venerdì, marzo 16, 2007

Frà vs Sbabbari 1-0

Quest'oggi è venerdì.
Lo realizzo dopo circa quattro secondi che ho aperto gli occhi, il cellulare vibra con forza la sveglia delle 6.30, vorrei piangere ma invece mi alzo e vado a fare colazione.
Se solo riuscissi a fare smettere quella vocina che canticchia sadica nella mia testa "Sveglia, caffè, barba e bidet, presto che perdo il tram".
Oggi è venerdì il prof di religione non c'è e quindi io lo sostituisco in tutte le ore.
Significa che invece di fare "alternativa" alla religione a pochi bimbi bravi e domi (quelli di seconda con cui giochiamo a storpiare nomi francesi), quelli di terza (con cui si parla di cucina marocchina) e quelli di prima (che raccontano ininterrottamente cose su cose senza alcun filo logico), dovrò fare supplenza nelle loro classi. Che sono rispettivamente una classe "brava", una classe di maniaci criminali e una classe di braccia rubate all'agricoltura.
Quindi oggi è venerdì, ho sei ore di lezione, devo fare assistenza nell'intervallo.
E ho tanta paura che mi scappi la pipì. E dovrei tenerla. E io odio tenere la pipì.
Così come odio alzarmi presto la mattina. Però quando arriverà quel porco stipendio so che per un breve, fugace, attimo mi sentirò come Vivian ("ho tutti questi soldi e non so come spenderli").
Quindi inforco la mia c3 zozza da far schifo, con una costellazione di moscerini di varie dimensioni incollata sulla carrozzeria come la pubblicità di un'auto di cortesia e mi avvio verso la consueta strada rettilinea sperando di non incappare nel solito uomo delle 6.30 col cappello e con una velocità di crociera di 30km orari. Così, per ironia della sorte, mi becco invece un autobus vuoto, il cui autista è chiaramente ubriaco e/o sotto effetto di psicofarmaci.
E' venerdì, ho davanti un autobus che sbanda, mette frecce a caso e va ai 35 all'ora e presto dovrò fare sei ore di lezione. Shit.
Giungo a scuola appena in tempo per estrarre il mio registro dall'ultimo cassetto in basso in fondo (sarà mica gerarchica la disposizione degli armadietti?) e correre incontro alla prima ora, non prima di aver fatto un pit-stop caffè alle macchinette.

1a ora: classe II verifica di geografia. A 'sto giro sono stata proprio cattivella. Ho messo definizioni, cartine mute, domande aperte. Difatti nessuno parla e per un attimo ho quasi il sospetto che i miei studenti siano concentrati.

2a ora: classe II supplenza. Entro e trascorro il primo quarto d'ora in piedi accanto alla porta come un maggiordomo. I due docenti di ruolo occupano la cattedra con le loro chiacchiere e le loro borse e non mi cagano neanche di striscio. Appena tolgono il disturbo ne approfitto per compilare un po' il registro e decretare quale sia il migliore ritratto di dragon ball prodotto da alcuni esemplari maschi della classe.

3a ora: classe I. Che, per intenderci, è quella di Prince Valiant. Entro e mi accorgo solo dopo venti minuti della presenza della professoressa di sostegno di cui non conosco il nome ma di cui mi colpisce sempre la curiosa pettinatura à la harry potter e l'araba fenice. Prince fa un timido tentativo di lancio della penna ma viene neutralizzato da un mio spaventoso cazziatone.
Mette il broncio e gli spunta qualche lacrima. Dopo una pausa di alcuni minuti per riabilitare la sua dignità lo mando alla lavagna a segnare i cattivi. Dal fondo qualcuno mi chiede se davvero Petrarca ha scritto il Cazzoniere.

Intervallo: bambini che si picchiano, bambine che urlano, bambini che urlano, bambine che si picchiano, bambini che mi offrono patatine unte.

4ora: classe II. Invano vengo implorata di restituire la verifica di geografia affinchè la si possa completare. Nego la grazia e assegno alcune frasi di analisi logica. Se solo avessi saputo che il bambino N. ha definito la mortalità infantile come "mortalità maleducata" le avrei restituite immediatamente.

5ora: classe III supplenza. Una gentilissima insegnante mi avverte nel corridoio di usare metodi forti e sicuri e non farmi mettere i piedi in testa perchè altrimenti la classe potrebbe avere il sopravvento. Il professore di educazione artistica mi lancia lo stesso guardo che le madri spartane indirizzavano ai figli che partivano verso la guerra. Io impugno il registro e penso
"O con questo o sopra di questo". Entro in classe. I ragazzi e le ragazze vengono colti alla sprovvista dalla notizie che il prof di religione non c'è e che sarò io a sostituirlo. Gioco la carta della prof giovane. Le possibilità sono due: 1)rompermi le scatole e quindi trascorrere un'ora di noiosissimi esercizi alla lavagna che io non ho voglia di fare e loro credo neppure 2)comportarsi civilmente senza urlare, sedersi uno in braccio all'altro come panda giganti, usare i cellulari, scollare le proprie chiappe della sedia senza autorizzazione della sottoscritta.
Ecco i miracoli a volte succedono.
Le ragazze si riuniscono per il consueto gioco della nonna cui partecipo anch'io per un paio di manches, i ragazzi giocano a mora cinese e una volta stufi vengono da me sfidati a produrre il maggior numero di barchette di carta entro la fine dell'ora.
Morale della favola: 58 barchette di carta, 27 compiti di geografia di 2a corretti con l'ausilio di alcuni volenterosi, 0 feriti, e soprattutto il primo complimento verace ricevuto in questa scuola "Prof, lei è stilosissima!".

6ora: classe I supplenza I bambini sono pochi e sovraeccitati. Nei loro occhi intuisco il lampo assassino di chi, dopo che avrò finito di firmare il registro, iniziare a darsele di santa ragione.
Per cui li faccio dividere in due squadre (fondamentalmente secchioni & cojoni) e iniziamo una serie di sfide di scioglilingua, acrostici, mimi, indovinelli. Un bambino troppo emozionato dalla gara in corso rutta rumorosamente, ma lascio correre. La sfida è accesa. Dopo la prima prova (scioglilingua) i cojoni conducono sui secchioni che si sono impappinati troppe volte. La prova saltinmente vede la squadra dei secchioni stravincere grazie all'approfondita conoscenza di personaggi storici con la M. (Muzio Scevola, Marco Antonio, Marco Aurelio) mentre i loro avversari hanno nominato soltanto Mago Merlino.
Nel finale i secchioni dominano nella categoria Titoli di film e danno la spallata definitiva ai cojoni che giurano rivincita. La campanella suona, metto i bambini in fila e li porto di sotto. Il bimbo Sifulo si avvicina ai suoi compari all'uscita ed esclama soddisfatto "Speriamo che il don non venga più".

Oggi è venerdì, ho finito sei ore di lezione, che Dio mi perdoni.

mercoledì, marzo 14, 2007

Prince Valiant


Alla mattinata sopravvivi, nonostante quel sonno che ti si attacca alle doppie punte e non molla neanche quando spari a palla un cd di canzoni veramente cretine e crei un clima sub-polare all'interno dell'abitacolo per tenerti sveglia.
Non c’è certo bisogno che stia qui a spiegarvi che quelle mattine in cui appena sveglia hai piena consapevolezza di avere addosso una stanchezza bastarda e durevole da combattere, c'è ben poco da fare.
Così prendo un caffè, poi arrivo a scuola e ne prendo un altro, poi entro in classe per la compresenza di inglese e poi trascorro l’intervallo a compilare il registro (mentre al di là della porta potrei scommettere due miliardi di euro che l'80% degli alunni se le sta dando peggio che in un film con bud spencer), e decido di sedare la scolaresca con alcuni appunti sull’Unione Europea sbirciando con languore il parco di fianco alla scuola con gli alberi di ciliegio in fiore.
Se in quell'istante comparisse il genio della lampada della Mini gli chiederei di potermi concedere un brevissimo pisolo su una panchina al sole. Please.
L’ultima ora è un vano tentativo di insegnare a questi benedetti figlioli che l’italiano non è un’opinione e “camuso” non è né un insulto né un modo giocoso di apostrofare il giocatore del Milan.
La campanella suona e io e il prof di artistica ci accampiamo in sala insegnanti per il nostro autoironico dejeuner sur l'herbe.
Mangio una poco soddisfacente salade di avanzi raccattati in frigo stamattina e delle fragole dal gusto assolutamente aspro. Nell’immediato dopo pranzo decido di avere ancora fame e, grazie alla mia nuova fiammante chiavetta, mi reco alle macchinette per una viziosa dose di kinder bueno accompagnato da un cappuccino che ha un vago retrogusto di nelsen piatti. Qui tra le prof è in uso confessare di essere a dieta strettissima e non concedersi mai nulla più di uno yogurt: poichè ancora il mio culo non fa provincia, decido di trasgredire il diktat.
Tempus fugit.
Già le 13.50. La mia borsa da sherpa mi aspetta (quanto ammiro le insegnanti che scivolano eleganti per i corridoi con una mini borsa e il registro sotto l’ascella: sono così easy-chic!).
Al suono della campanella un leggero brivido mi scuote la colonna vertebrale.
Oggi sono stanca ma in fondo si tratta pur sempre di 50 minuti. Ce la farò.
Scudo interspaziale. Azione!
Il bambino M entra in classe aprendo la porta con un calcio e sbatte la cartellina con violenza sul banco. La sua è una dichiarazione di intenti e di guerra al tempo stesso.

"Prof io non ho portato niente e adesso che arriva il bambino Iperattivo gli tirerò questa biro in mezzo alla fronte"

Perdo immediatamente la speranza di trascorrere 50 minuti di idilliaco aiuto per i compiti dei bambini. Arriva anche il bambino S. che inizia ad assillarmi chiedendomi se ho qualcosa da scrivere sul registro. Perchè sì, questo giochetto di ordinare compiti e trascrivere voti su un finto registrino a quaderno ultimamente aveva funzionato. Ma oggi niente registri e ho il cervello davvero troppo felpato per escogitare qualcosa di migliore di un timido “Beh, non avete proprio nulla da fare? Nessun compito? Magari vi sedete vicino a me e leggiamo qualcosa insieme..”.
Le bambine perfette hanno unito i banchi e copiando diligentemente lo schema di storia che ho preparato per loro. Il bambino Scassapalle si è intrufolato nel gruppo, da bravo maschio furbacchione ha capito che forse potrebbe cogliere l’occasione per prepararsi per la verifica senza poi studiare un tubo a casa. Loro sono bravi. Loro mi commuovono.
Il bambino M e il bambino S iniziano da subito con i primi dispetti reciproci, degni di una sceneggiatura per il prossimo di Tarantino.

“Lui mi ha fatto una croce con il gessetto sulla cartellina”
"Sei un fennel!"
"Dovresti prendertela con quelli della tua forza, ti conviene"
"Sei una paletta*!"
“Prof, lui mi ha scritto con la matita sulla custodia del clarinetto”
“Ma prof lui mi ha rotto il gancio blu della cartellina e ha lanciato un pezzo là sopra e io non ci arrivo”.
"Non viene via prof. Adesso vedi cosa ti faccio".

