Life is too short
Death doesn't ask
It don't owe you that
Some things you lose
You don't get back
So just know what you have
mercoledì, luglio 18, 2007
Puzzle (non mi veniva in mente nient'altro)
martedì, luglio 17, 2007
le cose che abbiamo in comune sono 4250 o 4270?
...sono molte e, per l'appunto in ordine sparso. Cioè la mia mente me le ricorda casualmente, in qualunque momento della giornata, a volte le sogno, a volte sto bevendo il caffè e mi ricordo che dovevo rispondere a un messaggio di tre giorni prima. Sono terribilmente rincoglionita dal caldo, dall'attesa di vacanza, da questa atmosfera di stasi mistica ed esistenziale.
Oggi ho scoperto che nel passaggio alla specialistica devo recuperare un esame di medievale e mi si sono contorte le viscere. In realtà di fronte al professore che mi annunciava la novella ho sorriso, sebbene molto forzatamente. Uscita dalla facoltà sono andata a comprarmi un paio di scarpe per autogratificarmi che, per inciso, sono le infradito della birkenstock che schifano tutti ma a me piacciono perchè sono comode e, a dispetto dei trends, sono sempre stata bene con le scarpe da suora laica.
Però si vede che questa è una facoltà di ricchi dal grado di gentilezza degli addetti alla segreteria. Nella mia vecchia facoltà non ti sputavano in faccia solo perchè c'era il vetro protettivo. E come dimenticare l'omino pelato che nel bailamme della consegna dei piani di studio chiudeva l'ufficio e usciva fuori in cortile a suggere caffè davanti a una folla inferocita. Miss him.
In settimana dovrò tornare ad affrontare il caldo milanese per completare l'iscrizione e di certo tralascerò di portare qualche documento fondamentale e importantissimo. In realtà questa nuova condizione di pendolare che mi sarà propria da settembre mi pone di fronte all'ineluttabile pericolo di svegliarmi a Torino PN. Io in treno dormo benissimo, a dispetto di aria condizionata, caldo tunisino, puzza, sonerie dei cellulari, qualsiasi cosa. Naufragar m'è dolce nei vagoni.
Ci sarebbero altre cose. Tantissime. Ma fa caldo e mi sudano i palmi delle mani a scrivere al computer quindi, mi sa, ci riaggiorniamo.
lunedì, luglio 16, 2007
manifesto di intenti
Ho cambiato layout e sono tornata a questo neutro perchè intanto non sono rosa per niente.
Sto disperatamente aspettando le vacanze perchè è estate e io non me ne sono ancora accorta.
Il periodo è complicato.
venerdì, luglio 13, 2007
Una risata ti salverà la vita
In quel marasma che è youtube uno trova anche queste cose:
martedì, luglio 10, 2007
Appello
Io di solito non guardo molti film per mancanza di tempo.
E mi irrita terribilmente quando, trovate finalmente un paio d'ore libere, finisco per sorbirmi qualche cilappone tremendo...tipo film americano anni '90 in cui alcune famiglie terribilmente complicate litigano tra loro ma poi si riappacificano nel finale mentre fuori nevica e/o è il giorno del ringraziamento; film che dovrebbero far ridere e invece ti viene voglia di picchiare tutti gli autori, la troupe, le persone intorno a te; film metafisici metaontologici medianici che forse solo guardandoli al contrario potresti capirci qualcosa.
Ma da quando quest'uomo ha aperto il suo blog, il mondo è un posto più sicuro.
Quindi se anche voi, come me, siete vittime di scelte casuali e bidoni in agguato date sempre uno sguardo alle sue recensioni tecniche ma de panza.
Vi salveranno la vita.
lunedì, luglio 09, 2007
Adieu...
Forse farei meglio a tacerne, guadagnando in credibilità e stima.
Ma ci sono certe cose, certe "sventure", che è bene condividere con gli altri, affinchè ciò che ha danneggiato te possa beneficare un'altra persona con i suoi effetti ilari.
Occorre premettere che questa non è la prima occasione in cui siffatto evento coinvolge la sottoscritta e che, anzi, pare quasi il fato l'abbia destinata a dover smarrire in modi incredibili e miracolosi, uno dopo l'altro, questi oggetti così futili eppur così necessari alla nostra vita quotidiana.
Vabbè è solo che ieri sera mi è caduto il cellulare nel water.
Pluf.
Ora sa di fogna e non si accende più.
Il cellulare precedente, l'anno scorso, era caduto nel lavandino.
Pluf.
Mentre un'amica lavava i piatti qualcuno aveva telefonato e la vibrazione aveva fatto precipitare il telefono tra flutti di detersivo e cucchiaini.
L'anno prima, per dire, in campeggio una pigna aveva divelto lo sportellino del mio di allora telefono mentre correvo a ripararmi da una tromba d'aria.
Stoc.
Poi c'è quello che mi hanno rubato in un collegio di preti.
Fruc.
Inizio seriamente a pensare di tornare al metodo dei piccioni viaggiatori e delle lettere chiuse con la ceralacca e affidate a paggetti con il taglio vergottini di iva zanicchi a sanremo.
giovedì, luglio 05, 2007
Il Sondaggione
Visto che da sola non riesco a decidermi, lancio un sondaggio qui, che di voi mi fido.
martedì, luglio 03, 2007
pippa-post
Quest’estate così diversa da tutte le altre.
Gli autobus sferragliano a un passo da me e vanno oltre, qualcuno mi scambia per una studentessa, forse intuendo che presto lo sarò di nuovo.
Il treno attraversa lentissimo un indefinito numero di risaie verdi. Dovevo portare il lettore mp3 e invece perdo gli occhi nel paesaggio, che tanto a quell'ora lì nello scompartimento stanno dormendo tutti.
Il problema è che sono arrivata al momento dell'uscio e della porta. Quello in cui c'è una porta davanti a te, devi bussare ed entrare e invece perdi tempo e ti guardi le spalle, sperando che qualcosa ti colpisca forte la testa o ti trascini via.
All’ufficio orientamento studenti mi imbottisco di volantini e domande senza entusiasmo.
Io ero una persona intelligente, io ero una che dava sempre tutti gli esami al primo appello e studiava forte e sodo. Io mi sono laureata con un cazzutissimo voto su un cazzutissimo autore.
Io parlavo delle lingue straniere, abbastanza bene da avere amici stranieri.
Io imparavo le cose in fretta, io scrivevo bene.
Adesso sono solo incazzata col mondo.
Perché per quanto mi chieda dove ho sbagliato, la risposta è che non si poteva fare altrimenti che crederci.
E passerà, come tutte le cose cui ci si abitua, arriva il momento in cui uno smette di farsi domande e accetta le situazioni e basta.
O magari si sfoga sul suo blog con un bel pippone tipo questo.
sabato, giugno 30, 2007
Considero valore
Ultimamente sto leggendo un sacco di cose di questo signore qua.
Cioè sono partita da un libro comprato per caso (Il contrario di uno) e adesso non mi fermo più.
L'Italia farà anche generalmente schifo però qualcuno che si salva c'è sempre.
E menomale.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura un pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore..
Molti di questi valori non ho conosciuto.
martedì, giugno 26, 2007
Million Dollar Frà
Qualche mese fa, due, tre o forse più mi sono fatta convincere da un'amica ad accompagnarla in palestra.
E' stata dura, ma non avevo alternative: o scendevo a compromessi con me stessa, o lasciavo che il mio sedere scendesse verso i minimi storici.
Così, nonostante la mia pigrizia di ex-atleta ho deciso di forzare la mia volontà in questo senso.
La palestra è una delle cose che ancora mi mancavano all'appello dato che nella mia trascorsa vita ho già fatto un po' di tutto:
nuoto (del mitico Miguel vi parlerò una volta o l'altra),
pallavolo (da panchinara e non),
basket (due settimane di allenamenti e poi boh),
pattinaggio a rotelle (alle elementari con la scuola),
calcio (un allenamento poi mi sono stirata un muscolo della coscia e ho camminato zoppa per parecchio),
arrampicata (in assoluto lo sport più doloroso mai praticato),
tennis (durante i primi allenamenti ho centrato il buchino della raccolta vetri con una precisione che manco federer),
atletica (alle medie, con risultati imbarazzanti)
e rafting (una indimenticabile volta, fichissimo lo rifarei subito).
Ma tornando a noi eccomi in una serata di nebbioso inverno varcare la porta di un capannone con il nome della palestra scritto a pennarello sulla parete bianca.
Tutto ciò mi fa molto Rocky I e II, e anche un po' Million Dollar Baby.
Perchè se proprio deve essere palestra, che sia almeno un posto in cui gli esercizi vai a farli davvero, e non solo fingi di farli per sfoggiare il tuo nuovo completino nike agli occhi dei presenti. Ricordo di avere chiesto rassicurazioni in merito più volte alla mia amica "Ma sei sicura sia scarusa vero?Perchè io ho intenzione di riciclare le scarpe da ginnastica di quando facevo pallavolo".
Entrando noto subito che il piccolo salone è ingombro di attrezzi cigolanti e di omaccioni grossi e sudati pieni di tatuaggi che tirano su bilanceri che manco la controfigura di Hercules (perchè si sa che il biondazzo del telefilm al massimo può sollevare solo delle strisce epilatorie dal suo petto).
Non c'è spazio per aerobica, step e altri diavolerie. Solo macchine.
Evvai! Io e l'aerobica siamo due mondi lontani, come Anna Falchi e l'ermeneutica di Pareyson.
Prendiamo accordi con il proprietario in un piccolo ingresso in cui transitano continuamente uomini a tre ante che emettono rutti e grugniti. Ma in fondo se mi sono iscritta in palestra è solo perchè nei mesi estivi cominceranno le sagre e io non voglio perderne neanche mezza.
Ringrazio il cielo che non mi vengano chiesti obiettivi fisici e spirituali e che non venga compilata nessuna scheda in cui mi si consiglia quanto e cosa mangiare.
