martedì, maggio 29, 2007

La follia della donna

Non hai mai pensato a un tatuaggetto.

La tua amica sfoggia un tatuaggetto.

Corri, corri a farti un tatuaggetto

d'improvviso hai bisogno di

un tatuaggetto, un tatuaggetto, un tatuaggetto.

(Elio e le Storie Tese, La follia della donna)


Lunedì scorso era il penultimo giorno di mensa e io consumavo il mio pasto tranquilla, finalmente consapevole che ci sono cose cui si può porre rimedio, tipo cambiare una gomma alla macchina, ricaricare il cellulare, perdere qualche chilo e cose totalmente irrimediabili come le relazioni finite, gli anni felici della propria gioventù e l'impotenza di fronte al mitologico caos della mensa di smallville. E tra una pallina di mollica schivata e una forchetta sequestrata a qualcuno che ne stava facendo uso improprio (nello specifico una fionda con cui bersagliare i commensali con tonno e fagiolini) osservavo ruminante la folla multiforme e agitevole dei gremlins in piena attività.
I bimbi di prima sono quelli che l'apparenza inganna, piccoli piccoli urlano come scimme tropicali e parlano sempre tutti insieme per essere sicuri di non capirsi. Ecco perchè in mancanza di un dialogo costruttivo, opinioni contrastanti e idee opposte vengono risolte tramite coppini, pugni e docce di budino al cioccolato.
Le bimbe di prima sono, nel complesso, brave, si siedono vicine, mangiano educatamente, sono vestite monella vagabonda e si permettono al massimo una timida risatina con la mano davanti alla bocca. Sono quelle che ti chiedono il permesso di andare in bagno e che al ritorno ti annunciano che alcuni maschi di prima stanno giocando a sputarsi e ruttare.
I bimbi di seconda si dividono in bimbi di seconda ghermiti da ragazze di terza e bimbi di seconda dannatamente agitati e principali fautori delle lotte col pane e con le posate.
I bimbi di seconda non ghermiti hanno superato lo stadio della lotta corpo a corpo dei bimbi di prima e si cimentano nella costruzione di armi rudimentali con le materie prime a loro disposizione: plastica, platesse surgelate, pane. Sono quelli che tutti i lunedì vengono a chiedermi se è vero che li porterò a giocare al parchetto davanti alla scuola. E sono quelli che tutti i lunedì si sentono rispondere di no.
Le bimbe di seconda trascorrono il tempo della mensa a parlare di riccardoscamarcio3msc e tentano invano di ammaliare i loro coetanei con gridolini isterici. Ma essi sono troppo impegnati in strategie d'attacco e conflitti alimentari.
I ragazzi di terza si divertono a suggerire ai bimbi di prima e seconda improbabili modi di combattere la noia tra una portata e l'altra, come ad esempio deformare bottiglie di acqua minerale e provocarsi trauma cranici reciproci divertendosi un mondo.
E poi ci sono le ragazze di terza, quelle che meriterebbero un post a parte, quelle che il prof di artistica dice "almeno sappiamo che si cambiano le mutande tutti i giorni".
Tali fanciulle sfoggiano abbigliamente da raccordo anulare alle tre di notte, con slip in bella vista, pance trippose esibite con fierezza, magliette aderenti e atteggiamenti da ghetto superstar.
Ora, a modo loro sono anche simpatiche, io ci ho fatto supplenza un paio di volte e dopo un primo momento in cui minacciavamo di ricoprirmi di deodorante, le avevo alla cattedra a raccontarmi dei loro folli amori per i bimbi di seconda.
Ed è qui che scatta il tatuaggetto, l'ultima moda delle predatrici: scrivere con il pennarello indelebile il nome della propria preda sul braccio, nel migliore dei casi, o sulle proprie terga nel peggiore.
Così mentre sei lì che ti divori la tua scialba insalata di carote e tonno, al posto dell'edificante lettura di un quotidiano ti diletti con la scioccante scritta
"R. ti amo tanto, io e te 3msc, tvukdb, sei tropo figo" pittata da un fianco all'altro sull'epidermide , a pochi centimetri dalle ingombranti natiche di una ragazza di terza.
E ti viene l'irresistibile tentazione di alzarti in piedi con la penna rossa e andare a correggere l'ennesimo errore di ortografia.
Menomale che manca poco.

Grandi pulizie

Da giorni incombeva sulla classe seconda il fantasma delle grandi pulizie.
Fantasma poichè a me non ne era stata data comunicazione nè sul registro nè verbalmente. Eppure i ragazzi mi sfracellavano le palle con continue domande su quando e come sarebbero avvenute le pulizie della classe
"La prof X ha detto che dobbiamo farle entro lunedì e nelle sue ore".
Peccato che io la prof X la incontri ogni giorno e che, a parte riservarmi il solito sorriso del tipo
-buongiornomerdasecca- non abbia aggiunto altro. Infine decido di immolarmi alla causa e propongo ai ragazzi di rimandare l'opera di nettoyage a lunedì pomeriggio.
Tanto fa caldo e in molti lasciano la voglia di applicarsi culturalmente a casa nella pausa pranzo.
Ora, la mia esperienza di pulizie di aule scolastiche è nulla.
Per me dovrebbero demolirle e basta: le pareti della seconda sembrano sopravvissute a un sisma del 5° grado della scala Richter, i colori dominanti sono il bianco e il grigio, le veneziane rotte e una finestra è tenuta chiusa con il nastro adesivo.
Quindi fosse per me, proporrei una di quelle spettacolari detonazioni a catena che sbricioli ogni piano della scuola.
Le aule del futuro dovrebbero essere colorate, senza spigoli e con le pareti di gomma, così i bambini ci possono rimbalzare mentre si picchiano selvaggiamente durante le ore di lezione.
I ragazzi affermano che la prof X ha dato ordine di rimuovere le scritte da pareti e banchi e di staccare le gomme da masticare là ove se ne trovino.
Poichè il mio buonsenso mi sconsiglia di fornire alla ciurma di dodicenni bottigliette di acido potenzialmente corrosivo, suggerisco loro di portare da casa della semplicissima carta vetrata con cui, al massimo, possono farsi un po' di peeling.
I gremlins si mettono al lavoro con entusiasmo. Passano con la carta vetrata il listello di legno che corre contro la parete e rimuovono scritte e bianchetto. Il lavoro è egregio, finalmente ci liberiamo delle scritte "Giorgia Orgia" e "Milan Super Merda": il legno appare leggermente sbiadito ma tant'è devo riconoscere la loro abilità di falegnami.
Proprio in quel momento irrompe in classe la bidella M. , simpatica come un fermacarte accidentalmente conficcato in uno stinco, e inizia a sbraitare contro i ragazzi perchè hanno rovinato il legno dell'aula.
Da brava suppl mi assumo ogni responsabilità e propongo di ridipingere il suddetto schifoso compensato con del lucido o con della vernice.
"Eh sì, adesso anche la vernice vuoi mettere figuriamoci!".
Giuro che la tentazione di tirarle un calcio in culo è fortissima, così come quella di correggere i circa cento congiuntivi sbagliati che pronuncia nella predica successiva in cui annuncia che mi fornirà lei un liquido adatto alle pulizie, prima che la sciaguarata giovane supplente prenda altre disastrose iniziative.
Ascolto in silenzio, canticchiando nella mia testa "Love will keep us together".
Quando la bidella termina la sua arringa continuo a interrogare i recuperandi, mentre la ciurma gremlins utilizza generosamente il prodotto specifico fornito dalla gentile signora M. con le apposite spugnette. Dopo pochi minuti qualcuno esclama:
"Prof, ma con 'sta roba cola via tutto!"
Con orrore osservo che lo speciale spray ha sbiadito l'intonaco delle pareti ed è gocciolato sul listello di legno facendolo diventare bianco a mò di pollock posticcio.
Il risultato è una gara di vomito parietale.
Il liquido ha corroso tutto, intonaco, maglie dei pulenti, banchi, pavimento, libri e quaderni.
Sembra impossibile ma la classe fa più schifo di prima.
Ecco quindi perchè nelle note del registro appunto con una certa qual soddisfazione che
"La classe ha effettuato le pulizie richieste utilizzando i prodotti specifici forniti dal personale ausiliario"

Tiè, ciapa lì e porta a cà.

lunedì, maggio 28, 2007

Armageddon




In questi ultimi apocalittici giorni di scuola accade di tutto.
Guardando laconica il parco del lunedì mattina, vedo piovere non solo gocce d'acqua ma anche righelli, astucci e gomme da masticare.
La fine della scuola è un po' la fine del mondo, le poche regole che eri riuscita a imporre si sbriciolano come stuzzicadenti sotto la zampata gozzillesca delle vacanze alle porte.
Tanto per fare un esempio, stamattina, nella classe di Prince, tenere a bada il cugino di Satana era come cercare di ammaestrare una tigre della malesia digiuna da giorni.
L'alunno N. correva come una pallina impazzita da un lato all'altro dell'aula rovesciando al suo passaggio astucci, banchi, zaini e righelli e cercando di segare un braccio a un compagno con una riga da disegno.
A nulla sono valsi i miei richiami: è a fine della scuola, le note non servono più, difatti N. mi ha risposto "Scriva pure che non me ne frega niente, anche sul registro eh". Purtroppo però la sua furia incontenibile mi impediva di dettare quelle poche e scialbe nozioni sugli stati europei al resto della classe, di per sè già in assetto sommossa.
Così infine, in barba a qualsiasi convenzione di Ginevra, mi sono avvicinata al suo zaino e ho requisito l'unica cosa a cui N. tenga veramente, ancora più che a sua madre: la sciarpa del Milan.
Tale sciarpa era già sfuggita a un sequestro la scorsa lezione, quando N. stava cercando di strozzarci il vicino di banco interista. I suoi occhi tradiscono finalmente un punto debole.
"Quella è la mia sciarpa, lei non si deve permettere!"
Per tutta risposta mi infilo la suddetta sciarpa milanista sotto un'ascella.
"Poichè tu ti permetti di fare qualunque cosa durante le mie lezioni, credo di poter fare anch'io un piccolo strappo alla regola del rispetto. Che dici?"
Dopo cinque mesi di lezioni insieme per la prima volta N. è senza parole.

(Anche se domani sono quasi sicura che mi farà un culo così)

sabato, maggio 19, 2007

rimembranze



...rimembri ancor
quel tempo della tua vita mortale
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?




La scuola va terminando, i giorni si fanno più dolci, i gremlins più agitati, e i primi ricordi di questi cinque mesi di follia iniziano ad affollarsi nella mente.

Come la gita ad esempio, di cui non ho mai detto qui, perchè ci sono esperienze che hanno bisogno di meditazione, elaborazione e superamente.


LA GITA



Il ritrovo per la gita è una calda mattina di aprile verso le ore 7.30.
Alcuni alunni per l'eccitazione devono aver trascorso la notte nel parco antistante la scuola, difatti, al mio arrivo, bivaccano in parte sul castello di legno, in parte sdraiati su alcune panchine.
Dopo aver ammonito i presenti che chi ha intenzione di cimentarsi in cori da stadio sul pullman prima delle 9.30 prenderà una nota sul registro perchè mi sono svegliata alle 5.30, mi attacco alla macchinetta del caffè e bevo un numero indefinibile di espressi, che mi consenta di tenere sollevate le palpebre di almeno 15 gradi .

I gremlins fin da subito si dimostrano più adorabili del solito, offrendomi tic tac ai nuovi gusti mango e frutto della passione e facendomi ascoltare qualche canzone truzza dal lettore mp3.
I tentativi di immortalarmi in qualche atteggiamento buffo e scomposto da prof assonnata si sprecano, a causa degli infidi telefonini. Mi sento un po' Nina Moric e decido di giocarmi la carta del non ho nulla da nascondere, prestandomi volontariamente a qualche scatto, consapevole che presto finirò deformata da abili smanettatori di photoshop. Si parte.