Cerco di rabbonirli con tono materno, mando S. in bagno a inumidire un fazzoletto per pulire la sua custodia e la cartellina di M.
Al suo ritorno assisto all’inevitabile susseguirsi dei fatti.
Dopo che M. ha cercato invano di pulire la contaminata cartellina sporca di matita , si avvicina alla custodia del clarinetto di S e la fa oscillare minacciando di lasciarla cadere per terra.
Il bambino S. si incazza di brutto e gli corre incontro con pessime intenzioni.
Dopo la prima sequenza introduttiva che definirei dialogica, segue la seconda sequenza assolutamente narrativa.
Il bambino M. sfodera una scintillante riga di tecnica (ma come cazzo farà a materializzarle dal nulla?) e la spezza con violenza sulla schiena di S. che, forte della sua possanza fisica, lo solleva per il collo cercando di strozzarlo.
Tutto ciò accade in circa 7 secondi.
E siamo alla terza sequenza che potremmo indicare come isterica.
Seguono urlacci violentissimi da parte mia, convocazione dei genitori sul diario, bambini spediti in presidenza con fare hitleriano, sensazione di essere prossima all’infarto, bambini rimasti in aula che terrorizzati dalla mia versione hulk mi chiedono con voce tremebonda se loro invece sono bravi.
Nella sequenza conclusiva la campanella suona, i cinquanta minuti sono trascorsi, il bambino S. cerca di fare pace con me, il bambino M./Prince Valiant mi chiede cosa faranno i suoi genitori e da adulta quale mi fingo faccio un enorme sforzo per non rispondergli che spero tanto lo prendano a calci nel bip.

*paletta = dispreg. paletta per raccogliere la cacca dei cani, persona poco rispettabile. Sin. Fennel.

domenica, marzo 11, 2007

sPring



Domenica mattina.

Preparo il the, ancora troppo stordita per dare ordine a una serie di pensieri che abbiano significato. La domenica mattina è sensazioni, che poi di questo periodo le sensazioni diventano tutto, sarà che quest'anno ho l'impressione che compirò 120anni. Magari a guardare sempre ogni minimo dettaglio, si invecchia prima, la valigia di passi diventa pesante e se poi uno non vuole lasciare indietro niente, beh spostarsi diventa un'impresa, sempre, comunque. Domenica mattina. Quando succede che mi svegli presto come oggi. Sorseggiare il the davanti al computer, due righe/un sorso, spiare la mia faccia addormentata e spettinata nel monitor. Vorrei che tornasse la primavera di quando ero bambina e arrivava la stagione degli intervalli in cortile. C'era quel cielo super blu che diventava rosa poco dopo il tramonto e l'aria dolcissima che accarezzava tutti. Cose che ci sono ancora oggi, certamente. Ma è difficile, bisogna fare uno sforzo per accorgersene, e allora è perchè si sta diventando grandi e gli anni saranno presto 121.

mercoledì, marzo 07, 2007

quello di cui il mondo ha bisogno

What the world needs now is love, sweet love.
Lo canticchio spesse volte quando la tentazione di sbriciolare un banco in testa a un bambino di prima si fa forte. Fino ad ora ce l'ho fatta a non finire sul tg5.
Perchè sì, non credo che sopporterei un servizio con la colonna sonora de Lo squalo subito seguito dalla storia strappalacrime di un cucciolo di foca nato con le piume (e lì yann tiersen a manetta).
Siamo ancora qui, dopo una pizza al caucciù consumata in sala insegnanti in attesa della prima ora del pomeriggio battezzata "studio guidato" ma altresì detta bambini eccitati dal processo digestivo che sollazzano il loro ego brandendo squadrette e righelli come neanche Russel Crowe nel Gladiatore. Oggi però M. appare tranquillo.
M. è un bambino con gli occhi azzurri e la faccia spruzzata dalle lentiggini, praticamente la versione mediterranea di Dennis La Minaccia. Di solito dedito a molteplici atti vandalici tra cui la pioggia di graffette sparate con la pinzatrice, la costruzione di complessi veivoli di carta con cui colpire le teste dei compagni in modo efficace e aereodinamico, le fionde di tappi e cartucce (di cui possiede una scorta esorbitante), è in grado da solo di provocare l'inquinamento acustico di un'asfaltatrice a tre millimetri dal tuo orecchio.
Ricordiamolo inoltre come l'indimenticabile artefice della specie di allevamento dei "pollini" (piccoli polli o forse scarpe in cattività) e dell'insulto (il cui significato mi rimane oscuro):
"Sei un Fennel".
Questo pomeriggio M. appare stranamente sedato.
Forse qualcuno a mensa ha finalmente accolto la mia proposta di sbriciolare massicce quantità di valeriana nei pasti degli alunni.
M. viene ad accomodarsi accanto a me alla cattedra e mi propone di aiutarlo a fare i compiti di francese, o meglio mi propone di dettarglieli. Colgo al volo l'occasione per cercare di instaurare un rapporto insegnante-alunno di fiducia e amicizia, della serie -guarda come sarebbe bello se ci fosse tra noi un clima di bucolica amicizia-.
Finisce perfino che M. mi racconta la sua giornata trascorsa davanti principalmente davanti alla PsP2 e al canale satellitare per guardare il wrestling. Comprendo solo ora dove abbia imparato certe mosse karateke e mi sconvolgo come al solito al pensiero dell'infinita solitudine di questi bambini, che pur essendo veramente ma veramente rompipalle avrebbero in ogni caso tutto il diritto di un genitore cui rivolgere la parola.
Proprio in quel momento S. ed MS (alunni probabilmente sfuggiti alla sperimentazione della valeriana) si stanno rincorrendo tra i banchi usando le proprie giacche come lazzo.
E' un attimo. Vedo M. alzarsi e annunciarmi "Ci penso io prof, ora lancio fortissimo una gomma in faccia a MS".
Sapete quei momenti da film in cui i singoli istanti si susseguono in una lenta moviola?
Vedo il braccio di M. lentamente ritrarsi per aumentare la potenza del tiro e riesco a fermarlo un attimo prima che la gomma venga eiettata ai 110 km/h nell'occhio di uno dei malcapitati.
Ormai però è una questione d'onore ed M. non può darsi per vinto.
Corre in direzione di un banco, estrae una riga da uno zaino come fosse la spada nella roccia e dopo uno dei miei urli da copione (ho scoperto in questi giorni l'esistenza di un polmone aggiunto dentro di me) si dirige verso la finestrae minaccia di lasciare cadere la riga in strada.
Sono attimi di panico. La riga è di MS che inizia a frignare, S. sta cercando di palpeggiare una compagna intenta a terminare i compiti di francese (ma perchè le donne sono sempre così avanti?) e M. sogghigna malefico brandendo la sfortunata squadretta.
La mia mediazione ha successo grazie alla solita serie di svariate minacce che ripeto ormai come un rosario almeno dodici volte al giorno.
M. ritorna al suo posto accanto a me e finisce di copiare l'esercizio raccontandomi dettagliamente alcune puntate di un documentario della national geographic.
La piccola peste sfodera un lessico da conferenziere specializzato e mi lascia a bocca aperta.
A quanto pare gli piacciono le cose scientifiche, e forse il canale di comunicazione che stavo disperatamente cercando è proprio quello, rendere un po' più tecniche le mie ore di lezione.
Sicuramente ci proverò ancora sam.
La campanella suona e M. prepara lo zaino.
Per la prima volta dopo un mese di lezione insieme uscendo dalla classe mi rivolge un cordialissimo " 'ngiorno prof Monzani".
Che in questa scuola nuova, il mio cognome non lo sanno neanche le colleghe.

it's the only thing that there's just too little of
What the world needs now is love, sweet love,no not just for some but for everyone.

giovedì, marzo 01, 2007

le parole psicopedagogiche per dirlo

Arrivo alle dieci di sera e sono totalmente ubriaca pur non avendo la minima goccia d'alcool in corpo. Anzi, ho trascorso il pomeriggio a tracannare acqua naturale dalla bottiglietta per evitare che le palpebre mi cadessero sotto il peso di un generoso piatto di pappardelle salsiccia e funghi. Sono stanchissima-a-a-a-a.
Ma forse, cacchio, sono riuscita a diventare un po' più prof e un po' meno suppl.
Non so se la mia giacca acquistata da mango abbia sortito una sorta di timore reverenziale. Ma accadono eventi miracolosi:
1.i colleghi/colleghe mi parlano e non solo per dirmi che non ho fatto una certa cosa. Anzi addirittura qualcuna manifesta il desiderio di spettegolare con me.
2. i genitori mi stringono la mano e mi danno del lei anche se potrei benissimo essere la loro figlia disoccupata. Forse è solo perchè oggi ho indossato la giacca da 3.99 ma di grande e porco effetto.
3. pranzo con altri esseri umani in una trattoria per camionisti e non più sola con la mia triste insalata di farro in sala insegnanti.
4. Le professoresse di sostegno mi confessano che i bambini sono migliorati.
In realtà usano parole molto psicopedagogiche per dirlo, ma quello che capisco io è che ce l'ho fatta. A far del bene qualcuno.

E un grande mega fuck a tutti gli altri!

Sulla via del ritorno mentre medito se posso raccogliere dentro di me le energie necessarie per andare a fare benzina o se invece sono in procinto di svenire con la testa sul volante chiamo Suzie, la mia amica from Scotland che con la sua vocina graziosa mi comunica di essere arrivata a Torino. Domani pomeriggio, dopo sei ore di paura e delirio in santhià la raggiungerò per assicurarmi che i soliti cordiali italiani non cerchino di fregarla nell'affitto di un appartamento. Le avevo promesso una torta ma mi vedo costretta a comprarle un regalino. Perchè se mi mettessi ora ai fornelli correrei il serio rischio di sfornare una di quelle torte che solo a guardarle capisci che certe cose nascono male da subito.
Nella categoria "opere struggenti di formidabili geni" si classificano oggi:
l'alunno M. che cerca di convincermi con forza e caparbia che "haveva" si scrive con l' "h". Appurato che non ha origini toscane lo rispedisco a posto con un coppino ben assestato.
l'alunno R. sceglie come tema il riassunto del film che più lo ha colpito ultimamente. Parlando di tre Uomini e una Gamba finisce col dimenticarsi totalmente della gamba e me lo scrive alla fine
"Mi sono dimenticato della gamba che è molto importante, passa molte avventure ma alla fine arriva a destinazione integra". Standing ovation.
L'alunno E. che crede che i punti per l'originalità nella stesura del tema dipendano dalla grafia del titolo e me ne presenta uno con tanto di torce fiammeggianti.

La luce in fondo al tunnel probabilmente c'è, ma adesso è tardi e fatico a vederla.
quindi

buonanotte

martedì, febbraio 27, 2007

Gomme giganti e bambine piangenti.