Inoltre apprezzo il fatto che l'ambiente, rustico e casereccio come una bruschetta al pomodoro, non richiederà che io spenda soldi in tutine, toppini e pantaloncini con calzini in coordinato. Senza contare la lampada, la piega liscia e le meches da rinnovare ogni due settimane (ci sono palestre che sono così e non fate finta di niente).
Qui c'è gente che è uscita dal lavoro con i pantaloni sporchi di vernice e la canottiera da motociclista ed è lì tranquilla che tira su le sue tonnellate per bicipite.
Mentre faccio ritorno a casa, con i miei moduli di iscrizione nella borsa, sogno ad occhi aperti di diventare una nuova Hilary Swank, a dispetto dei miei inesistenti muscoli nelle braccia che facevano esclamare al mio compagno di banco delle superiori: "Ma sono fatte di salame di cioccolato!!!"
giovedì, giugno 21, 2007
holiday!
Non è che sono sparita.
E' che finalmente, dopo due anni, sono in vacanza.
(Perchè chi segue da un po' le mie disavventure sa che la scorsa estate l'ho trascorsa dai cugini mangiapatate a lavorare).
Lavorare in agosto è davvero darsi la zappa sui maroni.
Quindi dopo due anni, essere in vacanza fa uno strano effetto.
Perchè un conto è quando uno è in vacanza "forzata", (cosa che odio e che non riesco a vivere serenamente).
Ma quando uno è in vacanza perchè decide che così deve essere, che se l'è meritata, ecco l'effetto è totalmente opposto.
Che poi, per il momento, sono ancora qui a Seattle, con l'afa che ti schianta di giorno e di notte, con l'umidità che ti preme sulle spalle e sciami di zanzare fameliche.
Ma mi sveglio la mattina e sono di buonumore.
Ho finalmente tempo per persone e cose.
Un lusso gigantesco, davvero.
martedì, giugno 12, 2007
Scrutini, draghi volanti e distintivi.

Ovvero il mio ultimo giorno da suppl. anche se per me la scuola è finita sventolando la mano per salutare i ragazzi.
Arrivo in sala insegnanti in compagnia di una mia collega P.A.R.I.A. e vengo accolta dai soliti sorrisi di circostanza delle colleghe.
Ecco, a esser sincera, non è che sentirò particolarmente la loro mancanza, tranne per un paio di rare eccezioni. Non mi mancheranno i loro saluti in playback, nè l'adorabile modo di scandire le parole quando si trattava di spiegarmi qualcosa come fossi stata un panda giapponese.
Fa caldo, caldissimo e mi sento rinfrancata per aver scelto un abbigliamento da
-ehi stavo già in vacanza e sono passata solo un attimino per firmare 'ste due robe-, ma l'afa è davvero insopportabile e dopo dieci secondi ho già un malditesta trapanante: peccato che le finestre non si possano aprire perchè a Marylin dà fastidio il suono delle campane.
Ma non era un professore di religione, direte voi?
Ora spero che siate d'accordo con me che questa faccenda del professore di religione deve essere per forza una copertura, un po' come whoopy goldberg in sister act.
Comunque, iniziamo a scrutinare la seconda in un clima di sospetto e finta cordialità.
Marylin commenta quasi tutte le mie valutazioni scherzosamente, con quella dolce goliardia che si addice solo a lui e fomenta in me il desiderio di testare su di lui la mossa del dragone volante.
"Come mai tutte queste sufficienze? E' l'alunno che non ha studiato o la professoressa che non ha fatto niente?".
Sei tu che sei una testa di bip, bisognerebbe rispondergli, ma mi limito al sorriso -Ehi stavo già in vacanza e sono passata solo un attimino per firmare 'ste due robe-.
L'alunno L. (tanto per intenderci quello che alla fine di qualsiasi cosa scriva, che sia una nota, un elaborato, un tema o una verifica di storia, firma "Forza Milan!") è Mogwli, bambino abbandonato a se stesso e a una mamma che non ne vuol sapere di lui, bisognoso di attenzioni e riguardo ma per niente deficiente come si è soliti trattarlo.
Mogwli ha l'insegnante di sostegno ma nelle mie ore è sempre stato in classe a lavorare con tutti gli altri o a essere da me cazziato perchè non lavorava come tutti gli altri.
Nel corso di questi mesi ha imparato che non deve cantare mentre sto spiegando e che scrivere quattro righe di tema, quando è in grado di scrivere una pagina, non basta a fargli avere la sufficienza. L'ultimo giorno di scuola è stato insignito del premio "Ex rumorista della giungla" ed è venuto a prendersi tutto contento la sua brava caramella di Lupo Alberto.
Quindi che non mi si frantumino le palle per favore. (in realtà gli scrutini saranno un soliloquio della sottoscritta la quale trascorrerà la maggior parte del tempo a mettere in ordine gli scontrini del proprio portafoglio).
Marylin tornerà a commentare anche i miei giudizi sull'alunno che amorevolmente apostroferà come Mafia: "Ma com'è che Mafia ha tutti 'sti bei voti? Cosa fa studia solo 'ste materie qua?"
Evidentemente sì, brutto pirla.
Sorrido e mormoro un educatissimo "L'alunno R. è intelligente ma ha un impegno evidentemente settoriale". E se il settore in cui si impegna è il mio che ben venga, tiè tiè tiè.
Finalmente compilate le pagelle è il momento di leggere le valutazioni individuali in cui si scopre che la classe seconda è indisciplinata e poco rispettosa soprattutto durante le ore extracurriculari. Cioè la gita. Cioè la gita a M. di cui ho già narrato.
"Eh sì, bastoniamoli 'sti delinquenti" esclama soddisfatto Marylin avvolto ormai da una nube di zolfo.
Se solo avessi un liquidator con getto ultrapotente che lo spazzasse fuori dalla finestra.
Il mio regno per un liquidator!
Nessun liquidator si materializza tra le mie mani e si passa a scrutinare la prima. Di cui dirò solo che ricevono distinto in condotta e convivenza civile ragazzini soliti a correre fuori dalle aule e strangolarsi con i lacci delle scarpe. That's Smallville.
A scrutinio finito saluto le colleghe con un veloce -ciao, ciao- (per un attimo penso di fare un discorsetto in cui ringrazio tutte per la collaborazione e la disponibilità, ma poi ritengo che non sarei in grado di portarlo a termine senza scoppiare a ridere) e fuggo dalla sala insegnanti.
E' arrivato il momento di passaggio delle consegne: quello in cui da superman ritorno peter parker, da hulk ritorno bruce banner, da suppl ritorno disoccupata.
E' il momento di restituire pistola e distintivo e di svuotare il mio armadietto come un bravo detective in pensione. Quindi dopo aver liberato il cassetto da montagne di fogli di carta, libri piccoli e grandi, buste di plastica, mi avvio in segreteria per la consegna del registro.
Ove una gentile donnina mi dice che devo consegnarlo nella porta a fianco. Ove una sgradevole donnina mi dice che assolutamente lì non lo posso lasciare e che figuriamoci e che mi rimanda dalla dolce donnina. Che telefona alla sgradevole donnina dicendole che deve accettare il registro. Che risponde che sono anni che lei i registri non li raccoglie più e che non se ne parla.
Mentre le due donnine discutono animatamente io sono in piedi a godermi l'ennesima scenetta di una scuola che potrebbe (e dovrebbe) essere meglio.
Una scuola che già oggi può godere di persone splendide, gremlins straordinari che vanno avanti nonostante situazioni familiari disastrate e drammatiche, tirano fuori perle incredibili di saggezza e ilarità, si affezionano ai propri insegnanti come nemmeno al parente più stretto e insegnanti che ce la mettono tutta e anche di più, insegnanti che fanno gli -assistenti sociali
-i genitori-gli amici-gli educatori prendendo solo uno stipendio da insegnanti.
Ma è anche una scuola in cui tanti adulti trascorrono la maggior parte del tempo a litigare, a ostacolarsi, a spiarsi, a sparlare, ad alzare la voce, quando le urgenze sarebbero altre, prima tra tutte, quella di collaborare per cercare di migliorare davvero la situazione.
Quando sono ormai convinta che mi toccherà bruciare illegalmente i registri in occasione di qualche braciolata estiva, finalmente il donnino gentile mi dice a chi consegnarli e posso varcare il cancello della scuola per l'ultima e definitiva volta.
Fuori è estate, all'orizzonte ci sono enormi nuvoloni bianchi e il vento porta da lontano qualche tuono. L'ultimo pensiero è per tutti i miei bambini e le loro facce buffe, di sicuro già a zonzo per la città da ore.
Loro sì che mi mancheranno.
lunedì, giugno 11, 2007
School is over, parte terza: il P.P. (party di pensionamento)
L’ultima ora dell’ultimo giorno di scuola vuole tutti i gremlins raccolti in palestra per celebrare il pensionamento di uno stimato professore di religione su cui non esprimerò pareri.
Già l’idea di radunare tutti quanti i gremlins nello stesso posto mi pare terrificante, quasi una mensa moltiplicata all’ennesima potenza; ma, al solito, è uno sporco lavoro e qualcuno deve pur farlo.
Raduno la mia folla di seconda e li conduco in palestra dove già si sono ammassate alcune classi; entrando noto la povera Rottenmaier alle prese con i suoi diavoli di seconda che hanno lanciato uno zaino sopra al canestro: è lì che zampetta nel vano tentativo di tirarlo giù prima che arrivi la preside. I ragazzi sghignazzano e si dileguano, e lei resta lì sola sotto quel canestro troppo alto per essere raggiunto. Quella è la donna che a tre giorni dalla mia venuta a Smallville mi aveva cazziato ferocemente per una mia presunta negligenza nell’assistenza ai miei ragazzi. Che ora stanno seduti con le spalle appoggiate al muro e ogni tanto mi scandiscono labilmente “Che palle prof, quanto dura?” “Spero poco ragazzi”.