Ci sono quasi tutti: Bombo, il bambino paffutello che cerca di attirare l'attenzione degli altri estraendo dallo zaino oggetti esotici come un lettore dvd portatile (e pensare quando in gita ci andavo io con il walkman scalcagnato e le pile scariche), Mogwli (stranamente sedato dalla visione di Madagascar sul lettore di Bombo), le ragazze dal cerchietto glitterato truccate come signore della notte (che dopo quindici minuti stanno già scrivendo forsennatamente messaggini sul cellulare a quelli seduti dietro), i ragazzi a delinquere (simpatici mascalzoni che vanno a occupare l'ultima fila e si defibrillano a vicenda con pugni sui genitali), l'altra classe (cioè quella di cui io conosco bene solo i due individui cui faccio alternativa alla religione, ovvero l'Emorroissa e Cosmico, il bambino che ride sempre perchè trova le parole divertenti e spesso mi confessa di immaginarsi cose buffe, tipo un professore che entra vestito da peluche e banchi al gusto di caramelle gommose), le colleghe titolate, la collega con cui invece posso parlare liberamente perchè anche lei membro del P.A.R.I.A. (Precarie Assolutamente Reiette Inevitabilmente Antipatiche) e Marilyn Manson, il prof di religione, colui che non smetterà per un solo secondo della gita di urlare le peggio parolacce mai sentite ai ragazzi, dispensando generosi calci in culo a destra e a manca, come neanche in una rissa tra hooligans.
Imbocchiamo l'autostrada e mi stupisco della genuina correttezza dei gremlins: nessun coro, qualcuno ogni tanto si erge dal suo sedile per chiamare un compagno e dirgli una battuta, assiduo ascolto di lettori mp3 e scambio di video per il cellulare.
Marilyn però pare nella sua giornata peggiore e si impadronisce del microfono del pullman per minacciare gli astanti con un poderoso "Zitti, brutti co*****i!" che mi spazza dalla prima fila al vetro dell'ultima.
Naturalmente essendo membro del P.A.R.I.A. non posso fare altro che fingere indifferenza, a quello, e ai numerosi improperi che verranno dopo.
Forse è solo che la mattina lo mette di cattivo umore. Forse più tardi si tranquillizzerà. Forse.

Arriviamo nella ridente cittadina di M. con estrema puntualità.
Appena scesi dal pullman i gremlins vorrebbero espletare le loro funzioni fisiologiche di base: bere, fare pipì, mangiare i crackers olive e capperi.
Fortuna vuole che siamo stati parcheggiati davanti a un gigantesco Spizzico.
Quando già qualche bambino sta per varcare la porta del santuario dei suoi desideri del momento, Marilyn urla di proseguire, perchè ci sarà tempo per pisciare in seguito.
Sembra di stare sul set di Full Metal Jacket. Vabbè.

Chiudo la fila con la mia collega precaria, entrambe consce del fatto che sarà una lunga giornata. Arrivati di fronte al duomo della città, Marilyn inizia una pallosissima spiegazione storica su rituali ecclesiastici dei secoli passati e futuri.
La scolaresca è stata naturalmente piazzata col sole negli occhi, e i pochi martiri che decidono di seguire le elucubrazioni storiche perdono la vista dopo pochi secondi.
La stragrande maggioranza dei gremlins invece si dimena in preda a fortissimi stimoli di minzione. Iniziamo a temere il peggio: qualcuno potrebbe calarsi i pantaloni e rilasciare i sui acidi ureici sui preziosi sanpietrini del piazzale radical-chic.
Sotto i fiammeggiamenti occhi di Marilyn io e la collega raccogliamo i gremlins a rischio, circa una trentina, e ci avviamo alla ricerca di un bar che non sia quello del piazzale radical-chic con il caffè a 4 euro e 80 e i divani di pelle bianca. Il cameriere, elegantissimo, con i bottoni della livrea scintillanti sotto il sole di mezzogiorno, ci guardava schifato di lontano.
Quando tutto sembra perduto, troviamo un piccolissimo bar che viene immediatamente intasato dai ragazzini. Bevo altri quattro o cinque caffè per ammortizzare i sensi di colpa. Mi verrà un infarto. In tal caso magari mi dedicheranno una targhetta sulla porta del bagno.
Fermo due ragazzini nell'atto di comprare mentos e cocacola con cui provocare geyser indesiderati e facciamo ritorno al Duomo.

Ciò che accade lì dentro è affare del Signore, quindi non vi narrerò delle prodezze dei gremlins arrampicati a postriboli, altari, inginocchiatoi, icone, statue, vecchie oranti, nè vi narrerò dei loro tentativi di sfondare le coperture di vetro-plastica dell'antico pavimento della basilica, e nemmeno dell'epico "Zitti mer**!" pronunciato da Marilyn in piedi sull'altare.

La successiva tappa è un minuscolo e grigissimo museo contenente lanterne dorate a forma di uccellino (che scatenano l'ilarità dei più) e orribili arazzi parietali. Ecco io so che non dovrei dirlo, ma proprio non riesco a capire come una cosa del genere possa interessare dei ragazzini di seconda media. Proseguiamo con una lunga marcia di circa due ore sotto il sole rovente di un meraviglioso parco, pieno di angolo ellenici e bucolici, con maestosi cigni, erba color pastello, ombrose piante secolari da cui ci teniamo ben distanziati.
Il luogo scelto da Marilyn per il pranzo è posto ai margini del parco, là dove le acque dei laghetti artificiali si fermano formando una serie di puzzolenti paludi acquitrinose, con cigni fangosi e aggressivi che abbaiano famelici schioccando le fauci.

E' la mia prima gita dalla parte dei prof, e posso sedermi con loro, anche se più tardo rimpiangerò amaramente questo privilegio. L'argomento principale del nostro convivio difatti è la stupidità dei gremlins, il loro essere totalmente privi di una qualunque buona qualità, cosa che del resto non stupisce dato le famiglie da cui provengono: si sprecano i commenti pesanti su genitori, madri di dubbia reputazione, padri operai, famiglie di ignoranti ecc ecc.
Fatico a digerire il mio panino speck e brie, la voglia di conficcare le posate nel braccio dei miei commensali sarebbe tanta. La realtà è che non si può. La realtà è che non capisco perchè persone che hanno un tale odio nei confronti di ragazzetti di dodici anni abbiano scelto liberamente di averci a che fare. Certo che i gremlins frantumano la uallera. Certo che spaccano i maroni. Ma io ai miei bambini voglio bene, anche a quelli che si lanciano l'astuccio mentre cerco di spiegare qualcosa su federico barbarossa. Sono bambini che diamine, non hanno ancora superato l'età in cui una persona diventa stronza per sua consapevole scelta personale. Come invece deve essere accaduto ai titolati lì presenti.


Dopo il pranzo ci dirigiamo ad assistere alle prove di un campionato di auto da corsa. Fa caldo, gli spalti sono roventi, le auto sfrecciano monotone una dopo l'altra. Al terzo passaggio una delegazione di gremlins mi si avvicina per domandarmi se c'è la possibilità di andare a giocare a calcio nel parcheggio del pullman. "Prof, qui è una palla, abbiamo buttato via i soldi".
Quanto vorrei dar loro il permesso. Marilyn è furente e raduna i ragazzini a calci e pugni.
Risaliamo sul pullman dopo soli venti minuti. Il ritorno è surreale.

I ragazzini vociano tranquilli, le colleghe guardano me e l'altra P.A.R.I.A. in cagnesco, perchè non abbiamo più proferito parola dopo il piacevole pranzo insieme. La sosta in autogrill dura quaranta minuti. "Così i ragazzini possono comprare un ricordino" commenta Marilyn.
Dopo dieci minuti i gremlins sono già tutti fuori a farsi gavettoni di gatorade all'arancia carota e limone mentre i professori stanno terminando gli acquisti di prosciutti di parma e baci di alassio.

Le risaie scintillano verdi e azzurre. Qualche gremlins dorme, qualcuno osserva il paesaggio fuori dal finestrino e saluta con la mano camion e pullman. "Smettetela di saluta brutte teste di c***o!".

Io sono seduta con lo stomaco sottosopra e la rabbia di non poter dire niente.

Di non poter prendere da parte il professor Marilyn e chiedergli se si rende conto di quanto male fa a questi ragazzi dando loro un esempio sbagliato, quello del rispetto guadagnato con le botte e con gli urlacci.
Scendendo dal pullman richiamo un paio di ragazzini che si stanno lanciando gli zaini. Questi poi si avvicinano e mi chiedono "Prof, ma perchè non fa anche lei come il prof Marilyn e quando facciamo casino ci mena?".

"Perchè io ho stile ragazzi".


E se anche non avrò mai un contratto a tempo determinato, almeno la mia dignità di persona adulta non me la leva nessuno.

sabato, maggio 12, 2007

Se nessuno parla di cose meravigliose...

...ve ne racconto una io.
Compito assegnato ai gremlins di seconda: scrivere una lettera di tono informale e una di formale.
Nel primo caso le donne scrivono a loro stesse o all'idolo biondo del telefilm del cuore
"Cara F., ieri sera hai visto il film con il nostro idolo C? Ma quanto era figo? Tantissimo, vero? Domani andiamo a ginnastica artistica insieme? Ti piace ancora S. o hai deciso che ti metti con M? Hai già fatto i compiti di italiano? Io ora vado, ricordati che TVUKDB"
gli ometti invece si lanciano in pizzini alla provenzano tipo
"Ciao Gringo, ti aspetto domenica al pontile per quella certa questione che sai. Porta la roba ma tienila nello zaino, poi ne parliamo. Ricordati di avvisare il Palo e i Cinesi".

Ma la chicca è lì nascosta nel mazzo di compiti e mi strappa l'unica e più sincera risata del venerdì mattina.
Esempio lettera formale dell'alunno A. altresì detto Houdini (sentirete parecchio parlare di lui d'ora innanzi)

Ditta Sanbitter
Via Smallville n°7
Smallville
Spett.le ditta Sanbitter,

vi scrivo per informarvi che nell'ultima bottiglia di Sanbitter da due litri ho trovato tre scarafaggi morti.
Vorrei le vostre scuse e il rimborso dei miei soldi.

Cordiali saluti.

Alunno A.

Inutile dire che l'alunno ha ricevuto una valutazione positiva con nota a margine
"Disgustosa ma splendida".

lunedì, maggio 07, 2007

Blade Runner (è tempo di mensa)


Se solo tu potessi vedere quello che ho visto io con questi tuoi occhi! (Roy)

Blade Runner, 1982, di Ridley Scott


Ovvero a frequentare la mensa del piccolo Istituto di Smallville uno inizia a credere che cose come le colonie extramondo siano possibili e in alcuni casi fortemente auspicabili.
La mensa è un salone piccolo e stretto dalla capienza massima di quaranta persone. Il soffitto, di un paio di metri appena, rappresenta la soluzione architettonica ideale per un popolo di puffi o di lillipuziani ma diventa totalmente inadatto a ospitare ragazzoni di terza media alti come un armadio a tre ante o, più in generale, circa cento bambini ipercinetici, vocianti e affamati.