Stamattina alle ore 11 me ne stavo seduta in corridoio con una bambina cucciolo di prima che piangeva disperata per una di quelle sciocche beghe pettegole da bambine di prima media.
Mi sentivo un po' mamma e un po' Mary Poppins, con la scatoletta delle caramelle colorate per tirarsi su (niente pastiglie di lsd, tranquilli)e un fazzoletto in cui smoccolare tutto il proprio sgomento. Alla bambina-cucciolo ho spiegato che non sempre al mondo tutti sono simpatici come vorremmo e bisogna cercare di circondarsi di persone che ci vogliono bene.
E gli altri beh, io faccio finta che non ci siano, mi immagino proprio di cancellarli con un'enorme gomma invisibile e cerco di non curarmi della loro presenza e di cosa possano dire o pensare di me.
-Ma se ti mettono contro i tuoi amici?- mi ha chiesto lei.
Cazzo, quante volte mi è capitato. E pensare che mi ci sono voluti 23 anni (24 tra un mesetto) per capire cosa fare.
-Se si lasciano influenzare così facilmente da un pensiero altrui vuol dire che non sono amici abbastanza-
-E se non mi crede nessuno?-
-Se tu sei nel giusto e sai di esserti comportata bene devi essere contenta per questo. Se gli altri non lo capiscono o non ti fanno nessun complimento, tu devi essere ugualmente contenta di essere la persona che sei.-
-Allora con la bambina che mi dice le parolacce come facciamo?-
-Il prossimo intervallo ti metti a giocare vicino a me e se la sento mentre ti offende, stai tranquilla che ci penso io. -
-Va bene. Allora facciamo già venerdì?-
-Certamente-
Alla fine non resisto e me la prendo in braccio due secondi, la bambina cucciolo che mi stringe forte e poi torna in classe rinfrancata.
Raccolgo le mie cose e mentre esco da scuola incontro la prof. che dal nostro recente diverbio ha deciso di togliermi il saluto.
Ma è solo questione di un attimo.
Basta un colpo della mia enorme gomma invisibile per cancellarla e tornare a casa in una splendida giornata di sole.

domenica, febbraio 25, 2007

the purchet's weekend

Il fine settimana passa in un soffio veloce, nemmeno il tempo di esprimere il desiderio che duri qualche ora in più.
Piove sparso, io ho lasciato a casa l'ombrello, cammino nella domenica mattina con Amanda al fianco, una volta raggiunta la nostra dimora abbiamo dei capelli che manco donna summer.
Comunque. Ieri sera ho mangiato come un purchet* (porchetto n.d.r.). Sono giunta alla conclusione che molti piaceri della vita si nascondono in un buon bicchiere di vino e un piatto di generosa zuppa toscana. Peccato per quell'assordante musica lounge che mi ha mandato in sbattimento. C'era di tutto su quella maledetta tracklist: perù, spagna, francia, rielaborazione chill out di chopin, veramente cose da far venire i brividi.
Lo stato umorale del momento è tranquillo. Il weekend mi ha visto protagonista di spese a piccoli prezzi, all'outlet di mango svendevano le giacche a 3.99 (manco al lidl), me ne sono comprata una per i consigli di classe di giovedì, quando me ne starò splendida e altera nel mio invisibile angolino a meditar tutt'altre cose.
Ad esempio che l'8 marzo è vicino, e io devo ancora preparare degnamente questa sorta di intervento filosofico che mi è stato richiesto, ma non riesco neanche a leggere più di tre pagine di infinite jest la sera, e mi addormento come un bisonte a cui è appena stata sparata una forte dose di sedativi. Ad esempio che giovedì prossima arriva in italia la mia amica scozzese con cui ci si era viste poco in francia e allora è davvero carino avere una seconda possibilità di frequentarsi in modo più decoroso. Ad esempio che dovrei occuparmi della programmazione per la semaine prochaine, eppure l'unica cosa che mi riesce bene oggi è restare imbambolata davanti alla finestra e guardare la città perdere di luminosità come se qualcuno la stessa fotoscioppando.
Mah.

mercoledì, febbraio 21, 2007

dura lex sed lex

Qui casa.
Qui finalmente casa.
Oggi giornata di merda altresì soprannominata "se qualcuno mi ruttava in faccia appena aprivo gli occhi stamattina mi sarei sentita comunque meglio".
La scuola è un ambiente pieno di donne.
Le donne sul lavoro sono fondamentalmente stronze.
Non ti aiuteranno mai, non si complimenteranno con te, aspetteranno che tu sbagli per potersi trovare lì a puntarti il dito contro.
Sparleranno di te alle macchinette del caffè.
In bagno.
In cortile.
Dal parrucchiere.
Le donne sono (anche) così.
Sarà che la parte che di me sento maschile è proprio in questa totale assenza di interesse smodato nei confronti altrui.
Avete presente quel saggio motto popolare che qui cito testualmente"chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni?". Per me è diventato una ragione di vita.
Più cresco, più trovo futile investire il mio tempo nel vivisezionare vite altrui.
Ho già abbastanza nodi con la mia. Gli altri facciano ciò che credono.
E poi voglio campare cent'anni.

ore 13.00 dopo due ore di delirio collettivo, una verifica di storia tra l'altro andata inaspettatamente bene (il che mi fa supporre che forse anche quelle che si guardano con sguardo vacuo le suole delle scarpe mentre spiego qualcosa lo ascoltano) una mezz'ora di follia con la ragazzina dislessica che decide che non può fare niente perchè non c'è la sua prof di sostegno, il bambino con disturbo comportamentale dichiarato che vaga per la classe menando coppini a destra e a manca, il bambino con il disturbo comportamentale non dichiarato che lancia gessetti addosso ai compagni, i bambini con disturbi comportamentali manifesti che giocano a spezzare matite dandosi pugni sulle mani, un'insegnante di sostegno in un angolo che gioca a consumare ossigeno e fissa l'infinito avanti a sè pensando che naufragar l'è dolce in questo mare, la salvifica campanella suona mentre il mio cuore recita alcune laude francescane.
Sento i nervi cerebrali distendersi, raccatto le mie poche e povere cose e mi appresto a scendere le scale con scolaresca al seguito preparandomi psicologicamente all'idea delle tre ore pomeridiane nello stesso istituto.
Giunta in fondo alle scale commetto l'errore.
Di abbassare la guardia.
Rilassarmi, assumere l'espressione di una giovane supplente stanca e un po' provata dalla mattinata appena trascorsa. Sono lì con i miei registri in mano, pacchi di compiti da correggere, il mio cappottino preso ai saldi della stefanel tre anni fa.
E lei, una di quelle donne stronze di cui ho accennato prima, capta la vibrazione, intuisce il segnale.
Fondamentalmente sente l'odore del sangue così come uno squalo bianco in compagnia di un cucciolo di labrador ferito lievemente a una zampa.
Mi raggiunge alle spalle mentre l'accolgo con il solito sorriso di circostanza della serie -ehi so che mi odi però che ne diresti di fingere il contrario?-
Inizia la lavata di capo o come scriverebbe meglio qualcuno dei miei alunni il momento dell'umiGLiazione.
Davanti a tutta la scuola, le bidelle, le colleghe, alcuni passanti che transitano di lì per caso, le fotocopiatrici, due piante di plastica impolverate, una vetrata sporca vengo accusata di non occuparmi dei miei ragazzi, di non stare vigilando su di loro, di aver appena compiuto un gesto gravissimo (ma quale?) il tutto pronunciato con lo stesso tono di voce di mariah carey ai tempi d'oro di all I want for christmas is youuuuuuuuu.
Io ci resto, perchè come ho accennato prima mi ero lasciata andare disattivando lo scudo interspaziale per qualche secondo. La iena prosegue coinvolgendo una terza collega e cercando la sua approvazione per denigrarmi (altra cosa in cui le donne sono campionesse mondiali, se ti devo sputtanare lo faccio in compagnia così ti dimostro che non sono la sola a pensare che tu sia una merda secca).
Fermamente rispondo che alcuni dei miei ragazzi erano di fianco a me e nel momento della cazziata suprema stavo sventando una frattura ai denti di un bimbo di prima (e lui chi doveva guardarlo? cacchio ma perchè anzichè avere di questi pensieri ho cercato di non fargli fracassare la mandibola? scema!) e cerco di concludere l'episodio con il solito atteggiamento -sì sono la supplente e sì oddio anche stavolta lei mi sta insegnando come si sta al mondo meglio che mia madre o buona donna- la iena si incattivisce ancora di più e raggiunge le ottave di whitney houston in I will always love youuuu.
Scatta il momento mario merola.
Travolta da un fiume di bambini inghiotto rumorosamente l'incipit di un turpiloquio tarantiniano e concludo la conversazione chiedendo gentilmente come debbo comportarmi per la supplenza pomeridiana in merito di aule. Risolto il problema mi avvio verso l'aula insegnanti con la mia bella pala conficcata là sui monti con annette e sento che la vipera dietro le mie spalle (ma non abbastanza dietro perchè io non possa udire, coincidenze...) confessa alla collega di non poter tollerare tali mancanze di rispetto e aggressioni verbali.
Ora.
O quella donna si fuma roba cattivissima oppure ha visto troppe puntate di Uomini e Donne.
Ribadisco di non aver aggredito nessuno ma aver cercato semplicemente di chiarire la situazione, ricevendo le ultime frecce avvelenate di fronte a quei bambini che prima non avevano sentito bene. In un angolo in fondo al corridoio un bidello sta vendendo le magliette con la mia faccia e la scritta Io c'ero.
Trascorro la pausa pranzo vagando per la città con lo stomaco al posto del cervello e il cuore in un orecchio. Cerco di calmarmi, cerco di non sentirmi come al solito il don chisciotte della bassa che vuole cambiare un sistema che non cambierà mai.
Nel corso del pomeriggio l'essere femmineo fingerà una riappacificazione (ma non è la parola esatta) e affermerà con magnanimità di accettare la mie scuse. (scuse? e chi gliele ha mai fatte?).
Ore 17.00 esco da scuola.
Oggi ho imparato che disattivare i propri scudi interspaziali è pessima cosa in un ambiente femminile. Soprattutto quando stai cercando umilmente di migliorare la vita a qualcuno. Perchè a scuola l'unica cosa che conta davvero è tenere i denti in mostra. E ringhiare.
Anche senza convinzione.
Perchè tu credevi di essere lì per fare del bene ai ragazzi mica per dimostrare qualcosa a qualcuno.
Meglio non dirlo in giro.

martedì, febbraio 20, 2007

Boh/\/\

Ci sono. Eh sì. Ci sono.
Poco a dir la verità. Presente a me stessa la maggior parte del tempo. Ma, a volte, inevitabilmente assente. C'è una canzone in questo periodo. La ascolto poco ma mi suona sempre dentro la piccola circolazione. L'ho fatta ripassare la settimana scorsa. La piccola circolazione. La grande circolazione. Il cuore che pompa come una macchina. Di certo è meglio immaginarselo con le due curve tenere e graziose che come un ammasso di capillari e tessuto muscolari e tubi di arterie e vene che entrano ed escono. Le illustrazioni del libro di scienze mi fanno impressione. Io insegno storia e geografia e italiano. Lì le cose impressionanti sono solo quelle che escono dalle penne dei bambini.
Shit. Domani è mercoledì. Le vacanze sono finite e io non sono riuscita a dormire oltre le nove. In compenso non mi sono dedicata ad alcuna attività utile. Volevo fare shopping e non ci sono riuscita. Volevo recuperare un incarnito che non fosse simile a quello di dddracula. E non ci sono riuscita. Volevo andare a vedere l'arte del sogno ma è chiaro che in questo postaccio melmoso non lo faranno mai. Maledetta lobby delle multisale.
Fancù a Manuale d'Ammore 2,3,4. Con Scamarcio che lo fa con Monica che lo fa con Vincent che lo fa con Angelina che lo fa con Brad che lo fa con Valeria Golino.
Fancù ai saldi con la moda tirolese del 1982. Ci manca più solo di trovare i portachiavi coi ciucci, i body di non è la rai e i pantaloni con le staffe che mettevo in 5a elementare.
Fancù a due ore di supplenza in più domani.
Sono già supplente io. perchè ribadire il concetto facendomi diventare supplente alla seconda?
Shit= domani si ricomincia = non ho voglia penniente = la canzone era dirty dancing di parker lewis

lunedì, febbraio 12, 2007

Assiomi (?)