La festa di pensionamento sta per cominciare.
La massa umana è radunata a mò di vodafone lifeisnow e le Titolate schierate con le solite facce del incarognite tra i ragazzi.
Ci sono tutti gli elementi tipici del party di pensionamento: protagonista del pensionamento incollato al cellulare, colleghi cui non gliene potrebbe fregar di meno (io), colleghi che sono contenti che se ne vada perché gli è sempre stato sul piloro, ragazzi che pur di non essere lì preferirebbero essere interrogati sull’analisi del periodo(tutti), l’immancabile microfono malfunzionante e l’animatore della festa (per l’occasione un Marylin in grande spolvero).
L’unica cosa che manca è il buffet, ma mi consolo pensando che forse verrà fatto un rinfresco in forma privata al termine delle lezioni.
(perché non dico tanto, ma dopo aver spontaneamente donato cinque euro per il regalo di un individuo che non mi ha mai degnato di qualcosa che fosse più di un’alzata di sopracciglia, almeno un porco bicchiere di spumante direi che me lo sono meritata).
Parte il commiato strappalacrime della dirigente sull’angelico neopensionato; nel frattempo osservo i gremlins dediti nelle più svariate attività: c’è chi si prende a coppini, chi cerca di staccare a morsi l’orecchio del compagno, chi dorme, chi si scaccola, chi ascolta il lettore mp3, chi fa pernacchie, chi si sfida a duello con le righe da disegno.
La cosa più divertente è che proprio mentre Marylin tenta invano di richiamare all’ordine i facinorosi, un gruppetto di bambini si stacca dalle prime file e forma una palla di mani, braccia e gambe avvinghiate come serpenti tropicali in una lotta all’ultimo sangue. Quasi lo travolgono.
Col passare dei minuti la folla è in delirio.
Nel mezzo riconosco le facce note e meno note di tutti i bimbi che ho avuto tra i piedi negli ultimi mesi: è incredibile il numero di nomi e di storie che ho imparato a memoria.
Tra i vari alunni A. , alunni E. e alunne D., ci sta pure il piccolo Prince che, dopo aver incrociato il mio sguardo, si sposta e guadagna una posizione a pochi passi da me ed esattamente di fianco al suo acerrimo nemico, l’alunno M. cui è legato da un rapporto di amore e odio.
Oggi è l’ultimo giorno di scuola e i due si comportano da grandi amici, smezzandosi una focaccia unta con un gesto di intesa. Prince, il monello dal cuore tenero, è la versione junior di Mac Gyver: prima riduce a brandelli un paio di bicchieri di plastica e li utilizza per esprimere il suo disappunto sfregandoli con forza all’indirizzo dei due insegnanti che si stanno esibendo in una performance jazz di gusto ambiguo; poi materializza dal nulla un aereo gigante e mi chiede se può lanciarlo in testa al professore neopensionato.
Alla fine, chi l’avrebbe mai detto, proprio lui è l’alunno più dispiaciuto della mia dipartita.
Al suono liberatorio dell’ultima campanella dell’anno i gremlins corrono verso l’uscita come una mandria di bufali. Non ci sarà nessun rinfresco con cui sfamare il mio stomaco brontolone.
Ma la delusione nulla può nei confronti del brivido di sollievo che mi corre lungo la spina dorsale al pensiero che la scuola è finita.
School is over, parte seconda: ricchi premi e cotillons.
Alla terza ora dell'ultimo giorno di scuola sono in prima, la classe dei tarantolati.
Ne acchiappo cinque per la collottola che si stanno eiettando fuori nel corridoio e propongo anche a loro di fare qualche gioco insieme.
"Solo se si vince qualcosa prof, perchè altrimenti andiamo su a salutare quelle di terza"; insomma questi qui non li frega nessuno.
Mostro a tutti il magico sacchetto dei premi, celando naturalmente il contenuto (che consiste in caramelle e diverse porcherie rinvenute nei miei cassetti la sera prima, tipo minidadi, portachiavi, sorpresine dell'ovetto kinder, porta auricolari...in realtà è chiaro che l'occasione sia perfetta per sbarazzarsi di un po' di rumenta!) e li convinco a restare.
Quando finalmente sono tutti seduti bussano alla porta altri bambini di classi vicine e mi chiedono se possono stare lì con me.
In un impeto di generosità e follia (forse più la seconda) decido di offrire asilo politico all'alunno O. terrore delle prime di tutto il mondo, all'alunno S. , già colui che minacciava col compasso da lavagna i compagni nelle ore pomeridiane, e all'alunno I. con cui ci si vuole molto bene pur non essendo un mio studente a tutti gli effetti.
Dopo qualche minuto l'alunno O. ha già scritto sul banco con un pennarello indelebile "Scuola culo" e mi tocca spedirlo in direttissima dalle bidelle per farsi dare uno straccio e pulire.
Ovvio che l'alunno O. è il timore di tutte le prime non a caso: ci sono stati giorni di intervallo in cui mi ha distintamente urlato in faccia di non rompergli le palle altrimenti mi avrebbe messo le mani addosso. Solo che detto da uno di un metro e cinquanta è qualcosa che intimorisce ma fa anche decisamente sorridere.
Oggi però la scuola funziona al contrario e O. se ne va quatto quatto dalle bidelle ritornando subito con il suo bravo spray per pulire. La sua buona azione viene premiata con una lisergica caramella di Lupo Alberto (chissà che ci mettono dentro per dare quei colori assurdi) e si procede con giochi enigmistici e altre cavolate, retaggio del mio passato di animatrice.
La campanella dell'intervallo suona, alcuni bambini mi fanno ciao-ciao-arrivederci prof- venga a trovarci e corrono fuori a picchiarsi selvaggiamente, altri in corridoio hanno già iniziato ad urlare tutti insieme "Vogliamo le terze!", anche se sul momento io capisco solo"Vogliamo le tette!", significato del resto molto affine a quello reale.
E' la mia ultima assistenza all'intervallo e sono felice.
Passeggio per i corridoi tra le solite scazzottate come fossi sugli Champs Elysées, tutto è avvolto dalla bruma dell'addio, compresi i gremlins che tirano calci alla porta del bagno; ad un certo punto un braccio mi tira dentro a forza in un'aula e chiude la porta.
Sono di nuovo in prima, alcuni bambini sono in piedi intorno a un banco e l'alunno K. mi dice sottovoce "Prof, abbiamo la cocacola, ne vuole un goccio?".
Nel capannello di mafiosi c'è anche Prince che subito me ne versa un bicchierone specificando
"Se ne vuole un altro prof bussi due volte che la apriamo".
Naturalmente poichè adoro la cocacola alzerò i voti di tutti i presenti.
L'intervallo suona e Prince mi insegue in corridoio e mi offre un bicchierino di plastica ricolmo di pop-corn: "Avevamo anche questi ma era rischioso tirarli fuori prima, tenga".
Gli si potrebbe alzare anche il voto di storia quasi, quasi.
Meno tre ore (da cinquanta) alla fine della scuola.
domenica, giugno 10, 2007
School is over, parte prima: momenti di gloria.
Dopo cinque mesi di levatacce, sfiatamenti polmonari, verifiche, compiti, spiegazioni, intervalli, mense, bidelle simpadellacumpa, colleghe acide come una bottiglia di aceto dell'83, arriva:
la fine della scuola e con essa la mia prima fine da prof, dalla parte dei cattivi, del corpo docente; che, detto così, sembra il soprannome di un corpo speciale dei marines (e a ben considerare quest'esperienza ha avuto i suoi aspetti militari e guerreschi). E' tempo di imbracciare di nuovo l'ombrello e volare via, come una precaria Mary Poppins che un giorno è qui e domani chissà che cavolo di lavoro starà facendo.
L'ultimo giorno di scuola è il giorno più lungo dell'anno, è un po' the day after tomorrow e un po' ben hur, un po' presa della Bastiglia e un po' derby Inter-Milan.
L'ultimo giorno di scuola vale l'unica regola che nessuna regola vale più.
La prima ora dell'ultimo giorno di scuola mi trova in seconda, la classe dei gremlins eletti, coloro che pur sempre casinisti e pasticcioni hanno dimostrato durante questi mesi insieme notevoli miglioramenti: siamo passati da persone che scrivevano quore a ragazzini attenti che prendevano appunti sulle teorie illuministe di Voltaire, Rousseau e Beccaria. Poi magari non ci hanno capito comunque una mazza ma se non altro sono diventati fantastici attori.
Ecco perchè ho deciso di dedicare questi ultimi momenti insieme affidando loro un lavoro di gruppo: inventare di sana pianta un proprio telegiornale con tanto di annunciatori, vallette, meteo, pubblicità, rubriche varie ed eventuali.
Al mio arrivo trovo la classe ingombra di oggetti di scena; ci sono parrucche, scarpe col tacco, colapasta (per la rubrica di cucina), abiti di scena e addirittura finti radiomicrofoni.
Prego in cuor mio che il dirigente scolastico non entri mai e per nessun motivo all'interno della mia aula per i successivi cinquanta minuti. Già mi vedo sul TG5 con i sottotitoli "Insegnante di scuola media incita innocenti ragazzini al travestitismo" e difatti nelle ultime file l'alunno A. ancheggia seducente su zeppe di dodici centimentri sottratte alla madre (...).
"Guardi prof, così sembro alto normale!".
L'alunno A. è alto come un bambino di seconda elementare, stroppicciato, solitamente bistrattato da tutti in quanto poco curato, balbuziente e fondamentalmente ignorante.
Per mesi è venuto a scuola con la faccia deformata da un orribile orzaiolo non curato.
Non immagina nemmeno che l'ultimo giorno di scuola sarà il suo più alto momento di gloria.
O forse sì, ed è per questo che accettato un ruolo di primo piano, seppur travestito da donna.