I gremlins arrivano in mensa correndo giù per le scale, un po' come si fa in quei programmi giapponesi alla mai dire banzai, o ai tempi di ok è il prezzo è giusto di iva zanicchi quando partiva la sigla del "gioca con noi, l'alunno S. da Smallville!". Il mio compito sarebbe quello di smistarli sei per volta indirizzandoli a tavoli diversi ma l'impresa si rivela impossibile dal momento che tutti vogliono tenere il posto a qualcuno di un'altra classe possibilmente nel tavolo più lontano da quello dei prof. In mensa accadono cose che voi umani non potreste immaginare: i bambini, dopo essersi avventati sulle tavolate come cavallette d'Egitto, danno subito il via a un festival pirotecnico di formaggio grattuggiato, molliche di panne e bucce di mandarino. Al momento della distribuzione del primo e del secondo sciamano verso le cuoche, assediandole minacciose con più piatti di plastica per mano, specie quando c'è la pizza. Il cibo non viene masticato nè tagliato con forchetta e coltello. Lo si ingoia per intero per poter trascorrere il resto del tempo dedicandosi a più amene attività. In soli quattro mesi di mensa ho visto parrucche di spaghetti al ragù, fitte piogge di fagiolini e legumi vari, naumachie da tavolo a tavolo, duelli all'ultimo sangue con le posate di plastica, croccanti tappeti di briciole di pane e piatti sminuzzati da abili manine distruttrici.


I gremlins,con la capacità polmonare di pavarotti, placido (e certe volte anche domingo) danno sfoggio della loro estensione vocale con cori da stadio tra i più svariati e pittoreschi: c'è il sempreverde "M. culo e culo chi non lo dice" e il gettonatissimo "Se veniamo di lì se veniamo di lì" e il resto lo conoscete tutti. Altro che pay-t: alla mensa di smallville si possono vivere, minuto per minuto, le emozioni da curva sud di un derby tipo roma-lazio. O anche di una rivolta delle carceri, dove però i bicchieri anzichè fatti tintinnare contro le sbarre, vengono accartocciate sulla testa dei compagni di pranzo.


Le prime volte è stata dura, devo ammetterlo. Discendendo le scale mi sembrava di lasciare alle spalle un mondo moderno, civilizzato e razionale in cui un urlaccio o la minaccia di una nota sul diario avevano ancora il loro porco potere. Laggiù invece tutto era lecito e legittimo: infilarsi fagiolini nelle orecchie per attirare l'attenzione dei commensali, fare il gioco della bottiglia senza aver controllato che il tappo fosse chiuso, guerreggiare con i mandarini che manco il carnevale di ivrea, palleggiare le arance sulle spalle come una foca di acqualand, invitarmi a ballare per farsi perdonare di aver spalmato il compagno di robiola osella come fosse una bruschetta.


"Prof, così è più gustoso"


Dopo tutte queste mense del lunedì, seduta al mio tavolo dei professori, zitti, incarogniti e intenti a seguire bizzarre diete, osservo ancora tutto questo con stupore e disincanto, tutti questi bambini iperattivi e ipereccitati che accorrono a me lamentandosi di compagni che hanno loro sputato nel piatto, leccato la fetta di pizza o rovesciato un finocchio nel bicchiere d'acqua; e penso che in fondo...


...tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia...


È tempo di mensa.


giovedì, maggio 03, 2007

Titanic (almeno mandateci DiCaprio)

La III^C ha la stessa fama del Barbablù della fiaba.
Trovarsi in III^C alla quarta ora è molto peggio della selva oscura e della pancia del lupo di Cappuccetto Rosso.
Armata del mio zainetto sbarazzino e ricolmo di libri raggiungo l'aula durante l'intervallo e vengo a conoscenza del quarto segreto di Fatima: all'ultimo piano nessuno fa assistenza o meglio nessuno che dovrebbe fare assistenza si manifesta in quindici minuti di ricreazione (o meglio distruzione) dove vedo volare portaombrelli, ombrelli, scarpe, zaini, calci e pugni, sotto lo sguardo attonito di una bidella piccina picciò che nulla può in siffatto delirio.
Al suono della campana i ragazzi entrano alla spicciolata.
A onor di cronaca c'era già stata tra noi un'ora di supplenza di amore e accordo.
I ragazzi per queste cose poi hanno una memoria incredibile.
Se la prima impressione che fai loro è pessima (cosa oltre che umana, molto probabile) non sarà facile poi conquistare rispetto e attenzione. Non è come ad un colloquio di lavoro. Non hai a disposizione quindici minuti per raccontare te stessa, i tuoi sogni, le tue aspirazioni. O piaci o non piaci. Punto. Ma per una volta la giovane età potrebbe essere un'arma vincente.
La prof titolata mi ha chiesto di fare una lezione introduttiva sull'Africa, aggiungendo che altrimenti "non si riesce proprio a tenerli quelli lì".
Io dal canto mio preferirei una simpatica compilazione del registro, ma una promessa è una promessa, per cui pattuisco coi ragazzi di fare mezz'ora di lezione e mezz'ora di cazzeggio controllato e rispettoso.
Partiamo con un brainstorming alla lavagna sull'Africa e tra una battuta e l'altra si scopre che i gremlins sanno già un sacco di cose: Kilimangiaro, Nilo, Congo, Niger, posizione geografica, una ragazza addirittura parla di materie prime.
Naturalmente in classe non c'è silenzio e tutti rispondono contemporaneamente parlando uno sopra l'altro. Però rispondono, mi ascoltano e questo è già qualcosa.
L'alunno Y., colui che nelle ore di alternativa alla religione mi impartisce lezioni di cucina araba, indossa in classe il costume da nuoto sopra i jeans con tanto di cuffia e occhialini.
Gli propongo di restare vestito così fino alle 13.05 quando sfilerà davanti alla scuola in mia eccezionale compagnia.
"Ti accompagno fino al portone...in fondo il blu ti dona, è un peccato che siamo solo noi a godere della tua scultorea presenza".
Uno a zero per me.
Lo schiaffo all'orgoglio funziona e Y. ritorna in abiti civili.
Proprio in quel momento fa il suo ingresso in classe l'alunno Scarface, quello che ancor prima di iniziare il mio secondo giorno di scuola sapevo già tutto su di lui, le sue malefatte, le sue turbe comportamentali, il suo eloquio molto poco chic.
L'altra volta l'avevo tenuto impegnato con la storia delle barchette.
Ma stavolta stiamo facendo lezione; lo metto seduto di fianco a me alla cattedra e lo vado a recuperare bonariamente ogni volta che si alza per una spedizione punitiva nei confronti di qualche compagno reo di averlo guardato troppo a lungo o in maniera a lui poco consona.
La lezione prosegue.
Una volontaria va alla lavagna a copiare una schema sul continente africano, mentre per intrigare gli astanti racconto la trama di Blood Diamonds e, al solito, mi dilungo su particolari splatter.
Dopo mezz'ora Scarface ha scritto solo il titolo ma in compenso si è affacciato almeno dieci volte alla finestra in vani tentativi di sputazzare di sotto, da me sempre sventati all'ultimo.
Non demordo, lo riporto al foglio intonso e continuo a sussurrargli che sicuramente può fare meglio di così.
Scarface all'anagrafe si chiama M. ma qui sono tutti abituati a chiamarlo per cognome.
E' il ragazzo che in classe non vorresti avere mai, perchè rompe oltre misura, perchè è violento e fuori controllo, perchè da un momento all'altro può correre fuori dall'aula e tornare alla fine dell'ora con lo scalpo di un paio di bidelle.
M. ha perso la sua identità di ragazzino di terza media ed è diventato a tutti gli effetti lo scassamaroni delinquente col destino già segnato, e magari se l'è voluta lui, o magari a casa sua qualcuno avrebbe dovuto mollargli uno schiaffo quando era ora o semplicemente parlargli , seguirlo, dargli attenzione.
La cosa che mi ha colpito di lui la prima volta è la stessa che mi colpisce oggi: M. si alza in continuazione, vero, ma se lo richiamo a posto ci torna, taglia le ore di lezione, ma viene a scuola comunque, apostrofa in malo modo tutti i compagni, ma vorrebbe disperatamente essere uno di loro.
M. non mi guarda mai negli occhi quando gli parlo, gli ripeto per un'ora intera (ormai i compagni hanno finito e stanno giocando a carte) che deve scrivere lo schema. E' quasi timido.
E io in tutto questo ci vedrei una nanoparticella di speranza: ecco, magari non diventerà mai premio Nobel per la scienza, ma per evitare che finisca a delinquere davvero, qualcosa di potrebbe, forse, ancora fare. Forse con i ragazzini l'accanimento terapeutico sarebbe sempre la soluzione migliore. Poi però mi rendo conto che ci sono troppi alunni, classi troppo numerose, programmi ministeriali che fanno ridere i polli, strutture scolastiche che cadono a pezzi. Non c'è tempo di occuparsi della nanoparticella di M. Bisogna andare avanti seguendo il si salvi chi può.
Un gruppo di ragazzini viene alla cattedra a farmi un giochino stupido. Gli chiedo della gita e di cosa faranno nelle vacanze estive. Quando tornano a posto è accaduto il miracolo.
M. sta copiando lo schema e mi chiede di spiegargli cosa sta scritto in fondo alla lavagna perchè non capisce. Vediamo insieme la frase incriminata e presa la balla al balzo finisco di dettargli il resto degli appunti. Il disastrato ha un'ortografia quasi impeccabile; correggiamo un paio di accenti e quando abbiamo finito non resisto e gli dò un pizzicotto alla guancia
"Bravo. Visto che non era difficile?"
"Ma prof, sono stanco"
"Quello è perchè ti agiti, mica per lo schema"
Stavolta mi guarda e mi fa uno di quei sorrisini da bambini imbarazzati di prima elementare.
Giuro che è un sorriso buono.
"Prof ma alla prossima ora ci sei ancora te?"
"Eh, purtroppo vado a casa"

E dire che per una volta vorrei rimanere, perchè quando per fragilissime coincidenze cosmiche, si crea quel sottile ponte tra te che sei suppl. e un ragazzino come lo Scarface, sarebbe il momento buono per lavorare su quella nanoparticella di speranza che di sicuro gli sta impigliata da qualche parte in mezzo ai capelli scolpiti col gel.

mercoledì, maggio 02, 2007

Ipse dixit. Ed era meglio se lo teneva per sè.

Succede che a interrogare 27 persone (che portano tutte come argomento a scelta l'Albania, non perchè interessate dal fenomeno albanese, quanto perchè è lo stato cui il libro dedica meno pagine in assoluto), una suppl esaurisca la fantasia a disposizione e si riduca a chiedere quelle paroline di lessico, poste a margine della pagina.
Sono tre in croce, è impossibile non ricordarle.
Ma se c'è una cosa che la scuola di Smallville insegna è
MAI, MAI SOTTOVALUTARE IL POTERE DELL'INCOSCIENZA.

(tratto da una storia vera)

io "Dunque, mi hai già parlato di Albania, Bulgaria e Grecia, quindi facciamo un'ultima domanda per alzare il voto. Ti chiedo qualcosa di lessico....spiegami che cos'è una rimessa*".

L'alunno M. mi guarda con occhi sbarrati.

"Laterale, prof?"

"..."


*per tutti quelli che avrebbero risposto come l'alunno M. trattasi di soldi che vengono mandati in patria dalle famiglie emigrate all'estero. :-P

lunedì, aprile 30, 2007

1°maggiofestadeilavoratori (evvai ci sono pure io!)