Ok Computer è stato e sempre sarà un album dalla bellezza disarmante.
Disarmante.
Se prima di metterti in ascolto avevi qualche arma di difesa contro un certo genere di considerazioni e pensieri, Ok Computer la polverizzerà dopo pochi istanti.
Ti apre gli occhi sul meraviglioso mondo di reazioni chimiche e connessioni magiche tra un evento insignificante e uno significante.
Discorsi che si avverano negli anni e quel generale senso di turbinio intorno al cranio, la sensazione di essere aperti di soli sessanta gradi su una realtà troppo ampia, che ne fa almeno 360. Devo fare benzina. Domani. Adesso su Let Down proprio non mi è possibile.
Naturalmente No Surprises la salto. La skippo con un rapido movimento di indice destro su lato del volante. Sarebbe da pazzi ascoltarla ora. Ho quattro ore di bambini da affrontare. Bambini che scrivono "riproduzione itica" invece di "produzione ittica" e mi chiedono "chi è stato il primo uomo a rubare?".
Sarò un po' in down? Eh.eh. Coff. Coff. Uhm.
Credo di sì. E anche se faccio di tutto per uscirne, finisce che poi scelgo consapevolmente di ascoltare Ok Computer che è sì un album dalla bellezza disarmante ma è anche una specie di bomba malinconica che ti esplode addosso.
Di certo non è qualcosa che ti lascia un sorriso stampato sulla faccia. Semmai storto. Semmai.
Rivoglio indietro i miei cinque anni.
Avevo le pantofole blu con l'elastico dietro. Correvo dappertutto.
Me ne fregavo di quello che sarebbe successo e quello forse era il migliore dei modi possibili di avere quell'età.
Adesso semplicemente avrei bisogno che qualcuno mi spiegasse come si fa.
Ad avere anni ventitrè e poi a marzo ad avere anni ventiquattro.
A leggere su un compito di grammatica che le facce bimbe che ti stanno di fronte sono nate nel 1994. E pensare che in fondo, è tutta colpa di Max Pezzali.
Che se Ok Computer è stato e sempre sarà l'album dalla bellezza disarmante che più ti corrisponde, la generazione di Max Pezzali avrà sicuramente qualche grana in meno.

through the carrefour

Il mio cervello è in stand-by e scrivo cose impubblicabili.
Fuori piove, i camion inzaccherano il mio parabrezza.
Mi sento incredibilmente fighetta alla guida della mia pluriel. I ragazzini della seconda continuano a chiedermi se in primavera la parcheggerò scoperchiata. Audrey de noartri.
Il fatto che conoscano già la mia targa a memoria mi convince a mantenere un profilo di suppl severa ma simpatica e giovane. Della serie se anche ti dò insufficiente è per il tuo bene e te lo farò presto recuperare orsù dunque non rigare la mia macchina fanciullo.
Dalla busta sbatticd (nel senso che tutti i cd che trovo in giro per casa vengono sbattuti lì dentro senza nessun ordine) riesumo una traccia degli Spandau Ballet. Per un attimo mi sento la protagonista di un telefilm anni ottanta che guida verso casa nella pioggia e forse alla prossima frazione persa nella nebbia verrà sorpassata da un Iveco guidato da Starsky e Hutch.
In lontananza vedo lampeggiare le prime luci del Carrefour e dell' Euronics.

He tought me what to say in school
I learned off by heart
But now thats torn in two
And now I know what theyre saying
In the music of the parade
We made our love on wasteland
And through the barricades
che poi il senso di 'sto testo mica l'ho capito mai

lunedì, febbraio 05, 2007

Micah P Hinson and The Opera Circuit

Ovvero come scivolare via peggio di una goccia di nebbia sulla carrozzeria della macchina alle sette (scarse) del mattino.
Perchè quando di un album non butteresti via nemmeno una canzone ma ti ci butteresti dentro. Perchè quando hai l'impressione che lui fosse lì e sapesse che cosa hai provato in quel momento e in quell'altro e abbia coscientemente deciso di scrivere una canzone in proposito.
Perchè forse ci sono cose che stanno davanti agli occhi di tutti ma che solo qualcuno riesce a catturare davvero con lo sguardo e con il cuore.

seems almost impossible

mercoledì, gennaio 31, 2007

*After Hours

Certe malinconie vengono a galla sono quando sei stanco.
O ubriaco.
O quando la mattina sonnecchi nel tuo interregionale avvolto dalla nebbia e poi cammini stringendo le dita nei guanti per non sentire freddo.
C'è qualcosa di giusto nel tuo essere lì in quel momento.
Quella sensazione di pulito, di coscienza pulita che senti galleggiare nello stomaco ogni volta che ti impegni in qualcosa di nuovo.
C'è qualcosa di giusto nella tua voce di (quasi)adulta che spiega la differenza tra "un altro" e "un'altro" e per un attimo fa finta di crederci davvero alla faccenda che un apostrofo può cambiare il mondo, che un po' di italiano, storia e geografia salveranno questi giovani bimbi da un destino insipido.
Qualcosa di giusto nel saltare il pranzo per correggere i compiti ed elargire più, meno e consigli di correzione.
E poi, in fondo, dietro una tenda e poi l'altra, qualcosa di sbagliato punta le unghie e graffia un pochino le pareti dei ventricoli. Non si capisce cosa sia, forse una lacrima che vorrebbe scendere e si trattiene per dignità.
Forse è solo accorgersi che il tempo di un certo modo incantato di sperare nel mondo si è quasi consumato. La candela è alla fine, gli invitati sono già andati da un pezzo.
Ed è così, in quel buio giusto e sbagliato al tempo stesso che soffiare ed esprimere forte il proprio desiderio sembra l'unica cosa, giusta e sbagliata, da fare.

If you close the door, the night could last forever
Keep the sunshine out and say hello to never
All the people are dancing and they're havin such fun
I wish it could happen to me
But if you close the door, I'd never have to see the day again.

venerdì, gennaio 26, 2007

Miss supplì

Nel mentre sono diventata una prof.
Dopo la laurea avevo deciso di non fare la specialistica perchè avrebbe avuto senso solo nel caso in cui fossi voluta diventare una prof. Non mi ci vedevo.
Quindi ho fatto cose, ho visto gente.
La mia vita ultimamente era parecchie ore passate in pigiama a cucinare.
Sembravo la protagonista di un romanzo di banana yoshimoto.
La realtà per me era diventata una questione di gradi di cottura e farina doppio zero.
Mi ero quasi convinta che un giorno avrei aperto una zupperia. Mi immaginavo grassa e felice con bambini grassi e felici che succhiavano le loro zuppe facendo rumori disgustosi. Mi ero concentrata sulla carta da parati della mia zupperia dei sogni. Un po' anni settanta. Con un frigorifero di quelli colorati e le ciotole in tinta.
Avevo guardato con preoccupazione il calendario appurando che gennaio era pressoché trascorso e nessuna delle cortesi agenzie interinali in cui mi ero recata mi aveva fornito una cortese risposta.
Da lunedì sarò una prof delle medie. Anzi una suppl.
Tutto ciò è capitato in modo improvviso, mentre compravo degli gnocchi alla romana in rosticceria. Quelle chiamate che ti cambiano la vita.
Credevo fossero di nuovo quelli della vodafone.
Per entrare a scuola bisogna suonare il campanello.
Io avrò due classi. Una prima, di cui mi sono stati taciuti gli elementi, e una seconda che pare di 27 bambini di cui alcuni molto agitati. Devo fare italiano-storia-geografia. Tutto ciò che ricordo della mia istruzione delle medie sono la taiga e la tundra. Mi avevano affascinato soprattutto per la musicalità dei nomi. Ah, c'era anche la torba, il mio argomento a scelta preferito di educazione tecnica. Taiga, tundra e torba.
Quando ho iniziato a fare animazione facevo terza superiore.
L'impressione che essendo l'ultima arrivata mi avrebbero rifilato un bidone si era fatta forte quando entrata nella stanza in cui avrei trovato i miei "ragazzi" costoro erano intenti a lanciarsi banchi. Proprio di peso, e non sempre gli riusciva di prenderli al volo.
Era stato come catapultarsi sul set di apocalypto. Dopo un paio di mesi di domande oscene, flatulenze, meteorismi, urla da giungla, palpeggiamenti, insulti, turpiloqui, erano diventati docili agnellini che per andare in bagno mi chiedevano il permesso per recarsi alla toilette. Tutto ciò era capitato in modo improvviso mentre stavo pensando di non essere portata per la gestione degli adolescenti. Oggi quei ragazzi lì hanno quasi diciotto anni.
Anche R. quello che al primo incontro alzando la mano mi aveva candidamente chiesto "Mi fai una pompa?".
Io lo ringrazio R. perchè da quel giorno non temo più le reazioni delle persone.
Che facciano seconda media, le superiori e l'università.
Se gli ho insegnato qualcosa lui di certo mi ha insegnato una fulminea capacità di adattarmi alle situazioni.
Così da lunedì divento una suppl.

venerdì, gennaio 19, 2007

*Do You Think There Is A Heaven?