L'alunno A. farà la meteorina per il gruppo del tg piemonte: quando arriva il suo momento compare in scena con le zeppe e una parrucca di capelli ricci neri e sculetta verso la cartina.
I compagni lo acclamano con un applauso sincero e ammirato, si è davvero calato bene nel ruolo e indica con estrema sicurezza le varie località della regione, mentre la voce di un collega legge il previsioni del tempo. Torna in scena per un servizio sulla moda in cui dispensa baci alla folla come una consumata top-model.
L'alunno A. è uno che a gennaio era convinto che la capitale della Svezia si chiamasse Starrick e mi chiedeva con insistenza di non leggere nel timore di balbettare.
Ed ora eccolo lì che sorride ammalitore ai compagni e al termine del meteo improvvisato si gode un lunghissimo applauso con tanto di coro da stadio.
A. sale in piedi su una sedia: la classe lo acclama.
E so che, in qualità di educatrice, dovrei cazziarlo e dirgli di venire giù di lì ed esortare la classe al silenzio.
Ma è l'ultimo giorno di scuola, io sono solo una suppl, ed è il primo momento dell'anno in cuii compagni di A. non lo stanno prendendo per il culo per i vestiti sporchi o perchè si è addormentato in classe.
E' il suo momento di gloria e il sorriso raggiante che gli si stampa in faccia una di quelle cose che arrotonderanno il mio stipendio per eccesso.
Seguono altri telegiornali che annunciano notizie come Schumacher investito da una Ferrari, insegnanti legati con la cartigienica e prigionieri nei bagni, Prodi che si fa esplodere alla Casa Bianca. Ebbene sì, ho cresciuto dei piccoli mostri e ne vado straordinariamente fiera.
Ridiamo tutti insieme, i gremlins mi regalano una multipenna quattro funzioni e io distribuisco caramelle di lupo alberto. C'è anche un cartellone in cui compaiono le scritte di commiato:
"Ciao prof, mi dispiace ke se na va, ci mankerà a tutti tantissimo e soprattutto a me! Ci venga ha trovare ogni tanto, non vorremmo perderla di vista" "Ciao prof volevo dirle che è stata molto gentile con noi e non si scordi di me! Saremo molto contenti se il prossimo anno tornasse. Abbasso la scuola. By D." "Ciao prof, sono L. quest'anno mi sono trovato bene con lei. Viva Milan". "Ciao prof sono l'alunno più ignorante del mondo, spero che il prossimo anno ci rivedremo. By Alunno A."
Quando suona la campana me lo infilo sotto un braccio. Ancora cinque ore (da cinquanta) alla fine della scuola.
sabato, giugno 09, 2007
martedì, giugno 05, 2007
E' probabile che l'improbabile accada
Giorno due dell'ultima settimana. Penultima ora nella classe di Prince.
Prince, il ragazzino che spezzava le lance in favore delle schiene dei suoi compagni, che sul totale orario delle mie lezioni di cinque mesi credo abbia trascorso seduto appena quindici minuti scarsi, il babybirba che più di una volta al pomeriggio mi ha fatto diventare i capelli più bianchi di piero angela con le sue urla stridule, colui a cui ho requisito l'inimmaginabile (sfere di metallo, chine, palline delle cartucce, una radio trasmittente, un orologio a forma di gondoliere, un portachiave a foggia di cornetti rossi plastificati, un imprecisato numero di matite, penne e righelli, una mini torcia, una serie di miniportachiavi, un richiamo per uccelli e un fischietto. Poi sicuramente c'è stato dell'altro ma è dura ricordarsi tutto), l'unico bambino che abbia sprizzato lacrime di fronte a un unico severo cazziatone.
Spesso richiamato perchè continuamente distratto o affaccendato in attività illecite come cercare di tagliare un ciuffo di capelli al compagno seduto dietro o infilarsi oggetti presi da altre astucci e riporli nelle proprie mutande così che i proprietari perdessero interesse a reclamarli.
Ecco di questo Prince qui stiamo parlando. Che io, a modo mio, mi ci sono anche affezionata a forza di avercelo sempre sulla punta di un urlaccio.
Il Prince che oggi, a qualche minuto dall'intervallo, mi si avvicina e mi dice "Prof, le scrivo il mio indirizzo e-mail su una barchetta di carta così non lo perde e poi un altr'anno mi scrive. Mi scrive vero prof?". E mi allunga tutto timido una barchetta stroppicciata con la sua solita calligrafia sghemba e geroglifica.
Tu quoque Prince!
Il mio cuore di suppl fa spluf e non fosse per la certezza che i compagni lo prenderebbero per il culo per i prossimi mille anni dandogli del "fennel" e del "guano" lo abbraccerei lì su due piedi.
La campanella suona, Prince mi strizza gli occhi azzurri in un sorriso e corre fuori a gettarsi nella solita mischia di calci e pugni, lasciandomi sentimentale a compilare il registro di classe.
Ancora una volta me l'ha fatta sotto il naso.
martedì, maggio 29, 2007
La follia della donna
Grandi pulizie
Da giorni incombeva sulla classe seconda il fantasma delle grandi pulizie.
Fantasma poichè a me non ne era stata data comunicazione nè sul registro nè verbalmente. Eppure i ragazzi mi sfracellavano le palle con continue domande su quando e come sarebbero avvenute le pulizie della classe
"La prof X ha detto che dobbiamo farle entro lunedì e nelle sue ore".
Peccato che io la prof X la incontri ogni giorno e che, a parte riservarmi il solito sorriso del tipo
-buongiornomerdasecca- non abbia aggiunto altro. Infine decido di immolarmi alla causa e propongo ai ragazzi di rimandare l'opera di nettoyage a lunedì pomeriggio.
Tanto fa caldo e in molti lasciano la voglia di applicarsi culturalmente a casa nella pausa pranzo.
Ora, la mia esperienza di pulizie di aule scolastiche è nulla.
Per me dovrebbero demolirle e basta: le pareti della seconda sembrano sopravvissute a un sisma del 5° grado della scala Richter, i colori dominanti sono il bianco e il grigio, le veneziane rotte e una finestra è tenuta chiusa con il nastro adesivo.
Quindi fosse per me, proporrei una di quelle spettacolari detonazioni a catena che sbricioli ogni piano della scuola.
Le aule del futuro dovrebbero essere colorate, senza spigoli e con le pareti di gomma, così i bambini ci possono rimbalzare mentre si picchiano selvaggiamente durante le ore di lezione.
I ragazzi affermano che la prof X ha dato ordine di rimuovere le scritte da pareti e banchi e di staccare le gomme da masticare là ove se ne trovino.
Poichè il mio buonsenso mi sconsiglia di fornire alla ciurma di dodicenni bottigliette di acido potenzialmente corrosivo, suggerisco loro di portare da casa della semplicissima carta vetrata con cui, al massimo, possono farsi un po' di peeling.
I gremlins si mettono al lavoro con entusiasmo. Passano con la carta vetrata il listello di legno che corre contro la parete e rimuovono scritte e bianchetto. Il lavoro è egregio, finalmente ci liberiamo delle scritte "Giorgia Orgia" e "Milan Super Merda": il legno appare leggermente sbiadito ma tant'è devo riconoscere la loro abilità di falegnami.
Proprio in quel momento irrompe in classe la bidella M. , simpatica come un fermacarte accidentalmente conficcato in uno stinco, e inizia a sbraitare contro i ragazzi perchè hanno rovinato il legno dell'aula.
Da brava suppl mi assumo ogni responsabilità e propongo di ridipingere il suddetto schifoso compensato con del lucido o con della vernice.
"Eh sì, adesso anche la vernice vuoi mettere figuriamoci!".
Giuro che la tentazione di tirarle un calcio in culo è fortissima, così come quella di correggere i circa cento congiuntivi sbagliati che pronuncia nella predica successiva in cui annuncia che mi fornirà lei un liquido adatto alle pulizie, prima che la sciaguarata giovane supplente prenda altre disastrose iniziative.
Ascolto in silenzio, canticchiando nella mia testa "Love will keep us together".
Quando la bidella termina la sua arringa continuo a interrogare i recuperandi, mentre la ciurma gremlins utilizza generosamente il prodotto specifico fornito dalla gentile signora M. con le apposite spugnette. Dopo pochi minuti qualcuno esclama:
"Prof, ma con 'sta roba cola via tutto!"
Con orrore osservo che lo speciale spray ha sbiadito l'intonaco delle pareti ed è gocciolato sul listello di legno facendolo diventare bianco a mò di pollock posticcio.
Il risultato è una gara di vomito parietale.
Il liquido ha corroso tutto, intonaco, maglie dei pulenti, banchi, pavimento, libri e quaderni.
Sembra impossibile ma la classe fa più schifo di prima.
Ecco quindi perchè nelle note del registro appunto con una certa qual soddisfazione che
"La classe ha effettuato le pulizie richieste utilizzando i prodotti specifici forniti dal personale ausiliario"
Tiè, ciapa lì e porta a cà.
lunedì, maggio 28, 2007
Armageddon
Guardando laconica il parco del lunedì mattina, vedo piovere non solo gocce d'acqua ma anche righelli, astucci e gomme da masticare.
La fine della scuola è un po' la fine del mondo, le poche regole che eri riuscita a imporre si sbriciolano come stuzzicadenti sotto la zampata gozzillesca delle vacanze alle porte.
Tanto per fare un esempio, stamattina, nella classe di Prince, tenere a bada il cugino di Satana era come cercare di ammaestrare una tigre della malesia digiuna da giorni.
L'alunno N. correva come una pallina impazzita da un lato all'altro dell'aula rovesciando al suo passaggio astucci, banchi, zaini e righelli e cercando di segare un braccio a un compagno con una riga da disegno.
A nulla sono valsi i miei richiami: è a fine della scuola, le note non servono più, difatti N. mi ha risposto "Scriva pure che non me ne frega niente, anche sul registro eh". Purtroppo però la sua furia incontenibile mi impediva di dettare quelle poche e scialbe nozioni sugli stati europei al resto della classe, di per sè già in assetto sommossa.