Domani primo maggio festa dei lavoratori, e nonostante la mia laurea in filosofia potrò festeggiarla anch'io insieme al grande popolo dei precari di tutto il mondo.
Il menù della giornata proporrà quello è il leit-motiv di quasi tutti i miei dì di festa:
grigliata (in alternativa abbondante pranzo), un po' di chiacchiera libera (facilitata da qualche pessima bottiglia da un euro e 25 cents), cane che vuole giocare con il fresbee, affetti e affettati, sensazione di pancia ingombra di cibo, sensazione di non volere più fare niente che non sia sonnecchiare, caffè, altro caffè, ennesimo caffè e ritorno a casa.
Perchè giovedì, festa dei lavoratori non è più e si ritorna nella brulicante scuola media di Smallville, con i gremlins eccitati dalle vacanze e dai pollini e uno sguardo al calendario che diventa più sottile di giorno in giorno. Quasi estate. Quasi disoccupata un'altra volta.

domenica, aprile 29, 2007

Magic moments

Ad un certo punto dell'anno scolastico arriva il momento della foto di classe.
Di solito è quel giorno in cui sei arrivata a scuola vestita così bene che hai letto negli occhi della gente intorno la tacita domanda "Ma le sarà andata via la luce in casa a questa?".
E dire che i miei look lavorativi solitamente spopolano tra il personale ausiliario della scuola di smallville.
C'è la mattina in cui mi presento alla porta con uno stile gitano da cugina povera di Joaquin Cortez e quella in cui interpreto un casual da diciottenne così che le bidelle prima di aprirmi mi sottopongono a riconoscimento vocale.
Come dimenticare poi quel giorno in cui la segretaria mi ha fermato in mezzo al corridoio ordinandomi con tono perentorio di seguirla in segreteria.
Già pensavo a un richiamo disciplinare o a una terribile dimenticanza burocratica ; invece la signora, tutta civettuola, mi fa i complimenti per il mio abbigliamento e mi chiede quali sono i negozi che frequento "Che poi lei è così carina che sta bene con tutto!".
Cacchio, per un attimo mi sono sentita mejo de Nicole Kidman.
Credo di essere arrossita e avere bofonchiato qualcosa tipo un po' di lì e un po' di là, dimostrando la mia totale inattitudine a diventare un'icona di stile.
La mattina della foto di classe ogni dubbio era fugato di fronte ai miei improponibili abbinamenti.
Essendomi svegliata alle sei del mattino per il terzo giorno di seguito, dopo una serie di nottate insonni per completare la stesura di un articolo su Jacques Derrida e la decostruzione del terrorismo, non mi è riuscito di cercare niente di più che un paio di jeans e 'na maglietta mattone, cercando di ingentilirli con una collana dal gusto fieradisenigallia.
Menomale che la segretaria aveva preso le ferie, altrimenti perdevo la stima di quell'unica persona in Smallville.
C'è da dire in mia difesa che nessuno sapeva dell'evento fotografico; nemmeno le ragazzine che, dopo una soffiata della bidella del piano, hanno iniziato a chiedermi:
1) a che ora c'era la foto di classe (e giù a rispondere che non ne sapevo niente altrimenti mi sarei messa un vestito che rendesse giustizia alla mia età e non mi facesse apparire una diciassettenne incazzata col sistema)
2) se sapevo a che ora c'era la foto di classe (di solito i gremlins sono soliti chiedere tutto due volte; quando gli si risponde facendo loro notare che lo si era già fatto in precedenza si limitano a sbarrare gli occhi terrorizzati da questa inquietante prospettiva)
3) se potevo lasciarle andare in bagno a pettinarsi (faccio notare loro che la foto potrebbe essere anche all'ultima ora e quindi, con l'intervallo di mezzo, ogni tentativo di acconciatura si rivelerebbe vano)
4) se potevo andare a chiedere alla preside di spostare la sessione di foto l'indomani (eh, magari)
5) se la foto la facevo anch'io (e qui, più che affetto per la prof, ci ho letto la consolazione femminile di posare accanto a una vestita veramente male, in modo da far passare in secondo piano la propria imperfezione).
Concluso momentaneamente il capitolo "dubbi, quesiti e perplessità sulla foto di classe" stavo cercando di spiegare le teorie illuministe di Cesare Beccaria quando bussa alla porta il vicepreside e mi chiede cortesemente di uscire un attimo.
E qui scatta il secondo momento fatidico della vita scolastica.
Le prove dell'evacuazione.
"Ecco, tra poco suonerà una tromba (ma che è? Dungeons & Dragons?) e sarà il segnale del finto-incendio. Voi non dovete dire ai ragazzi che ci sarà l'evacuazione ma raccomandatevi che stiano in fila per due, non lascino oggetti di valore in classe ed escano dalla porta di sinistra".
Mentre il brav'uomo ci spiegava per filo e per segno il mefistofelico piano della finta evacuazione, nel mio cervello sfilavano le immagini apocalittiche di cosa sarebbe potuto succedere dopo il suono di una tromba, in classi in cui anche un astuccio che cade costituisce un valido movente per dare inizio a una rievocazione della presa della Bastiglia.
Pertanto non appena rientrata in aula spiego alla classe che ci sarà una prova di evacuazione, che per loro sarà però una prova di educazione: nessuno dovrà urlare, picchiarsi, lanciare alcunchè, pena una simultanea verifica di analisi logica.
Nel successivo quarto d'ora mi viene chiesto almeno una decina di volte quando si svolgerà la prova di evacuazione. Finalmente la tromba suona, si apre la caccia alla volpe, incolonno i miei e scendiamo in cortile dove tira un freddissimo vento temporalesco.
Le classi si mischiano tutte insieme e la prova di evacuazione diventa un incontrollabile intervallo in cui invano i docenti perdono parte delle loro corde vocali per richiamare il gregge.
Io il mio ce l'ho in pugno con lo spauracchio dell'analisi logica e, difatti, nemmeno gli ovini più movimentati si allontanano troppo dal punto di raccolta.
Basta un urlo di richiamo e torniamo in classe, davvero educatamente.
L'ora di lezione è terminata e inizio a sperare di poter scampare alla temibile foto.
Trascorro i successivi cinquanta minuti di compresenza con i miei reietti del cuore: Mowgli (bambino ufficiosamente disconosciuto dalla mamma, uno che avrebbe bisogno di un sostegno affettivo pazzesco) e Tarzan (ragazzino marocchino, ultimo di sette e dico sette sorelle, all'inizio dell'anno solito prodursi in rumori gutturali e urla sataniche, dopo un tema su Blade e l'esercito dei vampiri siamo diventati grandi amici).
Io a questi bambini qui voglio proprio bene, tant'è che mi sbatto a propinare loro schede su schede di recupero e quando Tarzan mi chiede se "antiquato" vuol dire "vecchio" mi si stringe il cuore. Certo tra un mese sarà tutto finito, io sarò di nuovo in stand-by lavorativo e loro in
stand-by cerebrale ma almeno potremmo dire di aver vissuto un'intensa storia didattica.
Suona la campanella e proprio mentre mi accingo a raccogliere il mio solito fiume di fogli, appunti, quaderni, registri e squagliarmela in grande stile vengo carpita dalla ferrea mano della prof di scienze che annuncia "Andiamo a fare la foto".
L'idilliaco sfondo per i ritratti dei gremlins è il parchetto di fronte alla scuola, già luogo di ritrovo di molti alunni di prima media che vengono a fumarci le sigarette rubate ai genitori "Ma facciamo solo qualche tiro prof".
Il dado è tratto, lo scatto compiuto, e la mia faccia da quarta ora immortalata per sempre negli annali della scuola di Smallville.
"Poi ci fa le dediche prof?"
"Io su di voi potrei scrivere un romanzo..."

lunedì, aprile 16, 2007

L' Emorroissa



Ormai mi sono abituata alla mia duplice natura scolastica.
Quella di prof generalmente stimata dagli alunni cui mi sono affezionata, e come supplente generalmente schifata dal resto del personale docente, bidelle comprese.
Sono cose cui appunto si fa l'abitudine, come prendere il caffè nell'ora buca il lunedì pomeriggio, prima di tuffarmi nella correzione delle solite quattromila verifiche cui sottopongo con costanza i gremlins.
Quand'ecco che scendendo le scale sento urla lancinanti provenire dalla bidelleria, proprio accanto alla macchinetta del caffè. Si direbbe stiano squartando qualcuno con un coltello da macellaio. Avvicinandomi scopro che si tratta dell'alunna S., a cui faccio alternativa alla religione il venerdì. Il professore che le compete mi rivolge il solito sguardo inebetito e dice che "Devono essere dolori mestruali". Poi lo chiede anche all'alunna S. che rotolandosi sul pavimento urla con voce indemoniata "Sì, ho male alle ovaieeeeeeeeeeeeeeeee". Nell'impossibilità di darle medicine le propongo un the caldo e mentre glielo porgo dalla macchinetta il professore è scomparso, la solita bidella simpatica come un granchio attaccato al mignolo chiude la porta "perchè le urla danno fastidio" e mi ritrovo in bidelleria sola con l'emorroissa e un'amica corsa a prestarle aiuto.
Trascorro una buona mezz'ora a calmare l'alunna S., assicurandole che non morirà e che deve cercare di stare seduta su un divano anzichè lucidare il pavimento al posto della bidella antipatica. Trema tutta come una foglia e quando le fitte sono più forti mi pianta qualche unghia nel braccio. E a me scatta la coccola in automatico, davanti a bambini e bambine che piangono difficilmente riesco a non sciogliermi come un barattolo di nutella al sole.
La cortese signora del personale ausiliario rientra solo un secondo per recuperare un mazzo di chiavi e le chiedo se per caso ha una cannuccia o un cucchiaino: la risposta è un grazioso no con sottinteso "ma che cacchio di idee ti vengono?" e una porta sbattuta. Parente della Rott?
Io l'emorroissa e l'aiutante ci alziamo e migriamo in sala insegnanti, così mentre S. si stende sul divanetto le sistemo una giacca sulla pancia, le slaccio i jeans iperaderenti e la cintura strizzante.
La mamma dovrebbe venirla a prendere ma S è preoccupata perchè la macchina serve al papà per il lavoro e non vorrebbe aver creato problemi.
Scopro che ha già sofferto di dolori forti ma "la mamma non va in farmacia perchè non sa parlare italiano e chiedere che medicina deve prendere. Quando sto male mi fa bere le tisane ma non mi passa". Le scrivo un paio di nomi di antidolorifici su un foglietto, assicurandomi che non sia allergica a niente. Nel mentre entra una prof che osservando S. esclama "Eh, tutte 'ste scene per i dolori mestruali, li abbiamo avuti tutte eh!". Il successivo sguardo è per me e comprendo al volo che significa "Non dovresti andare dietro a tutte le paranoie di queste ragazzine, non si fa".
Quando mancano dieci minuti alla fine dell'ora la mamma di S. viene a prelevarla e mi sorride per ringraziarmi. Io torno in aula insegnanti e la guardo andare via dopo aver imballato un paio di volte con l'auto.
Sì, forse non è giusto. Forse o si aiutano tutti o non si aiuta nessuno.
E coccolare una bambina di seconda media è viziarla ed è un'alunna e non si dovrebbe fare.
Ma io quando succedono queste cose mi sento più una mamma che una suppl.
E penso sia meglio dare un vizio invece di insegnare menefreghismo e indifferenza in una società che lascia tutti soli, con i loro problemi, le loro miserie e le loro difficoltà.
La solidarietà è sempre una buona soluzione.
Con tutte le volte che la S. mi ha aiutato tante volte a compilare il registro ci mancava solo che non le tenessi un po' le gambe sulle ginocchia!

simpathy for the devil


Rieccomi.

In realtà la scuola è ricominciata da un paio di giorni ma l'impressione è che le vacanze pasquali siano accadute almeno un miliardo di anni fa.

Il lunedì è da sempre per tutti una pessima giornata.
Ma per chi fa la suppl come me lo è di più.