Vivo nell'attesa spasmodica di questo film.
Era uscito in Francia quando ancora stavo dalla loro parte.
E' passato un mucchio di tempo.
Dalla Francia, dall'ultima volta con Michel Gondry e la sua eternal sunshine of the spotless mind, da molte altre cose.
Certe volte mi piacerebbe averlo un bel cavallo di pezza come questo di sopra, cui salire in groppa per una passeggiata tra-sognata nel passato.
Senza essere vista, senza dare fastidio a nessuno, solo per ripercorrere luoghi e sensazioni ed essere sicura di ricordare.
Ricordare per me è fondamentale. Come sognare del resto.
Questo nuovo anno sembra aver tirato fuori da me cose novità inaudite o che sembrano tali.
Eppure il cavallo servirebbe proprio a questo: capire da dove arrivo per capire dove devo dirigere i miei passi.

lunedì, gennaio 15, 2007

Oggi cucino io

In questi primi giorni del 2007, nonostante l'oroscopo narrasse meraviglie per la sottoscritta ancora non è capitato niente di sfolgorante. Il biglietto della lotteria non era quello vincente, ho comprato invano tre grattaevinci senza nulla vincere e stavo pensando di buttarmi sul lotto e le corse ai cavalli. Fortuna volle che però mi sia beccata una simpaticissima influenza, dapprima sottoforma di raffreddore ammorbante e poi di febbre sballoide.
Il peggio sembrerebbe passato ma a titolo precauzionale mi sono rinchiusa in casa a smaltire gli ultimi strascichi del morbo; poichè però appartengo alla categoria di persone che l'appetito non lo perde quasi mai per combattere la noia mi sono data ai fornelli e oggi ho scodellato una pasta niente male che ho deciso di postare qui sul blog per dare un cenno della mia presenza.

Pasta con zucchine, pomodorini e curry.

A me il curry piace decisamente tanto, così come tutte le spezie in generale.
Detto questo l’idea di base era utilizzare lo zafferano (che invece non amo per niente) per “colorare” le zucchine ma quando con grande gioia ho scoperto di non averne in casa il curry mi ha sorriso dicendo “Usami”.
Il seguente piatto era stato catturato in un'immagine che però l'infido computer ha deciso di non aprire. Pertanto lavorate di immaginazione.

Ingredienti:
Una zucchina (se sono piccole anche due)
Uno scalogno
Un cucchiaino di curry
Due cucchiaini di panna
5/6 pomodori grappolo
Sale q.b.
Pepe q.b.
Panna da cucina (forse)

Come si fa:
Lavate la zucchina e tagliatela in verticale per formare delle striscioline il più possibile sottili. Sarebbe meglio un coltello affilato ma fare attenzione alle dita (io ho tentato di tranciarmi l’anulare sinistro, tipo lezioni di piano tanto per intenderci). Lavate pure i pomodori, tagliateli a tocchetti consistenti (altrimenti diventano poltiglia) cospargeteli con un pizzico di sale e metteteli a perdere acqua (io molto barbaramente utilizzo lo scolapasta, sempre per la tecnica del meno si sporca e più mia madre sarà di buonumore).
Poi soffriggete lo scalogno con un cucchiaio e mezzo d’olio extravergine d’oliva e gettate le striscioline di zucchine e i simpatici pomodorini.
Le zucchine perderanno un po’ d’acqua così come è nell’ordine delle cose.
Quando ciò accadrà non fatevi prendere dal panico e avanti col cucchiaino di curry!, in modo da creare una sostanziosa “pucia” così come si dice da queste parti. Se di acqua vi pare ce ne sia troppo poca, aggiungere quella di cottura della pasta. Perché nel frattempo avrete messo a bollire 180 grammi di fettuccine all’uovo.
*La panna è un optional. Io la uso per addensare un po’ il sughetto ma per coloro che non la apprezzano particolarmente, anche un cucchiaino di farina è gradito.
Detto questo scolate la pasta con un minuto di anticipo, fatela saltare in padella e servite con abbondante parmigiano/pecorino/quello che vi pare.
Bon apetit.

sabato, gennaio 06, 2007

La verità è che con l’anno nuovo mi sono rimessa in testa di finire un libro, oh sì proprio un libro, iniziato un paio d’anni fa, le circostanze precise non le ricordo, era il 2005 e stavo per laurearmi in filosofia teoretica e avevo ancora intenzione di fare una tesina su magritte e ceci n’est pas une pipe e poi, per circostanze che invece ricordo molto bene, ho finito per scrivere qualcosa su donare il tempo di derrida di cui a tutt’oggi non trovo il senso (e sospetto fortemente ne abbia mai avuto uno).
A giorni mi hanno chiesto di preparare un intervento di dieci minuti per un incontro tra studenti a tema Giacomo D. per l’appunto.
Derrida è bello perché dice qualunque cosa, quindi nessuno può seriamente contraddire il tuo punto di vista in merito. Forse me la caverò.
Ho iniziato a leggere Memorie di un cieco al contrario, cioè a partire dalle considerazioni finali del curatore. La storia della triplice cecità della nostra epoca nei confronti di passato, presente e futuro sembrava essere interessante. Ma dubito riuscirò a partorire qualche pensiero intelligente in merito, ho il cervello per l’80% ingombro di cibo festivo e per il 20% impegnato nella lettura spasmodico-compulsiva di Underworld. Le pagine si assottigliano e io so, assolutamente, quanto mi mancheranno Klara Sachs/Sax, Matty Shay, Lenny Bruce, il pazzo visionario che legge complotti governativi sulle banconote da un dollaro, Edgar che spia Clyde da specchi apparentemente abbandonati in apparenti punti strategici e tutti gli altri centinaia di personaggi che compaiono nel corso di questo lungo e appassionante mattone americano. Avevo pensato di iniziare Infinite Jest nell'immediato seguito, ma credo mi ci vorrà una pausa, credo dovrò leggere qualcosa che non abbia più di duecento pagine e che parli d’amore, poesia, tinte pastello e speranze primaverili.
Stasera è un’altra sera.
In cui avrei potuto collegare la maledetta memoria esterna e recuperare quei cinque, forse dieci capitoli già scritti e gli altri appunti e le considerazioni sul perché sarebbe meglio lasciar perdere tutto e lasciare che prima o poi un’ineluttabile formattazione cancelli la questione narrativa.
In questione.
Come fossi brava sul serio.
Come se bastasse riempire una moleskine ogni tanto di versi e pensieri altri per dirsi scrittrice. Ma il punto vero è che io il libro mica lo voglio scrivere per diventare qualcuno.
E’ qualcosa che devo fare e basta, è una specie di cassetto che, mannaggia a me, ho lasciato aperto, e devo chiuderlo ora perché poi metti mai trovi un lavoro, un’occupazione, qualcosa e mi dimentichi questo pezzo per strada.

giovedì, gennaio 04, 2007

*The Light Before We Land

Il nuovo anno è iniziato.
Molte cose sono al loro posto preciso, straordinariamente in ordine, lucide e belle.
Ho perfino comprato un biglietto della lotteria. Che non vincerò, of course, ma significa che ho ricominciato a credere nella fortuna, cosa fondamentale per me, sempre.
Credere nella fortuna vuol dire scuotermi un po' di responsabilità dalle spalle, assumere l'atteggiamento dell' -ok, fin qui dipende da me e dopo vada come deve andare-.
Fosse sempre così, con le cose al loro posto preciso, lucide, belle.
Sto cercando sempre lavoro. Sto cercando una strada e mi piace che l'anno sia nuovo, è come stare di fronte a un sentiero lungo e impegnativo e avere una borraccia piena di acqua fresca.
Certo, tra meno di un mese starò già scrivendo di nuovi precarismi, intimismi lirici, pippementalipadane.
Ma adesso, in questo momento qui, sto bene.
Fa paura persino scriverlo.

domenica, dicembre 31, 2006

*happYnewYear

La fine dell'anno come uscire da un cinema e ripensare a un film difficile che ci ha appassionato ma non siamo nemmeno troppo sicuri di averlo capito fino in fondo.
La fine dell'anno è un libro di 1400 e più pagine in cui spesso ci siamo persi e poi ritrovati ancora una volta tra righe e personaggi.
Sicuramente ci emozionerà questa fine dell'anno.
Fosse pure che la passeremo a un party molto cool o davanti alla finestra con un bicchiere in mano o da qualche altra parte, fingendo non ce ne freghi niente (e magari fosse vero).
Questo 2006 che ci ha reso felici -qualchevolta-, ci ha fatto incazzare -qualchevolta-, ci ha fatto scoprire cose nuove e stringere nuove mani e abbandonarne altre alla foresta di mani perdute.
La fine dell'anno è pur sempre una Fine -si resta in silenzio, quell'attimo necessario a rendersene conto, ecco- e pur sempre un Inizio -i piedi fermi sull'uscio di una nuova porta che stiamo per varcare e chissà cosa ci aspetta oh oh-.
Avremmo potuto dare di più? Essere più belli, più buoni più bravi più coraggiosi più decisi più incisivi più battaglieri? Magari abbiamo dato abbastanza.
Magari la fine dell'anno arriva anche per prendere fiato prima di nuove battaglie.
Ce ne saranno di sicuro, in questo mondo sempre meno tranquillo.
La fine dell'anno è una piccola cicatrice sul dorso del mio piede sinistro (quel pomeriggio ad Arles che qualcuno ha ciccato da un balcone in centro e io portavo i sandali), è un ricordo di lenzuola pulite con il superchoix e un frigo vuoto, ingoiare rospi interi che parlavano anche dentro lo stomaco, luci che si spengono e si accendono e molte parole scritte, sparse ovunque e tentativi
-ancora- di cambiare il corso del destino -ancora- e ricerche donchisciottesche di valide possibilità -un'altra volta-.

Così buon anno a tutti,
l'augurio di passarlo con le persone a cui volete bene e di volere bene a voi stessi
(perdonatevi per tutto quello che non ha funzionato e datevi una pacca sulla spalla di incoraggiamento per i nuovi giorni che verranno)

martedì, dicembre 26, 2006

That was the best Christmas ever!

Di questo Natale non darei indietro nemmeno un secondo.
E ora che è finito, che da 40 minuti è un altro Natale nell'album dei miei ricordi, penso a quanto è stato bello desiderare che quel tempo di secondi e minuti si dilatasse ulteriormente.
Soprattutto dopo un anno che ho cercato di far passare il più in fretta possibile.
Realizzare sulla via del ritorno da pranzi, cene e scambi di doni che la maggior parte delle situazioni per cui sono stata arrabbiata era...niente.
Che essere felici non dipende da quello che si fa, non solo, ma da come si diventa lottando per conservare le piccole cose preziose dentro di sè e proteggerle dalla tentazione di occuparsi d'altro.
E' Natale e forse è sciocco e scontato avere di questi pensieri.
Ma non per me.
Per me diventa il modo migliore di festeggiarlo.

venerdì, dicembre 22, 2006

'06









1. I was ready to be heartbroken. Senza saperlo, tra l'altro.
Ascolti una canzone, ti piace, e non sai ancora quanto finirai per innamorarti perdutamente dell'intero album. I Camera Obscura sono stati il mio colpo di fulmine del 2006. Sebbene non rappresentino musicalmente niente di nuovo sotto questo sole (c'è chi ci vede i soliti B&S, chi un po' di Lucksmiths, chi un po' tutt'e due), sono stati per me una rivoluzione di massimi sistemi, di quelle che ti spezzano il cuore e ti aprono l'ennesimo mondo di meraviglia di cui non sospettavi l'esistenza. Disco dell'anno. Punto. Perché l'ho ascoltato tante di quelle volte che ormai non ci sento più solo canzoni ma momenti, stati d'animo, persone, discorsi, conversazioni, viaggi.