Così infine, in barba a qualsiasi convenzione di Ginevra, mi sono avvicinata al suo zaino e ho requisito l'unica cosa a cui N. tenga veramente, ancora più che a sua madre: la sciarpa del Milan.
Tale sciarpa era già sfuggita a un sequestro la scorsa lezione, quando N. stava cercando di strozzarci il vicino di banco interista. I suoi occhi tradiscono finalmente un punto debole.
"Quella è la mia sciarpa, lei non si deve permettere!"
Per tutta risposta mi infilo la suddetta sciarpa milanista sotto un'ascella.
"Poichè tu ti permetti di fare qualunque cosa durante le mie lezioni, credo di poter fare anch'io un piccolo strappo alla regola del rispetto. Che dici?"
Dopo cinque mesi di lezioni insieme per la prima volta N. è senza parole.
(Anche se domani sono quasi sicura che mi farà un culo così)
sabato, maggio 19, 2007
rimembranze
quel tempo della tua vita mortale
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?
La scuola va terminando, i giorni si fanno più dolci, i gremlins più agitati, e i primi ricordi di questi cinque mesi di follia iniziano ad affollarsi nella mente.
Come la gita ad esempio, di cui non ho mai detto qui, perchè ci sono esperienze che hanno bisogno di meditazione, elaborazione e superamente.
LA GITA 
Il ritrovo per la gita è una calda mattina di aprile verso le ore 7.30.
Alcuni alunni per l'eccitazione devono aver trascorso la notte nel parco antistante la scuola, difatti, al mio arrivo, bivaccano in parte sul castello di legno, in parte sdraiati su alcune panchine.
Dopo aver ammonito i presenti che chi ha intenzione di cimentarsi in cori da stadio sul pullman prima delle 9.30 prenderà una nota sul registro perchè mi sono svegliata alle 5.30, mi attacco alla macchinetta del caffè e bevo un numero indefinibile di espressi, che mi consenta di tenere sollevate le palpebre di almeno 15 gradi .
I gremlins fin da subito si dimostrano più adorabili del solito, offrendomi tic tac ai nuovi gusti mango e frutto della passione e facendomi ascoltare qualche canzone truzza dal lettore mp3.
I tentativi di immortalarmi in qualche atteggiamento buffo e scomposto da prof assonnata si sprecano, a causa degli infidi telefonini. Mi sento un po' Nina Moric e decido di giocarmi la carta del non ho nulla da nascondere, prestandomi volontariamente a qualche scatto, consapevole che presto finirò deformata da abili smanettatori di photoshop. Si parte.
Ci sono quasi tutti: Bombo, il bambino paffutello che cerca di attirare l'attenzione degli altri estraendo dallo zaino oggetti esotici come un lettore dvd portatile (e pensare quando in gita ci andavo io con il walkman scalcagnato e le pile scariche), Mogwli (stranamente sedato dalla visione di Madagascar sul lettore di Bombo), le ragazze dal cerchietto glitterato truccate come signore della notte (che dopo quindici minuti stanno già scrivendo forsennatamente messaggini sul cellulare a quelli seduti dietro), i ragazzi a delinquere (simpatici mascalzoni che vanno a occupare l'ultima fila e si defibrillano a vicenda con pugni sui genitali), l'altra classe (cioè quella di cui io conosco bene solo i due individui cui faccio alternativa alla religione, ovvero l'Emorroissa e Cosmico, il bambino che ride sempre perchè trova le parole divertenti e spesso mi confessa di immaginarsi cose buffe, tipo un professore che entra vestito da peluche e banchi al gusto di caramelle gommose), le colleghe titolate, la collega con cui invece posso parlare liberamente perchè anche lei membro del P.A.R.I.A. (Precarie Assolutamente Reiette Inevitabilmente Antipatiche) e Marilyn Manson, il prof di religione, colui che non smetterà per un solo secondo della gita di urlare le peggio parolacce mai sentite ai ragazzi, dispensando generosi calci in culo a destra e a manca, come neanche in una rissa tra hooligans.
Imbocchiamo l'autostrada e mi stupisco della genuina correttezza dei gremlins: nessun coro, qualcuno ogni tanto si erge dal suo sedile per chiamare un compagno e dirgli una battuta, assiduo ascolto di lettori mp3 e scambio di video per il cellulare.
Marilyn però pare nella sua giornata peggiore e si impadronisce del microfono del pullman per minacciare gli astanti con un poderoso "Zitti, brutti co*****i!" che mi spazza dalla prima fila al vetro dell'ultima.
Naturalmente essendo membro del P.A.R.I.A. non posso fare altro che fingere indifferenza, a quello, e ai numerosi improperi che verranno dopo.
Forse è solo che la mattina lo mette di cattivo umore. Forse più tardi si tranquillizzerà. Forse.
Arriviamo nella ridente cittadina di M. con estrema puntualità.
Appena scesi dal pullman i gremlins vorrebbero espletare le loro funzioni fisiologiche di base: bere, fare pipì, mangiare i crackers olive e capperi.
Fortuna vuole che siamo stati parcheggiati davanti a un gigantesco Spizzico.
Quando già qualche bambino sta per varcare la porta del santuario dei suoi desideri del momento, Marilyn urla di proseguire, perchè ci sarà tempo per pisciare in seguito.
Sembra di stare sul set di Full Metal Jacket. Vabbè.
Chiudo la fila con la mia collega precaria, entrambe consce del fatto che sarà una lunga giornata. Arrivati di fronte al duomo della città, Marilyn inizia una pallosissima spiegazione storica su rituali ecclesiastici dei secoli passati e futuri.
La scolaresca è stata naturalmente piazzata col sole negli occhi, e i pochi martiri che decidono di seguire le elucubrazioni storiche perdono la vista dopo pochi secondi.
La stragrande maggioranza dei gremlins invece si dimena in preda a fortissimi stimoli di minzione. Iniziamo a temere il peggio: qualcuno potrebbe calarsi i pantaloni e rilasciare i sui acidi ureici sui preziosi sanpietrini del piazzale radical-chic.
Sotto i fiammeggiamenti occhi di Marilyn io e la collega raccogliamo i gremlins a rischio, circa una trentina, e ci avviamo alla ricerca di un bar che non sia quello del piazzale radical-chic con il caffè a 4 euro e 80 e i divani di pelle bianca. Il cameriere, elegantissimo, con i bottoni della livrea scintillanti sotto il sole di mezzogiorno, ci guardava schifato di lontano.
Quando tutto sembra perduto, troviamo un piccolissimo bar che viene immediatamente intasato dai ragazzini. Bevo altri quattro o cinque caffè per ammortizzare i sensi di colpa. Mi verrà un infarto. In tal caso magari mi dedicheranno una targhetta sulla porta del bagno.
Fermo due ragazzini nell'atto di comprare mentos e cocacola con cui provocare geyser indesiderati e facciamo ritorno al Duomo.
Ciò che accade lì dentro è affare del Signore, quindi non vi narrerò delle prodezze dei gremlins arrampicati a postriboli, altari, inginocchiatoi, icone, statue, vecchie oranti, nè vi narrerò dei loro tentativi di sfondare le coperture di vetro-plastica dell'antico pavimento della basilica, e nemmeno dell'epico "Zitti mer**!" pronunciato da Marilyn in piedi sull'altare.
La successiva tappa è un minuscolo e grigissimo museo contenente lanterne dorate a forma di uccellino (che scatenano l'ilarità dei più) e orribili arazzi parietali. Ecco io so che non dovrei dirlo, ma proprio non riesco a capire come una cosa del genere possa interessare dei ragazzini di seconda media. Proseguiamo con una lunga marcia di circa due ore sotto il sole rovente di un meraviglioso parco, pieno di angolo ellenici e bucolici, con maestosi cigni, erba color pastello, ombrose piante secolari da cui ci teniamo ben distanziati.
Il luogo scelto da Marilyn per il pranzo è posto ai margini del parco, là dove le acque dei laghetti artificiali si fermano formando una serie di puzzolenti paludi acquitrinose, con cigni fangosi e aggressivi che abbaiano famelici schioccando le fauci.
E' la mia prima gita dalla parte dei prof, e posso sedermi con loro, anche se più tardo rimpiangerò amaramente questo privilegio. L'argomento principale del nostro convivio difatti è la stupidità dei gremlins, il loro essere totalmente privi di una qualunque buona qualità, cosa che del resto non stupisce dato le famiglie da cui provengono: si sprecano i commenti pesanti su genitori, madri di dubbia reputazione, padri operai, famiglie di ignoranti ecc ecc.
Fatico a digerire il mio panino speck e brie, la voglia di conficcare le posate nel braccio dei miei commensali sarebbe tanta. La realtà è che non si può. La realtà è che non capisco perchè persone che hanno un tale odio nei confronti di ragazzetti di dodici anni abbiano scelto liberamente di averci a che fare. Certo che i gremlins frantumano la uallera. Certo che spaccano i maroni. Ma io ai miei bambini voglio bene, anche a quelli che si lanciano l'astuccio mentre cerco di spiegare qualcosa su federico barbarossa. Sono bambini che diamine, non hanno ancora superato l'età in cui una persona diventa stronza per sua consapevole scelta personale. Come invece deve essere accaduto ai titolati lì presenti.
Dopo il pranzo ci dirigiamo ad assistere alle prove di un campionato di auto da corsa. Fa caldo, gli spalti sono roventi, le auto sfrecciano monotone una dopo l'altra. Al terzo passaggio una delegazione di gremlins mi si avvicina per domandarmi se c'è la possibilità di andare a giocare a calcio nel parcheggio del pullman. "Prof, qui è una palla, abbiamo buttato via i soldi".
Quanto vorrei dar loro il permesso. Marilyn è furente e raduna i ragazzini a calci e pugni.