Ho trascorso il weekend in preda ad atroci dolori ai quadricipiti femorali (maledicendo me stessa per avere ceduto alla tentazione di pompare quel che restava dei miei muscoli di giovane adolescente pallavolista e panchinara). Così mentre la domenica pomeriggio ciondolavo per la fiera cittadina come Joffrey de Peyrac, suggendo avida molteplici granite al limone, i gremlins spendevano il loro tempo libero al parchetto a fumare le sigarette del papà, della mamma e della nonna, a ribaltarsi con le minimoto, a picchiarsi mentre andavano all'oratorio, a picchiarsi all'oratorio, a picchiarsi mentre tornavano dall'oratorio, a sputarsi al campetto da calcio. Pare che i loro genitori avessero ben altro da fare, dal momento che la cronaca locale narra di ennesimo bar incendiato.
Mah.
Lunedì vuol dire ultima ora in prima, dove dovrei fare storia ma un esorcismo sarebbe sicuramente più appropriato ed efficace. Cerco invano di spiegare cosa significa eresia e incappo nel terribili errore di dettare a voce alta la definizione di movimenti eretici. Siamo in primavera che diamine, non posso permettermi scivoloni di questo tipo.

"Come prof? Movimenti erotici?"

Segue una mezz'ora di risatine, gomitate, lanci di astuccio, fuochi artificiali di penne bic e bianchetti magistralmente diretti dai facinorosi Bud e Cicciobello. Vengono spediti negli angoli della classe con le sedie rivolte al muro. Per un attimo mi sento un po' Rott ma quando ce vò ce vò. L'attenzione della folla fuori controllo viene recuperata solo attraverso la solita descrizione pulp-trash dei metodi di tortura del Tribunale dell'Inquisizione.

Bud prosegue imperterrito nei suoi atti terroristici nei confronti dei compagni e viene dirottato con tanto di sedia appena fuori dalla porta della classe, sotto la mia stretta sorveglianza oculare.
"Poichè non riesci a concentrarti su nessun argomento, non studi, non partecipi, il tuo obiettivo formativo sarà riuscire a stare seduto sulla sedia per più di due minuti".
"Ma posso almeno prendere l'orologio per giocare prof?"
"No".
L'atmosfera è torrida. I gremlins rumoreggiano ma non mi do per vinta e continuo con ostinazione la dettatura degli appunti di storia.

"Allora per i Catari esistevano due entità, un Dio buono e un Dio cattivo che aveva lo stesso potere del Dio buono. Chi è che nella religione cristiana si oppone a Dio?"
Momento di silenzio, nessuno sa la risposta ed è Bud a togliere la scolaresca di impiccio facendo capolino con la testa dalla porta ed esclamando soddisfatto "Mio cugino".
Appurata la sua stretta parentela con Satana (che spiega molte, moltissime cose) arriva finalmente il momento di distribuire le verifiche di geografia.
Prince seduto di fianco a me alla cattedra incita con insistenza L'Eletto dell'ultima fila a lanciargli una penna blu.
L'Eletto rappresenta la mia speranza in una società futura con una piccola resistenza di uomini educati e sapiens: studia sempre tutto quello che spiego, fa domande intelligenti, scrive benissimo e con un ordine commovente, non è lecchino e cela ai suoi compagni la sua vera natura mascherandola con una timidezza apparente.
Ogni tanto si picchia con loro nell'intervallo, ma sempre mantenendo un certo stile. Se gli altri sono wrestlers, lui è un lottatore greco-romano.
Prince sventola le braccia "Dai dai lancia qua!".
Il mio sguardo pietoso verso l'Eletto è del tipo "ti prego almeno tu continua a essere la mia speranza". Dopo un attimo di indecisione, si alza e viene alla cattedra a consegnare la biro a Prince che commenta, un po' schifato, "Beh potevi lanciarla però".
Ed è allora che fissando l'alunno M. negli occhi gli dico "In verità, in verità ti dico tu un giorno sarai con me in paradiso".
E se proprio devo finire all'inferno che almeno non mi si metta nello stesso girone del cugino di Bud: già immagino con orrore un'insopportabile eternità di astucci e bottiglie del gatorade che roteano vorticose sulla mia testa.



sabato, aprile 14, 2007

Make a plan to love me


Presto prometto che tornerò a parlare di scuola.
Perchè è divertente (parlarne).
Per il momento sono ancora in piena fase emo-primaverile.
Nello specifico ascolto da tre giorni suppergiù Cassadaga, l'ultimo album di Occhi Luminosi.
L' Occhi Luminosi è un ragazzino altezzoso e frangiuto balzato agli onori della cronaca musicale con le sue melodie da adolescente in garage e le sue storie di amori impossibili e molteplici sfighe.
In molti odiano l'Occhi Luminosi per la sua strafottenza e quella certa attitudine a fare sempre lo splendido (come si dice tra i giovani adolescenti in garage).
Lui è quello che scriveva una canzone al giorno su qualunque cosa gli capitasse, una sbronza, una sensazione, un clamoroso due di picche, un'amicizia finita così così.In molti trovano tutte queste cose stucchevoli e artefatte, quindi fondamentalmente poco sincere.E in un certo senso lo odio anch'io.
Odio non riuscire a sottrarmi al solito rituale di ascolto dei suoi album: lo ascolto-non mi convince, lo ascolto-mi ricorda qualcosa, lo ascolto-lo trovo splendido e basta, senza se e senza ma.Forse il punto è proprio questo.
Ci deve essere un piano ben architettato dall'Occhi Luminosi per fare innamorare le persone dei suoi dischi e delle sue canzoni. Ci deve essere un ingrediente segreto, una parola o un accordo che mi cattura la testa, il cuore e mi trasporta in quel momento là, a guardare un episodio della mia vita come fosse un telefilm e provare tenerezza.
Cassadaga è un disco bellissimo.
Pretenzioso, dylaniano, folk, emo, tutto quello che volete.
L'Occhi Luminosi ha detto in un'intervista che dimenticarsi qualcosa dietro le spalle è molto più importante e fondamentale di tutte le cose con cui cerchiamo di occuparci la vita, cioè ha scoperto l'acqua calda. Ma il punto è proprio questo. L'Occhi Luminosi l'ha fatto con stile.
Quindi chapeau, procuratevi Cassadaga, ascoltatelo e lasciatevi convincere.

lunedì, aprile 09, 2007



Erano anni che non ridevo così tanto. A Pasquetta. Ma anche in generale.
Nella vita ci sono sempre tante grane e finisce che uno si abitua alle grane, agli obiettivi, a soppesare, valutare costantemente e si dimentica di ridere, farsi una grossa risata di pancia e di cuore. Sbirciare il cielo blu, è primavera e non me n'ero quasi accorta.
Oggi c’è stato un attimo preciso, uno di quelli che mentre li vivi sai già che resteranno sdraiati a lungo nella tua mente, ho guardato un filare di vigne lungo una collina e ho sentito profumo di fiori. E ad accorgermi di queste cose, ancora, mi sono sentita meno vecchia, più speranzosa, come se nella mia pancia fosse rimasta una fiammella sottile di quel grande fuoco che mi ha bruciato per tutta l'adolescenza.
Che se mi chiedo quando e come sia finita non so rispondermi. So quello che mi ha lasciato.
Un senso di enorme malinconia che spesso mi attraversa ancora da parte a parte come una lama. Lo stupore di accorgermi ogni giorno di qualcosa di nuovo.
La voglia di cercare sempre una canzone che catturi l’attimo, la giornata, l’episodio.
Ho ripreso in mano la mia macchina fotografica oggi.
Ho ritrovato l’incanto che mi porta a immortalare le cose intorno, forse è solo che a forza di ridere ho firmato un armistizio col mondo del genere -facciamo una tregua e godiamoci il sole-.
Dovrei farlo più spesso. Essere giovane in questo modo. Essere giovane prima di tutto.


Stay, lady, stay, stay with your man awhile

Why wait any longer for the world to begin

You can have your cake and eat it too

Why wait any longer for the one you love

When he's standing in front of you

giovedì, aprile 05, 2007

Love is in the air


Gli ultimi giorni di scuola sono trascorsi nel tentativo di spiegare qualcosa ai gremlins impegnati nei loro complicati rituali d'amore.
Mi sono sentita un po' vecchia e un po' stagionata, a vedere le ragazzine ricopiare con l'uniposka dorato il nome dell'amato centinaia di volte sul diario e i ragazzini chiedermi di andare in bagno armati di bianchetto per aggiornare i loro amori a parete (grazie moccia, un giorno la scuola italiana ti darà un rullo da pittore e organizzerà per te un tour punitivo per rimediare a ciò che hai fatto).
Spero solo che nessuno cancelli un Prof M. sei figa! dipinto un paio di settimane fa e di cui vado molto orgogliosa. Come lo so? Una soffiata nell'intervallo da parte di un paio di giuda che mi hanno fatto i complimenti dicendo che "Sa prof, di solito ci vogliono quattro o cinque mesi, lei è qui da gennaio e già ha la sua scritta". Mi aumenteranno anche lo stipendio? Speriamo.
Tornando all'ormone impazzito dei miei studenti, volevo farmi partecipi delle vicissitudini di Bubble Soap, colei che all'interno del suo cranio ha una miriade di minuscole bollicine rosa che frizzano e scoppiano producendo scie multicolori.
Ho idea che ogni qualvolta le pongo una domanda di qualsiasi tipo, le sue connessioni neuronali inizino a cantare all'unisono "Vola mio minipony, vooolaaa".
Di solito si limita a sorridermi e dire che non sa rispondere perchè "La D. mi stava passando un bigliettino prof, adesso prometto che sto attenta".
Nonostante il suo alto tasso di frivolezza, non riesco proprio a farmela stare antipatica e le sue stucchevoli confessioni mi suscitano un'inspiegabile indulgenza; credo di non avere mai incontrato in vita mia nessuno che incarnasse meglio tutti i difetti dell'adolescenza femminile in un colpo solo.
Le prime avvisaglie della sua personalità frou-frou si manifestano in un lontano giorno di febbraio.
Trascino con me in un'ora di supplenza-compresenza in IIId Bubble Soap e altre amiche appartenenti al MENSA (quella scolastica però) per recuperare precedenti disastrosi compiti in classe. Le tre friggono come uova in padella e si lanciano in ridolini convulsi dicendo che in IIId non possono fare il compito, che c'è un tipo "che poi le spieghiamo prof, è una storia da pazzi!".
Fingo indifferenza, le metto alla cattedra e consegno i compiti. Per il resto dell'ora Bubble & friends si contorcono sulle sedie come serpi, si sussurrano emozionate scemenze all'orecchio, scrivono bigliettini e si guadagnano la loro ennesima insufficienza grave da parte della sottoscritta. Bubble mi avvicina per rendermi partecipe della loro storia da pazzi

"L'ha visto M. no? Non pensa che sia un figo pazzesco? Adesso deve scegliere tra me e D. e io non ce la faccio prof, non riesco a fare niente, lui è bellissimo. E sa prima sono stata un anno con l'alunno T (il fatto che lo chiami per cognome non mi fa presagire una grande storia d'amore) ma poi l'ho lasciato e ho cancellato il suo nome dal mio astuccio, solo che lui ha scritto sul banco che mi ama ancora ma io adesso sono presa per M, poi se non mi sceglie vediamo cosa fare".
:-O

Inutile dire che la primavera ha sortito effetti devastanti sulla povera Bollicina di Sapone che arrossisce e sussulta ogni volta che un compagno di sesso maschile le chiede qualcosa, fosse pure l'evidenziatore perchè gli si è scaricato. Nell'estremo tentativo di sottrarsi agli ostacoli del cuore proprio ieri vieni alla cattedra a chiedermi se può accomodarsi accanto a me
"Perchè prof, sento T che mi guarda la schiena e non ce la faccio".
Così ho aggiunto una sedia, soprannominato l'alunno T. occhi di fuoco e consigliato a Bubble di farsela passare perchè proprio non mi sembrava uomo da perderci la testa.
Lei mi ha guardato fiduciosa e ho finito di spiegare la rivolozione industriale.
Ma già sulla cattedra atterrava un bigliettino lanciato dall'alunna V. (dotata di pessima mira) all'alunno D seduto in prima fila.