(ok, non è un album uscito quest'anno ma la classifica è mia e ci faccio quello che voglio!)






2. Un disco val bene un ricordo. Anzi due.
Just Give Me Time.
Una mattina di dicembre 2006, fresca di laurea, stanca, arrabbiata forse e un vento freddissimo che spazza le strade e le foglie mentre cammino cammino e metto in discussione me stessa, decostruisco l'ordine dei miei pensieri. E quella vocina sottile che prega di darle un po' più di tempo è la mia, ne sono sicura.
In a Radio Song.
Dal finestrino sporco di grasso del tgv che mi riporta in italia per un weekend, il sole basso illumina un campo di grano in mezzo alle montagne e lo colora di rosso e arancione, c'è un cielo blu che affoga nella montagne e tutto sembra cantare. I tralicci dell'alta tensione, le nuvole, il mio cuore.












3. Sufjan sta diventando una sorta di religione personale.
Disco che non è al primo posto unicamente per il terrore di incorrere nella sindrome da rifiuto
post-ascolto ininterrotto per mesi e mesi.
I 35 secondi di In This Temple As in the Hearts of Man for Whom He Saved the Earth sono qualcosa per cui vale la pena di vivere, alzarsi la mattina e prendersi tutti i vaffanculo del caso.
Poi sui motivi per amare Sufjan, uno dovrebbe fare una classifica a parte.









3. Perché certe cose sono belle a priori.
Prima ancora di ascoltarle, solo soffermandosi sull'immagine ironica e buffa di qualcuno che ha fatto dei musi lunghi una poetica ragione di vita. Morrissey è Morrissey. Epica allo stato puro. Qualcuno che sottolinea il passare del tempo con la sua voce profonda e malinconica, l'ultimo eroe romantico in un mondo musicale che crea gruppettini pop a ogni batter di ciglia. L'ultimo demodé. E il migliore.









4. My life in rooms. Che è un titolo ma anche un manifesto
dell'ultimo anno.
La mia vita in una cameretta, anzi in diverse, senza riuscire ancora a capire quale mi appartenga più delle altre. Un disco di suggestioni e non detti, che non descrive il tutto ma indugia sui particolari microscopici, l'ideale per i momenti in cui si fa fatica persino a guardarsi le punte dei piedi.










5.Perchè il concerto al PalaMazda è stato qualcosa di mistico.
Anche arrivare a Milano quel giorno, tre ore di coda in autostrada, un incubo, la quasi delusione di perdersi un evento che si sogna da qualche anno ormai, e lo si immagina perfetto, coinvolgente, favoloso.
E poi il miracolo, una volta lì, accorgersi che è tutto vero e stamparsi in faccia una sorriso da allacciare dietro la testa per parecchi giorni.

*Altro ripescone vintage.







6. Devendra è il mio modo di sorridere quando gli angoli della bocca raggiungono depressioni storiche.
Quando mi prende quel desiderio di viversela più alla leggera, di essere meno consapevole. Di certo è la canzone più bella del mio '06, The Body Breaks che ho finito per inserire nella colonna sonora del mio primo spettacolo teatrale perchè non sopportavo l'idea di separarmene in un momento importante.









7. Il disco dell'autunno per eccellenza.
Le prime piogge, i primi freddi, dentro/fuori. Quel gran casino di intenzioni che l'autunno porta sempre con sé.
Guidare attraverso le nebbie autostradali del canavese, con il paesaggio grigio cancellato dall'acqua, sentendosi come una pallina di carta stroppicciata ma pur sempre coerente con i propri ideali. Certe cose hanno un prezzo alto mica per niente. Bonnie Prince Billy lo sa.









8. La musica francese non è poi così male.
Un giorno dei primi di maggio ho comprato un giornale di musica francese che forse era Les Inrock o forse non me lo ricordo più. Fatto sta che tra la difficoltà di tradurre ogni articolo riga per riga mi imbatto in uno speciale sulla faccina carina di Camilla. Alcune foto parecchio belle la ritraggono tutta aggrovigliata da un filo, (dall'album Le Fil), che poi non si capisce bene se la sta imprigionando o se è solo un abito, una protezione, un rifugio. L'idea che mi sono fatta io, ascoltando Vertige è che fosse proprio questione di vertigine, la stessa che provano gli uccelli quando volano troppo in alto. La stessa di chi è attraversato da troppi fili.








9. Vinicio protegg-e(-ici)
Folclore + tradizione + latino +alcool. No.
Atmosfera + arcano + religione + blasfemia. Nemmeno.
Difficile trovare una definizione corretta di ciò che Vinicio fa e che per me non è mai stata e non sarà mai solo musica. Nello strano mondo delle sue canzoni, sembra comparire molto spesso qualcosa di giusto onesto e profondamente sincero che manca invece assolutamente al mondo reale di persone perbene.









10. I Beirut io all'inizio mica li avevo capiti molto.
Mi piacevano e nel contempo mi davano fastidio. Me li sono portata in valigia come accade che ci scivoli dentro un oggetto strano e del tutto inutile ai fini di un viaggio (ma che, col passare dei giorni si rivela indispensabile). Gulag Orkestra lo ascoltavo in Francia. Quando dell'Italia mi andava di ricordare davvero poche cose. Postcard from Italy è una salita umida di pioggia, la mattina presto, attraverso un parco pieno di profumi, con il terriccio morbido sotto i piedi.

lunedì, dicembre 18, 2006

It's Christmas. Let Be Glad!

Che lo spettacolo è giovedì , quindi capite da voi lo stato d'animo della sottoscritta.
Che ci siano cento persone o ce ne siano due, quelle cose che saranno dette a voce alta, sotto le luci di un palcoscenico piccolo e accaldato, saranno le mie.
Cioè io spero di farcela.
Perchè avere un blog era già stato un passo avanti nei confronti del resto del mondo. Leggetemi. Ma io lo saprò soltanto relativamente (se commentate). Altrimenti potrei non sapere mai che la tale casalinga di voghera legge le mie dis-avventure quotidianamente.
Quando sono andata in prima elementare sapevo già scrivere. E con una madre professoressa d'italiano sarebbe stato difficile il contrario. In prima tenevo un diario segreto (che sconforto il giorno in cui ho scoperto che la chiave dei diari segreti è identica per tutti). Ci scrivevo cose tipo che avevo litigato con il mio compagno di banco o un resoconto dettagliato di tutto ciò che facevo, compreso compiti, condizioni metereologiche e giù di lì.
In terza elementare avevo iniziato un romanzo di formazione in quanto pesantemente influenzata dalla visione di cartoni come Heidi, Georgie, Jem e del film Tutti insieme appassionatamente. Ho anche tentato di trasporlo cinematograficamente, convincendo i miei genitori a darmi la preziosa telecamera di famiglia e la mia piccola povera sorellina minore a interpretare la parte della protagonista, un'orfana sfortunata ma piena di coraggio. Le riprese si interruppero dopo pochi minuti in quanto Amanda si rifiutava di risalire la scalinata della cantina di corsa perchè c'era un ragno. Furono piante parecchie lacrime quel giorno. Da qualche parte devono esistere ancora frammenti compromettenti di quel video amatoriale. Altro che real tv.
Poi tralasciando il periodo smemorande e co. delle medie, tutto una scritta, una dedica da bacio perugina, un murales sul figo di turno e i mitici test per capire se tu e il tuo lui eravate compatibili, è arrivato il momento della beat generation. Alle superiori. Ed è stato un lunghissimo periodo di poesie in prosa (?), inglesismi, kerouakate, ginsbergismi, struggimento interiore e desiderio fortissimo di trasferirmi in america per poter scrivere qualcosa sulle highway o sui grattacieli. Tutta la mia attività narrativa è sempre rimasta sotterranea. Poteva capitare che qualcuno leggesse, rarissimamente, previa udienza, qualcosa di mio. Fondamentalmente ho sempre scritto per me e non sentivo il bisogno del parere degli altri. Che un po' è vero, è un po' è un modo gentilmente ipocrita di non incorrere nel rischio che qualcuno mi dicesse che ero negata nel fare l'unica cosa in cui mi sentivo addosso delle briciole seppur piccolissime di talento.
In quinta sono stata iscritta contro voglia a un corso di poesia cittadino. Sono arrivata seconda e il giorno delle premiazioni avevo la congiuntivite in tutti e due gli occhi e delle chiazze rossastre sulla pelle. Dicono fosse tiroide. Io dico che il mio corpo si ribellava al pensiero che tutti dentro quel teatro avessero letto.
E adesso, ci risiamo. No, non ancora la congiuntivite nè chiazze rossastre. Solo un coniglio miniaturizzato attaccato alle pareti dello stomaco. Perchè vuoi mettere le attrici che avranno la strizza da spettacolo e i genitori in prima fila, vuoi mettere gli amici che vengono a farci il video e il timore di far crollare una videocamera sul pubblico, ma quelle parole, quelle parole saranno le mie. Mie. Soltanto.

martedì, dicembre 12, 2006

aspettando di capire se ci sarà un natale come si deve

Winter’s been real long this year
I know, cause I’ve been there
Summer never seemed to come along
and when it did, it felt all wrong
You’ve been sitting on the sidewalks wondering what went wrong with your life
You’ve been walking to your bedside table and in the top drawer was a knife
Così un gruppo che ascoltavo quest'estate, in tempi francesi, trotterellando diligente verso il mio lavoro al Consolato mi ritorna utile ora, in pieno inverno padano, con colonnina del mercurio finalmente e dico finalmente (d'inverno devo potermi lamentare del freddo!) precipitata sugli zero gradi e giù di lì.
Sono in attesa di capire se ci sarà un Natale come si deve e se sto facendo bene ad aspettare che sia finito l'anno per rimettermi in carreggiata e tornare panzer da sfondamento. Sono in attesa di sopravvivere alle vacanze di Natale, periodo pericolosissimo, soprattutto per quel certo non so che di malinconico e attenzione che se nevica poi, è davvero la fine, mi scatta il mood da neve, tipo uscire alle due del pomeriggio a infradiciarmi i moonboot (mammut) ascoltando improbabili versioni di across the universe, interi dischi di norah jones e versione acustiche di last christmas. quest'anno poi la compilation natalizia del sufjan mi sta letteralmente consumando i padiglioni auricolari.
ascolto tanto perchè ho poco da dire.
leggo molto perchè faccio fatica a scrivere.
dormo poco perchè mi sembra di perdere tempo.

giovedì, dicembre 07, 2006

catalogue

Da quando un nuovo brillante portatile ha fatto il suo ingresso tra queste quattro pareti (che poi ormai saranno già 3 mesi ma rispetto all'altro mi pare sempre nuovo e brillante), mi sono ritrovata tra le mani all'improvviso un infinito fottio di memoria da occupare e alla solita cartella Musica è andata ad affiancarsi una cartella più piccina e originale la graziosa "Beta".
LaBeta racchiude brani, suggestioni e spunti raccolti in giro per la rete in attesa di avere il tempo necessario per ascoltarli religiosamente e valutarne il contenuto.
Dalla Beta le tracce mp3 vengono poi sistematicamente catalogate secondo 4 rigide categorie cerebrali che le porteranno incontro a un diverso destino:

1) mi schifano.
Tipo i Dashboard Confessional ad esempio. O gli Infadels. Non saprei spiegare perchè ma non li sopporto. > Li cancello con una certa soddisfazione.

