con tanto di pioggia (piove sempre in quei film lì, però piove bene, con le gocce romantiche, mica le piogge acide che mi accolgono i lunedì mattina a milano e che mi scioglieranno il cranio prima o poi).
Oggi ricevo l’ennesima mail che recita “La ringraziamo per la fiducia accordataci inviandoci il suo manoscritto” “Abbiamo letto con interesse il suo manoscritto” “La lettura del suo manoscritto ci ha convinto che non siamo gli editori che fanno al caso suo” (minchia rispondono proprio tutti) e mi sembrano passati anni luce da quel momento lì, e da tanti altri in effetti, e ripenso ai miei amati ammassi di cartacce che conservo in uno scatolone blu e penso che mi piacerebbe avere il tempo di finire quelle cose lì per me, proprio come è stato all’inizio -scrivere solo per me- e scusate se lo dico qui sul blog, magari fa brutto però è la verità.
Inoltre, se qualcuno gentilmente volesse spiegarmi perché ca**o hanno già messo le luminarie natalizie per le strade che non è manco dicembre, a me questo fatto genera ANSIA, finisce che ci toglieranno anche la malinconia del Natale e delle strade deserte a una certa ora della sera mentre il vento gelido ti taglia la faccia a metà e ti fa sentire la protagonista di qualche novella di Cechov. Sono già lì da una settimana, le slitte intermittenti, le stelle comete , le scritte buonnnnatale.
Vi prego facciamo qualcosa, un referendum, una campagna, una lettera a Berlusconi.
Non si può andare avanti così, mi girano le palle.
sabato, novembre 17, 2007
il migliore dei mondi possibili
Il blog langue.
Che è triste da una parte e un'allitterazione stupenda da un'altra.
I motivi per cui non scrivo più (e non scrivo proprio, neanche gli sms) sono molteplici:
poco tempo, studio che non è mai abbastanza, quando ho quei quattro minuti liberi mi viene l'ansia scrittoria e allora lascio perdere perchè ho giurato a me stessa che non avrei mai aggiornato un blog solo per occupare dello spazio virtuale.
I miei ultimi due mesi sono stati essenzialmente mesi di treno e metro.
Su e giù, attraverso gli stessi paesaggi, ad ammettere che ci deve essere qualcosa di sociopatico nella beata tranquillità che ricavo da questi lunghi viaggi in totale solitudine, immersa nel disordine musicale e mentale delle mie orecchie.
E poi c'è la metro, che è un mondo nel mondo, ma è un mondo che mi piace perchè si vedono cose belle che non ti immagineresti mai, la varia umanità in tutta la sua sincera incoerenza,
il nigeriano che aiuta la sciura milanese con le stampelle e la faccia di botox a sedersi e le lascia il posto, bambini cinesi che tornano a casa da scuola con i loro italianissimi compagni e parlano tutti di dragon ball, una mamma filippina con una gigantografia del suo matrimonio sotto un braccio e un bebè tutto rosa sotto l'altro, il super manager che si cava la monetina dalla tasca e la lascia sorridendo a uno strampalato suonatore di fisarmonica con la cassa di amplificazione improvvisata nello zaino; e poi a fianco le ragazze gucci-vuitton che tengono gli occhiali da sole anche sottoterra, la modella anoressica che batte il tempo tra una fermata e l'altra perchè deve assolutamente fumare, quelli che lo sai per certo che scenderanno a brera, e quelli che ostentano il sacchetto di cavalli come fosse la cosa più importante del mondo.
Tutti, fondamentalmente molto simili.
martedì, novembre 06, 2007
Grandi pulizie
Premetto che non è il mio gatto, ma vorrei tanto che un giorno lo fosse...
lunedì, ottobre 29, 2007
Quella sera a casa di Carlo
I treni portano via le persone, alcune le trasportano, altre le riportano, altre le fanno andare lontano.
La stazione centrale è molto bella quando stai tornando a casa ed è già buio, ci sono quei terribili schermi pubblicitari ovunque che si illuminano tutti insieme e formano una cosa bella, una specie di magia, di gioco di specchi, la gente cammina su e giù per i binari e si prepara a tappezzare gli scompartimenti dei treni con le sue copie di leggo,city, metro, e-polis. Io in treno non mi lamento mai della gente che puzza, c'è un sacco di gente che lo fa e non si accorge di avere le pezze sotto le ascelle per la gran corsa alla ricerca di un posto dove poter allungare le gambe.
Il mio professore di storia del giornalismo ha detto che non bisognerebbe leggere la free press, a morte la free press, e io all'inizio non la leggevo poi ho capito che leggere l'oroscopo sul megaschermo della metropolitana era ancora più triste, così adesso arrivo all'università e so tutti degli eventi di cronaca più scabrosi con dovizia di particolari, c'ho anch'io la mia copia di free press.
Sto studiando tanto. Studio perfino nella pausa pranzo, studio seduta sulla panchina di pietra con la ragazza con gli occhiali miumiu che manda i messaggini con il cellulare e fruga nella borsa gucci da cui estrae un portachiavi di gucci con delle chiavi di gucci e la sua copia di free press.