Love is in the air.

lunedì, aprile 02, 2007

Scenari inquietanti (ipse dixit)

Alunno A.:

"La Croazia è un paese povero e l'allevamento è praticato dai bovini".

experimenta


Mancano due giorni alle vacanze di Pasqua e io credo di non averle mai desiderate tanto nemmeno quando a scuola ci andavo dalla parte dei banchi.
Al contrario dalla parte dei banchi è tutta una progressiva climax di eccitazione: la primavera è alle porte, l'ormone è in palla e il traffico di diari, dediche, bigliettini, sguardi ammiccanti è fiorente. Marcello tvtb, Riccardo sei mitiko!, Paolo di IIIc sei bellissimo. E i compiti chi li fa più?


Gli unici che paiono esserne esenti sono i gremlins di prima, ancora impegnati con dediche che non vanno più in là del solito Andrea = fennel + paletta + guano.
Il fattore primaverile ha però aumentato il loro tasso di iperattività a livelli considerevoli
(ritalin! ritalin!). Per tanto, in un giorno di pioggia di qualche tempo fa, quando alle cozze c'ero già arrivata da un pezzo, decido di giocarmi l'ultima carta a disposizione e la lezione successiva annuncio ai gremlins l'iniziativa di un laboratorio di geografia.
Alla parola laboratorio tutti coloro che stavano lanciando aerei di carta, pennarelli, astucci e schiaffoni si arrestano per un attimo e decidono che magari stavolta si potrebbe anche ascoltare quello che dico.

Ci armiamo di pennarelloni, cartelloni, matite, biro e iniziamo a descrivere quali saranno le fasi del nostro lavoro. Io detto ogni concetto con fare molto solenne, sentendomi la Margherita Hack di Disney Channel. Sono a tutt'oggi convinta che il valore didattico dell'attività sia vago e confuso ma " abbiamo appena fatto biomi, climi ed ecosistemi e adesso ci dedicheremo alla germinazione dei semi in acqua per valutare quali sono i fattori che incidono sulla crescita della cosidetta flora".
Questa sarà la mia arringa difensiva quando nel prossimo consiglio di classe mi verrà chiesta motivazione del puzzo di cloaca persistente nella classe incriminata.
Ma per il momento tutto è bene quel che finisce bene.


I bambini hanno preso questa faccenda dei fagioli molto più sul serio di quanto potessi immaginare. Naturalmente il vero scopo del laboratorio è diventato quello di fare germogliare più piantine degli altri gruppi per poterli poi sfottere apertamente.
La divisione in gruppi è avvenuta senza spargimenti di sangue e così la ricerca di un nome che distinguesse i vari lavori:
"Gli Scorpions" (omaggio a Winds of Change?), "Gli House" (omaggio a disco radio che qui nella bassa imperversa), "Gli H2o" (chiaramente secchioni, gli unici che hanno cercato un'attinenza scientifica) e "i Cristina" (omaggio all'unico cervello pensante del gruppo).

Il momento della semina è stato spassosissimo. Ho visto bambini barattare un seme di mais con compiti di francese, inglese, italiano o con la merenda del prossimo intervallo. Tutti volevano partire a pari condizioni e la compravendita era vivacissima. Poi dopo aver deposto i semi nell'ovatta (in cui bambini soddisfatti puciavano con estremo godimenti le dita perchè le cose un po' schifose a quell'età piacciono sempre) è suonata la campanella. A intervallo finito un bambino preoccupato mi ha inseguito in corridoio per dirmi che "Prof non è ancora cresciuto niente!".
E lì ho capito che magari stavolta ci avevo azzeccato.

L'esperimento prosegue ora da un paio di settimane e sta diventando più che altro un esperimento psico-sociale su quali folli dinamiche si innestino nella mente dei gremlins a contatto con un'attività che interessa loro seriamente.
Ci sono bambini che approfittano di ogni cambio dell'ora per andare a cambiare l'acqua nelle immonde vaschette. Altri si sono incaricati di ruotare le suddette a seconda della posizione del sole durante la giornata. Agli insegnanti è stato solennemente impedito di modificare qualunque condizione dell'ecosistema classe: le finestre possono essere aperte solo di quindici gradi, le veneziane devono restare abbassate e la puzza di palude annusata fin nel profondo delle viscere. Niente deve compromettere lo svilupparsi delle microscopiche piantine.


E la tenerezza che provo a vederli preoccupati dell'avvicendarsi delle vacanze pasquali perchè "prof, le possiamo portare a casa vero? se no chi gli dà da bere?" è grande.
La felicità è un cucciolo caldo.
O una vaschetta nauseabonda con dei semini dentro che stanno crescendo.

lunedì, marzo 26, 2007

maybe tomorrow

  • L'alunno A. costruisce una fionda rudimentale grazie alla sua cartellina da disegno e si sollazza a bersagliare i compagni con una pioggia di pastelli colorati all'urlo di "beccateveli".


  • Gentile mamma dell'alunno P., le scrivo per informarla di essere giunta al punto di non ritorno per quanto riguarda la sopportazione degli slip verde fosforescente di suo figlio. Gli compri un paio di mutande bianche o in alternativa una bella cintura stretta in vita. Sono stufa di quel culone brillante che mi sventola davanti agli occhi mentre cerco di spiegare le città medievali.

  • L'alunno R si domanda con candore cosa ci sia di sbagliato nel lanciare zaini addosso ai compagni al suono della campanella. La sua arringa difensiva consiste nel sostenere che "Tanto l'ora è finita".

  • L'alunno NF inneggia alla propria squadra del cuore aprendo e chiudendo il suo ombrello bianconero durante l'ora di geografia

  • L'alunna D. seduta al primo banco chiede per quindici volte "a che pagina siamo" nonostante l'insegnante abbia trascritto sulla lavagna la cifra 188 a caratteri cubitali.

  • Gentile mamma di Z, è sicura di non poter tenere suo figlio a casa al pomeriggio? Sono disposta a farle una generosa offerta in denaro.

  • L'alunna E. manifesta un'insana passione nei confronti di Gigi d'Alessio (insana in quanto si tratta di Gigi d'Alessio) tappezzando il diario di figurine e fotografie in modo tale che l'insegnante si vede costretta a siglare il voto di storia sotto un'immagine che ritrae il nostro nell'atto di spupazzarsi Anna Tatangelo.

  • L'alunno M. contesta la sua valutazione espressiva da me giudicata insufficiente pur avendo scritto che "I cristiani stesero a Gerusalemme per quasi due anni".


Queste sono solo alcune delle note che vorrei tanto firmare.
Quelle che si fermano sulla punta della lingua e non vanno oltre, ci ripensi mentre torni a casa e attraversi le risaie umide di pioggia.
Ci sono giorni buoni e giorni in cui piove.
Ma l'alunno A. ha consegnato spontaneamente un tema scritto di due pagine intere "perchè prof sto cercando di migliorarmi".
E allora anche un giorno meno buono in fondo diventa tale, strappa un sorriso e ti fa andare avanti.

martedì, marzo 20, 2007

La signorina Rottenmaier



Profondo sgomento quando, iersera, fattesi le 22.15 scopro che la cartuccia magenta è terminata e quindi non c'è verso di stampare nemmeno una copia della mia magnifica verifica di storia.


Maledico la Epson in svariate lingue e medito il da farsi. Rinunciare a tutto e dettare dieci scialbe domande sembra l'unica soluzione possibile. Si potrebbero usare i computer della scuola, quelli a cui solo le docenti titolate possono accedere, approfittando magari di un momento di distrazione collettiva...ma quando scopro (grazie all'altra giovane parente arruolata nello stesso istituto) che la referente capo dei Personal Computer o Ordinatori è la signorina Rottenmaier, un brivido freddo mi corre lungo la schiena.


Della signorina Rottenmaier si era già parlato qui, come colei con cui ebbi una paurosa sfuriata a due settimane dal mio ingaggio scolastico, nel giorno dell'UMIGLIAZIONE.
Da allora ho cercato di instaurare con scarso successo un regime di reciproca indifferenza.
La signorina Rottenmaier è un osso duro e sono sempre più convinta che nel tempo libero prenda a calci nel culo morbidi coniglietti bianchi, dia fuoco a letterine di natale e sputi dal balcone sulla testa di quelli di sotto. La sua scortesia sta iniziando a rendermela quasi simpatica. Aspetto con ansia l'ora della sua compresenza per indovinare con quale amabile antipatia mi porgerà il solito rimprovero mascherato da considerazione didattica.


Del tipo "Vedi io che faccio questo mestiere da ancora prima che nascessi tu, quando a scuola venivano a dorso di mammuth e la pianura padana era un'immensa foresta popolata di coguari preistorici, posso dirti senza dubbio alcuno che ogni tua proposta educativa verrà da me giudicata come assolutamente inadeguata".


La povera signorina continua da settimane a cercare di punzecchiarmi sperando in una qualche reazione che non sia il solito sorriso del tipo "ventitrè anni saranno anche pochi per fare la prof ma sono abbastanza per insegnarmi che mandarti affanculo non sarebbe un gesto di molta educazione". Ma dal canto mio non voglio cedere. Un po' per educazione davvero. E un po' perchè è troppo divertente.

Dialogo tipo dell'ora di compresenza


io -Avrei preparato queste schede di recupero su lessico e ortografia per i ragazzi-

Rott - Gli interventi di recupero non sono mirati ad attività specifiche, in queste ore io devo fare studiare i ragazzi -

o meglio

-Gli interventi di regubero non sono mirati ad addividà specifighe, in queste ore io devo fare stubiare i ragazzi-
(N.d.r. Una delle più spassose caratteristiche di Miss R. è difatti un curioso accento che la porta a pronunciare la "g" al posto della "c" e a sostituire "b" e "d" a sua discrezione).

io - Beh, in alternativa potresti controllare che abbiano in ordine gli schemi di preparazione alla verifica che abbiamo fatto insieme e magari aiutarli a ripassare-

Rott (si altera) -Ah ma tu questa berifica già ce l'hai? Perghè mi devi dire se gli sghemi servono oppure no, perghè altrimenti non vanno bene-

io (serafica o serafiga) -Sì servono per memorizzare i concetti chiave. E poi guarda, ho qui la verifica dell'ultima volta, così ti rendi conto di quali sono le richieste che faccio ai ragazzi-

La signorina Rottenmaier dà alla copia della verifica lo stesso sguardo che riserverebbe a un budino di vomito.

Rott (ghigno malefico) -Me l'abebano detto ghe le tue verifighe erano facilissime-


Quest'oggi mentre io e la timida insegnante di sostegno conversavamo un po' in sala professori in a proposito di scuola e affini, la signorina Rottenmaier è entrata con passo militaresco gettandoci dall'uscio uno sguardo di profondo disprezzo. Per un breve attimo ho pensato di esclamare qualcosa tipo "arriva baboomba" ma poi ho lasciato perdere, ricordandomi che solo nei telefilm gesti di questo genere non vanno incontro a pesanti conseguenze.
La timida insegnante di sostegno ad un certo punto del dialogo ha avuto l'ardire di rivolgerle una battuta, non nel senso di "Cacchio ma lo sai che hai lo stesso taglio di capelli di Alvaro Vitali?", ma nel senso di un timido "E stiamo parlando del bambino Z, una situazione un po' delicata, tu che ne pensi?". La Rott con una smorfia facciale che esprimeva palesemente l'assioma fondamentale
-voi per me siete come guano- le ha risposto che la situazione era così da anni "E ghe certo non ce ne siamo aggorte miga ora". Eccheccazzo.
Detto questo siamo salite in classe e per le scale le ho chiesto cordialmente se in occasione della verifica odierna poteva seguire i ragazzi del recupero, controllando che almeno riuscissero a cercare gli argomenti sul libro e trascriverli.