2)mi fanno sorridere ma vanno bene soprattutto se sto passando l'aspirapolvere in giro per la stanza.
The Icicles, quelli della canzoncina della Motorola che forse avevo postato anche qui. Insomma se la ascolto senza aspirapolvere la prima strofa è graziosa ma le altre iniziando a darmi sui nervi. O che ne so i Gogol Bordello o Joanna (che qui il discorso è diverso c'è bisogno dell'aspirapolvere perchè se no questa donnina mi taglia a metà come una mela, altro che sorridere). >Li tengo per qualche mese, li cancello, me li procuro di nuovo, li ascolto, li cancello...un circolo vizioso.

3) sono veramente troppo indie (e io e l'indie nell'ultimo periodo ci siamo lasciati e ci frequentiamo e basta senza quel folle amore dei primi momenti).
Quindi cose tipo gli Animal Collective, Daniel Johnston, quella certa elettronica dei Cassius. Non ce la faccio. Ora. >li ascolto una decina di volte poi, se la situazione non migliora, ecco sì, li cancello.

4) le adoro. Tipo Jens, Devendra, Sufjan, la mia mitologica triade 2006. Cui sono andati ad aggiungersi i Barzin. > Si guadagnano un posto da senatori a vita nella cartella musica da cui verranno rimossi solo in caso di formattazione per essere delicatamente trasferiti su supporto cd.

Sono pazza, I know.

lunedì, dicembre 04, 2006

l'odore dell'inverno

Dicono che nevicherà nei prossimi giorni.
Dicono che chi soffre il freddo vive di più.
L'odore dell'inverno è quel profumo di niente che ti sale alle narici quando apri la portiera della macchina e ti carichi addosso sette borse di vestiti di scena, computer, macchine fotografiche, copioni, appendiabiti. Dico che alla fine del mese avrò una spalla in meno probabilmente. Dico anche che avrei bisogno di un facchino. Il 21 dicembre è vicino. Poi, insomma la mia vita sarà di nuovo vita e basta, senza niente dentro. E poichè so di aver bisogno di scopi e obiettivi in continuazione, cerco di non pensarci, cerco di convincermi che cercare indirizzi su internet cui spedire fotocopie di me stessa in quindici righe sia qualcosa di utile.
Dico che forse potrei ricominciare a studiare e che devo sicuramente smettere di aspettare che qualcosa si infili da sotto la porta e dichiari a gran voce quale debba essere il mio destino.
Non so cosa fare. Al momento respiro l'odore dell'inverno e ci sento una nota ben nota, quella del Natale e di un'insospettabile malinconia di luci a intermittenza di notte per le strade.

venerdì, dicembre 01, 2006

grr grr grr


L'hanno voluto loro.
Da oggi inizierà a cadere su tutto il Piemonte una fitta pioggia di curriculum della sottoscritta.
Sarò peggio delle piaghe d'Egitto.
Vi tengo aggiornati.

mercoledì, novembre 29, 2006

*before you cry

La verità è che avevo paura di alzare la cornetta del telefono per sentirmi dire che avevo perso il treno, o peggio, che il treno che aspettavo non sarebbe più passato di lì.
La verità è che, infine, ho alzato la cornetta come si fanno tutte le cose che non si vorrebbero, respiro profondo, contare fino a tre, ascoltare il segnale acustico senza pensare a niente.
La verità è che ho chiamato Genova, la segreteria dell'unico master che sembrava per me, sembrava avere l'aspetto di una cosa che mi sarebbe piaciuto fare.
-Riguardo al Master posso dirle che è stato trasformato in master universitario di secondo livello e che le iscrizioni sono state chiuse. Verrà riproposto l'anno prossimo, probabilmente a settembre-
La verità è che avrei dovuto chiedere spiegazioni, perchè pur avendo lasciato il mio indirizzo e-mail nessuno si era premurato di avvisarmi di questa miracolosa trasformazione che mi escludeva totalmente dalla possibilità di partecipare, e per quali loschi motivi su internet non c'era traccia visibile di queste modifiche.
La verità è che ho sentito un rumore di bicchiere di vetro che si frantuma su un pavimento di ceramica e ho risposto -La ringrazio moltissimo. Buona giornata-
Probabilmente avrei dovuto piangere, ma non mi è riuscito.

La verità è che ho la netta sensazione che mentre la mia vita resta immobile il tempo mi scivoli da sotto i piedi come un inarrestabile tapis-roulant. E più il nastro scorre più mi rendo conto che dovrei prendere una decisione e togliermi il pensiero, respiro profondo, uno due tre, va bene questo per il mio futuro. E il resto, i se, i forse, i potrei sarebbero da accantonare una volta per tutte.
La verità è che ho molte energie da investire e quella solita oceanica malinconia interiore che è il mio cruccio e la mia forza.
La verità è che la cosa che mi piace di più al mondo è scrivere, scegliere le parole, esprimere, e mi rendo conto della banalità del mio sogno e della sua irrealizzabilità ma al momento ancora non sono capace di prendere fiato, chiudere i miei sogni in un cassetto e buttare via la chiave.

lunedì, novembre 27, 2006

siamo nelle piste

SONO INCASINATA.
Ebbene sì.
Ma tornerò al più presto, solo che al momento devo dedicarmi alla mia Creatura.
see u soon

giovedì, novembre 23, 2006

how to fight..

Lo diceva anche Jeff "just smile all the time", una tecnica di per sè ottima e probabilmente funzionale se non si tiene conto della sensazione di gallerie che ti scavano lo stomaco per più giorni e ogni tanto hai l'impressione che da scavare sia rimasto poco e tutto sia in procinto di venire giù, come una lucida piramide di cristalli uno sopra l'altro.
Per me sentirsi soli ha lo stesso rumore di fogli di carta sottili sottili e ali di uccelli che si alzano in volo tutti insieme. O dell'ultima pagina dell'ennesimo libro letto e appoggiato sul comodino, che non è solo un comodino ma una specie di sepolcro virtuale di tutte le mie letture negli anni, terminate e abbandonate lì sopra, così che un volume incontra e abbraccia sempre il fantasma del precedente.
C'è l'inverno fuori, ormai non si nasconde più.
Lo capisci per le stelle, quella luce particolare che le stelle hanno soltanto di inverno, soltanto a novembre forse. Chiamano, parlano, raccontano qualcosa sopra la tua testa, mentre torni a casa e cacci le mani nelle tasche, sempre più in fondo, quasi ti ci vorresti nascondere completamente. Sono periodi, come ce ne sono stati altri, una giustificazione di per sè ottima e probabilmente funzionale se non sembrasse ogni volta così poco convincente.

martedì, novembre 21, 2006

winter took my life (in un certo senso)

Ieri alle ore 00.00 con una temperatura di 8° la Seattle del Piemonte si presentava lucida e deserta, per una volta, quasi romantica. La nebbia qui a novembre abbraccia la città piano piano, inizia a sfumare l'orizzonte e poi si avvicina alle case, riempie le strade, nasconde, cancella.
Di ritorno dalle prove e da una camomilla trangugiata cercando di trovare una soluzione ai circa mille problemi di organizzazione e non, perchè a un mese dallo spettacolo sembra mancare tutto, i preventivi, le locandine, la scenografia, i costumi.
C'è sempre, in ogni progetto, o almeno in ogni mio progetto, quel momento in cui penso che non ce la farò in nessun modo e ho come l'impressione di essermi arrampicata su un'enorme montagna di briciole pronte a franarmi sotto i piedi alla mossa successiva, e sì, lo so di avere una vita troppo immaginifica.
Scivolando con la gracchiante fiesta pericolosamente in riserva sulla via del ritorno, ondeggiando dolcemente tra rotonde, curvoni, stop e semafori che conosco a memoria, mi sono chiesta cosa mi spinga a provarci tutte le volte, a buttarmi mani e piedi in cose del genere, senza riserve, e mi sono sentita orgogliosa, di me stessa, come non mi capitava da tanto tempo.


venerdì, novembre 17, 2006

that's all folks

Venerdì pomeriggio, freddo a nord-ovest, nebbia che già alle nove cancella la stazione e i treni diventano invisibili fischi che tagliano il grigio.
Io e mrs dalloway ci siamo salutate a colazione dopo l'ultima pagina, con un cenno gentile del capo, perchè la mattina presto, le parole a disposizione non sono mai abbastanza. Ho preparato un pranzo con gli avanzi rinvenuti in frigo mentre su raiuno uno chef accreditato scodellava una meravigliosa torta di pandispagna. Potrei cucinarne una anch'io ma sono solita mettermi ai fornelli solo quando sono di buonumore altrimenti ho l'assurda convinzione che il cibo diventi triste. Che è una regola che vale sempre, se hai fame e sei di buonumore cucinerai piatti prelibati. Se sei annoiata, un po'scazzata e rigorosamente in pigiama da dieci ore non ne verrà nulla di buono. Ma si va avanti. Cercando di non tirare troppo le somme (la matematica esistenziale è qualcosa da evitare soprattutto in corrispondenza degli ultimi mesi dell'anno).
Amanda sonnecchia accoccolata sul divano come un gatto. Dovevamo fare qualcosa insieme ma poi, piove, il grigio è diventato ancora più grigio e la mia lotta alla metereopatia sembra essere persa in partenza. Presto smetterò di ascoltare queste melanconiche canzoncine e mi dedicherò al punk-rock e al turpiloquio. Come quel bambino della famosa pubblicità (o forse era un film)che, solo in casa, trascorreva il suo tempo a urlare -cacca/culo- saltando sul letto.
Umpf.


listening to Picture Picture JealousChangeOfMind

giovedì, novembre 16, 2006

il lato musicale della nebbia

Another lonely day. La svolta tecnologica impazza, quasi quasi potrei addirittura iniziare a postare degli mp3. Per ora consideriamolo un grazioso esperimento, se cercate un nesso logico nell'ascolto delle sottostanti canzoncini non lo troverete. Sono cose che mi sono capitate tra le orecchie grazie alla magica modalità di riproduzione casuale. Sono "orecchiabili". E basta, fondamentalmente.


mercoledì, novembre 15, 2006

Pubblicità Okkulta (odio le cose scritte con le k al posto delle c)