Mi distraggo pochissimo. A lezione sono incredibilmente concentrata, non mi metto mai a guardare fuori dalla finestra, non gioco con il cellulare, non disegno gli impiccati sul quaderno come facevo alla triennale.
I miei neuroni culturali si stanno riattivando tant'è che sono già quattro puntate che indovino le parole misteriose dell'eredità mentre consumo la cena, e sono sempre stata una pippa per 'ste cose enigmistiche.
Così ho pensato di telefonare a Carlo Conti e chiedergli se potevo andare da lui una sera a cena e poteva farmi tutte le domande che voleva ma poi doveva rispondere a un mio unico quesito:
considerando che vado a scuola con profitto da quando ho sei anni non sarebbe ora che mi si dicesse che posso smettere di studiare e adoperarmi in un lavoro dignitoso, una cosa che mi consenta di vivere non sdraiata su una panchina di pietra della stazione centrale?
Solo per chiedere,nè.
domenica, ottobre 21, 2007
Winter in Seattle
Seattle del Piemonte, interno, domenica sera.
Una fioca luce fa brillare le copertine di un concettuoso libro di storia contemporanea di settecento pagine e di un volume sulla letteratura italiana dell'ottocento sottolineato con l'evidenziatore giallo.
Un gatto bianco e rosso si aggira nei dintorni di un tavolo azzannando con ferocia le caviglia della protagonista.
La protagonista sta scrivendo un post sul suo blog.
Fuori fa un freddo bastardo e lei un po' è contenta perchè finalmente ha potuto sfoggiare il suo cappotto grigio da intellettuale organica.
Un po' invece pensa all'inverno e l'inverno è una di quelle cose che la rendono malinconica.
Come il fatto che domani è lunedì e il regionale con i vetri tutti appannati la aspetta inesorabilmente per traghettarla oltre regione.
E che i weekend passano così in fretta e diventano subito away.
Il gatto salta sul computer e desidera ardentemente impadronirsi del puntatore del mouse.
La protagonista lo allontana affondandogli le dita nella pancia morbidissima e crede che avere un gatto peloso sia una delle cose che possono migliorare l'umore di una persona.
Oggi il sole era rosso ed è andato giù a picco dietro le montagne, dietro le teste della gente che camminavano strette strette per le vie di una cittadella commerciale.
Sembrava Natale quasi.
La Protagonista apre windowsmediaplayer e diffonde qualche nota dei Decemberists nell'aria.
Ci vorrebbe più tempo per tutto. Ci vorrebbero meno caffè, meno chilometri, meno esami, meno sveglie sui cellulari, meno lacci annodati, meno pagine, meno parole.
Ma la Protagonista non è triste e non si dà per vinta. Sa che l'influsso negativo di Marte passerà e presto sarà ora di trangugiare cicciose cioccolate calde traboccanti di panna.
E una cosa deve confessarla.
Che, in fondo, inforcare gli occhiali da riposo e ricominciare a sentirsi una persona intelligente non è poi tanto male.
lunedì, ottobre 15, 2007
Chi vuol essere milionario? Io.
Negli ultimi dieci giorni ho cominciato almeno sei o sette post in cui raccontavo le mie disavventure nella Nuova Grande Università, di treni guasti e ritardi apocalittici, di non avere mai visto tante Vuitton e Gucci in vita mia, di non avere ancora chiaro cosa cacchio studierò quest'anno e della generale impressione che il mio lettore mp3 abbia tirato le cuoia nel mio primo giorno da pendolare appena passata magenta.
(E con la stampante rotta siamo ormai alla rivolta delle macchine ribelli).
Poi succedeva che mi perdevo a metà, facevo resoconti troppo lunghi, mi veniva il raffreddore, tornavo a casa priva della facoltà di intendere e di volere e quindi niente, ho lasciato perdere e ho fatto diventare tutto secco e arido come solo un blog abbandonato può essere.
Stasera non respiro più da nessuna delle due narici e ho male a tutte le ossa di cui ricordo il nome (e anche a un paio di ossicini di cui non sospettavo l'esistenza).
Inoltre ho le ghiandole gonfie come palloni da rugby e sono un po' incazzata con i miei condomini che non hanno voluto accendere prima il riscaldamento così ci sfangavano un paio di prada prestige e intanto a me veniva il raffreddore.
Per cui ecco qui, il post sulla mia vita di adesso è ancora in fase ideale e lo demiurgizzerò non appena avrò smesso di scarnificarmi il naso con quegli odiosi fazzolettini scottex che, col c***o c'hanno la morbidezza di un cucciolo di labrador.
L'unica cosa bella del raffreddore è il vics spalmabile, scaduto nel 2002 ma poco importa.
La sera prima di addormentarmi, avvolta in una nuvola di vapori medicamentosi sogno di un mondo migliore in cui a 24 anni puoi smettere di cercare soluzioni culturali a problemi reali, e ogni tanto puoi passare dal via e ritirare cento euro e costruire un dannato albergo in parco della vittoria.