-Eggo, io non so tu che obiettivi edugativi c'hai, ma è una gosa che io non ho mai fatto, altrimenti gli altri poi si dicono che non è ggiusto e ci fanno polemighe-

Sfoderando il solito sorriso non ho replicato nulla, ho scritto le domande alla lavagna, ho spiegato ai ragazzi come si doveva rispondere e ho dato solennemente il via alla verifica di storia.
La signorina Rottenmaier una volta posati registro e cartellina mi ha congedato dicendo che doveva andare a parlare con il vicepreside e che ne approfittava visto che non c'era niente da fare.
E pluff, è scomparsa, come nelle migliori puntate di Heidi che corre felice con Petar oltre l'orizzonte delle montagne.

Ne deduco quindi che sì, questi sono gli obiettivi edugativi.

venerdì, marzo 16, 2007

Frà vs Sbabbari 1-0

Quest'oggi è venerdì.
Lo realizzo dopo circa quattro secondi che ho aperto gli occhi, il cellulare vibra con forza la sveglia delle 6.30, vorrei piangere ma invece mi alzo e vado a fare colazione.
Se solo riuscissi a fare smettere quella vocina che canticchia sadica nella mia testa "Sveglia, caffè, barba e bidet, presto che perdo il tram".
Oggi è venerdì il prof di religione non c'è e quindi io lo sostituisco in tutte le ore.
Significa che invece di fare "alternativa" alla religione a pochi bimbi bravi e domi (quelli di seconda con cui giochiamo a storpiare nomi francesi), quelli di terza (con cui si parla di cucina marocchina) e quelli di prima (che raccontano ininterrottamente cose su cose senza alcun filo logico), dovrò fare supplenza nelle loro classi. Che sono rispettivamente una classe "brava", una classe di maniaci criminali e una classe di braccia rubate all'agricoltura.
Quindi oggi è venerdì, ho sei ore di lezione, devo fare assistenza nell'intervallo.
E ho tanta paura che mi scappi la pipì. E dovrei tenerla. E io odio tenere la pipì.
Così come odio alzarmi presto la mattina. Però quando arriverà quel porco stipendio so che per un breve, fugace, attimo mi sentirò come Vivian ("ho tutti questi soldi e non so come spenderli").
Quindi inforco la mia c3 zozza da far schifo, con una costellazione di moscerini di varie dimensioni incollata sulla carrozzeria come la pubblicità di un'auto di cortesia e mi avvio verso la consueta strada rettilinea sperando di non incappare nel solito uomo delle 6.30 col cappello e con una velocità di crociera di 30km orari. Così, per ironia della sorte, mi becco invece un autobus vuoto, il cui autista è chiaramente ubriaco e/o sotto effetto di psicofarmaci.
E' venerdì, ho davanti un autobus che sbanda, mette frecce a caso e va ai 35 all'ora e presto dovrò fare sei ore di lezione. Shit.
Giungo a scuola appena in tempo per estrarre il mio registro dall'ultimo cassetto in basso in fondo (sarà mica gerarchica la disposizione degli armadietti?) e correre incontro alla prima ora, non prima di aver fatto un pit-stop caffè alle macchinette.

1a ora: classe II verifica di geografia. A 'sto giro sono stata proprio cattivella. Ho messo definizioni, cartine mute, domande aperte. Difatti nessuno parla e per un attimo ho quasi il sospetto che i miei studenti siano concentrati.

2a ora: classe II supplenza. Entro e trascorro il primo quarto d'ora in piedi accanto alla porta come un maggiordomo. I due docenti di ruolo occupano la cattedra con le loro chiacchiere e le loro borse e non mi cagano neanche di striscio. Appena tolgono il disturbo ne approfitto per compilare un po' il registro e decretare quale sia il migliore ritratto di dragon ball prodotto da alcuni esemplari maschi della classe.

3a ora: classe I. Che, per intenderci, è quella di Prince Valiant. Entro e mi accorgo solo dopo venti minuti della presenza della professoressa di sostegno di cui non conosco il nome ma di cui mi colpisce sempre la curiosa pettinatura à la harry potter e l'araba fenice. Prince fa un timido tentativo di lancio della penna ma viene neutralizzato da un mio spaventoso cazziatone.
Mette il broncio e gli spunta qualche lacrima. Dopo una pausa di alcuni minuti per riabilitare la sua dignità lo mando alla lavagna a segnare i cattivi. Dal fondo qualcuno mi chiede se davvero Petrarca ha scritto il Cazzoniere.

Intervallo: bambini che si picchiano, bambine che urlano, bambini che urlano, bambine che si picchiano, bambini che mi offrono patatine unte.

4ora: classe II. Invano vengo implorata di restituire la verifica di geografia affinchè la si possa completare. Nego la grazia e assegno alcune frasi di analisi logica. Se solo avessi saputo che il bambino N. ha definito la mortalità infantile come "mortalità maleducata" le avrei restituite immediatamente.

5ora: classe III supplenza. Una gentilissima insegnante mi avverte nel corridoio di usare metodi forti e sicuri e non farmi mettere i piedi in testa perchè altrimenti la classe potrebbe avere il sopravvento. Il professore di educazione artistica mi lancia lo stesso guardo che le madri spartane indirizzavano ai figli che partivano verso la guerra. Io impugno il registro e penso
"O con questo o sopra di questo". Entro in classe. I ragazzi e le ragazze vengono colti alla sprovvista dalla notizie che il prof di religione non c'è e che sarò io a sostituirlo. Gioco la carta della prof giovane. Le possibilità sono due: 1)rompermi le scatole e quindi trascorrere un'ora di noiosissimi esercizi alla lavagna che io non ho voglia di fare e loro credo neppure 2)comportarsi civilmente senza urlare, sedersi uno in braccio all'altro come panda giganti, usare i cellulari, scollare le proprie chiappe della sedia senza autorizzazione della sottoscritta.
Ecco i miracoli a volte succedono.
Le ragazze si riuniscono per il consueto gioco della nonna cui partecipo anch'io per un paio di manches, i ragazzi giocano a mora cinese e una volta stufi vengono da me sfidati a produrre il maggior numero di barchette di carta entro la fine dell'ora.
Morale della favola: 58 barchette di carta, 27 compiti di geografia di 2a corretti con l'ausilio di alcuni volenterosi, 0 feriti, e soprattutto il primo complimento verace ricevuto in questa scuola "Prof, lei è stilosissima!".

6ora: classe I supplenza I bambini sono pochi e sovraeccitati. Nei loro occhi intuisco il lampo assassino di chi, dopo che avrò finito di firmare il registro, iniziare a darsele di santa ragione.
Per cui li faccio dividere in due squadre (fondamentalmente secchioni & cojoni) e iniziamo una serie di sfide di scioglilingua, acrostici, mimi, indovinelli. Un bambino troppo emozionato dalla gara in corso rutta rumorosamente, ma lascio correre. La sfida è accesa. Dopo la prima prova (scioglilingua) i cojoni conducono sui secchioni che si sono impappinati troppe volte. La prova saltinmente vede la squadra dei secchioni stravincere grazie all'approfondita conoscenza di personaggi storici con la M. (Muzio Scevola, Marco Antonio, Marco Aurelio) mentre i loro avversari hanno nominato soltanto Mago Merlino.
Nel finale i secchioni dominano nella categoria Titoli di film e danno la spallata definitiva ai cojoni che giurano rivincita. La campanella suona, metto i bambini in fila e li porto di sotto. Il bimbo Sifulo si avvicina ai suoi compari all'uscita ed esclama soddisfatto "Speriamo che il don non venga più".

Oggi è venerdì, ho finito sei ore di lezione, che Dio mi perdoni.

mercoledì, marzo 14, 2007

Prince Valiant


Alla mattinata sopravvivi, nonostante quel sonno che ti si attacca alle doppie punte e non molla neanche quando spari a palla un cd di canzoni veramente cretine e crei un clima sub-polare all'interno dell'abitacolo per tenerti sveglia.
Non c’è certo bisogno che stia qui a spiegarvi che quelle mattine in cui appena sveglia hai piena consapevolezza di avere addosso una stanchezza bastarda e durevole da combattere, c'è ben poco da fare.
Così prendo un caffè, poi arrivo a scuola e ne prendo un altro, poi entro in classe per la compresenza di inglese e poi trascorro l’intervallo a compilare il registro (mentre al di là della porta potrei scommettere due miliardi di euro che l'80% degli alunni se le sta dando peggio che in un film con bud spencer), e decido di sedare la scolaresca con alcuni appunti sull’Unione Europea sbirciando con languore il parco di fianco alla scuola con gli alberi di ciliegio in fiore.
Se in quell'istante comparisse il genio della lampada della Mini gli chiederei di potermi concedere un brevissimo pisolo su una panchina al sole. Please.
L’ultima ora è un vano tentativo di insegnare a questi benedetti figlioli che l’italiano non è un’opinione e “camuso” non è né un insulto né un modo giocoso di apostrofare il giocatore del Milan.
La campanella suona e io e il prof di artistica ci accampiamo in sala insegnanti per il nostro autoironico dejeuner sur l'herbe.
Mangio una poco soddisfacente salade di avanzi raccattati in frigo stamattina e delle fragole dal gusto assolutamente aspro. Nell’immediato dopo pranzo decido di avere ancora fame e, grazie alla mia nuova fiammante chiavetta, mi reco alle macchinette per una viziosa dose di kinder bueno accompagnato da un cappuccino che ha un vago retrogusto di nelsen piatti. Qui tra le prof è in uso confessare di essere a dieta strettissima e non concedersi mai nulla più di uno yogurt: poichè ancora il mio culo non fa provincia, decido di trasgredire il diktat.
Tempus fugit.
Già le 13.50. La mia borsa da sherpa mi aspetta (quanto ammiro le insegnanti che scivolano eleganti per i corridoi con una mini borsa e il registro sotto l’ascella: sono così easy-chic!).
Al suono della campanella un leggero brivido mi scuote la colonna vertebrale.
Oggi sono stanca ma in fondo si tratta pur sempre di 50 minuti. Ce la farò.
Scudo interspaziale. Azione!
Il bambino M entra in classe aprendo la porta con un calcio e sbatte la cartellina con violenza sul banco. La sua è una dichiarazione di intenti e di guerra al tempo stesso.

"Prof io non ho portato niente e adesso che arriva il bambino Iperattivo gli tirerò questa biro in mezzo alla fronte"

Perdo immediatamente la speranza di trascorrere 50 minuti di idilliaco aiuto per i compiti dei bambini. Arriva anche il bambino S. che inizia ad assillarmi chiedendomi se ho qualcosa da scrivere sul registro. Perchè sì, questo giochetto di ordinare compiti e trascrivere voti su un finto registrino a quaderno ultimamente aveva funzionato. Ma oggi niente registri e ho il cervello davvero troppo felpato per escogitare qualcosa di migliore di un timido “Beh, non avete proprio nulla da fare? Nessun compito? Magari vi sedete vicino a me e leggiamo qualcosa insieme..”.
Le bambine perfette hanno unito i banchi e copiando diligentemente lo schema di storia che ho preparato per loro. Il bambino Scassapalle si è intrufolato nel gruppo, da bravo maschio furbacchione ha capito che forse potrebbe cogliere l’occasione per prepararsi per la verifica senza poi studiare un tubo a casa. Loro sono bravi. Loro mi commuovono.
Il bambino M e il bambino S iniziano da subito con i primi dispetti reciproci, degni di una sceneggiatura per il prossimo di Tarantino.