Qualcuno di blogger.com deve avere letto il mio post sul sonno indotto dalle guide css e html.
Grazie a una serie di pigrissimi clic sono perfino riuscita ad aggiornare la colonnina dei link, perdutasi per cause misteriose.
Scrivo poco eh?
I know.
In realtà scrivo tantissimo, non l'ho mai detto prima perchè appartengo a quella categoria di persone non superstiziose che però meglio non parlare di una cosa fino a quando non è andata in porto. Cmq. Ci sarebbe questo spettacolo teatrale cui ho costretto con la forza alcune amiche a prendere parte in qualità di attrici ai miei deliri narrativi che mai avrei avuto il coraggio di recitare io stessa. E quindi siamo partite, testi, prove, canzoni, cazzate (quelle sempre moltissime), assicurazioni, luoghi, persone e adesso è quasi di mettersi sotto sul serio. Presto avremo anche un blog www.lepaillettes.blogspot.com. Al momento siamo ancora lì che organizziamo contenuti, discutiamo di come riuscire a ottenere un letto in stile ottocento senza pagare nulla, e ci perdiamo in discussione metafisiche su come sarebbe bello il mondo se fossimo famose e piene di soldi. Lo aggiorneremo al più presto.
Ecco. Mi sono pure fatta pubblicità occulta. Come se postassi una mia foto mentre sorseggiavo pampero con al polso un rolex di diamanti, un paio di occhiali D&G (ma non esistono più le magliette docile e gabbiana? le preferivo alla versione nazionalpopolare del dammela e...vabbè il resto lo conosciamo tutti) ascoltando la mia compilation preferita con l'I-pod (il giorno in cui io avrò l'i-pod probabilmente buona parte della popolazione terrestre sarà andata a vivere su marte e io sarò qui, sola, in mezzo a fumi e immondizie ad ascoltare The End) e digitando un post sul mio mac nuovo di pacca (non l'attuale portatile con i chip -ammesso siano chip e non cips- bruciati che sfrigolano come fettine di bacon sulla padella dei buffet intercontinentali.
Spero mi perdonerete. Sono nullafacente e la nullafacenza comporta alla sottoscritta una serie di patologie di cui la follia testuale è solo un minuscolo assaggio.

giovedì, novembre 09, 2006

park that car, drop that phone, sleep on the floor, dream about me

"Dio solo lo sa perchè l'amiamo così, la vediamo così, perché ce la facciamo così, costruendola attorno al nostro io per poi scomporla, e ricrearla da capo a ogni momento; eppure l'ultima delle pitocche, i più sciagurati rifiuti umani seduti sui gradini delle porte (istupiditi dal bere) non farebbero altrimenti; e per quella precisa ragione non c'è legge nè decreto che possa domarli: perché amano la vita. Negli occhi dei passanti, nella foga del brulichio cittadino, nel muggito e nel frastuono; nel trepestio e nell'ondeggiar di carrozze, automobili, omnibus, uomini-sandwich; nelle bande e negli organetti, nella nota trionfante e nello strano altissimo canto di un aereo che ronzava su in cielo era ciò che ella amava: la vita, Londra, e quell'attimo di giugno".

Com'era prevedibile sto rileggendo mrs dalloway per la seconda volta e chiedendomi seriamente come potesse non essermi piaciuto la prima.

mercoledì, novembre 08, 2006

L'asso Utubiano




Probabilmente compiendo quest'ulteriore passo tecnologico potrei snaturare il mio blog, che si è sempre tenuto alla larga dal progresso della tecnologia, non tanto come presa di posizione quanto perchè la sottoscritta ogni volta che si metteva a leggere una guida html o css si addormentava praticamente subito, manco fosse un capitolo della montagna incantata di Mann.
Detto questo ho ceduto alla tentazione del video-post forse perchè trovo in you-tube qualcosa di irresistibilmente anni '80 e primordi di videoemittenti televisive, non quella porcheria che è diventata mtv, talmente lisergica di volumi e colori che devi fare parecchia attenzione a non inciamparci con il telecomando mentre cerchi le televendite con la gente che accarezza i materassi e ti concilia il sonno.
Tutto questo per sottolineare che, se nei prossimi giorni non avrò nulla da scrivere e mi sentirò triste e annoiata potrebbe capitare che sfoderi qualche video utubiano, così, come l'asso di picche nascosto nello stivale a cerniera che fa tanto signora Rottenmaier (ma si scriveva così?).

*gagging order

Sveglia di mattina presto.
Il the che bolle nella sua brava pentolina, un occhio è già aperto sul mondo, l'altro ancora chiuso analizza i sogni notturni alla ricerca di innegabile tracce inconsce.
Sono andata a dormire tardi ieri.
Senza fare niente di particolare, semplicemente struggendomi per l'imminente fine della mia lettura (precedente post), combattendo la forte tentazione di lasciarla giacere incompiuta sul mio comodino il tempo necessario per abituarmi all'idea di restarne senza.
Leggere. Scrivere. Le mie ancore di salvezza dell'ultimo mese. Meglio, di sempre.
Certi libri sono coltelli caldi nel burro. ( in fondo sono appena sveglia, non posso pretendere una reazione intelligente dal mio emisfero metaforico).
Sto ascoltando in loop una canzoncina dei radiohead di cui non conoscevo l'esistenza o forse l'avevo rimossa. Fossi stata la regista del video (da brava figlia di mtv non è la prima volta che mi succede di pensarci ) avrei scelto come protagoniste gru e scavatrici dell'alta velocità, che si muovono al rallentatore sollevando pesi e polvere bianca e ocra. Magari sarei andata a riprenderle verso Novara, vicino all'autostrada. Il tema del video sarebbe stato il contrasto tra
l' epica lentezza di operai e oggetti meccanizzati e l' alta velocità di macchine che tagliano l'aria sulla milano/torino, treni interregionali, intercity, eurostar che disegnano frasi di finestrini attraverso la pianura e tutti che vorrebbero andare ancora più veloce, per arrivare prima, per perdere meno tempo a guardarsi intorno e ascoltare radio rai con le notizie sul traffico.
Ci dev'essere un motivo per cui non sono regista di videoclip, una sorta di predestinazione protestante (o mancanza di talento) per cui mi sarà precluso nella vita di trascorrere molte altre mattinate come questa, ascoltando il tempo che scorre, ascoltando canzoncine, scrivendo tutto quello che mi va, senza troppi problemi, senza troppi pensieri al domani.
A me piace anche andare piano.

lunedì, novembre 06, 2006

La Piccola Isolazionista

Sistema riavviato quindi.
Con difficoltà da non sottovalutarsi in quanto esistono e sono presenti al mondo (o almeno nel mio) periodi in cui pensi che sei giù e te ne vuoi tirare fuori subito senza capire che il tuo essere giù ha un significato molto profondo, (forse).
In questi casi la procedura standard consiste nel formattarsi per qualche giorno e attendere il tempo necessario prima di installare nuovi programmi.
Detto in parole spicce, si tratta essenzialmente di inabissarsi, nascondersi, prendere polvere, assumere atteggiamenti apa/socio patici.
Essere cozze.
Così ha fatto la sottoscritta e ha finito per guadagnare, oltre che un discreto numero di ore sul divano a sperimentare il fenomeno delle giornate che non passano mai, ottime letture di tutto rispetto.
Dopo il j'accuse di Saviano è stata la volta di Michael Cunningham (Le ore, meraviglioso, da cui hanno tratto un film che non ho visto, in cui credo ci sia Nicole Kidman, e mi domando fortemente perchè spesso pur non avendo visto un film mi ricordo attori e trama, dev'essere una sorta di reminescenza platonica) e Il Piccolo Isolazionista di Labranca, libro triste e geniale consigliabile se coltivate nel vostro cuore una punta di ostinato cinismo (che maschera in realtà una sconcertante malinconia per un eldorado di cui non avete mai fatto parte).

Vado a prendere il caffè.

lunedì, ottobre 30, 2006

* It's a wonderful life

Sono impallata.
Il computer di bordo non risponde più ai comandi ed è apparentemente immobile, impegnato in chissà quale processo random.
Se giorni fa ero triste ora credo semplicemente di essere neutra, nè triste nè felice insomma.
Domani mattina c'è il mio esame del sangue.
Che è una scemenza, diciamolo, non ci è mai morto nessuno. Ma io ho paura. Tutte le volte. So che starò male, so che arriverà quel momento in cui appena finito il prelievo cercherò di alzarmi in piedi e salutare tutti con aria invincibile e un sorriso alla jennifer garner e improvvisamente la visuale diventerà dei toni del grigio e del viola e inizierò a galleggiare sorretta dal braccio o dalla spalla di qualche parente.
Forse è non fare colazione la mattina.
Forse è che di fronte a certe cose mi vengono fuori le paure più infantili.
Sogno fulmini che mi colpiscono nel tentativo di aprire un ombrello e mi attraversano dalla testa ai piedi. Devo ancora capire cosa sia il fulmine e cosa sia l'ombrello, questo è l'obiettivo psicanalitico del periodo.
Ascolto l'unica cosa che mi risulti ascoltabile ora. E' una vecchia canzone di Sparklehorse che adoro per la sua atmosfera finto-melensa finto-carillon che nasconde la più cupa disillusione.
Il titolo dice che la vita è meravigliosa. Il testo che dice che sarebbe meraviglioso se fosse vero.
Ho comprato Gomorra di Roberto Saviano.
Credo di avere letto le prime centocinquanta pagine in uno stato di totale trance.
Il primo pensiero è stato -era ora di leggere una cosa così- il secondo è stato -il mondo certe volte fa proprio schifo-. Ho ricominciato a fare fotografie. Di tubi e cancelli.
Forse è solo che sono stanca di cercare il lato positivo delle cose, in questo periodo non ho voglia di fare sforzi per scavare la realtà alla ricerca di momenti onirici e irripetibili.
Ho idea che domani nel mio sangue, insieme a valori nella norma o meno circolerà anche un discreto quantitativo di amarezza. Speriamo prelevino quello.

venerdì, ottobre 27, 2006

Impressioni di ottobre

C'è che è venerdì sera e la settimana alle spalle ha il gusto di una caramella al cognac un po' stantia, di quelle che ti restano a metà stomaco e pesano per tutto il tempo della loro complicata digestione.
C'è che fa ancora caldo, non ricordo altro ottobre in cui mi fosse possibile aggirarmi per la città in maniche di maglietta (leggera-di cotone). Il che avrebbe i suoi lati positivi se uno vivesse al mare, o in una splendida frazioncina montana, ma tanto qui a Seattle le risaie le bruciano anche col miglior sole e la campagna si mostra già nella sua devastante bellezza desertica.
C'è che sono giunta alla conclusione di non capire una vera cippa di cinema se i critici hanno avuto il coraggio di adulare l'ultimo film di Edward Norton da me pietosamente visto tra uno sbadiglio e l'altro. Film che considero un vero tradimento nei confronti di una vera nortoniana quale sono da sempre (e quale sono di più dopo la ripetuta visione della 25a ora).
C'è che se tra le cose importanti cui dedicarmi al momento una playlist autunnale* abbia un alto livello di priorità significa che qualcosa di strano è nell'aria.


*Double Feature – Camera Obscura
Morning Yearning -Ben Harper
Camille -Vertige
Cat Power -The Greatest
Elliott Smith -Son of Sam
Beirut -Brandenburg
Giardini di Mirò -Little Victories
Josh Rouse -Quiet Town
Marlene Kuntz -Il sorriso
Mazzy Star -Fade into you
Bonnie Prince Billy -Loves comes to me
Okkervil River -In a radio song-
Wilco -Poor places