Risaliamo sul pullman dopo soli venti minuti. Il ritorno è surreale.
I ragazzini vociano tranquilli, le colleghe guardano me e l'altra P.A.R.I.A. in cagnesco, perchè non abbiamo più proferito parola dopo il piacevole pranzo insieme. La sosta in autogrill dura quaranta minuti. "Così i ragazzini possono comprare un ricordino" commenta Marilyn.
Dopo dieci minuti i gremlins sono già tutti fuori a farsi gavettoni di gatorade all'arancia carota e limone mentre i professori stanno terminando gli acquisti di prosciutti di parma e baci di alassio.
Le risaie scintillano verdi e azzurre. Qualche gremlins dorme, qualcuno osserva il paesaggio fuori dal finestrino e saluta con la mano camion e pullman. "Smettetela di saluta brutte teste di c***o!".
Io sono seduta con lo stomaco sottosopra e la rabbia di non poter dire niente.
Di non poter prendere da parte il professor Marilyn e chiedergli se si rende conto di quanto male fa a questi ragazzi dando loro un esempio sbagliato, quello del rispetto guadagnato con le botte e con gli urlacci.
Scendendo dal pullman richiamo un paio di ragazzini che si stanno lanciando gli zaini. Questi poi si avvicinano e mi chiedono "Prof, ma perchè non fa anche lei come il prof Marilyn e quando facciamo casino ci mena?".
"Perchè io ho stile ragazzi".
E se anche non avrò mai un contratto a tempo determinato, almeno la mia dignità di persona adulta non me la leva nessuno.
sabato, maggio 12, 2007
Se nessuno parla di cose meravigliose...
...ve ne racconto una io.
Compito assegnato ai gremlins di seconda: scrivere una lettera di tono informale e una di formale.
Nel primo caso le donne scrivono a loro stesse o all'idolo biondo del telefilm del cuore
"Cara F., ieri sera hai visto il film con il nostro idolo C? Ma quanto era figo? Tantissimo, vero? Domani andiamo a ginnastica artistica insieme? Ti piace ancora S. o hai deciso che ti metti con M? Hai già fatto i compiti di italiano? Io ora vado, ricordati che TVUKDB"
gli ometti invece si lanciano in pizzini alla provenzano tipo
"Ciao Gringo, ti aspetto domenica al pontile per quella certa questione che sai. Porta la roba ma tienila nello zaino, poi ne parliamo. Ricordati di avvisare il Palo e i Cinesi".
Ma la chicca è lì nascosta nel mazzo di compiti e mi strappa l'unica e più sincera risata del venerdì mattina.
Esempio lettera formale dell'alunno A. altresì detto Houdini (sentirete parecchio parlare di lui d'ora innanzi)
vi scrivo per informarvi che nell'ultima bottiglia di Sanbitter da due litri ho trovato tre scarafaggi morti.
Vorrei le vostre scuse e il rimborso dei miei soldi.
Cordiali saluti.
Inutile dire che l'alunno ha ricevuto una valutazione positiva con nota a margine
"Disgustosa ma splendida".
lunedì, maggio 07, 2007
Blade Runner (è tempo di mensa)
Ovvero a frequentare la mensa del piccolo Istituto di Smallville uno inizia a credere che cose come le colonie extramondo siano possibili e in alcuni casi fortemente auspicabili.
La mensa è un salone piccolo e stretto dalla capienza massima di quaranta persone. Il soffitto, di un paio di metri appena, rappresenta la soluzione architettonica ideale per un popolo di puffi o di lillipuziani ma diventa totalmente inadatto a ospitare ragazzoni di terza media alti come un armadio a tre ante o, più in generale, circa cento bambini ipercinetici, vocianti e affamati.
I gremlins arrivano in mensa correndo giù per le scale, un po' come si fa in quei programmi giapponesi alla mai dire banzai, o ai tempi di ok è il prezzo è giusto di iva zanicchi quando partiva la sigla del "gioca con noi, l'alunno S. da Smallville!". Il mio compito sarebbe quello di smistarli sei per volta indirizzandoli a tavoli diversi ma l'impresa si rivela impossibile dal momento che tutti vogliono tenere il posto a qualcuno di un'altra classe possibilmente nel tavolo più lontano da quello dei prof. In mensa accadono cose che voi umani non potreste immaginare: i bambini, dopo essersi avventati sulle tavolate come cavallette d'Egitto, danno subito il via a un festival pirotecnico di formaggio grattuggiato, molliche di panne e bucce di mandarino. Al momento della distribuzione del primo e del secondo sciamano verso le cuoche, assediandole minacciose con più piatti di plastica per mano, specie quando c'è la pizza. Il cibo non viene masticato nè tagliato con forchetta e coltello. Lo si ingoia per intero per poter trascorrere il resto del tempo dedicandosi a più amene attività. In soli quattro mesi di mensa ho visto parrucche di spaghetti al ragù, fitte piogge di fagiolini e legumi vari, naumachie da tavolo a tavolo, duelli all'ultimo sangue con le posate di plastica, croccanti tappeti di briciole di pane e piatti sminuzzati da abili manine distruttrici.
I gremlins,con la capacità polmonare di pavarotti, placido (e certe volte anche domingo) danno sfoggio della loro estensione vocale con cori da stadio tra i più svariati e pittoreschi: c'è il sempreverde "M. culo e culo chi non lo dice" e il gettonatissimo "Se veniamo di lì se veniamo di lì" e il resto lo conoscete tutti. Altro che pay-t: alla mensa di smallville si possono vivere, minuto per minuto, le emozioni da curva sud di un derby tipo roma-lazio. O anche di una rivolta delle carceri, dove però i bicchieri anzichè fatti tintinnare contro le sbarre, vengono accartocciate sulla testa dei compagni di pranzo.
Le prime volte è stata dura, devo ammetterlo. Discendendo le scale mi sembrava di lasciare alle spalle un mondo moderno, civilizzato e razionale in cui un urlaccio o la minaccia di una nota sul diario avevano ancora il loro porco potere. Laggiù invece tutto era lecito e legittimo: infilarsi fagiolini nelle orecchie per attirare l'attenzione dei commensali, fare il gioco della bottiglia senza aver controllato che il tappo fosse chiuso, guerreggiare con i mandarini che manco il carnevale di ivrea, palleggiare le arance sulle spalle come una foca di acqualand, invitarmi a ballare per farsi perdonare di aver spalmato il compagno di robiola osella come fosse una bruschetta.
"Prof, così è più gustoso"
Dopo tutte queste mense del lunedì, seduta al mio tavolo dei professori, zitti, incarogniti e intenti a seguire bizzarre diete, osservo ancora tutto questo con stupore e disincanto, tutti questi bambini iperattivi e ipereccitati che accorrono a me lamentandosi di compagni che hanno loro sputato nel piatto, leccato la fetta di pizza o rovesciato un finocchio nel bicchiere d'acqua; e penso che in fondo...
...tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia...
È tempo di mensa.
giovedì, maggio 03, 2007
Titanic (almeno mandateci DiCaprio)
La III^C ha la stessa fama del Barbablù della fiaba.
Trovarsi in III^C alla quarta ora è molto peggio della selva oscura e della pancia del lupo di Cappuccetto Rosso.
Armata del mio zainetto sbarazzino e ricolmo di libri raggiungo l'aula durante l'intervallo e vengo a conoscenza del quarto segreto di Fatima: all'ultimo piano nessuno fa assistenza o meglio nessuno che dovrebbe fare assistenza si manifesta in quindici minuti di ricreazione (o meglio distruzione) dove vedo volare portaombrelli, ombrelli, scarpe, zaini, calci e pugni, sotto lo sguardo attonito di una bidella piccina picciò che nulla può in siffatto delirio.
Al suono della campana i ragazzi entrano alla spicciolata.
A onor di cronaca c'era già stata tra noi un'ora di supplenza di amore e accordo.
I ragazzi per queste cose poi hanno una memoria incredibile.
Se la prima impressione che fai loro è pessima (cosa oltre che umana, molto probabile) non sarà facile poi conquistare rispetto e attenzione. Non è come ad un colloquio di lavoro. Non hai a disposizione quindici minuti per raccontare te stessa, i tuoi sogni, le tue aspirazioni. O piaci o non piaci. Punto. Ma per una volta la giovane età potrebbe essere un'arma vincente.
La prof titolata mi ha chiesto di fare una lezione introduttiva sull'Africa, aggiungendo che altrimenti "non si riesce proprio a tenerli quelli lì".
Io dal canto mio preferirei una simpatica compilazione del registro, ma una promessa è una promessa, per cui pattuisco coi ragazzi di fare mezz'ora di lezione e mezz'ora di cazzeggio controllato e rispettoso.
Partiamo con un brainstorming alla lavagna sull'Africa e tra una battuta e l'altra si scopre che i gremlins sanno già un sacco di cose: Kilimangiaro, Nilo, Congo, Niger, posizione geografica, una ragazza addirittura parla di materie prime.
Naturalmente in classe non c'è silenzio e tutti rispondono contemporaneamente parlando uno sopra l'altro. Però rispondono, mi ascoltano e questo è già qualcosa.
L'alunno Y., colui che nelle ore di alternativa alla religione mi impartisce lezioni di cucina araba, indossa in classe il costume da nuoto sopra i jeans con tanto di cuffia e occhialini.
Gli propongo di restare vestito così fino alle 13.05 quando sfilerà davanti alla scuola in mia eccezionale compagnia.
"Ti accompagno fino al portone...in fondo il blu ti dona, è un peccato che siamo solo noi a godere della tua scultorea presenza".
Uno a zero per me.
Lo schiaffo all'orgoglio funziona e Y. ritorna in abiti civili.
Proprio in quel momento fa il suo ingresso in classe l'alunno Scarface, quello che ancor prima di iniziare il mio secondo giorno di scuola sapevo già tutto su di lui, le sue malefatte, le sue turbe comportamentali, il suo eloquio molto poco chic.