E penso che forse la soluzione c'è, basta chiamare Jerry Scotti e chiedergli se mi è possibile diventare milionaria dal momento che stasera avevo azzeccato la domanda da 35.000 euro.
Sarei un'ottima milionaria, lo so.
Poi i vapori mi atterrano e il mondo si buio e lontano.
Domani è un altro martedì.
giovedì, ottobre 04, 2007
Del suicidio della mia stampante e presto anche del mio se non vengo a capo anche di questo PDP
Dopo qualche ricerca su internet ho scoperto che -general error- è un modo carino dell'informatichese per comunicare all'utente che la tua stampante si è totalmente fottuta, e non ti resta che cancellare dalla lista dei tuoi prossimi acquisti il lettore mp3 con uno sportellino delle batterie (il mio l'ho perso dopo due giorni) per sostituirlo con la voce -nuova stampante mannaggiaate-.
Purtroppo quello strumento mi è indispensabile, amo sommergermi di carta stampata, stampo tutto, appunti miei, racconti scritti alle due di notte per cercare di prendere sonno, articoli in lingua straniera che non leggerò mai e presto dimenticherò il motivo per cui li avevo selezionati.
(e dopo un po', butto tutto via, ma non ditelo in giro, ho paura degli ecoterroristi).
Il piano di studi è peggio del codice da vinci scritto in sanscrito al contrario da un mancino disgrafico. Ho impegnato preziose ore della mia giovin vita nel vano tentativo di districarmi tra M-STO/O8, M-FIL-LETT-ANT-PSP (che poi psp è chiaramente la sigla di playstation), roba che in confronto il codice del genoma umano è una minchiatona da principianti.
Non capisco perchè abbiamo dovuto complicare l'unica cosa ancora semplice dell'università italiana, cioè i nomi delle materie trasformandoli in romanzi a puntate riconducibili a geroglifici egiziani da inserire in tabelle vintage di excel .
Indubbiamente Teorie della filosofia antica spiegata ai giovani strizzando un occhio ai nuovi media è un titolo sicuramente più fico che Storia della filosofia antica ci sarà da sudare tantissimo su Platone, però minchia tanto quello devo studiare, ho 24 anni e la fase dello zucchero sul biberon l'ho superata.
Anzi, a dire il vero non credo che mia madre mi abbia mai messo zucchero sul biberon e la ringrazio.
Questo piano di studi mi sta uccidendo.
Basta confondere un M-FIL-LETT-12 con un M-FIL-LETT-11 perchè nessuno ti parli più, la tua laurea venga bruciata in piazza Duomo e la Feltrinelli ti revochi la sua fidelity card.
Quindi scusate se probabilmente non parlerò d'altro nei prossimi giorni.
Sto vivendo un piccolo psicodramma.
domenica, settembre 30, 2007
Toffismi
L'autunno quest'anno mi è piombato addosso.
Ecco non so come sia andata la faccenda per le altre persone ma a me è proprio caduto in testa, a mò di tegola, mentre ero ancora candidata al disimpegno estivo e mi godevo le giornate poco impegnative e rimandavo le decisioni impegnative a un futuro lontanissimo di civiltà robotiche e inquinamento cosmico.
Poi l'autunno è arrivato tutto insieme, pioggia nebbia, grigio, ansia da università, ansia da occupazione, necessarie e vincolanti scelte esistenziali, maldischiena, freddo, freddo, desiderio che qualcuno mi regali un gettone per fare ancora un giro sul brucomela prima di scendere.
Dove sono finiti gli ultimi due anni? Cos'ho fatto? Dov'ero? Perchè non ho continuato subito a studiare? Perchè pur essendomi fatta un mazzo quadro ho ottenuto pochissimi soldi e nessuna gratificazione di sorta?
Sono domande a cui non so rispondere e l'autunno è lì con il suo bloc-notes che ticchetta nervosamente la penna stilografica e incalza.
Sono sicura che settembre sia durato tre giorni quest'anno.
Tra pochetto inizio altri due anni di università.
Certezze non ce ne sono, il cavallo sembra buono ma l'orizzonte è pieno di lampi peggio di Twister.
Io mi sento come Helen Hunt quando resta appesa ai tubi delle condutture di una fattoria del Midwest nel cuore di un tornado gigantesco.
Solo che lei sapeva, per esigenze di copione, che il vento era finto e i tuoni pure.
Con me è diverso. Questa è la sporca realtà.
Ma, a parte tutto (un tutto grande, che se ne potrebbe parlare per settimane) ho deciso che a questo punto l'unica cosa veramente furba da fare è appendermi ai tubi con tutte le forze e cercare di non volare via.
Poi probabilmente dopo il tornado arriverà un'inondazione e finirò comunque per diventare un piccolo insignificante titolo di coda che lotta per non essere schiacciato da chi conta davvero.
Nel frattempo meglio credere in qualcosa che mollare la presa e abbandonarsi a un vento tempestoso e spietato che di logico non ha proprio niente.