“Lui mi ha fatto una croce con il gessetto sulla cartellina”
"Sei un fennel!"
"Dovresti prendertela con quelli della tua forza, ti conviene"
"Sei una paletta*!"
“Prof, lui mi ha scritto con la matita sulla custodia del clarinetto”
“Ma prof lui mi ha rotto il gancio blu della cartellina e ha lanciato un pezzo là sopra e io non ci arrivo”.
"Non viene via prof. Adesso vedi cosa ti faccio".

Cerco di rabbonirli con tono materno, mando S. in bagno a inumidire un fazzoletto per pulire la sua custodia e la cartellina di M.
Al suo ritorno assisto all’inevitabile susseguirsi dei fatti.
Dopo che M. ha cercato invano di pulire la contaminata cartellina sporca di matita , si avvicina alla custodia del clarinetto di S e la fa oscillare minacciando di lasciarla cadere per terra.
Il bambino S. si incazza di brutto e gli corre incontro con pessime intenzioni.
Dopo la prima sequenza introduttiva che definirei dialogica, segue la seconda sequenza assolutamente narrativa.
Il bambino M. sfodera una scintillante riga di tecnica (ma come cazzo farà a materializzarle dal nulla?) e la spezza con violenza sulla schiena di S. che, forte della sua possanza fisica, lo solleva per il collo cercando di strozzarlo.
Tutto ciò accade in circa 7 secondi.
E siamo alla terza sequenza che potremmo indicare come isterica.
Seguono urlacci violentissimi da parte mia, convocazione dei genitori sul diario, bambini spediti in presidenza con fare hitleriano, sensazione di essere prossima all’infarto, bambini rimasti in aula che terrorizzati dalla mia versione hulk mi chiedono con voce tremebonda se loro invece sono bravi.
Nella sequenza conclusiva la campanella suona, i cinquanta minuti sono trascorsi, il bambino S. cerca di fare pace con me, il bambino M./Prince Valiant mi chiede cosa faranno i suoi genitori e da adulta quale mi fingo faccio un enorme sforzo per non rispondergli che spero tanto lo prendano a calci nel bip.

*paletta = dispreg. paletta per raccogliere la cacca dei cani, persona poco rispettabile. Sin. Fennel.

domenica, marzo 11, 2007

sPring



Domenica mattina.

Preparo il the, ancora troppo stordita per dare ordine a una serie di pensieri che abbiano significato. La domenica mattina è sensazioni, che poi di questo periodo le sensazioni diventano tutto, sarà che quest'anno ho l'impressione che compirò 120anni. Magari a guardare sempre ogni minimo dettaglio, si invecchia prima, la valigia di passi diventa pesante e se poi uno non vuole lasciare indietro niente, beh spostarsi diventa un'impresa, sempre, comunque. Domenica mattina. Quando succede che mi svegli presto come oggi. Sorseggiare il the davanti al computer, due righe/un sorso, spiare la mia faccia addormentata e spettinata nel monitor. Vorrei che tornasse la primavera di quando ero bambina e arrivava la stagione degli intervalli in cortile. C'era quel cielo super blu che diventava rosa poco dopo il tramonto e l'aria dolcissima che accarezzava tutti. Cose che ci sono ancora oggi, certamente. Ma è difficile, bisogna fare uno sforzo per accorgersene, e allora è perchè si sta diventando grandi e gli anni saranno presto 121.

mercoledì, marzo 07, 2007

quello di cui il mondo ha bisogno

What the world needs now is love, sweet love.
Lo canticchio spesse volte quando la tentazione di sbriciolare un banco in testa a un bambino di prima si fa forte. Fino ad ora ce l'ho fatta a non finire sul tg5.
Perchè sì, non credo che sopporterei un servizio con la colonna sonora de Lo squalo subito seguito dalla storia strappalacrime di un cucciolo di foca nato con le piume (e lì yann tiersen a manetta).
Siamo ancora qui, dopo una pizza al caucciù consumata in sala insegnanti in attesa della prima ora del pomeriggio battezzata "studio guidato" ma altresì detta bambini eccitati dal processo digestivo che sollazzano il loro ego brandendo squadrette e righelli come neanche Russel Crowe nel Gladiatore. Oggi però M. appare tranquillo.
M. è un bambino con gli occhi azzurri e la faccia spruzzata dalle lentiggini, praticamente la versione mediterranea di Dennis La Minaccia. Di solito dedito a molteplici atti vandalici tra cui la pioggia di graffette sparate con la pinzatrice, la costruzione di complessi veivoli di carta con cui colpire le teste dei compagni in modo efficace e aereodinamico, le fionde di tappi e cartucce (di cui possiede una scorta esorbitante), è in grado da solo di provocare l'inquinamento acustico di un'asfaltatrice a tre millimetri dal tuo orecchio.
Ricordiamolo inoltre come l'indimenticabile artefice della specie di allevamento dei "pollini" (piccoli polli o forse scarpe in cattività) e dell'insulto (il cui significato mi rimane oscuro):
"Sei un Fennel".
Questo pomeriggio M. appare stranamente sedato.
Forse qualcuno a mensa ha finalmente accolto la mia proposta di sbriciolare massicce quantità di valeriana nei pasti degli alunni.
M. viene ad accomodarsi accanto a me alla cattedra e mi propone di aiutarlo a fare i compiti di francese, o meglio mi propone di dettarglieli. Colgo al volo l'occasione per cercare di instaurare un rapporto insegnante-alunno di fiducia e amicizia, della serie -guarda come sarebbe bello se ci fosse tra noi un clima di bucolica amicizia-.
Finisce perfino che M. mi racconta la sua giornata trascorsa davanti principalmente davanti alla PsP2 e al canale satellitare per guardare il wrestling. Comprendo solo ora dove abbia imparato certe mosse karateke e mi sconvolgo come al solito al pensiero dell'infinita solitudine di questi bambini, che pur essendo veramente ma veramente rompipalle avrebbero in ogni caso tutto il diritto di un genitore cui rivolgere la parola.
Proprio in quel momento S. ed MS (alunni probabilmente sfuggiti alla sperimentazione della valeriana) si stanno rincorrendo tra i banchi usando le proprie giacche come lazzo.
E' un attimo. Vedo M. alzarsi e annunciarmi "Ci penso io prof, ora lancio fortissimo una gomma in faccia a MS".
Sapete quei momenti da film in cui i singoli istanti si susseguono in una lenta moviola?
Vedo il braccio di M. lentamente ritrarsi per aumentare la potenza del tiro e riesco a fermarlo un attimo prima che la gomma venga eiettata ai 110 km/h nell'occhio di uno dei malcapitati.
Ormai però è una questione d'onore ed M. non può darsi per vinto.
Corre in direzione di un banco, estrae una riga da uno zaino come fosse la spada nella roccia e dopo uno dei miei urli da copione (ho scoperto in questi giorni l'esistenza di un polmone aggiunto dentro di me) si dirige verso la finestrae minaccia di lasciare cadere la riga in strada.
Sono attimi di panico. La riga è di MS che inizia a frignare, S. sta cercando di palpeggiare una compagna intenta a terminare i compiti di francese (ma perchè le donne sono sempre così avanti?) e M. sogghigna malefico brandendo la sfortunata squadretta.
La mia mediazione ha successo grazie alla solita serie di svariate minacce che ripeto ormai come un rosario almeno dodici volte al giorno.
M. ritorna al suo posto accanto a me e finisce di copiare l'esercizio raccontandomi dettagliamente alcune puntate di un documentario della national geographic.
La piccola peste sfodera un lessico da conferenziere specializzato e mi lascia a bocca aperta.
A quanto pare gli piacciono le cose scientifiche, e forse il canale di comunicazione che stavo disperatamente cercando è proprio quello, rendere un po' più tecniche le mie ore di lezione.
Sicuramente ci proverò ancora sam.
La campanella suona e M. prepara lo zaino.
Per la prima volta dopo un mese di lezione insieme uscendo dalla classe mi rivolge un cordialissimo " 'ngiorno prof Monzani".
Che in questa scuola nuova, il mio cognome non lo sanno neanche le colleghe.

it's the only thing that there's just too little of
What the world needs now is love, sweet love,no not just for some but for everyone.

giovedì, marzo 01, 2007

le parole psicopedagogiche per dirlo

Arrivo alle dieci di sera e sono totalmente ubriaca pur non avendo la minima goccia d'alcool in corpo. Anzi, ho trascorso il pomeriggio a tracannare acqua naturale dalla bottiglietta per evitare che le palpebre mi cadessero sotto il peso di un generoso piatto di pappardelle salsiccia e funghi. Sono stanchissima-a-a-a-a.
Ma forse, cacchio, sono riuscita a diventare un po' più prof e un po' meno suppl.
Non so se la mia giacca acquistata da mango abbia sortito una sorta di timore reverenziale. Ma accadono eventi miracolosi:
1.i colleghi/colleghe mi parlano e non solo per dirmi che non ho fatto una certa cosa. Anzi addirittura qualcuna manifesta il desiderio di spettegolare con me.
2. i genitori mi stringono la mano e mi danno del lei anche se potrei benissimo essere la loro figlia disoccupata. Forse è solo perchè oggi ho indossato la giacca da 3.99 ma di grande e porco effetto.
3. pranzo con altri esseri umani in una trattoria per camionisti e non più sola con la mia triste insalata di farro in sala insegnanti.
4. Le professoresse di sostegno mi confessano che i bambini sono migliorati.
In realtà usano parole molto psicopedagogiche per dirlo, ma quello che capisco io è che ce l'ho fatta. A far del bene qualcuno.

E un grande mega fuck a tutti gli altri!

Sulla via del ritorno mentre medito se posso raccogliere dentro di me le energie necessarie per andare a fare benzina o se invece sono in procinto di svenire con la testa sul volante chiamo Suzie, la mia amica from Scotland che con la sua vocina graziosa mi comunica di essere arrivata a Torino. Domani pomeriggio, dopo sei ore di paura e delirio in santhià la raggiungerò per assicurarmi che i soliti cordiali italiani non cerchino di fregarla nell'affitto di un appartamento. Le avevo promesso una torta ma mi vedo costretta a comprarle un regalino. Perchè se mi mettessi ora ai fornelli correrei il serio rischio di sfornare una di quelle torte che solo a guardarle capisci che certe cose nascono male da subito.
Nella categoria "opere struggenti di formidabili geni" si classificano oggi:
l'alunno M. che cerca di convincermi con forza e caparbia che "haveva" si scrive con l' "h". Appurato che non ha origini toscane lo rispedisco a posto con un coppino ben assestato.
l'alunno R. sceglie come tema il riassunto del film che più lo ha colpito ultimamente. Parlando di tre Uomini e una Gamba finisce col dimenticarsi totalmente della gamba e me lo scrive alla fine
"Mi sono dimenticato della gamba che è molto importante, passa molte avventure ma alla fine arriva a destinazione integra". Standing ovation.
L'alunno E. che crede che i punti per l'originalità nella stesura del tema dipendano dalla grafia del titolo e me ne presenta uno con tanto di torce fiammeggianti.

La luce in fondo al tunnel probabilmente c'è, ma adesso è tardi e fatico a vederla.
quindi

buonanotte