L'altra volta l'avevo tenuto impegnato con la storia delle barchette.
Ma stavolta stiamo facendo lezione; lo metto seduto di fianco a me alla cattedra e lo vado a recuperare bonariamente ogni volta che si alza per una spedizione punitiva nei confronti di qualche compagno reo di averlo guardato troppo a lungo o in maniera a lui poco consona.
La lezione prosegue.
Una volontaria va alla lavagna a copiare una schema sul continente africano, mentre per intrigare gli astanti racconto la trama di Blood Diamonds e, al solito, mi dilungo su particolari splatter.
Dopo mezz'ora Scarface ha scritto solo il titolo ma in compenso si è affacciato almeno dieci volte alla finestra in vani tentativi di sputazzare di sotto, da me sempre sventati all'ultimo.
Non demordo, lo riporto al foglio intonso e continuo a sussurrargli che sicuramente può fare meglio di così.
Scarface all'anagrafe si chiama M. ma qui sono tutti abituati a chiamarlo per cognome.
E' il ragazzo che in classe non vorresti avere mai, perchè rompe oltre misura, perchè è violento e fuori controllo, perchè da un momento all'altro può correre fuori dall'aula e tornare alla fine dell'ora con lo scalpo di un paio di bidelle.
M. ha perso la sua identità di ragazzino di terza media ed è diventato a tutti gli effetti lo scassamaroni delinquente col destino già segnato, e magari se l'è voluta lui, o magari a casa sua qualcuno avrebbe dovuto mollargli uno schiaffo quando era ora o semplicemente parlargli , seguirlo, dargli attenzione.
La cosa che mi ha colpito di lui la prima volta è la stessa che mi colpisce oggi: M. si alza in continuazione, vero, ma se lo richiamo a posto ci torna, taglia le ore di lezione, ma viene a scuola comunque, apostrofa in malo modo tutti i compagni, ma vorrebbe disperatamente essere uno di loro.
M. non mi guarda mai negli occhi quando gli parlo, gli ripeto per un'ora intera (ormai i compagni hanno finito e stanno giocando a carte) che deve scrivere lo schema. E' quasi timido.
E io in tutto questo ci vedrei una nanoparticella di speranza: ecco, magari non diventerà mai premio Nobel per la scienza, ma per evitare che finisca a delinquere davvero, qualcosa di potrebbe, forse, ancora fare. Forse con i ragazzini l'accanimento terapeutico sarebbe sempre la soluzione migliore. Poi però mi rendo conto che ci sono troppi alunni, classi troppo numerose, programmi ministeriali che fanno ridere i polli, strutture scolastiche che cadono a pezzi. Non c'è tempo di occuparsi della nanoparticella di M. Bisogna andare avanti seguendo il si salvi chi può.
Un gruppo di ragazzini viene alla cattedra a farmi un giochino stupido. Gli chiedo della gita e di cosa faranno nelle vacanze estive. Quando tornano a posto è accaduto il miracolo.
M. sta copiando lo schema e mi chiede di spiegargli cosa sta scritto in fondo alla lavagna perchè non capisce. Vediamo insieme la frase incriminata e presa la balla al balzo finisco di dettargli il resto degli appunti. Il disastrato ha un'ortografia quasi impeccabile; correggiamo un paio di accenti e quando abbiamo finito non resisto e gli dò un pizzicotto alla guancia
"Bravo. Visto che non era difficile?"
"Ma prof, sono stanco"
"Quello è perchè ti agiti, mica per lo schema"
Stavolta mi guarda e mi fa uno di quei sorrisini da bambini imbarazzati di prima elementare.
Giuro che è un sorriso buono.
"Prof ma alla prossima ora ci sei ancora te?"
"Eh, purtroppo vado a casa"
E dire che per una volta vorrei rimanere, perchè quando per fragilissime coincidenze cosmiche, si crea quel sottile ponte tra te che sei suppl. e un ragazzino come lo Scarface, sarebbe il momento buono per lavorare su quella nanoparticella di speranza che di sicuro gli sta impigliata da qualche parte in mezzo ai capelli scolpiti col gel.
mercoledì, maggio 02, 2007
Ipse dixit. Ed era meglio se lo teneva per sè.
Succede che a interrogare 27 persone (che portano tutte come argomento a scelta l'Albania, non perchè interessate dal fenomeno albanese, quanto perchè è lo stato cui il libro dedica meno pagine in assoluto), una suppl esaurisca la fantasia a disposizione e si riduca a chiedere quelle paroline di lessico, poste a margine della pagina.
Sono tre in croce, è impossibile non ricordarle.
Ma se c'è una cosa che la scuola di Smallville insegna è
MAI, MAI SOTTOVALUTARE IL POTERE DELL'INCOSCIENZA.
io "Dunque, mi hai già parlato di Albania, Bulgaria e Grecia, quindi facciamo un'ultima domanda per alzare il voto. Ti chiedo qualcosa di lessico....spiegami che cos'è una rimessa*".
L'alunno M. mi guarda con occhi sbarrati.
"Laterale, prof?"
"..."
*per tutti quelli che avrebbero risposto come l'alunno M. trattasi di soldi che vengono mandati in patria dalle famiglie emigrate all'estero. :-P
lunedì, aprile 30, 2007
1°maggiofestadeilavoratori (evvai ci sono pure io!)
Domani primo maggio festa dei lavoratori, e nonostante la mia laurea in filosofia potrò festeggiarla anch'io insieme al grande popolo dei precari di tutto il mondo.
Il menù della giornata proporrà quello è il leit-motiv di quasi tutti i miei dì di festa:
grigliata (in alternativa abbondante pranzo), un po' di chiacchiera libera (facilitata da qualche pessima bottiglia da un euro e 25 cents), cane che vuole giocare con il fresbee, affetti e affettati, sensazione di pancia ingombra di cibo, sensazione di non volere più fare niente che non sia sonnecchiare, caffè, altro caffè, ennesimo caffè e ritorno a casa.
Perchè giovedì, festa dei lavoratori non è più e si ritorna nella brulicante scuola media di Smallville, con i gremlins eccitati dalle vacanze e dai pollini e uno sguardo al calendario che diventa più sottile di giorno in giorno. Quasi estate. Quasi disoccupata un'altra volta.
domenica, aprile 29, 2007
Magic moments
Ad un certo punto dell'anno scolastico arriva il momento della foto di classe.
Di solito è quel giorno in cui sei arrivata a scuola vestita così bene che hai letto negli occhi della gente intorno la tacita domanda "Ma le sarà andata via la luce in casa a questa?".
E dire che i miei look lavorativi solitamente spopolano tra il personale ausiliario della scuola di smallville.
C'è la mattina in cui mi presento alla porta con uno stile gitano da cugina povera di Joaquin Cortez e quella in cui interpreto un casual da diciottenne così che le bidelle prima di aprirmi mi sottopongono a riconoscimento vocale.
Come dimenticare poi quel giorno in cui la segretaria mi ha fermato in mezzo al corridoio ordinandomi con tono perentorio di seguirla in segreteria.
Già pensavo a un richiamo disciplinare o a una terribile dimenticanza burocratica ; invece la signora, tutta civettuola, mi fa i complimenti per il mio abbigliamento e mi chiede quali sono i negozi che frequento "Che poi lei è così carina che sta bene con tutto!".
Cacchio, per un attimo mi sono sentita mejo de Nicole Kidman.
Credo di essere arrossita e avere bofonchiato qualcosa tipo un po' di lì e un po' di là, dimostrando la mia totale inattitudine a diventare un'icona di stile.
La mattina della foto di classe ogni dubbio era fugato di fronte ai miei improponibili abbinamenti.
Essendomi svegliata alle sei del mattino per il terzo giorno di seguito, dopo una serie di nottate insonni per completare la stesura di un articolo su Jacques Derrida e la decostruzione del terrorismo, non mi è riuscito di cercare niente di più che un paio di jeans e 'na maglietta mattone, cercando di ingentilirli con una collana dal gusto fieradisenigallia.
Menomale che la segretaria aveva preso le ferie, altrimenti perdevo la stima di quell'unica persona in Smallville.
C'è da dire in mia difesa che nessuno sapeva dell'evento fotografico; nemmeno le ragazzine che, dopo una soffiata della bidella del piano, hanno iniziato a chiedermi:
1) a che ora c'era la foto di classe (e giù a rispondere che non ne sapevo niente altrimenti mi sarei messa un vestito che rendesse giustizia alla mia età e non mi facesse apparire una diciassettenne incazzata col sistema)
2) se sapevo a che ora c'era la foto di classe (di solito i gremlins sono soliti chiedere tutto due volte; quando gli si risponde facendo loro notare che lo si era già fatto in precedenza si limitano a sbarrare gli occhi terrorizzati da questa inquietante prospettiva)
3) se potevo lasciarle andare in bagno a pettinarsi (faccio notare loro che la foto potrebbe essere anche all'ultima ora e quindi, con l'intervallo di mezzo, ogni tentativo di acconciatura si rivelerebbe vano)
4) se potevo andare a chiedere alla preside di spostare la sessione di foto l'indomani (eh, magari)
5) se la foto la facevo anch'io (e qui, più che affetto per la prof, ci ho letto la consolazione femminile di posare accanto a una vestita veramente male, in modo da far passare in secondo piano la propria imperfezione).
Concluso momentaneamente il capitolo "dubbi, quesiti e perplessità sulla foto di classe" stavo cercando di spiegare le teorie illuministe di Cesare Beccaria quando bussa alla porta il vicepreside e mi chiede cortesemente di uscire un attimo.
E qui scatta il secondo momento fatidico della vita scolastica.
Le prove dell'evacuazione.
"Ecco, tra poco suonerà una tromba (ma che è? Dungeons & Dragons?) e sarà il segnale del finto-incendio. Voi non dovete dire ai ragazzi che ci sarà l'evacuazione ma raccomandatevi che stiano in fila per due, non lascino oggetti di valore in classe ed escano dalla porta di sinistra".
Mentre il brav'uomo ci spiegava per filo e per segno il mefistofelico piano della finta evacuazione, nel mio cervello sfilavano le immagini apocalittiche di cosa sarebbe potuto succedere dopo il suono di una tromba, in classi in cui anche un astuccio che cade costituisce un valido movente per dare inizio a una rievocazione della presa della Bastiglia.
Pertanto non appena rientrata in aula spiego alla classe che ci sarà una prova di evacuazione, che per loro sarà però una prova di educazione: nessuno dovrà urlare, picchiarsi, lanciare alcunchè, pena una simultanea verifica di analisi logica.
Nel successivo quarto d'ora mi viene chiesto almeno una decina di volte quando si svolgerà la prova di evacuazione. Finalmente la tromba suona, si apre la caccia alla volpe, incolonno i miei e scendiamo in cortile dove tira un freddissimo vento temporalesco.
Le classi si mischiano tutte insieme e la prova di evacuazione diventa un incontrollabile intervallo in cui invano i docenti perdono parte delle loro corde vocali per richiamare il gregge.
Io il mio ce l'ho in pugno con lo spauracchio dell'analisi logica e, difatti, nemmeno gli ovini più movimentati si allontanano troppo dal punto di raccolta.
Basta un urlo di richiamo e torniamo in classe, davvero educatamente.
L'ora di lezione è terminata e inizio a sperare di poter scampare alla temibile foto.
Trascorro i successivi cinquanta minuti di compresenza con i miei reietti del cuore: Mowgli (bambino ufficiosamente disconosciuto dalla mamma, uno che avrebbe bisogno di un sostegno affettivo pazzesco) e Tarzan (ragazzino marocchino, ultimo di sette e dico sette sorelle, all'inizio dell'anno solito prodursi in rumori gutturali e urla sataniche, dopo un tema su Blade e l'esercito dei vampiri siamo diventati grandi amici).
Io a questi bambini qui voglio proprio bene, tant'è che mi sbatto a propinare loro schede su schede di recupero e quando Tarzan mi chiede se "antiquato" vuol dire "vecchio" mi si stringe il cuore. Certo tra un mese sarà tutto finito, io sarò di nuovo in stand-by lavorativo e loro in
stand-by cerebrale ma almeno potremmo dire di aver vissuto un'intensa storia didattica.
Suona la campanella e proprio mentre mi accingo a raccogliere il mio solito fiume di fogli, appunti, quaderni, registri e squagliarmela in grande stile vengo carpita dalla ferrea mano della prof di scienze che annuncia "Andiamo a fare la foto".
L'idilliaco sfondo per i ritratti dei gremlins è il parchetto di fronte alla scuola, già luogo di ritrovo di molti alunni di prima media che vengono a fumarci le sigarette rubate ai genitori "Ma facciamo solo qualche tiro prof".
Il dado è tratto, lo scatto compiuto, e la mia faccia da quarta ora immortalata per sempre negli annali della scuola di Smallville.
"Poi ci fa le dediche prof?"
"Io su di voi potrei scrivere un romanzo..."
lunedì, aprile 16, 2007
L' Emorroissa
Quella di prof generalmente stimata dagli alunni cui mi sono affezionata, e come supplente generalmente schifata dal resto del personale docente, bidelle comprese.
Sono cose cui appunto si fa l'abitudine, come prendere il caffè nell'ora buca il lunedì pomeriggio, prima di tuffarmi nella correzione delle solite quattromila verifiche cui sottopongo con costanza i gremlins.
Quand'ecco che scendendo le scale sento urla lancinanti provenire dalla bidelleria, proprio accanto alla macchinetta del caffè. Si direbbe stiano squartando qualcuno con un coltello da macellaio. Avvicinandomi scopro che si tratta dell'alunna S., a cui faccio alternativa alla religione il venerdì. Il professore che le compete mi rivolge il solito sguardo inebetito e dice che "Devono essere dolori mestruali". Poi lo chiede anche all'alunna S. che rotolandosi sul pavimento urla con voce indemoniata "Sì, ho male alle ovaieeeeeeeeeeeeeeeee". Nell'impossibilità di darle medicine le propongo un the caldo e mentre glielo porgo dalla macchinetta il professore è scomparso, la solita bidella simpatica come un granchio attaccato al mignolo chiude la porta "perchè le urla danno fastidio" e mi ritrovo in bidelleria sola con l'emorroissa e un'amica corsa a prestarle aiuto.
Trascorro una buona mezz'ora a calmare l'alunna S., assicurandole che non morirà e che deve cercare di stare seduta su un divano anzichè lucidare il pavimento al posto della bidella antipatica. Trema tutta come una foglia e quando le fitte sono più forti mi pianta qualche unghia nel braccio. E a me scatta la coccola in automatico, davanti a bambini e bambine che piangono difficilmente riesco a non sciogliermi come un barattolo di nutella al sole.
La cortese signora del personale ausiliario rientra solo un secondo per recuperare un mazzo di chiavi e le chiedo se per caso ha una cannuccia o un cucchiaino: la risposta è un grazioso no con sottinteso "ma che cacchio di idee ti vengono?" e una porta sbattuta. Parente della Rott?
Io l'emorroissa e l'aiutante ci alziamo e migriamo in sala insegnanti, così mentre S. si stende sul divanetto le sistemo una giacca sulla pancia, le slaccio i jeans iperaderenti e la cintura strizzante.
La mamma dovrebbe venirla a prendere ma S è preoccupata perchè la macchina serve al papà per il lavoro e non vorrebbe aver creato problemi.
Scopro che ha già sofferto di dolori forti ma "la mamma non va in farmacia perchè non sa parlare italiano e chiedere che medicina deve prendere. Quando sto male mi fa bere le tisane ma non mi passa". Le scrivo un paio di nomi di antidolorifici su un foglietto, assicurandomi che non sia allergica a niente. Nel mentre entra una prof che osservando S. esclama "Eh, tutte 'ste scene per i dolori mestruali, li abbiamo avuti tutte eh!". Il successivo sguardo è per me e comprendo al volo che significa "Non dovresti andare dietro a tutte le paranoie di queste ragazzine, non si fa".
Quando mancano dieci minuti alla fine dell'ora la mamma di S. viene a prelevarla e mi sorride per ringraziarmi. Io torno in aula insegnanti e la guardo andare via dopo aver imballato un paio di volte con l'auto.
Sì, forse non è giusto. Forse o si aiutano tutti o non si aiuta nessuno.
E coccolare una bambina di seconda media è viziarla ed è un'alunna e non si dovrebbe fare.
Ma io quando succedono queste cose mi sento più una mamma che una suppl.
E penso sia meglio dare un vizio invece di insegnare menefreghismo e indifferenza in una società che lascia tutti soli, con i loro problemi, le loro miserie e le loro difficoltà.
La solidarietà è sempre una buona soluzione.
Con tutte le volte che la S. mi ha aiutato tante volte a compilare il registro ci mancava solo che non le tenessi un po' le gambe sulle ginocchia!
simpathy for the devil
E se proprio devo finire all'inferno che almeno non mi si metta nello stesso girone del cugino di Bud: già immagino con orrore un'insopportabile eternità di astucci e bottiglie del gatorade che roteano vorticose sulla mia testa.
sabato, aprile 14, 2007
Make a plan to love me

Presto prometto che tornerò a parlare di scuola.
Perchè è divertente (parlarne).
Per il momento sono ancora in piena fase emo-primaverile.
Nello specifico ascolto da tre giorni suppergiù Cassadaga, l'ultimo album di Occhi Luminosi.
L' Occhi Luminosi è un ragazzino altezzoso e frangiuto balzato agli onori della cronaca musicale con le sue melodie da adolescente in garage e le sue storie di amori impossibili e molteplici sfighe.
In molti odiano l'Occhi Luminosi per la sua strafottenza e quella certa attitudine a fare sempre lo splendido (come si dice tra i giovani adolescenti in garage).
Lui è quello che scriveva una canzone al giorno su qualunque cosa gli capitasse, una sbronza, una sensazione, un clamoroso due di picche, un'amicizia finita così così.In molti trovano tutte queste cose stucchevoli e artefatte, quindi fondamentalmente poco sincere.E in un certo senso lo odio anch'io.
Odio non riuscire a sottrarmi al solito rituale di ascolto dei suoi album: lo ascolto-non mi convince, lo ascolto-mi ricorda qualcosa, lo ascolto-lo trovo splendido e basta, senza se e senza ma.Forse il punto è proprio questo.
Ci deve essere un piano ben architettato dall'Occhi Luminosi per fare innamorare le persone dei suoi dischi e delle sue canzoni. Ci deve essere un ingrediente segreto, una parola o un accordo che mi cattura la testa, il cuore e mi trasporta in quel momento là, a guardare un episodio della mia vita come fosse un telefilm e provare tenerezza.
Cassadaga è un disco bellissimo.
Pretenzioso, dylaniano, folk, emo, tutto quello che volete.
L'Occhi Luminosi ha detto in un'intervista che dimenticarsi qualcosa dietro le spalle è molto più importante e fondamentale di tutte le cose con cui cerchiamo di occuparci la vita, cioè ha scoperto l'acqua calda. Ma il punto è proprio questo. L'Occhi Luminosi l'ha fatto con stile.
Quindi chapeau, procuratevi Cassadaga, ascoltatelo e lasciatevi convincere.
lunedì, aprile 09, 2007
Erano anni che non ridevo così tanto. A Pasquetta. Ma anche in generale.
Ho ripreso in mano la mia macchina fotografica oggi.
Dovrei farlo più spesso. Essere giovane in questo modo. Essere giovane prima di tutto.
Stay, lady, stay, stay with your man awhile





